giovedì 12 febbraio 2009

Destiny capitolo 7

Spike pov

Mi avvento su di lui, tra le mani ho un pezzo di legno appuntito.
non so se avrò mai il coraggio di usarlo.
Amo Angel.
Con tutta l’anima.
Voglio porre fine a questo stupido combattimento.
Non mi ha fatto che male…non un male fisico.
Sono un vampiro, adoro il dolore.
Il male di cui parlo l’ho provato nel profondo del mio cuore.
Angel è stato crudele, ma in fondo lo sono stato anche io.
Gli ho sputato contro cattiverie che mai avrei pensato di dirgli.
Non le pensavo.
Ora so che è stata la rabbia a scatenare dentro di me tutto questo rancore.
La rabbia di non essere amato da lui.
Ci affrontiamo di nuovo.
Angel è forte… dannatamente forte.
Lo trafiggo nel braccio con il pezzo di legno.
Lui lo estrae e mi fissa con i suoi occhi gialli di demone.
Se sapesse quanto amo quello sguardo.
Ora voglio farla finita!
Mi ha stancato questa farsa.
Cerca di colpirmi. Vuole trafiggermi.
Sono più veloce.
Con un calcio glielo faccio volare di mano e lo afferro al volo.
Angel è sul pavimento polveroso.
Io esito.
Lui mi guarda senza muoversi.
Sembra quasi aspetti il colpo decisivo che io non mi decido ad affondare.
Chiudo gli occhi e gli pianto il paletto nella spalla destra.
Sono un codardo!
Non sono capace di porre fine alla sua esistenza, ma come potrei?
Lo amo anche più di me stesso.
Lui grida e il suo viso ritorna bello e giovanile.
Mi fissa incredulo.
Forse pensava lo avrei colpito dritto al cuore.
Bastardo! Sono certo che se le posizioni fossero state ribaltate lui lo avrebbe fatto.
Avrebbe tolto la vita ad una delle sue creature.
Lo fisso per un attimo poi mi avvio verso il calice.
Ho vinto!
Appartiene a me ora!
Finalmente potrò ritornare umano.

Angel pov

Spike si avventa contro di me con un pezzo di legno appuntito.
Credo sia giunto il momento della verità!
Il migliore tra noi vincerà…la vita ed anche il calice.
Lui è più che mai deciso a uccidermi!
Lo leggo nei suoi occhi.
Dopo tutto quello che gli ho detto mi meraviglierei se non lo facesse.
Mi trafigge un braccio.
Dannazione!
Lo estraggo.
Sanguino.
Lottiamo per il possesso del paletto, poi lui con un calcio me lo fa volare dalle mani e riesce a prenderlo al volo.
Sento che sta per sferrare il colpo decisivo.
Vedo nei suoi occhi una luce.
Forse è soddisfazione quella che vi leggo.
Per la prima volta in tutta la sua vita è riuscito a battermi.
Ha avuto la meglio sul suo Sire.
Ora si libererà di me una volta per sempre e potrà anche ritornare umano.
Mi spinge per terra e in un attimo è su di me.
Sorride.
Indossa ancora la maschera della caccia.
Peccato.
Se proprio devo morire vorrei farlo mentre mi perdo nei suoi occhi blu profondi come l’oceano.
Lui esita a colpirmi.
Vuole prolungare la mia agonia.
Quando gli ricapita di avermi alla sua mercé, vuole godersi questo momento di gloria.
Mi scruta.
I suoi occhi intrappolano i miei, poi li chiude e mi trafigge in una spalla.
Dalle mie labbra fuoriesce un grido strozzato.
I miei lineamenti tornano quelli di prima.
Spike si alza e mi fissa per un attimo.
Si trasforma e ritorna l’uomo che amo.
Sussurra qualcosa che non capisco, poi si allontana per raggiungere il calice.
certo!
Quella è l’unica cosa gli interessi.
Quel dannato calice che è stata la causa di questo duello inutile.
Perché lottare quando tutto quello che vorrei fare è abbracciarlo e posare le mie fredde labbra sulle sue?


Spike pov.

Mi avvicino al calice.
Sto per afferrarlo con una mano, ma il mio Sire mi urla di aspettare.
Alzo gli occhi al cielo.
Ancora non si rassegna che non è per lui.
Poso nuovamente il calice sulla base.
Mi giro e lo guardo.
Sanguina da varie parti del corpo.
Si mantiene la spalla, deve fargli molto male.
Povero Sire.
Non avrei voluto colpirlo così forte, ma non mi ha lasciato scelta.
Nel momento in cui ha affermato di essere superiore a me non ci ho visto più dalla rabbia.
Non gli è bastato rinvangare la storia di Buffy, ha dovuto anche umiliarmi, dicendomi che sono inferiore a lui.
Mi ha ferito in tutti i modi più di quanto abbia fatto io con quel dannato paletto che ora giace da qualche parte su quel lurido pavimento in pietra.
“Spike.”sussurra ansimante “Aspetta.”
Io a stento ascolto quello che mi dice.
La mia mente è altrove.
Neanche io so di preciso a cosa sto pensando, una moltitudine di pensieri affolla la mia mente.
Angel mi dice che devo pensare bene a quello che faccio, che rischio di morire se questo calice non è destinato a me.
Io sorrido divertito.
Come se gli importasse qualcosa di quello che mi accade.
Il mio adorato Sire non aspetta altro di vedermi incenerire per potere essere l’unico vampiro con l’anima.
Se io sparisco avrà tutto.
Lo Shansu…Buffy…e chissà cosa altro.
Lo fissò per un attimo, poi prendo la mia decisione…
Prima di bere dal “Calice dell’eterno tormento” devo fare una cosa.
So che se non la faccio me ne pentirò per tutta l’eternità.


Angel pov

Ormai Spike è davanti al calice.
Lo guarda per un istante.
Forse non riesce a credere di avermi battuto…di essere riuscito ad ottenere la vittoria.
Mi viene quasi da sorridere ed in fondo…
Sì, in fin dei conti, sono contento per lui.
Lo ha desiderato più di me!Mi sembra giusto che alla fine abbia ottenuto quello che voleva.
Per quanto mi riguarda, non ho mai fatto affidamento su questa profezia.
Fin da quando Wes me ne parlò più di cinque anni fa io non ho mai creduto che un giorno si sarebbe avverata.
Mi sento in dovere di avvertirlo.
Forse rischia la vita bevendo da quel calice.
E se fosse una sorta di trappola per togliersi dai piedi uno di noi due?
E se la Wolfram & Hart avesse architettato tutto questo solo per liberarsi di me?
Non potrei mai perdonarmelo se dovesse accadergli qualcosa per colpa mia.
Devo fermarlo!
Deve rendersi conto dei rischi a cui va incontro.
“Spike! Aspetta!” gli urlo.
Ma so già che non mi darà ascolto.
Sa essere un vero testone quando vuole.
Si volta e mi fissa.
I suoi occhi sembrano scrutarmi fino in fondo all’anima.
Sa che cercherò di fermarlo.
Mi conosce bene, il mio piccolo Will.
Gli dico che può essere pericoloso bere da quell’oggetto.
Non ne sappiamo nulla!
Sembra non ascoltare neanche le mie parole…come se la sua mente fosse distante chissà quante miglia.
Il mio cuore si frantuma in mille pezzi alla consapevolezza che lui stia pensando a Buffy e alla loro vita insieme.
Io continuo a parlare.
Cerco di rendermi conto se lui sia convinto o meno del passo che sta per fare
“Spike…questo non è un trofeo. Questo è un fardello…una croce…che devi sopportare…fino a quando ti ridurrà in cenere. Devi credermi. Lo so. Quindi chiedi a te stesso se è questo ciò che realmente vuoi.”
Ora lo sto quasi implorando, lui continua a fissarmi con quei favolosi occhi che mi fanno sempre tremare le gambe quasi come se fossi un adolescente alla prima cotta.
Spalanco gli occhi dalla sorpresa.
Spike ha posato la coppa senza staccare gli occhi dai miei.
Provo una strana sensazione.
Non è la prima volta che leggo quello sguardo.
Uno sguardo deciso, come se avesse programmato di agire, ma di cosa si tratterà mai?

domenica 8 febbraio 2009

Trip to London

Finalmente James ha deciso di tornare in Europa. Era ora che pensasse anche a noi povere fan europee che non posso permettersi di compiere un viaggio negli Stati Uniti per poterlo vedere. Ad aprile parteciperà ad un festival in Olanda e a maggio andrà in Inghilterra e io ci sarò. Il sito ufficiale non ha ancora specificato a quali eventi parteciperà, l'unica cosa sicura è che farà un concerto a Londra, alla Union chapel, nella quale ha cantato anche negli anni passati. Io ho già il mio biglietto e non vedo l'ora di conoscere di più, ma soprattutto, non vedo l'ora di incontrarlo, di trascorrere del tempo in sua compagnia, sempre se ce ne sia l'occasione. La mia speranza è che lui sia disponibile con noi fan, che ci sia la possibilità di avvicinarlo, magari di parlargli come è accaduto l'anno scorso anche se questa volta lui non parteciperà alla Collectormania. Sono così agitata, cercare di prendere i biglietti prima che esauriscano, prenotare il volo e l'hotel, organizzare tutto, una vero strazio. Spero solo che vada tutto bene e che non ci siano complicazioni. La cosa che attendo con maggiore gioia, oltre all'incontro con James e rivedere tutte le mie amiche che, vivendo in varie città, è pressocchè impossibile incontrare se non in queste occasioni. Non vedo l'ora di essere tutte insieme e di condividere tutte le emozioni con loro che mi capiscono e che non mi prendono per pazza come fanno altri che non comprendono questa passione. Mancano ancora tre mesi, ma io mi sento come se dovessi partire domani, non vedo l'ora, anche perchè adoro Londra. Mi dispiace solo di non poter andare anche in Olanda, ma non è possibile, mi limiterò a sentire i racconti delle mie amiche e a guardare le foto che scatteranno. Il mio viaggio si limiterà a Londra e spero che organizzino degli eventi interessanti.

giovedì 5 febbraio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 9 (prima parte)

Quando furono finalmente in camera William chiamò il servizio in camera e ordinò la cena, Alex doveva essere affamato e anche lui, se doveva essere sincero, non mangiava dall’ora di pranzo.
Il giovane ingegnere era ancora sulla soglia, si limitava a fissare l’amico intento a parlare a telefono, quasi non riusciva a credere che fosse lì con lui. Lo aveva desiderato con tutto se stesso e ora non sapeva come comportarsi.
William posò il telefono e gli parlò “Alex? Vuoi fare una doccia prima di cena?”
“Sì”si riscosse dai suoi pensieri e si diresse verso il bagno.
Quando udì l’acqua scorrere William sospirò, sembrava l’ombra del ragazzo che conosceva e che tanto amava, ma cosa gli stava accadendo? Doveva scoprire cosa lo aveva portato a lasciare Amber da sola e a bere fino a perdere ogni controllo.
Si avvicinò alla finestra e osservò la strada all’esterno, la notte era serena, in cielo la luna era quasi piena e il vento aveva spazzato via tutte le nubi.
“Sono contento sia qui, Will”mormorò Alex alle sue spalle.
Si voltò e lui era a pochi passi, un asciugamano stretto alla vita e un altro tra le mani che utilizzò per asciugarsi i capelli, trattenne il respiro, era la prima volta che lo vedeva quasi nudo. Lasciò vagare lo sguardo e sentì i jeans diventare stretti al pensiero di quello che poteva celare sotto l’asciugamano.
“Stai bene?”gli domandò avvicinandosi, era preoccupato per lui.
“Sì, grazie, niente di meglio che una doccia ristoratrice per far passare una brutta sbornia”abbozzò un sorriso.
“Alex, ma perché…?”fu interrotto da un leggero bussare.
“Vado io”scattò il moro raggiungendo in un istante la porta, era il servizio in camera, prese il carrello e ringraziò“Grazie”
Richiuse la porta e William fu dietro di lui facendolo fremere “Ho una fame”
“Mangiamo, allora” spinse il carrello verso il tavolino e gli indicò una sedia.
Quando furono sazi, Alex si stese sul letto, aveva ancora addosso solo l’asciugamano, ma non gli andava di cambiarsi, era troppo stanco. Volse lo sguardo verso il biondo che sedeva sulla sedia accanto al tavolino, era taciturno, il cuore perse un battito, era così bello, ma ormai apparteneva a qualcun altro.
“Sto bene, ora, se vuoi, puoi tornare a casa”mormorò, ma era l’ultima cosa che desiderava.
William strinse la mascella, non desiderava la sua presenza lì, ma non sarebbe andato via, non prima di conoscere tutta la verità, a costo di costringerlo.
“Io non mi muovo da qui, Alex”replico con decisione, si alzò e si avvicinò alla finestra e si appoggiò con la schiena al vetro “vuoi dirmi cosa ti sta accadendo? Scappi dalla città, lasciando Amber disperata, ti ubriachi costringendo la polizia ad arrestarti. Non ti riconosco più”
“Potrei dire lo stesso di te, credevo di conoscerti, ma sbagliavo”
“E con questo cosa cazzo vorresti dire?”lo fissò con gli occhi come braci.
“Quello che ho detto”
“Non te la caverai così, Alex, ora mi spieghi a cosa ti riferisci perché io non ci sto capendo più nulla”era alterato.
Il bruno si alzò e lo affrontò “Chi era quel rosso dell’altra sera e cosa è per te? Ho visto, sai, il modo in cui ti guardava e come ti ha circondato la vita con un braccio”la gelosia lo stava lacerando “sembravate molto intimi”
William sospirò “Era Steven”
“E chi cazzo è questo Steven? Dici il suo nome come se io dovessi sapere di chi si tratta”
“Perché te ne ho parlato, è Steven, quel mio amico di Londra”
A quel punto Alex realizzò “Quello che non vedi da un anno perché…”si morse la lingua e in un attimo si sentì un idiota.
“Sì, lui”
“Da quello che ho visto, le cose tra voi vanno più che bene, eravate così intimi”distolse lo sguardo, c’era dolore nell’ultima frase.
“Steven è innamorato di me, da sempre”gli rivelò.
“Lui è…”il cuore smise di battere, sentì il pavimento cedergli sotto le gambe, dovette appoggiarsi alla testiera del letto per non cadere “Ecco spiegato il modo in cui ti sfiorava e perché ti guardava come se gli appartenessi”
“È tornato in Inghilterra” gli si avvicinò “gli ho detto che per me è solo un amico e che tra noi non potrà esserci altro”.
“Davvero?”le labbra si aprirono in un sorriso.
“Sì, davvero”William accorciò maggiormente le distanze, i loro visi potevano quasi sfiorarsi, Alex percepiva il suo alito caldo “ma ora, vuoi dirmi, perché sei partito?”
“Non lo immagini?”
Il biondo abbassò la testa “Volevi evitarmi, vero? Quello che non capisco è il motivo per cui non hai rivelato almeno ad Amber la tua meta. Dovevi vederla, era disperata, credeva non saresti più tornato, che l’avessi lasciata per sempre”
“Avevo bisogno di riflettere, di capire quello che voglio davvero”confessò “e non potevo farlo lì”
“E lo hai capito?” gli sfiorò il braccio nudo con la punta delle dita.
“Sì”
Gli alzò il mento con una mano costringendolo a guardarlo “Bene, perché mi sento perduto senza di te”
“Dici sul serio?”sorrise incredulo, il cuore sembrava esplodergli nel petto, non avrebbe mai sperato di udirgli pronunciare quelle parole.
Per tutta risposta William appoggiò le labbra sulle sue in un leggero bacio, Alex gemette, ma senza esitare socchiuse la bocca lasciandolo entrare, le loro lingue s’incontrarono dando inizio ad una danza. La passione li accese, Alex lo spinse sul letto stendendosi su di lui e continuando a baciarlo, lo desiderava più di ogni altra cosa e questa volta non si sarebbe tirato indietro.
William si staccò leggermente, gli occhi erano scuri di passione, le labbra gonfie per i baci e le gote arrossate “Forse dovremmo fermarci”gli posò le mani sul petto.
“Fermarci?”gli sfiorò il bordo superiore della bocca con la punta della lingua “Non lo voglio io e non lo vuoi neanche tu, Will”
“Sei sicuro? Ti desidero disperatamente, Alex, sono mesi che non penso ad altro”
“Mai stato più sicuro”gli accarezzò il torace attraverso la camicia “non voglio più negare quello che provo te”
Il biondo sorrise, era felice, si sporse in avanti e lo baciò nuovamente, poi invertì le posizioni e in un attimo fu su di lui, sfilandogli l’asciugamano e liberando l’erezione, ormai evidente.
“Sei così bello”sospirò lasciando scivolare la mano lungo il suo corpo ormai nudo, la pelle era incandescente, poi ridacchiò posando lo sguardo sul membro ormai semi eretto “Noto che non stavi mentendo, cucciolo”
Alex arrossì, e William si sporse in avanti per baciarlo, poi si spogliò velocemente, bramava sentire la pelle di Alex contro la sua, aveva atteso così tanto che non intendeva più attendere neanche un solo istante. Una volta che gli abiti furono sul pavimento, cercò il suo sguardo nel timore di leggervi qualche ripensamento, ma tutto quello che vide fu un grande desiderio, Alex lo voleva e non avrebbe cambiato idea. Si sporse in avanti e appoggiò le labbra sul collo, succhiando leggermente la pelle, inebriato dai sospiri provenienti dal suo compagno, scese a lambire una spalla, la mordicchiò, adorava il suo sapore, scese ancora, catturò un capezzolo tra i denti, lo mordicchiò, lo succhiò, fino a quando non divenne duro come un sassolino, Alex si contorse sotto di lui per il piacere “Will”gemette “non fermarti”
Un lampo apparve nelle iridi blu, passò all’altro capezzolo bagnandolo con la lingua, adorava i suoi mugugni di piacere. Discese fino al ventre, disegnando dei piccoli cerchi attorno all’ombelico, sentì Alex fremere e questo lo spronò a continuare con quella lenta e dolce tortura. Succhiò e mordicchiò la carne fino a quando non urlò di piacere “Will”
Il giovane poeta alzò la testa e gli rivolse un sorrisetto maligno poi con le mani gli allargò le gambe e si insinuò, circondando il membro ormai eretto con la mano. Mosse la mano su e giù, Alex chiuse gli occhi e si abbandonò completamente alla sua esperienza, era in paradiso.
Lo lappò, passò la lingua calda lungo tutta la lunghezza, poi lo lasciò scivolare nel suo antro caldo cominciando a succhiare.
Alex si lasciò sfuggire un lamento e gli artigliò con forza i ricci, mentre William muoveva la testa ciucciandolo sempre con maggiore vigore.
“Cazzo, Will, continua”riaprì gli occhi e osservò la testa bionda del suo amante muoversi su e giù, era lo spettacolo più erotico che avesse mai visto.
Sentì una scossa lungo la schiena, segno che il picco era vicino, poi diede una spinta di reni e raggiunse l’orgasmo più potente di tutta la sua esistenza riversandosi nella bocca di William.
Appoggiò la testa sul materasso e ansimò senza avere la forza di dire nulla, il cuore gli batteva furiosamente nel petto, non credeva sarebbe stato così intenso.
Lo attirò a sé cercando le sue labbra “È stato stupendo, Will”
Il biondo gli accarezzò una guancia e sorrise “Questo non era che l’inizio, la notte è ancora lunga. Voglio sentirti in me, Alex, vuoi?”
“Will, io, non…”balbettò.
“Lo so che è la prima volta, ma io mi fido di te, piccolo”gli posò una scia di baci sul mento lambendo il pomo d’Adamo e scendendo lungo la gola “non vuoi fare l’amore con me? Prendermi?”
Alex sorrise “Ti voglio con tutto me stesso, Will, ma non voglio farti del male”era preoccupato.
“Non me ne farai”gli garantì sogghignando.
“Non ho un preservativo”si morse il labbro superiore, non pensava ne avrebbe avuto bisogno.
“Io non faccio sesso da tanto, non credo che rischiamo a non usarlo e poi voglio sentirti senza nulla che si frapponga fra noi”
“Io ho fatto l’amore solo con Amber per un bel pezzo, quindi…”aggiunse il moro.
“Non ricordarmelo”replicò con una smorfia, stava male solo al pensiero.
“Sei geloso?”rise prendendolo in giro.
“Sì, puoi neanche immaginare quanto stavo male sapendoti con lei”
“Povero piccolo”lo baciò sul naso “ma ora sono con te e ho intenzione di restarci”
Il cuore di William impazzì nel sentirgli pronunciare quelle parole così importanti, invece di parlare lo attirò in un abbraccio e gli lambì le labbra con un bacio che li infiammò entrambi.
Alex lo spinse supino invertendo le posizioni e insinuandosi tra le gambe, ma era terribilmente nervoso, temeva di sembrare inadeguato davanti a William. Lasciò scendere la mano lungo un fianco, le dita lo sfiorarono con delicatezza, il suo tocco fu come una carezza.
“Alex”gemette, quando gli sfiorò la fessura tra le natiche con un dito, ma si accorse della sua titubanza, dell’indecisione nel modo in cui lo toccava e cercò di rassicurarlo “Alex. lascia che sia io a condurti, va bene?”
“Scusami, Will”scosse la testa, ma il biondo lo attirò a sé e gli baciò la punta del naso.
“Non hai nulla di cui scusarti”
Sostituì il dito con il suo e cominciò a sfiorare il bordo facendo dei piccoli cerchi, ansimò senza staccare lo sguardo da lui.
Alex era eccitato oltre ogni limite, vedere William toccarsi in quel modo e darsi piacere, era uno spettacolo ad altro contenuto erotico.
Si penetrò leggermente, muovendo avanti e indietro il dito, allargò maggiormente le gambe e ansimò “Immagino che sia tu a farlo, Alex”gli sussurrò socchiudendo le labbra.
“Will”gli schiaffeggiò la mano e la sostituì con la sua, non resisteva, doveva toccarlo, sfiorarlo, dargli piacere.
Spinse in profondità, strappandogli un ennesimo gemito che lo indusse a continuare nella sua tortura. Aggiunse un secondo dito, poi un terzo, continuando a spingere e costringendolo a inarcare la schiena per l’orgasmo che lo investì come un fiume in piena.
“Scusa”arrossì il biondo pulendosi con il lenzuolo.
Il moro si morse il labbro inferiore, poi ridacchiò “Sei talmente sexy, Will” e si mosse lungo il suo corpo lasciandogli una scia di baci infuocati che partivano dal collo e scendevano fino alla scapola e continuarono lungo il torace scolpito e glabro.
William ansimò, sapeva che corde sfiorare per farlo eccitare nuovamente, era appena venuto, ma sentiva che non sarebbe durato a lungo se avesse continuato in quel modo “Alex, non torturarmi”
L’altro sorrise e gli mordicchiò l’interno coscia, salendo fino all’inguine, evitando il suo membro bisognoso di cure, voleva farlo soffrire ancora un po’ prima di accontentarlo. Si sentiva scoppiare dal desiderio, ma quel ragazzino impertinente lo stava facendo di proposito.
Finalmente gli sfiorò l’erezione con la lingua e William trattenne il respiro, gli occhi blu erano colmi di passione, il desiderio per lui lo stava consumando.
“Alex, mio dio, dove hai imparato?”singhiozzò quando lo circondò con le labbra spingendolo fino in gola e cominciando a leccarlo e succhiarlo. Il sapore di William era inebriante, non ne avrebbe mai avuto abbastanza. Alle sue parole lasciò andare il suo membro e ridacchiò “Talento naturale”
“Interessante”sghignazzò “Ora, ti voglio dentro di me, ti prego”
“Non aspetto altro, amore”
William sorrise, lo aveva appena chiamato amore, era la prima volta che lo faceva, era pazzo di gioia, lo attirò a sé e gli circondò le spalle con le braccia. Lo baciò con trasporto, mentre Alex si faceva largo tra le sue natiche e spingendosi all’interno lentamente.
“Alex”gemette mordendosi le labbra e allacciando gli occhi ai suoi, voleva guardarlo mentre facevano l’amore, fargli sapere che era con lui, che era solo a lui che stava pensando. Quando fu completamente dentro, cominciò a muoversi, ma sempre con estrema lentezza, temeva di fargli male.
“Will, tutto bene? Ti sto facendo male?”era preoccupato, ma lui per tutta risposta gli allacciò le gambe ai fianchi per aumentare la penetrazione.
“Muoviti, di più”mosse il bacino per assecondare le sue spinte.
“Will, mio dio”aumentò i colpi fino a toccare punti che costrinsero il suo amante ad urlare “Alex, ti amo”e sprizzò il suo seme sul ventre del moro che si bloccò, sconvolto. Aveva davvero udito quelle paroline o le aveva solo immaginate? William si accorse del suo stato e lo fissò preoccupato, forse aveva rovinato tutto. Si morse il labbro pentendosi di quella sua rivelazione, ma dopo un attimo, Alex lo attirò in un bacio e ricominciò a muoversi con vigore fino a quando non raggiunse l’orgasmo riversandosi in lui.
Si accasciò sul suo torace ansimante, poteva udire i battiti accelerati del cuore di William, una melodia rilassante. Chiuse gli occhi e sorrise, era stata l’esperienza più intensa e coinvolgente di tutta la sua esistenza, non solo aveva fatto l’amore con un uomo per la prima volta e gli era piaciuto talmente che sarebbe stato pronto a rifarlo, ma William gli aveva dichiarato il suo amore. Non poteva essere più felice.
Il poeta giaceva sotto di lui, immobile, solo il petto che si alzava e abbassava velocemente indicava che non stesse dormendo, ma che stesse riflettendo su quello che era accaduto. Si sentiva un idiota, un inguaribile romantico, ma che gli era preso? Dichiarargli il suo amore in quel modo. Aveva rovinato tutto, aveva letto sconcerto e confusione negli occhi del compagno, era certo che se non fosse stato dentro di lui sarebbe scappato a gambe levate. Fissò il soffitto in cerca di una scusa, qualcosa per giustificare le sue parole, ma non trovò nulla di plausibile e convincente, così si limitò a tacere.
Alex si mosse leggermente, poi gli baciò il torace madido di sudore “Non dici nulla? È stato così orrendo?”
William incontrò i suoi occhi imploranti e socchiuse le labbra sorpreso, ma di che stava parlando? Orrendo? Come poteva pensarlo? Era stato semplicemente magnifico, Alex era così diverso da Ian che a letto voleva avere il controllo di tutto, sentiva di amarlo profondamente e ora rischiava di perderlo “Alex, io…”balbettò, poi scosse la testa e mormorò “… direi che è stato grandioso”
“Sì, decisamente”si strinse a lui.
“Senti, Alex, per prima, io…”sospirò “mi dispiace, non volevo sconvolgerti dicendoti che… insomma, che ti amo, è solo che è quello che provo”
Improvvisamente, lo sentì russare debolmente, si era addormentato, non aveva udito neanche una parola di quello che aveva detto.
“Alex?”lo chiamò, poi sorrise, gli accarezzò i capelli umidi di sudore e chiuse a sua volta gli occhi addormentandosi stravolto.

Destiny capitolo 6

Coppia: Angel - Spike
Rating: NC-17
Spoiler: 5 stagione di ATS
Summary : Destiny come avrei voluto fosse andata realmente.
Disclaymer: I personaggi non mi appartengono, ma sono proprietà di Joss Whedon
Contiene scene di sesso omosessuali e violenza.

Capitolo VI

Spike pov

Cominciamo a lottare!
Usiamo delle barre di metallo.
Questo combattimento mi eccita…
O forse è la vicinanza del mio Sire a provocare in me questo stato d’animo.
Nell’aria si sente il suono del ferro
Io faccio roteare la mia asta nell’aria e poi colpisco, ma riesce a intercettare il mio colpo con la sua e lo blocca.
È davvero forte e veloce.
Erano anni che sognavo un combattimento come questo, ma sento che la sua anima è tormentata.
Cosa sarà? Che sia davvero terrorizzato dalla possibilità che io riesca a batterlo?
No! Non riesco a crederlo! Lui, il Flagello d’Europa, non ha paura di nulla, purtroppo.
Non ha di certo paura del suo Gran childe.
Devo ammettere che mi mette uno strano eccitamento l’idea di poterlo sconfiggere.
Non è mai accaduto.
Non sono mai riuscito ad avere la meglio su di lui…
Si…è accaduto.
Ma solo una volta, quando era tornato Angelus e con una spranga l’ho colpito durante la battaglia per impedire il risveglio di Acathla.
Sorrido al pensiero di Angelus a terra sanguinante, ma poi mi riprendo.
Lo amo troppo.
Non gli farei mai del male.
Non così tanto…almeno
Non più!
Sono talmente preso dai miei pensieri che abbasso per un attimo la guardia.
Angel mi colpisce ed io finisco contro un balcone mandandolo in frantumi.
Dannazione!Mi sanguina il labbro e credo di essermi provocato un lungo taglio sulla guancia.
Bastardo! Vuole il gioco pesante? E lo avrà.
Comincio a colpirlo.
Gli sferro un pugno dopo l’altro e gli sputo addosso tutto quello che mi tengo dentro da oltre un secolo“Ora ti dirò perché non sopporti la mia vista!”
“Dillo al tuo terapista!” esclama Angel
Che bastardo! Osa anche prendermi in giro!
Continuo a prenderlo a pugni
“Ogni volta che mi guardi…vedi tutte le cose che ho fatto…le vite che ho preso…a causa tua! Drusilla mi ha generato, ma tu mi hai reso un mostro!”
“Non ti ho reso io un mostro Spike! Ho solo aperto la porta a quello che realmente sei!” mi dice senza guardarmi
A quel punto non ci vedo più dalla rabbia!
Lo colpisco con tutta la mia forza!
Ho deciso di non limitarmi.
Voglio fargli capire che non ho paura di lui!
Lui sembra stordito per il mio pugno.
Lo ha preso di sorpresa, ma io non ho intenzione di cedere!
Prendo una croce in legno che si trova abbandonata sul pavimento polveroso.
Dopo aver abbracciato la croce in quella chiesetta a Sunnydale la mia pelle riesce a resistere al contatto con questo oggetto così sacro.
Angel non lo sa e non immagina neanche di cosa sono capace.
Non sono più il vampiro che lui conosceva.
Sono cambiato e presto se ne accorgerà!
Lui si volta e senza che se ne renda neanche conto lo colpisco con l’oggetto sacro che stringo nelle mani facendolo volare contro un muro.
Deve essersi fatto molto male, ma a questo punto non mi interessa.
Voglio che si renda conto di cosa sono capace
Dalla bocca del mio Sire fuoriesce un fiotto di sangue.
Mi fissa per un attimo.
Stringo ancora la croce mentre le mie mani fumano
Strano…
Non sento quasi dolore.
Forse perché c’è qualcosa che mi ferisce e brucia più di una croce.
L’odio del mio Sire…
Continuo a parlare “Tu non hai conosciuto il vero me stesso! Troppo occupare a guardare il tuo riflesso…pregando ci sia al mondo qualcuno disgustoso quanto te…così tu potevi sopportare di vivere con te stesso. Guardami bene, eroe! Non sono per niente come te!” concludo fissandolo con occhi di brace
Angel alza lo sguardo, si tocca le labbra sporche di sangue e con estrema calma esclama
“No! Tu sei inferiore! Per questo Buffy non ha mai realmente amato… perché non eri me!”
Bastardo! Non riesco a credere a quello che sentono le mie orecchie.
Non resisto più!
Lo raggiungo! Lo afferro per la giacca e lo attiro a me.
I nostri visi sono così vicini che possono quasi sfiorarsi.
Lo fissò furioso e gli sibilo “Allora immagino pensasse a te ogni volta che scopavamo!”
Ora è furioso! Mi afferra e mi colpisce con forza!
Certo! Gli ho toccato la sua adorata Buffy!
Reprimo una smorfia.
Approfitta di questo mio momento di distrazione!
Mi lancia attraverso la stanza!
Atterro su dei pezzi di legno!
Che idiota! Ha rischiato di ridurmi in polvere.
Non è così fortunato!
Non si libererà di me così facilmente!
Mi alzo in piedi.
Il mio Sire mi raggiunge.
Ha il volto della caccia! Questo significa solo una cosa!
Ha finalmente deciso di fare sul serio.
Non aspettavo altro!
Mi trasformo a mia volta!

Angel pov

William è furioso!
Vuole ad ogni costo battermi!
Il suo più grande desiderio è mostrarmi quanto sia diventato più forte.
Farmi capire che può battermi, che non è più il dolce William che conoscevo.
Sbaglia. Per me lui resterà sempre il poeta che Dru portò nella nostra siute quella notte di tanti anni fa.
Quel ragazzino orgoglioso che mi fissava come se volesse leggermi dentro.
È più forte.
Questo non posso fare a meno di ammetterlo.
Forse è la determinazione a battermi che lo ha reso più potente.
Ha preso una barra di metallo e me ne lancia una identica.
Vuole fare sul serio.
Bene! Non aspetto altro!
Voglio dimostrargli che resto il suo Sire e che non può sconfiggermi.
Quando l’avrò battuto gli dirò tutto quello che non ho mai avuto il coraggio di confessargli.
Lo amo come non ho mai amato nessuno!
Il mio Childe preferito.
Will, il mio piccolo e dolce poeta.
Non gliel’ho mai confessato, ma adoravo le sue poesie.
Anzi, più di una volta, per ferirlo, gli ho detto che erano orribili.
Non ha più scritto da allora!
Una sera, quando era incorporeo e ci trovavamo nel mio ufficio, gliel’ho confessato.
Lui naturalmente non mi ha creduto.
Perché avrebbe dovuto?
Ora mi colpisce con tutta la forza di cui è capace.
Si avvicina pericolosamente al mio viso e, fissandomi con odio, esclama che questa volta non vincerò io!
Non accadrà mai!
Sulle sue labbra appare un sorrisetto maligno.
Rotea l’asta in aria e cerca di colpirmi, ma io intercetto il suo colpo.
Dannazione!
È davvero forte.
Colpisce di nuovo e questa volta mi fa sanguinare.
Nell’aria si sente il suono del ferro.
Ora combatto su serio.
Spike abbassa la guardi ed io lo mando a sbattere contro un balcone che finisce in mille pezzi.
Ora è furioso!
Si avventa su di me
Mi sputa addosso tutto il suo odio!
Mi confessa tutto quello che non ha mai avuto il coraggio di dirmi
“Ora ti dirò perché non sopporti la mia vista!” mi dice quasi sibilando
Io lo fisso incredulo, ma di che sta parlando?
Secondo lui io non lo sopporto, non riesco a credere alle mie orecchie.
Sono ferito e la mia lingua agisce prima che possa riflettere “Dillo al tuo terapista Spike!” esclamo
I suoi occhi diventano due fessure.
Ora la sua è pura furia.
Mi colpisce senza sosta sparando delle cose senza senso e poi dice una cosa che mi ferisce “Drusilla mi ha generato, ma tu mi hai reso un mostro!”
Allora è davvero questo ciò che pensa di me.
Mi considera il solo colpevole delle sue azioni e di quello che è diventato.
Ora sono incazzato anche io e voglio ferirlo “Non ti ho reso io un mostro Spike! Ho solo aperto la porta a quello che realmente sei!”
Ecco! L’ho detto! So che l’ho ferito con le mie parole, ma…me le ha strappate.
Sono stato costretto a farlo!
Nei suoi occhi leggo odio e rabbia!
Mi colpisce in pieno viso con un pugno.
Mi asciugo il sangue che fuoriesce dal labbro con un dito.
Mi volto verso di lui e in quel momento un oggetto pesante mi colpisce.
Non so neanche come, ma mi ritrovo contro la parete.
dannazione!
Non riesco ad alzarmi.
Il colpo che mi ha inferto è stato talmente potente da mandarmi a sbattere all’altra parte della stanza.
Alzo lo sguardo verso di lui.
Ha in mano una croce, la stessa con la quale mi sono bruciato prima la mano.
Spalanco gli occhi dalla sorpresa.
Riesce a tenerla tra le mani senza urlare dal dolore, ma come è possibile?
Questo significa che il piccolo Will è realmente cambiato.
Mi parla con disprezzo.
Non credevo dentro di lui ci fosse tanta rabbia repressa
Ricomincia a parlare “Tu non hai conosciuto il vero me stesso! Troppo occupato a guardare il tuo riflesso…pregando ci sia al mondo qualcuno disgustoso quanto te…così tu potevi sopportare di vivere con te stesso. Guardami bene eroe! Non sono per niente come te!”
Ora che ha detto tutto tace continuando a fissarmi
Sono deluso.
Ma in fondo mi aspettavo un trattamento del genere.
Durante tutta la sua esistenza non ho fatto altro che cercare di spezzarlo, di denigrarlo.
Sono disperato!
Il mio adorato Will mi disprezza.
Dentro di me sento talmente tanta rabbia che potrei anche esplodere.
Mi alzo in piedi e quasi senza rendermene conto esclamo “No! non sei come me! Tu sei inferiore! Per questo Buffy non ti ha mai amato… perché non eri me!”
Oh no! Cosa gli ho detto?
Perdonami Will! Non volevo.
In un attimo è su di me!
Mi afferra per la giacca e mi sussurra con cattiveria“Allora immagino pensasse a te ogni volta che scopavamo!”
Stronzo! Come osa ricordarmi che lui e Buffy hanno…
Il solo pensiero di loro due insieme mi fa impazzire.
Mi lacera dentro.
Il mio cuore sanguina.
Ringhio e lo lancio attraverso la stanza
Atterra su dei pezzi di legno!
Legno! Come ho fatto ad essere così incosciente?
Ho rischiato di ucciderlo. Sul serio questa volta.
Perdonami piccolo.
Vorrei correre da te e stringerti tra le mie braccia, ma so che non me lo perdoneresti mai
Sospiro per il sollievo!
Si è alzato in piedi.
Sta bene.
Mi si avvicina ed io senza accorgermene scivolo nel volto della caccia.
Ho capito che vuole farla finita con questo scontro.
Non si fermerà fino a quando non mi avrà battuto e non avrà conquistato il diritto allo Shanshu.
Anche lui si è trasformato e si avventa su di me.

lunedì 2 febbraio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 8

Alex si trovava a Newark, trascorreva le sue giornate rinchiuso nella sua stanza d’albergo a pensare e a piangersi addosso. La relazione con Amber era ormai giunta al capolinea, non l’amava più come prima e non poteva continuare a stare con lei e illuderla. Era innamorato di William e quei giorni lontano da lui erano stati un vero inferno, purtroppo si era reso conto troppo tardi di quello che provava e, a giudicare da come si erano lasciati l’ultima volta, non aveva alcuna speranza. Lo aveva ferito, gli aveva letto il dolore negli occhi William e ora doveva detestarlo. Si era pentito immediatamente delle cose che gli aveva riversato contro, era stato ingiusto, ma vedere il suo atteggiamento intimo con quel ragazzo dai capelli rossi non lo aveva fatto ragionare. Non faceva che domandarsi cosa fosse per lui quel giovane. Era stato solo un’avventura o c’era di più?
Sedeva su una poltrona, nella sua camera d’albergo, con una bottiglia di birra in mano e lo sguardo verso l’unica finestra che dava sulla strada, dalla quale passavano enormi Tir, la tristezza lo stava dilaniando, ma non poteva fare nulla per sentirsi meglio. Si voltò verso il cellulare che giaceva abbandonato sul tavolo, tra le bottiglie di Heineken vuote e lo fissò, erano tre giorni che sperava invano di udirlo suonare e di vedere il suo nome sul display, ma non era accaduto. Lo strinse in mano, tentato di chiamarlo per chiedergli scusa e domandargli di raggiungerlo, ma poi rinunciò, non ne aveva il coraggio. Sospirò e lanciò il cellulare sul letto. No, non poteva farlo, non doveva pensare più a William. Gli faceva troppo male ricordare i suoi baci, il suo sapore, la sua voce, i suoi occhi blu, profondi come l’oceano e le labbra carnose e morbide. Sentì i jeans diventare stretti, come poteva anche il solo ricordo provocargli quelle sensazioni? Si alzò barcollando, la testa gli girava, aveva bevuto troppo, ma non resisteva più in quella camera angusta, doveva uscire.
L’aria della notte era fredda e tagliente, il vento soffiò con forza provocandogli un brivido, si strinse addosso il cappotto, era fin troppo gelido per essere solo ottobre, ma gli faceva bene, gli schiariva la mente annebbiata dall’alcool. Continuò a camminare fino a quando non si fermò davanti ad un pub, sull’insegna c’era scritto “Joe Rocks”. Alzò un sopracciglio nel leggere il nome, ma aveva troppa fame, dopo tutte quelle birre che aveva ingurgitato.
Entrò e un odore di carne arrostita gli solleticò l’appetito, il locale era poco affollato, la luce soffusa, i tavoli circolari erano semi vuoti e in un angolo, un vecchio jukebox suonava una vecchia canzone dei Van Halen, mentre al bancone un ragazzo sulla trentina, con indosso una maglietta nera con l’effigie di un teschio, era intento a versare la birra in un boccale.
Alex si avvicinò e sedette su un panchetto, non aveva senso prendere un tavolo da solo, lo avrebbe fatto sentire ancora più patetico di quanto non si sentisse già.
Il giovane lo guardò per qualche istante, poi si avvicinò maggiormente e gli domandò “Cosa le porto?”
“Un hamburger ben cotto e una birra”rispose puntando le iridi su di lui.
“Lo mangia qui o al tavolo?”
“Qui”rispose con un sospiro.
Lui annuì e si allontanò per portare l’ordinazione in cucina, ma prima gli versò una birra e gliela posò davanti.
“Grazie”mormorò e se la portò alle labbra, bevendone un lungo sorso.
Si voltò e osservò meglio il posto, era abbastanza accogliente, alle pareti foto di gruppi rock e vari cimeli come magliette, chitarre e altre anticaglie. Un sorriso gli sfuggi dalle labbra, forse non era solo lui ad essere patetico. La musica che risuonava era fastidiosa, non gli era mai piaciuta la musica rock, preferiva altri generi, ma William era solito ascoltare dei dischi di gruppi rock e punk inglesi e qualche volta lo avevano fatto insieme. Sorrise, pensando a come ogni cosa riportasse a lui.
L’arrivo della sua ordinazione lo distolse dai suoi pensieri, lo stomaco gli brontolò quando al suo naso arrivò il profumo dell’hamburger e inspirò “Che bontà, ero davvero affamato”
“Siamo famosi per i nostri hamburger al formaggio”gli sorrise il ragazzo “sei forestiero?”
“Sì”l’osservò “sono qui da un paio di giorni per lavoro”
“Sarebbe?”si appoggiò al bancone, sembrava quasi stesse flirtando con lui, ma Alex era troppo brillo per rendersene conto.
“L’ingegnere, il sindaco mi ha affidato il progetto del nuovo centro sportivo”
“Davvero? Devi essere in gamba, allora”commentò “altrimenti il sindaco Forrest on ti avrebbe affidato un progetto così importante”
“Così dicono”abbozzò un sorriso, ma subito dopo gli morì sulle labbra, nell’aria risuonò una melodia che conosceva fin troppo bene, Bitter sweet symphony dei The Verve. Immagini di quando l’aveva ascoltata la prima volta gli apparvero davanti agli occhi riportandolo a quel momento.

Si trovava a casa di William, era uno dei primi giorni in cui aveva preso l’abitudine di frequentare la sua casa durante i lunghi pomeriggi che doveva trascorrere da solo a causa dell’assenza di Amber. William era seduto sul divano, gli occhi chiusi e la testa che si muoveva al ritmo della sinfonia che usciva dal suo lettore cd, mentre lui era appoggiato alla finestra e ascoltava senza molto interesse non gli piaceva quella canzone. Quando terminò, un dolce violino attaccò attirando la sua attenzione quella sì che gli piaceva. Si avvicinò al lettore e prese la custodia e lesse il nome del gruppo “The Verve”mormorò.
“Sono dei grandi”commentò William voltandosi verso di lui “questa canzone è la mia preferita, non trovi che sia dolce e allo stesso tempo intensa e passionale? Ascolta le parole, poi questo pezzo iniziale con il violino, è sensazionale”gli occhi gli brillavano per l’entusiasmo.
“Sì, hai ragione”lo raggiunse e gli sedette accanto, le gambe si sfiorarono e Alex s’irrigidì, c’era qualcosa di diverso in quello che provava quando gli era vicino.
“Se vuoi, posso prestartelo, magari doppiartelo”gli sorrise.
“Grazie, sei davvero gentile, Will”sussurrò imbarazzato, lo conosceva da pochi giorni, ma si sentiva già molto vicino a lui.
“Di niente, è un piacere, Alex”accorciò le distanze.
Il moro fremette, era dalla sera della cena a casa sua che William era strano, che sembrava cercasse di sedurlo, ma non aveva avuto delle certezze, almeno fino a quel momento, quando gli sfiorò la mano con la sua come se volesse accarezzargli le dita.
Alex sentì il cuore aumentare i battiti, ma cosa gli prendeva? Perché non lo allontanava? Perché non gli diceva di smetterla? Le iridi di William erano la cosa più bella che avesse mai visto, sembravano acque limpide nelle quali potersi immergere. Deglutì nervosamente, la situazione era diventata estremamente imbarazzante, la canzone era così coinvolgente che si perse completamente nell’atmosfera che aveva creato. Posò lo sguardo sulle labbra dell’uomo che gli era accanto, erano socchiuse, sembrava quasi come se volesse dire qualcosa, provò un desiderio irrefrenabile di baciarle, erano così invitanti. Il cd terminò e tra loro calò un silenzio imbarazzante, William si sporse in avanti, ma Alex scattò in piedi e mormorò qualcosa “Devo andare, scusa, ma mi sono ricordato che avevo promesso ad Amber di cucinarle l’arrosto”
Il biondo sospirò e annuì “Certo, ti lascio andare, ma non dimenticare il cd”lo tolse dal lettore, lo ripose nella custodia e glielo porse.
“Grazie”le loro dita si sfiorarono, quelle di William erano calde, mentre quelle di Alex erano gelide per il nervosismo.
“Hai freddo?”gli domandò corrugando la fronte “Sei gelato”
“Sì, un po’, ora vado”e si avviò verso l’uscita.
Da quel giorno, quella canzone risuonò nello scantinato, facendogli compagnia e ricordandogli i momenti trascorsi con William.

Alex ritornò al presente, la canzone dei Verve risuonava in tutto il locale, strinse i pugni, non voleva ascoltarla, era troppo doloroso. Scattò in piedi e si diresse verso il jukebox e cercò di cambiare canzone, ma non ci riuscì. Premette con forza il pulsante, cominciò a colpire con un pugno, ma non si bloccò.
“Ehi”urlò il barista da dietro il bancone “che cazzo fai?”
“Cambia”urlò colpendo il vetro con un pugno “non voglio sentirla!”
“Ehi, datti una calmata, amico”lo raggiunse con gli occhi fuori dalle orbite, gli stava distruggendo il jukebox e quello era un pezzo raro “lo sai quanto costa, brutto idiota?”cercò di bloccarlo.
“Non mi interessa, fai terminare questa canzone”replicò divincolandosi “o ci penserò io”
“È meglio che te ne vada, sei troppo giù di giri per i miei gusti”lo afferrò per un braccio e cercò di spingerlo verso l’uscita, ma Alex si liberò e afferrò una sedia deciso a romperla su quell’aggeggio per lui infernale.
“No, non osare”urlò il giovane sconvolto al pensiero dei danni che avrebbe potuto procurare.
Due uomini seduti ad un tavolo intervennero e lo bloccarono per entrambe le braccia facendo cadere la sedia sul pavimento. Fu trascinato verso un tavolo “Lasciatemi”si divincolò, ma nella foga di liberarsi colpì con un pugno un boccale che si trovava su un tavolo e lo ruppe ferendosi una mano “Cazzo”imprecò provando dolore e vedendo il sangue che colava sul legno.
“Merda”mormorò uno dei due uomini, un tipo grosso con una coda di cavallo e gli occhi piccoli e ravvicinati “Prendete qualcosa per fermare il sangue”urlò.
Il giovane barman gli porse un asciugamano che fu appoggiato sulla ferita, poi si diresse verso il telefono e compose il 911.
La canzone terminò, Alex sedette su una sedia stringendo l’asciugamano alla ferita, si era calmato finalmente, ma i due uomini continuarono a tenerlo d’occhio per evitare altri problemi fino a quando non giunse la polizia che lo portò via.


William ripensò agli avvenimenti di quella giornata così movimentata, Ian si era presentato a casa sua e gli aveva dichiarato il suo amore e Amber gli aveva dato la notizia scioccante che tra lei e Alex c’erano dei problemi e che lui era partito chissà dove per restare lontano. Sospirò, pensando a lui, dove poteva essere in quel momento? Gli mancava da morire e desiderava confessarglielo, era stanco di reprimere quello che provava.
In quel momento nella stanza risuonò una melodia, si guardò intorno, ma da dove veniva? Si alzò, sembrava la suoneria di un cellulare, ma non era di certo la sua. Cercò tra i cuscini del divano, era vicina, infilò la mano sotto un cuscino della poltrona e lo trovò. Era un piccolo cellulare rosa, Amber doveva averlo lasciato quando era passata da lui.
Guardò il display e fremette, si trattava di Alex, stava telefonando ad Amber, si morse un labbro, questo significava che non erano così in rotta come lei temeva. Fece un profondo respiro e rispose “Pronto, Alex?”
Dall’altra parte della linea sentì un gemito “Will?”
“Alex”la voce era ansiosa, desiderava chiedergli di tornare.
“Perché rispondi tu al telefono di Amber? Cosa succede? Dov’è?”
“In ospedale, credo. Lo ha dimenticato qui quando è venuta oggi”gli spiegò.
“Perché è venuta da te?”era sospettoso, poté percepire un velo di gelosia.
“Desiderava prendere in prestito una mia raccolta, Alex, dove sei?”
Silenzio. William strinse le labbra, non voleva che lo sapesse, ma lui insistette, non si sarebbe arreso così facilmente “Alex? Dimmi dove sei”
“Sono in prigione, Will”rispose.
“Cosa?”sgranò gli occhi “In prigione? Alex, ma cosa hai combinato?”
“Lascia perdere, puoi avvertire Amber e chiederle di venire a tirarmi fuori?”gli domandò.
“Vengo io, piccolo, dimmi dove sei e arrivo”dichiarò senza esitazione “Amber è in ospedale e non saprei come avvertirla e poi, è troppo lontana, vengo io”
“Vieni tu?”era titubante “Non so se…”balbettò incerto.
“Sì, non posso lasciarti in quel posto, vengo a prenderti, dimmi dove sei”insistette “Ti prego, Alex, so che sei arrabbiato con me, ma lasciati aiutare”
“Sono a Newark”mormorò “e non sono arrabbiato con te, Will”
Queste parole gli procurarono una gioia immensa, allora non tutto era perduto “Aspettami, tra poco sarò lì”
“Grazie, sei un vero amico”
Sorrise e riattaccò, il cuore sembrò esplodergli nel petto. Prese il portafogli, probabilmente, sarebbero serviti molti soldi, poi afferrò la giacca e le chiavi della macchina e uscì.
Si precipitò in macchina e partì, non poteva perdere neanche un istante, Alex era in prigione con chissà quale delinquente e solo il pensiero lo terrorizzava.
Giunse a Newark in poco tempo, in fondo, era una cittadina vicina, Alex non si era allontanato di molto. Parcheggiò davanti alla stazione di polizia e si precipitò all’interno. Lo informarono che lo il giovane era stato arrestato per ubriachezza molesta e per aver semidistrutto un locale e che avrebbe dovuto pagare una cauzione. Quelle dichiarazioni lo sconvolsero, non era da Alex comportarsi in quel modo, forse erano stati i problemi con Amber a portarlo a bere. Pagò la cauzione e attese con il cuore in gola.
Finalmente, dopo un’attesa che a William apparve interminabile, Alex apparve, sulla soglia. Il suo aspetto era spaventoso, gli occhi rossi e gonfi, una mano fasciata e i capelli spettinati, la camicia, poi, era semi strappata.
William sgranò gli occhi, ma che gli era accaduto? Era stato in cella poche ore, ma sembrava ci avesse passato giorni interi. Quando i loro sguardi s’incrociarono niente ebbe più importanza, gli andò incontro e lo abbracciò “Alex, finalmente”sospirò stringendolo “non puoi capire quanto sono stato in ansia”.
“Will”ricambiò l’abbraccio affondando il volto nel suo collo “scusami per averti costretto a venire”
“Non dirlo neanche per scherzo, non avrei mai potuto lasciarti in questo posto”
“Cosa è accaduto alla mano?”gli domandò poi preoccupato.
“Niente, ho rotto un boccale di birra, ma mi hanno medicato, non mi fa più male,”
“È grave? Lasciami vedere”cercò di prendergli la mano, ma lui l’allontanò, sentiva su di loro tutti gli sguardi dei poliziotti presenti “Possiamo solo andare via?”lo supplicò quasi.
“Certo, ho sistemato tutto”
“Ti restituisco tutto quando arriviamo a casa, Will”gli promise.
“Non pensarci ora, piccolo, andiamo”e lo trascinò via senza curarsi degli sguardi del poliziotto che si trovava dietro la scrivania.
Una volta in auto, William non accese il motore, si voltò verso di lui e gli domandò “Cosa è accaduto? Mi hanno detto che hai distrutto qualcosa in un locale. E questa? Come te la sei ferita?”gli sfiorò la mano fasciata.
“Te l’ho detto, ho colpito un bicchiere, anzi era un boccale, si è rotto e il vetro mi ha ferito”gli spiegò restando sul vago, non voleva conoscesse il vero motivo per il quale aveva agito in quel modo “Avevo bevuto”
“Perché?”
Il giovane non rispose e William sospirò “Alex, perché non vuoi confidarti con me?”
“Lascia perdere, Will”
“Capisco, sei ancora arrabbiato”sospirò demoralizzato “mi dispiace, sei importante per me, più di quanto tu creda”
“Lo so”
William si voltò verso Alex “Davvero?”
“Sì, altrimenti non saresti qui, con me”negli occhi una strana luce.
I due si fissarono per qualche istante, poi William mormorò “Andiamo, hai bisogno di dormire, dove alloggi?”
“Parker hotel, non è molto lontano”
Annuì e mise in moto l’auto.