martedì 23 marzo 2010

L'ultima scena capitolo 3 (vm 18)

Pairing: Gabriel Merz - Marco Girnth
Rating: NC17
Spoiler: Sesta stagione (più o meno)
Questa storia è completamente frutto della mia immaginazione e non c’è niente di vero.

Capitolo 3

Marco raggiunse in pochi minuti il palazzo di Gabriel, la sua auto era già lì, ferma accanto al marciapiede e lui era seduto all’interno. Faceva troppo freddo per stare fuori.
Parcheggiò poco distante e scese. Tamburellò contro il vetro con le dita, Gabriel alzò la testa e sorrise riconoscendolo. Aprì la portiera accorciando le distanze che li dividevano, erano alti uguale. I visi potevano quasi sfiorarsi “Ciao”
“Ciao” sussurrò Marco “ho fatto più presto che ho potuto”
“Saliamo” la mano scese a sfiorare la sua, le dita si intrecciarono.
Gli sguardi si incontrarono, il cuore batteva con violenza nel petto. Lo seguì fino al portone. Una volta in ascensore il moro invase lo spazio del collega schiacciandolo contro la parete “Sai, da quanto attendo questo momento, Marco?”
L’altro scosse la testa, sentiva le gambe venirgli meno, il contatto con il suo corpo rischiava di farlo impazzire.
“Dal primo momento ho sentito che c’era qualcosa tra noi, un’attrazione che...” avvicinò il viso al suo “…ho tentato di respingere, ma non c’è stato verso”
Marco gli accarezzò una guancia “Che stupido sono stato a non accorgermene”
“Sì, lo sei stato” ridacchiò prima di posare le labbra sulle sue.
Il biondo socchiuse la bocca lasciando entrare la lingua che incontrò la sua. I loro gemiti erano gli unici suoni che si potevano udire all’interno della cabina. Si staccarono ansimanti, erano arrivati al loro piano. Le porte si aprirono, Marco infilò le dita nei capelli per riordinarli, Gabriel si sistemò la giacca, accorgimenti inutili: il pianerottolo era deserto.
Percorsero, uno accanto all’altro, la distanza che li separava dall’appartamento, le braccia si sfioravano causando scariche elettriche lungo la schiena. Gabriel cacciò le chiavi dalla tasca del giaccone e quando fu davanti la porta, le infilò nella toppa.
“Entra” lo invitò quando ebbe aperto. Accese la luce e Marco varcò la soglia seguito dal suo collega.
“Ti va qualcosa da bere?” gli offrì Gabriel.
“No, grazie” mormorò nervosamente, voleva essere lucido quando avrebbero fatto l’amore “Ti spiace se faccio una telefonata?” si sfilò il cappotto appoggiandolo sul divano
“No, certo. Fai con comodo. Io vado un attimo di là”
Prese il cellulare dalla tasca e chiamò la moglie per avvertirla che avrebbe dormito a Lipsia. Aveva appena chiuso quando Gabriel ritornò “Tutto apposto?”
“Sì, nessun problema” gli rivolse un sorriso “Mi è sempre piaciuta casa tua, sai? Molto accogliente”
“Dici? È un appartamento da scapolo” alzò le spalle “Una volta a Berlino, credo ne comprerò uno più grande così potrò risolvere le cose con…” si morse la lingua, non voleva parlare della sua ragazza. Non davanti a marco. E poi, non era neanche sicuro che sarebbe riuscito ad appianare la situazione. Lo avrebbe fatto solo per i loro figli.
Marco annuì fingendosi indifferente “Sono contento che almeno vivremo nella stessa città”
Si avvicinò a Gabriel “Voglio fare l’amore con te”
“Anche io, Marco” ansimò, avvertiva l’alito caldo sulla pelle “ma non posso fare a meno di pensare che abbiamo entrambi qualcuno nella nostra vita”
“Hai ragione, sono un dannato egoista” il pensiero andò a lei che lo attendeva a casa e si rese conto di quello che stava per fare. Sette anni di matrimonio e nessun tradimento, poi un collega pieno di fascino e dallo sguardo sexy riusciva a fargli perdere il controllo “mi dispiace”
Indietreggiò di un passo “Sarà meglio che me ne vada” aggiunse afferrando il cappotto.
“No, resta” sussurrò Gabriel “non andare via”
Marco lo guardò con i suoi grandi occhi azzurri “Non posso, non riuscirei a restarti accanto, questa notte, senza fare l’amore con te”
“Mi dispiace di averti incasinato la vita, non avrei dovuto confessarti quello che…”
“Non dirlo, Gabri” sfiorò la guancia del compagno “io provo le stesse cose, è solo che…” s’interruppe.
“Hai una famiglia, lo so, anche io ho una compagna, dei figli” abbassò la testa “avrei dovuto riflettere prima di baciarti confondendoti le idee”
“No, non dirlo. Sono felice tu l’abbia fatto” Marco lo sorprese
“Davvero?”
Per tutta risposta Marco posò le labbra sulle sue baciandolo dolcemente.
“Marco” sussurrò Gabriel ansimando, anche quel solo sfiorarsi aveva scatenato in lui un desiderio inarrestabile. Lo attirò a sé baciandolo di nuovo.
Marco lo schiacciò contro la parete tirandogli fuori la camicia dai pantaloni. Insinuò le mani all’interno aprendo con forza. I bottoni si sparsero sul pavimento “Scusa, te la ricompro”
“Che si fotta” ansimò Gabriel infilando le dita nei capelli biondi “vieni qui”
S’impossessò nuovamente delle sue labbra, il suo sapore era inebriante. Gli sembrava un sogno trovarsi tra le sue braccia.
Marcò lasciò scivolare la camicia sul pavimento. Accarezzò il torace con il palmo delle mano, Gabriel si sentì invadere da un‘ondata di calore.
“Mio dio, Marco”chiuse gli occhi quando le dita sfiorarono il ventre fino all’ombelico. Gli sbottonò i jeans introducendosi all’interno dell’indumento.
Gabriel trattenne il fiato, dio solo sapeva da quanto tempo desiderava tutto questo. Marco s’inginocchiò circondando il suo membro pulsante e bisognoso di cure, era la prima volta che si trovava in quella situazione e il nervosismo rischiava di rovinare quei momenti così preziosi.
“Piccolo, non devi fare nulla che tu non ti senta, non voglio costringerti”
“Ho paura di non essere all’altezza” confessò l’altro timoroso “di deluderti”
“No” gli alzò il viso “non potresti mai deludermi”
“Voglio che sia tutto perfetto” Marco si morse il labbro inferiore, poi sfiorò l’erezione con la punta della lingua.
Gabriel sentì le gambe venire meno, il cuore batteva come impazzito nel petto “Lo è”
Marco sorrise e lo accolse nella sua bocca calda. Voleva dargli il maggior piacere possibile.
Gabriel ripeté senza sosta il suo nome, le dita si strinsero maggiormente attorno ai suoi capelli tirandoli, mentre lui continuava a succhiare e a leccare. In pochi istanti lo portò all’orgasmo.
“Mio dio” ansimò il moro appoggiandosi pesantemente contro la parete “sei certo di non averlo mai fatto?”
L’altro ridacchiò, si rialzò in piedi e lo baciò dolcemente “Sono un talento naturale, tesoro”
“Ti voglio!” esclamò con lussuria “Andiamo in camera”
“Non aspetto altro, Gabri” sorrise malizioso “voglio sentirti dentro di me”
Gabriel lo trascinò nell’altra stanza e lo spinse supino sul letto “Sei tutto mio, ora”
Si tolse i jeans e i boxer e li lanciò lontano. Marcò lasciò vagare lo sguardo lungo il suo corpo maschio, gli occhi brillarono di eccitazione all’idea di averlo dentro di sé.
Gli porse un braccio e Gabriel lo raggiunse stendendosi su di lui e pressandolo contro le lenzuola “Sei troppo vestito”
“Spogliami tu”
Gabriel ridacchiò ed obbedì sfilandogli il maglione. Lo lasciò cadere a terra. Sfiorò la pelle candida, avvicinò il viso e vi posò una scia di baci “Adoro il tuo sapore”
Marco ansimò “Non fermarti”
“Non ne ho alcuna intenzione, dolcezza, questo non è che l’inizio” gli promise sorridendo malizioso.
Le dita scesero lente lungo il corpo accarezzando ogni centimetro di pelle. Marco fremette e inarcò la schiena quando Gabriel lambì l’ombelico. Raggiunse i pantaloni, percorrendo il bordo poi sbottonò un bottone dopo l’altro.
Improvvisamente, si bloccò.
“Che c’è?” protestò Marco.
“Mi sembra così strano essere qui con te” confessò guardandolo con dolcezza “di sfiorarti, baciarti e…” un nodo in gola non gli permise di terminare la frase.
“E cosa? Non dirmi che il grande Gabriel Merz è a corto di parole” lo prese in giro.
“Sfotti, sfotti, ma io parlo sul serio” mise il broncio.
Era così tenero, sembrava quasi un bambino. Marco sentì il desiderio di stringerlo a sé e di coccolarlo “Scusa, continua quello che volevi dire”
Gabriel sospirò pesantemente “Se mi avessi lasciato finire, avrei detto che mi sembra strano essere qui con te sul punto di fare l’amore e che tu mi abbia appena fatto il più grandioso pompino di tutta la mia esistenza”
Marco arrossì “Hai ragione, io devo ancora realizzare che non sia ancora un sogno” lo attirò a sé.
Posò le labbra sulle sue baciandolo affamato, avevano perso fin troppo tempo.
Gabriel gli succhiò la lingua, poi scese verso il mento “Non è un sogno, siamo qui insieme e questa è l’unica cosa che conta davvero”
“Prendimi, Gabri. Voglio essere tuo, completamente” implorò quasi.
“Sei sicuro? Se hai cambiato idea io…”
Per tutta risposta Marco appoggiò un dito sulle labbra del compagno inducendolo a tacere.
“Questa notte è solo per noi e desidero fare l’amore con te”.
La gioia apparve negli occhi di Gabriel. La mano scivolò tra le sue gambe e terminò di sbottonargli i pantaloni. Li calò insieme alla biancheria. Lasciò vagare lo sguardo lungo suo il corpo, leccandosi le labbra. Era così bello il suo Marco.
L’altro lo fissò interrogativo, cosa stava aspettando?
“Sei perfetto” sussurrò “e sei mio” lo baciò ancora fino a farlo restare senza fiato.
Marco calciò via i pantaloni e i boxer e, una volta libero da intralci, allargò le gambe. Gabriel s’insinuò, le dita sfiorarono la fessura vergine tra le natiche.
Ne spinse uno all’interno strappandogli un debole lamento “Ti faccio male?”
“Continua” strinse le labbra, poteva resistere.
Gabriel mosse il dito dentro e fuori, aumentando il ritmo. Marco gemeva senza sosta, incitandolo a continuare. Aggiunse un secondo dito.
”Sì” urlò inarcando la schiena “non resisto più. Scopami, ora!”
Il moro sorrise. Allungò una mano e aprì il primo cassetto del comodino. Prese un preservativo dalla scatola. Strappò l’involucro. Lo indossò velocemente, poi posizionò il membro all’entrata. “Cercherò di fare il più piano possibile, ma non posso prometterti che non farà male. È doloroso.
Gabriel provò a spingersi in lui, ma un lamento lo costrinse a ritrarsi. Riaprì il cassetto ed estrasse un tubo di crema. Spalmò un po’ del contenuto e gli premette un dito tra le natiche.
Marco gemette inarcando la schiena. Gabriel era teso, non voleva fargli del male o peggio che serbasse un terribile ricordo della loro prima volta insieme.
“Sei pronto?” gli sussurrò.
Marco annuì guardandolo con desiderio. Gabriel entrò in lui lentamente. Dopo un attimo cominciò a muoversi strappandogli un altro gemito. Questa volta non si fermò, auspicandosi che presto il dolore si sarebbe tramutato in estasi.
Aumentò il ritmo delle spinte, Marco inarcò la schiena e chiuse gli occhi. Il dolore era insopportabile. Improvvisamente qualcosa cambiò, il pene stimolò un punto particolarmente sensibile provocandogli un’ondata di piacere che si propagò in tutto il corpo. Allacciò le gambe alla vita e gli portò le braccia intorno al collo “Gabri” sussurrò “è…”
“Cosa, piccolo? Troppo doloroso? Vuoi che smetta?”
“Non ti azzardare!” sibilò con occhi colmi di desiderio “È stupendo. Più veloce”
Gabriel sorrise e lo accontentò aumentando il ritmo dei suoi colpi.
“Scopami, Gabri, voglio sentirti fino in fondo”
Si piantò profondamente in lui penetrandolo con forza, Marco conficcò le unghie nella carne fino a farlo sanguinare e strinse maggiormente le gambe attorno alla vita.
“Sai, cosa mi piacerebbe?” Gabriel si sporse in avanti e gli mordicchiò il lobo dell’orecchio.
“Dimmelo!” gli ordinò.
“Che mi chiamassi Alvarez, anzi, meglio, commissario Alvarez. Mi piace da impazzire quando lo dici”
Marco lo fissò sorpreso, poi sulle labbra apparve un sorrisetto “Commissario Alvarez, la prego, mi scopi”
“Ripetilo!” era davvero su di giri.
“Com’è sexy, commissario Alvarez” ansimò “Voglio che mi scopi fino a spaccarmi in due”
“Come mi eccita sentirti parlare così” aumentò il ritmo.
“Sai cosa credo?” le iridi cerulee incontrarono quelle nere del suo amante “Che Jan volesse scoparsi Miguel e viceversa, ma non lo hanno confessato neanche a loro stessi”
A quell’affermazione Gabriel scoppiò a ridere “Lo credo anche io, ma ci pensi se avessero concretizzato i loro desideri?”
Marco ridacchiò “Ci saremmo divertiti molto di più a girare”
“Decisamente” Gabriel lo baciò con ardore, poi si spostò verso l’orecchio “Voltati, cambiamo posizione”
Uscì per un istante da lui, Marco si posizionò a carponi. Attese con impazienza.
Gabriel si portò alle sue spalle e, senza attendere oltre, lo penetrò con un colpo di reni.
Marcò urlò per quell’intrusione, poi, quando cominciò a muoversi, spinse all’indietro per assecondare i suoi affondi “Gabriel, mio dio”
“Ti ho detto di chiamarmi commissario Alvarez”
“No, preferisco il tuo vero nome” replicò “Voglio che tu sappia che sto scopando solo con te”
Il cuore di Gabriel perse i battiti, non poteva essere più felice “Ti desidero così tanto, Marco” lasciò scivolare una mano lungo la colonna vertebrale.
“Anche io, voglio sentirti con forza!” lo incitò “Dimostrami quanto mi vuoi”
Gabriel lo accontentò accrescendo il ritmo dei suoi colpi. Marco buttò la testa all’indietro, era vicino all’orgasmo. Si circondò il membro, ansimando. Gabriel gli schiaffeggiò la mano sostituendola con la sua “Ci penso io, dolcezza”
Il suo tocco delicato, ma, allo stesso tempo deciso, lo mandò in estasi. Ansimò, mentre Gabriel continuava a conficcarsi sempre più profondamente in lui.
“Sta per arrivare, vero, piccolo?” gli sussurrò “Lo sento che stai per toccare il picco”
“Sì, fammi venire, Gabriel” lo supplicò.
L’altro mosse la mano sempre più velocemente fino a quando Marco non spillò il suo seme con un grido soffocato.
Gabriel uscì e poi entrò un’ultima volta, prima di raggiungere l’orgasmo.
Si accasciarono sulle lenzuola, senza forze. Gabriel era ancora sepolto profondamente in lui. I cuori battevano come impazziti, i corpi madidi di sudore e i volti arrossati dal piacere e dallo sforzo.
“Ti amo, Marco” confessò Gabriel circondandolo con entrambe le braccia.
Nell’udire quelle parole Marco s’irrigidì.
“Scusami” Gabriel si rese conto di averlo turbato “dimentica quello che ho detto”
Gabriel uscì da lui, continuando a tenerlo stretto. Marco si voltò a guardarlo “Perché, non è vero?”
“Sì, lo è ma non volevo confessartelo in questo modo”
“Non riesco a credere che…” era talmente stupito che non riuscì a terminare la frase.
“Mi spiace. So che sei sposato, che non potrà mai funzionare tra noi però era giusto che tu lo sapessi” continuò “Per me non è stato solo sesso. Io ti amo e questa notte con te è stata…”
Marco si girò, i loro visi potevano quasi sfiorarsi “Stupenda” concluse al suo posto.
Gabriel sorrise, gli scostò una ciocca di capelli dalla fronte “Sei arrabbiato?”
“No, sarei arrabbiato se mi avessi usato solo per toglierti un capriccio”
“Non lo farei mai, ci tengo troppo a te” cercò le sue labbra “Ti amo” ripeté con un filo di voce.
Lo sovrastò con il corpo. In un attimo la passione li infiammò, Marco lo attirò a sé afferrandogli le natiche “Ti voglio, Gabri”
“Sei insaziabile” con un colpo fu nuovamente dentro di lui.
Quella notte sarebbe stata indimenticabile.

mercoledì 10 marzo 2010

mercoledì 24 febbraio 2010

L'ultima scena capitolo 2

Pairing: Gabriel Merz - Marco Girnth
Rating: NC17
Spoiler: Sesta stagione (più o meno)
Questa storia è completamente frutto della mia immaginazione e non c’è niente di vero.
Capitolo 2

Marco aprì gli occhi guardandosi intorno,l’aroma pungente del caffè lo aveva svegliato. Gli servì qualche minuto per realizzare che si trovava a casa di Gabriel. Un attimo dopo il collega fece capolino dalla porta con in mano una tazza fumante. Indossava solo un paio di boxer neri. Deglutì, ricordò il bacio della sera precedente. Si chiese se l’aveva solo sognato o se fosse accaduto realmente, ma era troppo vivida la sensazione provata.
“Giorno” gli porse il caffè e un sorriso disarmante “mi dispiace che tu abbia dormito sul divano, il letto è grande, potevamo anche dividerlo”.
“Non importa, avevi bisogno di riposare e con me accanto non ci saresti riuscito” sorrise “Come stai?” prese la tazza per poi sorseggiare lentamente la bibita calda “Ieri sei crollato subito”
“Sì, ero proprio cotto” ridacchiò sedendogli accanto “non ricordo nulla”
Marcò non voleva ammetterlo, ma era deluso non ricordasse quello che c’era stato tra loro.
“Non c’è molto da ricordare, ti ho riportato a casa, hai dato di stomaco, poi sei crollato semi vestito sul letto” gli comunicò omettendo il loro bacio, non voleva dirglielo, se non lo ricordava forse non aveva avuto alcuna importanza per lui.
“Sicuro non abbia fatto nulla d’imbarazzante?”
“Sicuro, sei crollato quasi subito” abbozzò un sorriso “Ora, è meglio che vada”
“Non vuoi fare una doccia? Hai dormito vestito?”
“In effetti, sì” rispose Marcò mordendosi il labbro “Grazie”
“Fai come se fossi a casa tua. Io vado a vestirmi così usciamo insieme” e si diresse verso la camera da letto “Ho lasciato la mia macchina agli studi” urlò prima di entrare nella stanza.
Marco si alzò e si recò in bagno, una doccia gli avrebbe fatto bene e gli avrebbe tolto dalla mente pensieri che non avrebbero portato altro che guai.


Giunse il giorno in cui dovevano girare la sequenza della morte di Miguel e tutti sul set erano elettrizzati, era una scena difficile e ogni cosa doveva essere preparata con cura. Marco era in un angolo, con la testa immersa nel copione. Detestava dover recitare quelle battute, piangere al capezzale del suo migliore amico e vederlo morire tra le sue braccia. Alzò lo sguardo, Gabriel era dall’altra parte della stanza, sembrava inquieto, ma allo stesso tempo concentrato. Sapeva quanto fosse impegnativo quel momento e voleva dare il meglio di sé.
Improvvisamente Gabriel alzò la testa e puntò le iridi scure su di lui, sorrise, poi gli fece cenno di raggiungerlo.
In un attimo Marco gli fu accanto, era triste, ma non voleva darlo a vedere “Come stai?”
“Bene” mentì rivolgendogli un sorriso smagliante, ma in realtà era molto nervoso “anche se… ”
“Cosa?” Marco distolse lo sguardo e lo lasciò vagare attraverso la stanza.
“Dovrò morirti tra le braccia” mormorò Gabriel diventando improvvisamente triste.
Marcò tornò a guardarlo “Andrà bene, vedrai”
“Sì, certo” non era questo ciò che voleva sentirsi dire “Siamo professionisti, no?” replicò con voce dura.
“Pronti?” la voce del regista risuonò nel locale e Gabriel si allontanò.
Marco osservò la scena da lontano, l’amico fu impeccabile, il momento della lotta e di quando venne colpito furono molto toccanti. Marco, nei panni del commissario Maybach, entrò in azione correndo al capezzale del collega e amico ferito. Portò una mano dietro la nuca di Miguel e, il viso bagnato dalle lacrime, recitò le sue battute. Gabriel lo guardò e per un attimo sembrò come paralizzato tanto da non riuscire a proferire parola, poi finalmente sembrò riscuotersi e pronunciò le sue ultime parole.
Miguel morì tra le braccia del suo migliore amico e Jan pianse affondando il viso nel suo collo.
“Stop” urlò il registra “Buona”
Marco si alzò in piedi, Gabriel riaprì gli occhi e lo guardò porgendogli la mano, ma l’altro, dopo averlo aiutato, si allontanò senza neanche guardarlo.
Gabriel lo rincorse, costringendolo a fermarsi “Marco? Aspetta, dove vai?”
“In camerino”
“Vengo con te, dobbiamo parlare!”
“E va bene” si avviò verso il camper.
Entrò seguito dall’altro che si chiuse la porta alle spalle.
“Come mai sei così freddo da qualche giorno?” Gabriel non riusciva a comprendere il motivo del suo comportamento.
“Non è vero” negò sfuggendo il suo sguardo “Sono solo ancora turbato, mi è costato girare questa ultima scena”
Gabriel si avvicinò “Ti sembrerà strano ma mentre giravamo ho avuto uno strano flashback"
“Di che parli?"
"Dell'altra sera a casa mia ho ricordato qualcosa, ma vorrei una conferma da te”
Il biondo impallidì "Sei crollato come una pera cotta, Gabriel” lo prese in giro.
Gabriel accorciò la distanza che li separava, gli occhi neri erano lucenti “Io ricordo di averti baciato”
L’espressione di Marco confermò che non lo aveva immaginato, era accaduto davvero.
“Come pensavo” Gabriel sorrise.
“Eri ubriaco, non ha sign…” Marco non riuscì a concludere la parola perché l’amico fu su di lui intrappolandogli le labbra in un bacio pieno di ardore. Marco gli appoggiò le mani sul torace e dopo un attimo di stordimento, si lasciò andare.
Gabriel lo spinse verso il divano insinuandogli le mani sotto la maglietta, il cervello smise di formulare pensieri coerenti. Marco si stese trascinandolo con sé, Gabriel gli morse il labbro inferiore, spingendosi nuovamente all’interno e accarezzandogli la lingua con la sua. Le mani vagavano lungo il corpo cercando lembi di pelle da sfiorare.
Un lieve bussare li distolse, Marco si staccò voltando la testa verso la porta. Gabriel sbuffò per l’interruzione.
“Signor Girnth?”
“Chi è?” rispose ansimando
“Sono Paula”
“Alzati, vuoi farti trovare sul divano in questo stato?” lo spinse via.
“Posso entrare?” domandò timorosa “Devo darle qualcosa”
Gabriel fece una smorfia, aveva capito che aveva un debole per il bel biondo, ma non pensava avrebbe inventato una scusa per entrare nel suo camper. Si alzò aggiustandosi la camicia.
“Avanti” sussurrò.
La porta si aprì e Paula entrò. Tra le mani aveva un plico, i capelli erano sciolti sulle spalle e sulle labbra spiccava un velo di rossetto color porpora.
“Buonasera” arrossì nel trovare anche l’altro attore nel camper, non era pronta ad avere al cospetto entrambi i protagonisti della serie “Salve, signor Merz, signor Girnth”
“Ciao” mormorò, lo sguardo si posò sulla scollatura, non era niente male, la piccola. Si chiese come avesse fatto a non notare quanto fosse carina.
“Ciao, ma cosa ti avevo detto? Chiamami Marco” il biondo le si avvicinò sorridendole. In questo modo tentò di celare il suo imbarazzo.
“Va bene, Marco, ho qui le scene corrette che gireremo domani” abbassò lo sguardo, il rossore era apparso sulle gote.
Gabriel strinse le labbra per la gelosia, non sopportava quell’intimità tra i due. Li osservò con attenzione per cogliere ogni particolare.
“Sei molto gentile, grazie”
“È stato un piacere, ora vado, è tardi” sorrise e si voltò per andarsene.
“A domani, Paula” sussurrò con voce calda che le mise i brividi.
“Notte, Marco, signor Merz”
“Gabriel” la corresse.
Lei annuendo li lasciò soli.
“Vedo che la ragazzina ha una cotta per te” commentò il moro, cercando di non lasciar trasparire la gelosia che provava.
“Dici? È solo gentile”
“Certo” ridacchiò nervosamente “quanto sei ingenuo, mio caro, quella vuole entrare nel tuo letto, è evidente”
“Forse, ma non mi interessa, avrà vent’anni, io ne ho trentacinque e poi, ho moglie e un figlio”
“Da come le parli e la guardi sembra tu voglia scopartela”
Marcò lo fissò “Stai delirando”
“Sì, forse è vero, ma solo per colpa tua” accorciò le distanze, si sporse in avanti e cercò le sue labbra, ma Marco lo allontanò “Che significa?”
“Non è abbastanza palese?” gli occhi neri colmi di desiderio.
“No, non lo è” voleva capire “Perché mi hai baciato?”
Gabriel sussurrò “Forse perché lo volevo e poi, baci così bene”
“Non fare lo stronzo, non giocare con me, Gabriel” gli occhi erano come il ghiaccio. Lo spinse via indietreggiando di qualche passo.
“Giocare?” sgranò gli occhi alle sue parole “Se è così che la pensi, allora…” si voltò per andarsene “non abbiamo più niente da dirci. Meglio che vada e poi, hai una moglie da cui tornare” concluse con dolore.
Aprì la porta, il cuore si era come frantumato in mille pezzettini. Aveva creduto provasse anche lui un sentimento che andava oltre l’amicizia, ma aveva sbagliato e ora ne avrebbe pagato le conseguenze.
“Ci vediamo, Marco”
“Aspetta, Gabriel, scusami, non…” lui però, era già uscito chiudendosi la porta alle spalle.
“Dannazione!” imprecò sferrando un pugno sulla parete.
Sedette sconsolato sul divano, lo aveva ferito. Si sfiorò le labbra, erano gonfie per i baci. Poteva risentire in bocca il suo sapore, il camper era impregnato dell’aroma muschiato della sua acqua di colonia.
Inspirò a fondo per poterne conservare almeno un piccolo ricordo, poi prese il cappotto e uscì.


Il giorno seguente Marco aveva i nervi a fior di pelle, il copione che gli era stato dato giaceva dimenticato nel camper. Il litigio con Gabriel lo aveva scombussolato. Sentiva di aver rovinato il rapporto che c’era tra loro e di non avere più il tempo di recuperarlo. Notò il plico sulla mensola e lo prese.
“Dannazione” sibilò, non lo aveva letto.
Si cambiò d’abito e raggiunse la troupe.
Il regista gli si avvicinò “Marco, che ne pensi delle modifiche? Credo che così la scena sia molto più toccante”
Marco lo fissò imbarazzato quando si rese conto di aver dimenticato il copione che gli aveva portato Paula la sera precedente e quindi di non conoscere le modifiche apportate “Detesto ammetterlo, ma non ho guardato il plico che mi hai fatto avere”
“No? E perché, di grazia?” incrociò le braccia al petto “C’erano dei cambiamenti fondamentali”
“L’ho lasciato nel camerino, ma rimedierò leggendolo ora ” glielo mostrò.
L’uomo scosse la testa allontanandosi, Marco affondò la testa nel plico che aveva tra le mani. Sorrise, non riusciva a credere a quello che stava leggendo “No!” esclamò “È geniale”
Alzò lo sguardo e restò a bocca aperta, a pochi metri da lui c’era Gabriel vestito con un’uniforme da poliziotto di colore verde, una camicia color crema e in testa un cappello. Il cuore cominciò a battere con violenza nel petto, era di una bellezza disarmante. Decise che doveva chiedergli scusa, aveva esagerato. Fece per avvicinarsi, ma fu preceduto da Melanie e suo malgrado dovette rimandare.
Un attimo dopo era tutto pronto per iniziare a girare. Marco si avvicinò a Melanie e Andreas, mentre Gabriel si mantenne in disparte.
Alla fine delle riprese il giovane attore fu circondato da tutta la troupe ansiosa di salutarlo, Marco, invece, restò in un angolo a sorseggiare del caffè. Avrebbe voluto parlargli, ma temeva lo avrebbe respinto. Abbassò lo sguardo e sospirò tristemente, in quel momento, però, fu raggiunto Andreas, che interpretava Hajo, il loro capo. Gli sorrise “Perché sei qui tutto solo, avete litigato per caso?”
Marcò si voltò a fissarlo sorpreso, come aveva fatto ad indovinare?
“Non è difficile da capire, Marco, tu e Gabriel fino a due giorni fa ridevate e scherzavate, mentre ora sembra non riusciate a stare nella stessa stanza”
“Passerà” alzò le spalle.
“Sei arrabbiato perché lascia, vero?” ipotizzò.
“Sì” confessò “ ma in fondo lo capisco, se fossi stato al suo posto, avrei preso la medesima decisione”
“Cerca di chiarire le cose” gli consigliò rivolgendogli un sorriso “Gabriel ti è molto affezionato”
“Anche io e mi mancherà”
Melanie li raggiunse “Stiamo andando in un pub qui vicino a festeggiare, venite?”
“Non sono dell’umore adatto” rispose Marco scuotendo la testa.
“Cosa? Non sarebbe lo stesso senza di te, Gabriel si aspetta che tu venga”
“Devo tornare a casa” inventò.
La loro collega lo guardò stranita “Non puoi perdere questa festa, è in onore di Gabriel”
Marco sentiva lo sguardo di Andreas su di lui e quasi senza accorgersene si ritrovò ad accettare.
“Bene, venite? La notte è giovane e attende solo noi”
“Certo”sospirò Marco pentendosene immediatamente.
Gabriel sedeva tra due ragazze della troupe, ma ogni tanto lanciava uno sguardo al collega e amico che occupava un posto al bancone, spiluccando distrattamente dei salatini.
Era arrabbiato con lui, lo aveva accusato di voler giocare con i suoi sentimenti e questa era una cosa che lo faceva soffrire. Da quel momento l’atteggiamento di Marco era cambiato nei suoi confronti, diventando freddo e distaccato.
Gabriel strinse le labbra, gli avrebbe fatto vedere quanto poco gli importava di lui e della sua opinione. Si concentrò completamente sulle due ragazze che gli erano accanto, astraendosi completamente.
“Gabriel?” lo chiamò una voce profonda.
Il giovane alzò la testa, Marco era fermo davanti al loro tavolo “Non vedi che sono occupato?”
“Devo parlarti, Gabriel, è importante”
“Non puoi aspettare?” gli domandò circondando le spalle di una delle ragazze.
“No”
“E va bene” stampò un bacio sulle labbra di entrambe, poi si alzò. Seguì il collega in un angolo.
“Cosa vuoi?” sbottò seccato.
“Cosa stai combinando con quelle?” era seccato dal suo comportamento.
“Non sono cazzi tuoi, non ti devo alcuna spiegazione” replicò Gabriel alterato.
“Lo so, hai ragione, non mi devi niente, è solo che…”
“Marco, cosa vuoi?” insistette.
“Sto cercando di chiederti scusa, Gabri, ma me lo rendi estremamente difficile”
“Ora, posso andare? Non mi interessano le tue scuse” gli voltò le spalle.
“Ti prego, non odiarmi, Gabri, non penso quello che ti ho detto” continuò Marco senza speranza, sentiva di aver rovinato tutto “forse ero solo turbato”
“Non puoi neanche immaginare quello che ho provato quando…” si bloccò.
Marcò abbassò lo sguardo, non aveva scuse.
Gabriel gli puntò un dito contro, gli occhi erano fiammeggianti “…mi hai accusato di giocare con te. Mi è crollato il mondo addosso”
“Lo so, è la stessa sensazione che provo io” sussurrò Marco
“Come?”
“Sto male, sapere che sei arrabbiato con me quando io…” si bloccò senza riuscire a terminare la frase.
“Quando tu, cosa?” gli si avvicinò.
“Lascia perdere, non ha importanza”
“Sì, ne ha!” insistette costringendolo a guardarlo “Parla!”
“Qui non mi sento a mio agio, possiamo andare in un posto più appartato?” Marco sentiva su di sé gli sguardi di tutti.
Gabriel gli appoggiò una mano sul braccio e lo guidò attraverso un corridoio. Entrarono in una stanzetta vuota
“Ecco, ora mi spieghi di che stai parlando perché non sto capendo nulla”
Marco sospirò prima di riuscire ad aprire bocca “Tengo molto a te, Gabri e detesto questa situazione che si è venuta a creare tra noi”
“Se fosse così non ti comporteresti da bastardo! Mi hai ignorato per giorni e scommetto che non volevi neanche venire. Melanie ha dovuto obbligarti, vero?”
Marco abbassò gli occhi e l’altro comprese di aver indovinato “Come pensavo” mormorò con dolore.
“Sapevo quanto fossi arrabbiato e che non desideravi avermi tra i piedi” ma la verità era un’altra.
“Non ti credo” replicò “Speravi che con il trascorrere dei giorni avrei dimenticato”
“No”
“Sì, invece” sibilò Gabriel “credevo mi conoscessi meglio di così, Marco, mi hai deluso”
“Lo so e non sai quanto sto male al pensiero di perderti, non mi ero reso conto quanto fossi importante per me” non riuscì più a trattenere le lacrime.
“Marco” i lineamenti del viso si addolcirono, non l’aveva mai visto così fragile.
Accorciò le distanze che li separavano, asciugò gli occhi umidi con le dita “Non riesco ad essere arrabbiato con te”
“Mi dispiace di essere stato così stronzo” Marco continuò a scusarsi.
Gabriel lo attirò in un abbraccio affondando poi il viso nel suo collo “Lo so” baciò rumorosamente la spalla.
Marco appoggiò le labbra sulla guancia e immediatamente, Gabriel si voltò per catturarle. Il biondo le socchiuse spingendo la lingua all’interno. Gabriel lo attirò maggiormente a sé circondandogli la vita con un braccio e rendendo il bacio infuocato. Si lasciò sfuggire un gemito mentre si staccava per la mancanza d’ossigeno “Scusami, non sono riuscito a frenarmi”
“Non scusarti, se non mi avessi baciato tu l’avrei fatto io” confessò Marco “non voglio più negare quello che provo” gli sfiorò le labbra gonfie.
“Davvero?”
Per tutta risposta ricominciò a baciarlo spingendosi contro di lui e facendogli percepire la sua eccitazione attraverso la stoffa dei jeans.
“Marco, mio dio” gemette quando la bocca si spostò sul collo succhiando la pelle con forza, lasciando dei segni.
“Ti voglio” gli sussurrò il biondo mordicchiando il lobo dell’orecchio.
“Mi stai facendo impazzire, lo sai, vero?”
“Andiamo a casa tua?” propose Marco con voce carica di desiderio.
Gabriel impietrì, stava sognando. Se era così, sarebbe stato meglio non risvegliarsi mai “Parli sul serio?”
“Secondo te?” gli prese la mano e se la portò tra le gambe “Non lo senti quanto ti voglio?”
“Non sai quanto ho sperato potesse giungere questo momento” si morse il labbro inferiore
Il biondo si alzò intrecciando le dita con le sue “Mi dispiace di averti detto tutte quelle cattiverie”
“Basta parlarne, non importa più” scosse la testa baciandolo ancora.
“Come spiegheremo la nostra fuga?” Marco era preoccupato.
“Nessuno baderà a noi, vedrai” Gabriel rivolse un sorrisetto malizioso. Afferrò il braccio “Vieni, usciamo dal retro”
Attraversarono nuovamente il corridoio, Marco poteva avvertire il calore della sua stretta, immaginò di essere con lui, di fare l’amore e fu colto da un’incredibile eccitazione. Desiderava un uomo, Gabriel, uno dei suoi migliori amici.
Uscirono nella fredda notte. Marco rabbrividì e Gabriel lo attirò in un abbraccio per scaldarlo con il suo corpo “Presto saremo al caldo”
“Ci sono già, con te accanto” si ritrovò a dichiarare.
“Sei venuto con la tua auto?” arrossì leggermente alla sua dichiarazione.
“Sì”
“Vorrà dire che andremo separatamente” concluse il moro, non voleva certo che uno dei due dovesse ritornare a riprendere la macchina “Ci vediamo tra dieci minuti sotto casa, Marco” si staccò da lui e si avviò verso il suo veicolo parcheggiato dall’altra parte della strada.
Marco l’osservò attraversare e sorrise, poi raggiunse la sua Mercedes grigia. Fece scattare l’antifurto ed entrò. Restò per qualche istante in silenzio, con la testa appoggiata allo schienale, sulle labbra un dolce sorriso. Era felice.

martedì 23 febbraio 2010

Soko Leipzig: Liebe und tod in Moskau

Per tirarti su NC17




Per tirarti su.

Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan- Miguel
Prima stagione
Rating-vietato ai minori di 18 anni per scene esplicite di sesso
I personaggi non sono di mia proprietà, mi diverto solo con loro.



Jan stava attraversando davvero un periodo negativo: Benny si comportava da ribelle causando guai a scuola e rischiando più volte la sospensione costringendolo a punirlo. Tutto questo gli rendeva sempre più gravoso il ruolo di unico genitore. Rifletté sulla sua situazione e si convinse che Benny aveva bisogno di una figura femminile accanto e che forse, non era il solo. Aveva dimenticato da quando tempo non frequentava una donna. Invidiava Miguel che non aveva alcuna difficoltà ad approcciare il gentil sesso, mentre lui era sempre timido e impacciato. Quella notte Benny sarebbe rimasto a dormire a casa di un amico e lui aveva deciso di trascorrere la sera vedendo una partita in televisione, giocava il Bayer di Monaco. Tra le mani una birra e un mega panino, era terribilmente depresso, avrebbe voluto chiedere a Miguel di vederla assieme a lui, ma il collega aveva accennato ad un appuntamento.
Sedette sul divano, appoggiò il piatto sulle gambe, sorseggiando la birra. Il suono del campanello lo distolse dalla partita, alzò la testa stupito, non attendeva nessuno.
Andò ad aprire, Miguel era sul pianerottolo, con un sacchetto in mano e una confezione di birre. Jan lo fissò incredulo e l’amico entrò senza dire una parola.
“Che ci fai tu qui?”
“Ho pensato di venire a tirarti su” Miguel appoggiò la roba sul tavolino accanto al divano.
“E il tuo appuntamento?”
L’altro alzò le spalle “Niente di fatto e poi…” sorrise “non sopportavo di vederti così abbacchiato. Sono giorni che sei insopportabile”
“Non è vero” protestò.
“Sì che è vero” avvicinò il viso al suo “la prossima volta organizzo un’uscita quattro, hai bisogno di scopare, collega!” sedette appoggiando i piedi sul tavolino.
“Non essere così volgare, Miguel. Pensi sempre al sesso, tu, vero?” gli spinse giù le gambe “lo rovini così!”
“È la sua mancanza a renderti così musone, Jan” infilò la testa nel sacchetto.
Ridacchiò cacciando una videocassetta “per questo ti ho portato una cosa”
“Cos’è? C’è la partita in tv” protestò Jan afferrandola.
Il viso cambiò colore quando lesse il titolo del film “Le gemelle del piacere” fissò l’amico “non vorrai mica vedere questa roba”
“Certo che voglio e poi, non dire che non penso a te” recuperò la cassetta per infilarla nel registratore “vedrai come ti cambierà la serata”
“Sei irrecuperabile, Miguel” scosse la testa “davvero pretendi che guardi questa porcheria?”
“Porcheria? Non sai cosa dici, è un capolavoro”
“Gemelle del piacere?” represse a stento una risata.
“Benny non c’è vero? È un po’ troppo giovane per questo genere di film” prese il telecomando e accese “mettiti comodo, Jan” batté la mano sul cuscino per invitarlo a sedergli accanto.
Jan sospirò tristemente, non c’era modo di fargli cambiare idea. Prese posto sul divano, gli offrì una birra prendendone una anche per sé.
Bevve un sorso mentre sulla scena apparve una ragazza con le treccine bionde e un succinto babydoll che lasciava poco all’immaginazione. Bussò ad una porta ed entrò senza attendere. Una fanciulla pressoché identica era stesa sul letto a pancia sotto, a gambe divaricate si sfiorava con la mano. Jan si mosse nervoso, lo sguardo di Miguel era invece fisso sullo schermo.
“Ciao sorellina, dormivi?”
“Sono così eccitata, oggi sono stata con il mio ragazzo”
La sorella si stese accanto “Racconta, avete fatto l’amore?”
L’altra rise “Mi ha strappato i vestiti di dosso” continuò a sfiorarsi.
“E poi, che avete fatto?”
“Mi ha toccato”
“E come?”
“Ora te lo mostro” prese la mano e se la portò all’interno degli slip “muovi il dito in questo modo”
I gemiti riempirono la stanza, Miguel lasciò scivolare il palmo sulla propria coscia, poi risalì appoggiandolo sul cavallo dei pantaloni.
Jan sudava, l’atmosfera si stava surriscaldando sia sullo schermo che fuori. Si stava eccitando e non era di certo il solo, Miguel sembrava apprezzare molto quello che vedeva.
Lo sguardo di Jan cadde sull’erezione che premeva sulla stoffa dei jeans dell’amico. Si toccò a sua volta, mentre le protagoniste si lasciavano andare ad un appassionato 69.
“Chissà perché agli uomini eccita sempre vedere due donne insieme” commentò il biondo scrutando la reazione di Miguel.
“Se sono belli anche due uomini possono essere arrapanti, no?” replicò il bruno con un sorrisetto malizioso.
Jan lo fissò esterrefatto “Come? Non dirmi che guardi anche quel genere di film” si rese conto che c’era ancora qualche aspetto dell’amico di cui non era al corrente.
“Mi è capitato un paio di volte, ma per sbaglio” si affrettò a giustificarsi.
“Per sbaglio?”
Intanto la scena sullo schermo si stava evolvendo, le ragazze avevano cacciato da sotto il letto vari oggetti dei quali stavano usufruendo in modo molto soddisfacente.
Miguel gemette leggermente, si sbottonò i jeans insinuando le dita all’interno “Jan, a te non è mai capitato?”
“No” si affrettò a rispondere, quella discussione stava prendendo una strana piega.
“Sai, in uno c’era un biondino davvero notevole” il respiro dello spagnolo era ansimante “aveva una bocca carnosa da perdere la testa ed un corpo scolpito” gli occhi neri si erano spostati su Jan dimenticando il film “quasi come il tuo, sembrava una statua greca”
La gola di Jan divenne secca, Miguel continuò “Sai, devo ammettere che ti somigliava molto. Appena l’ho visto ho pensato a te”
“E che faceva?” Jan si mosse accorciando la distanza che li separava, le gambe potevano quasi sfiorarsi.
“Lo succhiava ad un bel moro” Miguel continuò a toccarsi immaginando Jan al posto di quell’attore. Ansimò al pensiero della sue labbra sull’erezione.
La gamba di Jan strusciò contro quella del compagno, quel discorso lo stava mandando su di giri. Gli sfiorò la coscia con la punta delle dita disegnando dei piccoli cerchi “Ed era bravo?”
Miguel si voltò a guardarlo con desiderio muovendo la mano all’interno dei jeans “Grandioso, Jan Talmente bravo che me lo ha fatto diventare duro proprio come adesso” la voce di Miguel era pressoché impercettibile.
Ai gemiti delle gemelle si erano aggiunti i sospiri dello spagnolo. La mano di Jan risalì lungo la coscia avvicinandosi all’erezione ancora celata dalla stoffa.
Miguel lo fisso con i suoi grandi occhi neri “E tu, Jan?” gli sbottonò i pantaloni.
“Io cosa?”
“Sei duro?” Miguel abbassò i boxer, lasciando sgusciare fuori il membro ormai eretto. Si leccò le labbra “Sì, lo sei”
Anche Jan raggiunse finalmente la patta dei jeans del compagno, gli schiaffeggiò la mano sostituendola con la propria. Le dita lo circondarono percorrendo poi tutta la lunghezza.
Miguel sfiorò, invece, la punta con il pollice facendolo fremere,
“Non torturarmi”
Miguel per tutta risposta cominciò a muovere la mano lungo l’asta.
“Miguel” Jan ansimò “non fermarti”
Lo spagnolo ridacchiò obbedendo, Jan inarcò la schiena senza smettere di dargli piacere.
“Jan, più veloce” lo incitò.
Gli ansiti li eccitarono inducendoli a continuare fino a quando non furono sul punto di raggiungere il picco.
Jan spillò il seme sul torace, ma non smise di masturbarlo.
“Jan, sto venendo” gemette sentendo arrivare l’orgasmo. Un attimo dopo gli inondò la mano con la sua essenza.
Miguel affondò il viso nel collo di Jan, che poteva avvertire il suo alito caldo sulla pelle. Il biondo cercò di calmare il cuore in fibrillazione dopo quello che aveva provato.
“Che pelle morbida, Jan” posò una scia di piccoli baci fino all’orecchio, succhiando il lobo.
Le labbra si spostarono sulla guancia leccandola “Adoro il tuo sapore”
Jan ansimò “Miguel”
Lo spagnolo gli cercò le labbra, sfiorandole la punta della lingua. Lambì ogni angolo prima di spingersi all’interno approfondendo il bacio. Jan si lasciò sfuggire un gemito, prima di lasciarsi trasportare dal desiderio.
Miguel si spinse maggiormente contro di lui, Jan gli circondò la vita con una gamba per aumentare il contatto.
Jan si staccò per respirare, Miguel gli sfiorò la bocca gonfia per i continui assalti “Questa serata si è rivelata più interessante del previsto” sorrise felice.
“Era questo che avevi in mente quando dicevi di volermi tirare su?” sbottò stizzito “ora mi sento anche peggio”
“Perché ti senti peggio?”
“Lo sai il perché”
“Non era programmato, Jan, ma non posso negare di averlo sperato” sulle labbra un sorriso estasiato.
Il biondo si districò dall’abbraccio, alzandosi dal divano. Si aggiustò i pantaloni “Non doveva accadere”
“Perché? Lo volevamo entrambi” non riusciva a comprendere la sua reazione.
“Ci siamo lasciati trasportare dal film, Miguel” replicò “se non fosse stato per quella roba che hai portato non sarebbe successo niente”
Miguel scattò in piedi seccato “Ho capito, meglio che vada a casa” riabbottonò i jeans.
Afferrò la giacca e si mosse verso l’ingresso senza neanche guardarlo “A domani, Jan”
Jan non lo fermò, restò impassibile e solo quando sentì la porta dell’ingresso sbattere si rese conto dell’errore che aveva commesso.