martedì 17 febbraio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 10 (seconda parte)

Dopo cena Alex si alzò da tavola e tornò in salotto, era nervoso, la telefonata con William era finita male e ora doveva trovare il modo d’andare da lui. Passeggiò avanti e indietro per la stanza in cerca di una soluzione e poi, quando sarebbe stato il momento giusto per parlare con Amber? Lei lo raggiunse e notando il suo comportamento si preoccupò “Alex, cosa ti sta succedendo? Sei così strano da quando sei tornato”
“Credo sia giunto il momento di parlare”
“Sì, hai ragione”e sedette sul divano seguito da lui.
“Amber, ci sono delle cose che devo dirti e non credo ti piaceranno”
Fece un profondo sospiro, ormai era pronta a tutto, sentiva che la loro storia era al capolinea.
“Prima di tutto, voglio farti sapere che sono stato arrestato e ho trascorso alcune ore in cella”
I suoi occhi si spalancarono “Tu cosa? Ma perché?”
“Ho distrutto un jukebox e ho dato il via ad una specie di risa in un locale”le spiegò.
“E per quale motivo avresti fatto una cosa del genere?”era sconvolta, non credeva fosse un tipo violento.
“Avevo bevuto, ero triste e ho perso il controllo”
“O mio dio, Alex, ma stai bene? Non ti hanno fatto nulla in carcere?”e fu in quel momento che notò la mano semi fasciata “E questa? Te l’ha fatta qualche detenuto?”
“No”ridacchiò nervoso “mi sono ferito con un vetro”
“Dannazione, Alex, ma cosa ti è preso? Finire in prigione, non pensi alla tua reputazione? E se dovessero toglierti il progetto? La tua reputazione come ingegnere sarebbe rovinata”
“Hai ragione”non aveva mai pensato ad una possibilità del genere, era stato davvero un idiota “mi sono comportato da ragazzino immaturo. A proposito, ti ho chiamato, ma il cellulare suonava a vuoto”mentì, dirle quello che era accaduto in realtà.
“Devo averlo dimenticato da qualche parte”fino a questo momento non si era resa conto di averlo smarrito.
“Capisco”
“Hai dovuto pagare la cauzione?”gli domandò.
“Sì”rispose vago, William si era occupato lui di tutto “ora, c’è qualcosa che devo dirti”e il suo viso divenne estremamente serio.
“Ho capito, Alex, c’è un’altra, vero?”aveva il cuore in gola.
“La situazione è un po’ più complicata di così, Amber”
“Mio dio, allora è vero, ti sei innamorato di qualcun altro”gemette “non posso crederci”
Il giovane annuì e sospirò “Mi dispiace”
“Per questo sei partito? Per stare con lei? Mi hai mentito” furiosa, scattò in piedi.
“No, non devi pensarlo”reagì “sono dovuto partire per fare chiarezza sui miei sentimenti, per capire quello che provo davvero”
“E a quanto pare, sembra che tu lo abbia capito. Ami questa donna più di me”gli puntò un dito contro
“Amber, mi dispiace”
“Continui a dirlo, ma non è vero”gli occhi erano fuori dalle orbite, detestava il fatto che le avesse mentito “Mi hai mentito tutte le volte che ti ho chiesto se c’era un’altra, rispondevi sempre di no, dicevi che ero paranoica. Che stupida sono stata a crederti”
“Amber, non ero sicuro di quello che provavo, sentivo che c’era qualcosa, ma non sapevo cosa fosse”cercò di spiegarle “Tra noi c’erano problemi già prima, non puoi negarlo. Da quando ci siamo trasferiti da New York non parliamo più, non trascorriamo neanche un’ora insieme senza che tu debba scappare per andare a lavoro”
“Non è colpa mia, devo partire prima per non arrivare in ritardo”alzò la voce “Se abitassimo a New York non dovrei muovermi un’ora prima”
“Me lo stai rinfacciando? Mi hanno affidato un lavoro, non potevo farlo restando a New York e poi, credevo che fossi felice qui”
“Felice? Come potrei essere felice in questo buco sperduto nel nulla, dove tutto il vicinato spia e sì impiccia della vita degli altri?”
“Perché non me lo hai detto, Amber?”le domandò.
“Perché io ti amo e vedevo che eri felice qui e che ti stavi realizzando professionalmente”
“Mi dispiace che ti abbia reso infelice, ma questo non cambia il fatto che ci siamo allontanati”
La ragazza annuì e sospirò, poi Alex continuò a parlare “Sai, a proposito del vicinato impiccione, ho parlato con la signora Patterson”scosse la testa ripensando a tutto quello che gli aveva detto.
“Davvero? E cosa voleva?”fece una smorfia “Proprio ieri l’ho sorpresa a spiare William”
Alex alzò un sopracciglio, forse c’era un modo per sapere tutto quello che la signora Patterson non era stata in grado di dirle “A spiare William? E come lo sai?”
“Vedi, ero andata da lui per domandargli in prestito una sua raccolta di poesie e quando sono uscita lei era alla finestra, come al solito”
“Me lo ha detto”
“Cosa?”la ragazza sgranò maggiormente gli occhi, si permetteva anche di spettegolare con il suo fidanzato delle sue azioni? Era davvero troppo “In che senso te lo ha detto? Ti ha parlato di me?”
“Sì, ma non ti preoccupare, non ho raccolto le sue provocazioni, piuttosto, mi ha detto alcune cose su William, di come la sua vita sia movimentata”un’ondata di gelosia lo colse nuovamente “e di visite”
“Ah, parli del tipo affascinante che era fuori casa sua, ieri?”sulle labbra le apparve un leggero sorriso “Sai, c’è qualcosa che non mi quadra, tra loro c’era un atteggiamento strano, quasi di intimità, soprattutto nell’altro uomo”
“Davvero?”cercò di mantenere un briciolo di controllo, ma ormai stava cadendo in pezzi.
“Sì, anche se William non sembrava felice di vederlo, ha pronunciato il suo nome con un sibilo e ha stretto i pugni”.
“Hai sentito il suo nome, quindi”
“Ian”sussurrò lei.
Queste tre lettere non fecero altro che aumentare il panico che si era ormai impadronito del giovane Alex“tanto che a stento riuscì a captare il resto del suo discorso.
“Dalle poche parole che ha pronunciato, suppongo sia inglese come lui”ipotizzò “Che uomo elegante e affascinante. Ho impressione che quell’uomo abbia qualche relazione particolare con William”
“Relazione? Da cosa lo deduci?”
“Non lo so, dall’atteggiamento di quell’Ian, da come ha pronunciato il suo nome, con dolcezza. È una sensazione, tesoro, forse William non è chi dice di essere”concluse con uno sguardo malizioso.
“Non sono affari tuoi”scattò furioso “Non sopporto che parli in questo modo di William, è nostro amico e…”si bloccò prima di lasciarsi sfuggire qualche cosa di compromettente.
“Calmati, non te lo tocco, il tuo adorato William”replicò alzando le braccia “ma non cambiare discorso, voglio sapere chi è questa sgualdrina della quale sei innamorato”
“Non c’è bisogno che tu lo sappia, Amber”troncò sul nascere ogni tipo di domanda sul suo nuovo amore, non era pronto a confessarle la verità.
“Che stronzo”sbottò.
Lui non replicò e lei continuò “Ti lascio il campo libero, tesoro, domani prendo le mie cose e torno a New York”
“Cosa? Torni a New York?”non credeva avrebbe accettato tutto così bene, senza minacciarlo o intimargli di lasciare quell’altra donna.
“Certo, pensavi sarei rimasta sapendo che non mi ami?”reagì lanciandogli uno sguardo di fuoco “Ah, stanotte, dormi sul divano, mio caro”e senza aggiungere altro uscì dalla stanza.
Alex si avvicinò alla finestra, era tentato di uscire e scappare da lui per chiarire la situazione che si era venuta a creare tra loro. Fece un profondo respiro, poi prese la giacca e uscì diretto verso la villetta di William.
Le luci erano ancora accese, si fermò davanti alla sua porta senza trovare il coraggio di bussare, poi decise che la sua voglia di vederlo era più forte e suonò il campanello.
Un attimo dopo William apparve sulla soglia, i capelli scomposti e con indosso dei vecchi jeans e una maglia rossa. Lo accolse con leggera freddezza, era arrabbiato dopo la telefonata, glielo si leggeva negli occhi.
“Ciao”lo salutò il moro abbozzando un sorriso, il cuore gli batteva con violenza nel petto “posso entrare?”
William lo fissò per qualche istante, poi annuì e si spostò leggermente per farlo passare.
Alex entrò nel soggiorno e si voltò verso il suo amante “Come stai?”
L’altro puntò le iridi cristalline su di lui “Secondo te?”
“Mi dispiace per come è andata la telefonata, Will”
“Sì, certo”sbuffò per niente convinto “come sta Amber?”
“Incazzata, delusa, furibonda, ma non ha tutti i torti”
“Eh?”ma di che stava parlando?
“Le ho detto che amo qualcun altro, che non posso continuare a stare con lei”
“Stai scherzando, vero?”non riusciva a credere che lo avesse fatto davvero.
“No, te lo avevo detto che le avrei parlato, Will”replicò.
“Credevo che…”era felice, finalmente non c’erano più ostacoli alla loro storia.
“Le ho parlato dopo cena, ma lei già immaginava qualcosa, in fondo, sono stato via quasi una settimana”
“Non sai quanto sono contento che tu sia libero”lo raggiunse e gli prese il volto tra le mani baciandolo “Alex, finalmente, sei tutto mio”
“Will”ansimò, ma c’era qualcosa che gli impediva di lasciarsi andare, un dubbio che gli minava la fiducia che aveva in lui.
“Che c’è tesoro? Ti sento così distaccato, non sei felice?”si rese conto che c’era qualcosa che lo turbava.
“Sì, è solo che…”sospirò non sapendo come affrontare quell’argomento così spinoso.
“Parla, sai che puoi dirmi tutto, amore”lo spinse sul divano sedendogli accanto.
“So di Ian, Will”disse tutto d’un fiato.
“Ah”mormorò solo abbassando la testa “mi dispiace tu lo abbia saputo da altri”
“Cosa è accaduto tra voi? E perché non me ne hai parlato?”
“Si è presentato qui, ieri, mentre Amber era da me”cominciò a raccontare “ero così stupito, non credevo avrebbe avuto il coraggio di presentarsi qui dopo quello che era avvenuto”
“So che per te è doloroso, ma ti va di dirmi cosa è successo tra voi per portarti a lasciarlo e a scappare via dall’Inghilterra?”gli occhi blu del poeta erano lucidi.
“L’ho trovato a letto con un altro”gli rivelò “e per me è stato peggio che una pugnalata nel cuore”
“Mi dispiace, Will”gli sfiorò una guancia.
“L’ho trovato con Steven, il mio migliore amico e io mi sono sentito crollare il mondo addosso”
“Cosa?”sgranò gli occhi e tutto gli fu chiaro “Mio dio”
“Non potevo perdonarli per come si erano comportati, ma solo ora ho saputo la verità e non ha fatto che incrementare il mio dolore”continuò a sfogarsi, gli occhi si riempirono di lacrime “lui era geloso del mio rapporto con Steven e ha deciso di porvi fine”
“Che verme”commentò a denti stretti.“Ha fatto bere Steven, poi si è infilato nel letto con lui e lo ha sedotto. Steven pensava fossi io, gli ha detto che lo amava e Ian per vendicarsi ha fatto l’amore con lui”
“Vuoi dire che Steven non sapeva si trattava di Ian e non di te?”era sempre più sconvolto dalle sue dichiarazioni, quell’uomo doveva essere un uomo terribile e senza cuore.
William scosse la testa “Steven mi ha detto tutto e non potevo credere che Ian avesse compiuto un atto così vile e crudele, ma poi me lo ha confermato lui stesso. Era geloso del nostro rapporto e quando è venuto a conoscenza dei suoi sentimenti per me ha deciso di mettere fine alla nostra amicizia”
“Cazzo, Will”
“Dovevi vederlo, Alex, non era per niente pentito, credeva di avere fatto la cosa giusta”le lacrime gli impedivano quasi di continuare il suo racconto “voleva tornare con me, mi ha detto che mi ama”
Queste ultime parole gli provocarono un brivido lungo la schiena, ma non intervenne e lo lasciò finire.
“Come poteva pretendere che gli perdonassi una cosa del genere? L’ho mandato via, non voglio più vederlo”
“Mi dispiace, ero arrabbiato perché non me ne avevi parlato, ma che idiota egoista che sono”scosse la testa “tu soffrivi e io pensavo che volessi tenermelo nascosto per chissà quale motivo”
William lo fissò incredulo “Eri geloso?”
“Mi sento un vero verme”si alzò in piedi e si voltò dandogli le spalle, non riusciva neanche a guardarlo.
“No, amore”lo raggiunse e lo costrinse a guardarlo “non sei un verme, io ho provato la stessa paura quando ho udito la voce di Amber prima, credevo avessi cambiato idea. Ero furioso e terrorizzato”
“Non devi”gli accarezzò la guancia “ho deciso con chi stare”
“Davvero?”le labbra si aprirono in un sorriso.
“Sì, amore mio”e lo baciò con passione attirandolo a sé, assaporando la sua bocca e spingendosi contro di lui.
Lo spinse supino sul divano e si stese su di lui divorando le sue labbra morbide.

lunedì 16 febbraio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 10 (prima parte)

Quando Alex arrivò a Kearny era già calato il crepuscolo, l’incontro era andato per le lunghe e non aveva potuto liberarsi prima, ma era felice di essere tornato. Gli era sembrata un’eternità da quando era partito, eppure era stato via solo una settimana. Spense il motore dell’auto davanti alla sua, le luci erano accese e l’auto era nel vialetto. Sospirò, Amber era a casa.
Volse poi lo sguardo verso la casa di William, anche lì le luci erano accese, forse lo stava aspettando, in fondo, gli aveva promesso sarebbe stato di ritorno quella sera stessa. Appoggiò la fronte al volante, era nei guai, Amber lo avrebbe castrato se avesse saputo il vero motivo per il quale la stava lasciando. Non poteva dirglielo, non ancora, ma il modo in cui era partito, giorni prima, preannunciava una rottura imminente, quindi non sarebbe stata una notizia inaspettata. Prese coraggio, cacciò il borsone dall’auto e chiuse lo sportello.
Un movimento alla finestra della casa accanto attirò la sua attenzione, c’era qualcuno dietro le tende. Fissò la finestra per qualche istante e finalmente la vide, la famigerata signora Patterson e lo stava spiando. Corrugò la fronte, strinse le labbra e si avvicinò, non poteva continuare a fingere che non fosse seccante.
Era arrivato ad un passo dal vialetto quando la porta d’ingresso si aprì e ne usci la signora Patterson, tra le braccia un gatto siamese. Alex si bloccò, era la prima volta che aveva modo di vederla da vicino e la scrutò con attenzione.
La donna sorrise “Buona sera, signor James, è di ritorno, a quanto vedo”lo salutò facendo scorrere la mano sulla schiena del gatto.
“Sì”mormorò stupito, poi la salutò a sua volta “Buona sera anche a lei, signora”
“Mi stavo chiedendo se non le dispiacerebbe fare due chiacchiere, sa sono sempre sola e mi farebbe piacere la compagnia di un bel giovanotto, una volta ogni tanto”gli domandò ammiccante.
“Veramente, sono appena tornato e Amber mi starà aspettando”replicò scusandosi, ma poi ci ripensò e accettò l’invito “Un minuto, solo”quale migliore occasione per parlarle e dirle di smetterla di spiarli?
Lei lo lasciò passare poi si chiuse la porta alle spalle. Lo introdusse nel salotto.
Alex si guardò intorno, la stanza era molto spaziosa, vi erano due divani, su uno dei quali dormiva acciambellato un secondo gatto, sempre di razza siamese che non alzò la testa neanche quando il giovane fece il suo ingresso nella stanza, poi un cassettone in legno, una vetrinetta appoggiata ad una parete e tra i divani un tavolino. La donna lo fece accomodare sul divano libero, mentre lei gli sedette di fronte, accanto al siamese, appoggiando anche quello che aveva in braccio, il quale si avvicinò al compagno e cominciò ad annusarlo e leccarlo.
Il ragazzo si sentì a disagio, quella donna gli incuteva uno strano senso di timore, nonostante avesse superato la settantina.
Lei lo fissò attentamente per qualche istante, poi parlò “Le va un the, un caffè?”
“No, la ringrazio, sto bene”si sistemò sul divano, lo sguardo si spostò verso i due gatti che ora si stavano facendo le fusa. Non gli piacevano i gatti, era più un tipo da cani, ma Amber non amava gli animali e non gli aveva permesso di prenderne uno.
“Allora, signor James, come si trova nella nostra cittadina?”gli domandò lei improvvisamente.
“Bene, la gente è amichevole e gentile, ci sentiamo a nostro agio in questo quartiere e poi, non è caotico come New York”
“Venite da New York, città interessante”commentò.
“Sì”alzò un sopracciglio, quella donna era davvero strana “Amber ci lavora, è infermiera”le comunicò, ma qualcosa gli diceva che fosse già al corrente di tutto.
“Cara ragazza, peccato lavori così tanto”disse senza staccare gli occhi dal giovane che le era di fronte.
Alex non replicò, abbassò lo sguardo verso le scarpe e lei continuò “Ai miei tempi le donne restavano a casa, non lasciavano i propri uomini da soli, ma il mondo è cambiato, le donne si sono emancipate, lavorano più degli uomini”.
“Amber ama il suo lavoro”commentò posando i suoi occhi scuri su di lei “e se deve trascorrere le giornate fuori casa, pazienza”alzò le spalle.
“Capisco”le labbra si aprirono in un sorriso “è davvero esemplare da parte sua, non tutti gli uomini lo avrebbero accettato”
“Non posso impedirle di fare quello che ama e che ci da di che vivere. È una fortuna poter lavorare entrambi”
“Come mai è partito? Per lavoro?”continuò con il suo interrogatorio.
Alex continuava a sentirsi a disagio, sentiva che presto avrebbe posto qualche domanda imbarazzante perché sembrava davvero capace di farlo “Sì, dovevo recarmi in una cittadina vicina per terminare un progetto”le spiegò cercando di essere il più vago possibile.
Lei lo scrutò, non era convinta, glielo si leggeva nello sguardo, sentiva che le stava mentendo e la cosa non gli piaceva affatto, ma perché aveva accettato quell’invito? Si era pentito nell’istante stesso in cui aveva messo piede in quella casa.
“Ora, devo andare”si alzò in piedi, ma la donna fu più veloce e lo bloccò appoggiandogli una mano sul braccio “Resti ancora”
“La ringrazio, ma devo proprio andare”
“Va bene, l’accompagno”
Quando furono davanti all’ingresso lei divenne improvvisamente seria e gli si avvicinò maggiormente “Sa, io di solito, non mi intrometto, ma c’è qualcosa che mi preme dirle”
Alex sbatté leggermente le palpebre, cosa voleva dirgli? Sembrava qualcosa di importante a giudicare dalla sua espressione.
“So che lei e il signor Bradford siete molto amici, per questo mi sento in dovere di informarla di qualcosa che ho notato”
Il giovane impallidì nel sentir nominare il nome del suo amato “D che si tratta?”
“Niente di grave, le garantisco, solo che negli ultimi giorni, ho notato uno strano movimento”
“Che intende per strano movimento?”alzò un sopracciglio, non riusciva a capire a che conclusione volesse giungere.
La signora Patterson notò un cambiamento nel suo atteggiamento e lo scrutò con attenzione “Ha ricevuto molte visite, soprattutto, mentre lei era via, ho notato anche una macchina grigio metallizzata appostata davanti casa con il motore spento, e poi…”s’interruppe un attimo, poi concluse “la sua fidanzata proprio ieri è andata a casa sua ed è rimasta per molto tempo. Non so cosa volesse, ma di una cosa sono certa, una ragazza fidanzata non va a fare visita ad un altro uomo, soprattutto quando lui è fuori città”
“Cosa vuole insinuare, signora Patterson?”era davvero incredibile quella donna “Credo che non debba intromettersi in queste faccende”
“Non si arrabbi signor James, non volevo insinuare nulla, credevo fosse mio dovere avvertirla”
“So della visita a William”dichiarò seccato.
“Ah bene, allora”le labbra si aprirono in un sorriso “quando l’ho vista uscire da casa sua mi è sembrato strano, poi c’era all’esterno un uomo ad attendere il signor Bradford. Era una mezz’ora che aspettava”
“Un uomo?”
“Sì, un bel giovane, sui quaranta, alto, aria impettita, capelli neri, grandi occhi scuri. Era vestito molto elegantemente”lo descrisse e il terrore s’impadronì di tutto il suo essere, non poteva trattarsi di lui, gliel’avrebbe detto.
“Era fuori casa di William?”domandò con il cuore in gola “E lui lo ha visto?”
“Certo, era nel vialetto quando è uscito il signor Bradford con la signorina Foster, ma lui non sembrava felice di vederlo”commentò stupita.
“Davvero? Ma ha pronunciato il suo nome?”
“Perché tutto questo interesse, signor James? Lo conosce, per caso?”incrociò le braccia al petto.
“No, curiosità, tutto qui”ridacchiò, ma fu poco convincente.
“Forse, ma io ero dietro la finestra, non potevo sentirlo, comunque quando la signorina si è allontanata loro hanno discusso per qualche minuto, poi l’uomo bruno si è avvicinato al signor Bradford e gli ha sussurrato qualcosa, dopo poco sono entrati in casa”
“In casa? È sicura?”il suo volto era impallidito di colpo, la gelosia lo stava uccidendo.
“Sì, immagino di sì, sa, mi sono allontanata perché bolliva l’acqua per il the, ma quando mi sono affacciata in seguito non erano più lì, ma la macchina sconosciuta c’era ancora quindi presumo fossero entrati in casa”alzò le spalle “Era un uomo molto affascinante, niente a che vedere con quel ragazzo che ho visto sere fa”
“Ragazzo?”
“Sì, un giovane dai capelli rossi, è venuto a trovarlo un paio di volte e una sera si è trattenuto per la notte”
Alex sentì la terra tremargli sotto i piedi, di certo stava parlando di Steven, ma perché non gli aveva detto che si era fermato per la notte? E soprattutto, perché non gli aveva parlato della visita di Ian?
“Devo andare, ora, arrivederci”e si voltò per uscire.
Si avviò lungo il vialetto e in un attimo raggiunse la porta di casa, ma avrebbe tanto desiderato correre da William per conoscere la verità.
Cacciò le chiavi dalla tasca e le introdusse nella toppa, entrando.
“Sono tornato”annunciò, ma nella sua voce non c’era traccia di entusiasmo.
Amber fece capolino dalla porta della cucina e quando lo vide sorrise e gli corse incontro abbracciandolo “Sei qui, sei tornato”
“Sì, Amber”
“Se sapessi quanto mi sei mancato”lo baciò con trasporto e lui non poté fare a meno di rispondere, ma quando terminò si sentì terribilmente in colpa.
“Che c’è, Alex?”lo sentì freddo, quasi distaccato, c’era qualcosa che non andava “Hai fame?”
“Sì”
“Bene”e ritornò in cucina.
In quel momento squillò il cellulare facendolo scattare, lo tirò fuori dalla tasca della giacca e rispose “Pronto?”
“Alex?”fece una voce maschile dall’altro capo del telefono.
“Will”sorrise riconoscendo la voce del suo amore “mi sei mancato”
“Davvero? Perché non mi hai chiamato appena rientrato?”
“Sono appena entrato dalla porta”si giustificò.
“ Cosa fai?”
“Stavamo per cenare”rispose.
Sentì un gemito “Cenare? Alex, credevo saresti venuto da me”
“Lo so, amore, lo so, ma sono appena arrivato, non posso venire da te anche se…”si morse le labbra, desiderava parlargli, chiedergli spiegazioni su quello che aveva saputo dalla signora Patterson “mi piacerebbe discutere di una cosa”
“Davvero? Anche io, piccolo, di quanto vorrei scoparti”
Dalle labbra del moro fuoriuscì un gemito al solo pensiero di essere preso da William, di sentirlo dentro di sé “Ti prego, sii serio”
“Sono serissimo, sai, questa notte ho deciso di farti mio”
“Will, non so se…”ma la voce di Amber lo bloccò “Amore? Vieni, la cena è pronta”
“Amore?”mormorò incredulo “Che significa? Non le hai ancora parlato?”
“Will, io…”
“Lascia perdere, ho capito benissimo”e riattaccò senza lasciargli il tempo di replicare.
“Dannazione”imprecò, ma in quel momento la ragazza reclamò nuovamente la sua presenza e lui sospirò rassegnato.

domenica 15 febbraio 2009

Destiny capitolo 8

Coppia: Angel - Spike
Rating: NC-17
Spoiler: 5 stagione di ATS
Summary : Destiny come avrei voluto fosse andata realmente.
Disclaymer: I personaggi non mi appartengono, ma sono proprietà di Joss Whedon
Contiene scene di sesso omosessuali e violenza.


Spike pov


Esito un attimo.
Il coraggio viene meno.
Ma che sto facendo? Perché sto esitando?
Il mio unico desiderio è risentire le sue labbra sulle mie.
Devo baciarlo di nuovo.
Se Eve, nel suo ufficio, non ci avesse interrotti, avremmo fatto l’amore e forse non ci troveremmo in questa situazione.
Il mio Sire mi guarda, potrei anche morire, bevendo da questo dannato calice, e sarei felice dato che, in quel caso, l’ultima cosa che avrei visto sarebbero stati i suoi occhi scuri.
Dio solo sa quando amo perdermi in quelle pozze senza fine.
Basta! Ho deciso!
Ho indugiato abbastanza.
In fondo, cosa ho da perdere? Non voglio avere rimpianti!
Il calice non mi interessa più! Il mio Sire è ciò che conta.
Angel e le sue labbra che vorrei baciare, mordicchiare, venerare.
Quasi senza che se ne renda conto sono su di lui.
Lui sgrana gli occhi, penserà voglia finire quello che ho cominciato, ma la realtà è ben diversa.
Quello che voglio da lui è ben altro.
Lo afferro per il bavero della giacca, proprio come ha fatto lui con me ore prima nel suo studio.
I suoi occhi sono come braci incandescenti.
Le sue labbra sono socchiuse per lo stupore.
L’irruenza con cui l’ho attirato a me sembra essere svanita.
La realtà è che ho paura…della sua reazione…della mia…
So che questa volta potrei anche non riuscire a fermarmi.
Potrei prenderlo qui, in questo tempio abbandonato…
Il desiderio che provo per lui mi sta consumando
Avvicino lentamente il viso al suo.
Sento il suo respiro affannoso.
Vorrei tanto sapere cosa prova.
Se il mio cuore potesse battere in questo momento mi esploderebbe nel petto per l’intensità delle emozioni che sto provando.
“Will…?”sussurra con un filo di voce.
Adoro quando pronuncia il mio nome umano. Anche se a lui ho sempre fatto credere il contrario.
“Sire.” gli dico e intrappolo le sue labbra con le mie.
Angel geme, di certo non si aspettava questo da me.
La mia lingua si spinge nelle profondità della sua bocca, solletica ogni punto.
Mio dio! Il suo sapore…così inebriante…così coinvolgente.
Un attimo e sono duro ed eccitato…
Lui mi mette una mano dietro la nuca e mi attira a sé
Sento la sua eccitazione…
Lo vuole anche lui…mi vuole.
Questa consapevolezza mi spinge a continuare
Divoro la sua bocca…le nostre lingue hanno ormai intrapreso una battaglia senza fine.
Una fortuna che entrambi non abbiamo alcuna necessità di respirare
Non ho alcuna intenzione di smettere di baciarlo.
Il mio adorato Sire…quanto ho atteso questo momento.
La mano dalla nuca si sposta lungo il mio collo.
È gelida, ma non so perché, mi infiamma,
Il mio corpo è incandescente…sembra attraversato da un mare di lava.
Ansimo…lo desidero come non ho mai desiderato nessuno
La mano di Angel continua a vagare.
Si sofferma sui pantaloni.
Mi sfila la maglia nera, ormai lacera dopo gli estenuanti combattimenti e mi sfiora con le dita.
Una sensazione magnifica…
Le sue carezze…
Proprio come allora…
Nulla è cambiato…ci siamo solo noi due…proprio come nel 1880, in quella stanza d’albergo.
Gli artiglio i capelli e lo attiro a me…gli mordo la lingua, assaporo il suo sangue
È come ambrosia…
Mi spinge contro la parete e sento il suo possente corpo schiacciato contro il mio.
Ha paura che mi possa tirare indietro all’ultimo momento.
Sciocco di un Sire…non ha ancora capito che nulla riuscirà a separarmi da lui?
Lo voglio talmente che quasi non riesco a ragionare.
“Sire.”sussurro con desiderio.
Mi fissa ed io non posso fare altro che perdermi nella profondità dei suoi occhi scuri come la notte.
“Ti voglio, Will!” esclama finalmente.
Non aspettavo altro.
Un sorriso increspa le mie labbra.
Mi avvento nuovamente su di lui.
Voglio divorarlo…fargli capire quanto lo voglia anche io.
“Stenditi!” mi ordina
Sistemo lo spolverino in modo da farci da coperta e obbedisco al suo ordine
Lui resta in piedi davanti a me.
Immobile. Contempla il mio torace scolpito e modellato da innumerevoli combattimenti.
Poi si inginocchia e lo sfiora con le dita
“Will…il mio poeta…il mio dio greco. Sapessi quanto mi è mancato tutto questo.” sussurra stendendosi su di me.
Socchiudo gli occhi.
Le sue parole sono come poesia per me.
Peccato che per lui sia solo puro desiderio sessuale.
Se solo mi amasse la metà di quanto lo amo io.
Non importa…a me basta essere suo anche se per un’ultima volta.
Gli faccio scivolare lungo le spalle la giacca di pelle e poi gli strappo con foga i bottoni della camicia di seta.
“Piccolo…è la seconda che mi distruggi in un giorno!” mi rimprovera.
Sorrido maligno e lui capisce che l’ho fatto apposta.
“Sei un demonietto, lo sai Will?” mormora posandomi un dito sulle labbra
Glielo mordicchio “Lo so, non è forse questo che ti piace tanto Sire?”
Sorride, mentre la mia lingua gioca con il suo dito “Sei davvero impertinente!”
Sento la mia erezione che preme dolorosamente, i jeans sono ormai diventati terribilmente stretti.
Angel mi bacia di nuovo, non mi stancherei mai della sua bocca e il suo sapore…è così inebriante.
Mi è necessario quanto il sangue.
La sua mano scivola tra le mie gambe.
Mi sfugge un gemito
Ormai sono al limite.
Sorride e sposta le sue labbra sul mio collo, lo mordicchia con i denti umani.
Intanto con la mano mi slaccia lentamente la cintura e i bottoni.
Infila la mano all’interno facendomi ansimare.
“Angel” sussurro, la sua mano gelida mi fa sciogliere.
“Piccolo, mi fai impazzire.”
Non resisterò a lungo se continua a sfiorarmi in quel modo
Accarezza la punta del mio membro con un dito, poi si ferma.
Mi lascio sfuggire un gemito di disapprovazione, lo fisso, i suoi occhi brillano.
Non resisto più!
“Ti prego” sussurro ormai allo stremo
“Mi preghi? E di cosa, piccolo?”mi chiede mentre un sorrisetto sadico appare sul suo volto, mi sembra quasi Angelus
“Toccami!” lo supplico quasi
Angel mi accontenta e ricomincia ad accarezzarlo lungo tutta la lunghezza.
“Ti piace Will?”
Annuisco, dalle mie labbra esce un sospiro
“Angel…Sire”
“Liam! Chiamami Liam!”
Lo guardo stranito, vuole che lo chiami con il suo nome umano.
“Liam!”ripeto non mi capita spesso di pronunciare questo nome, lui lo detestava.
La mano corre lungo la lunghezza facendomi gemere
Chiudo gli occhi, era da tanto che aspettavo questo momento
Se solo sapesse quanto lo amo e da quanto tempo desidero confessarglielo.
Ripeto senza sosta il suo nome “Liam”
Lui si ferma ed alza la testa.
Incontra il mio sguardo
Avvicina il viso al mio e mi bacia dolcemente
Lo guardo con intensità e, senza attendere oltre, gli slaccio i pantaloni
So quello che desidera.
Li abbasso insieme ai boxer.
Se ne libera, ora è nudo come me, nessun indumento ci separa.
Avevo dimenticato quanto fosse bello.
Lo bacio sulle labbra delicatamente, vorrei che questo momento durasse per sempre
Con la mano gli sfioro il ventre, ha messo su qualche chilo, ma non importa, per me è sempre bello
Scendo a toccargli il membro pulsante
Lo stringo in mano facendolo gemere.
Questo suono è poesia per le mie orecchie
Lo spingo supino capovolgendo le posizioni
Siedo a cavalcioni su di lui.
Gli sfilo la camicia ormai priva di bottoni e gli accarezzo il petto.
Mi sporgo in avanti e comincio a posargli lievi baci.
Voglio farlo impazzire.
Scendo con le labbra fino all’ombelico
Evito di proposito di sfiorare il suo membro.
Lui spinge i fianchi verso l’alto e mi supplica di dargli piacere.
Vorrei farlo soffrire ancora, ma poi decido di accontentarlo
Gli sfioro la punta con la lingua
“Will” geme ormai senza controllo
So fino a che punto portarlo prima che esploda
Lecco di nuovo assaporando il gusto salato del suo seme,
Senza attendere oltre lo lascio scivolare tra le labbra
Comincio a succhiarlo e leccarlo
Angel ansima
Lo prendo fino in fondo, dio solo sa quanto mi è mancato
Il mio Sire mi sta fissando, i suoi occhi scuri pieni di passione e desiderio.
I suoi gemiti mi spingono a continuare.
Le sue mani sono nei miei capelli, li accarezza, li stringe in una morsa fino a farmi male.
“Ti voglio!” esclama.
Alzo la testa e gli sorrido, non aspettavo altro
Mi stendo e lui è su di me.
Mi bacia sfiorando con la punta della lingua gli angoli della bocca.
Lo attiro maggiormente a me approfondendo il bacio.
Apro le gambe per facilitargli l’accesso.
Sento il suo dito freddo che mi solletica lentamente tra le natiche
Sono impaziente.
Mi penetra e si spinge dentro di me.
I miei occhi si incatenano ai suoi.
Mi accarezza una guancia con l’altra mano e si sofferma a delineare i contorni del mio viso.
Mi fissa con dolcezza, come vorrei sapere a cosa sta pensando in questo momento.
Aggiunge un secondo dito ed io fremo, ormai non posso più attendere oltre.
Voglio sentirlo dentro di me…riprovare quelle sensazioni mai dimenticate.
Sostituisce le dita con la punta del suo membro
Lentamente si immerge in me.
Chiudo gli occhi “Liam”
“Oh Will!” mormora conficcandosi completamente “Quanto mi sei mancato, dolce Will”
Comincia a muoversi ed io sono in paradiso.
Lo attiro a me e lo bacio mentre gli stringo le gambe ai fianchi per aumentare la penetrazione.
“Anche tu Liam! Sapessi quanto ho atteso questo momento!”
Aumenta il ritmo delle spinte e aumentano anche i miei gemiti
Sento che sto per raggiungere l’orgasmo
Liam continua a guardarmi
Ansima, sta per venire anche lui.
Quanto lo amo! Devo dirglielo! devo confessargli quello che provo
Voglio che sappia che lo amo.
Lo guardo un’ultima volta e con un’ultima spinta raggiunge l’orgasmo.
Io lo seguo dopo un istante “Ti amo Liam” sussurro con un filo di voce
Lui mi fissa incredulo, come avevo immaginato, non mi crede.
Come dargli torto? Dopo il modo in cui l’ho trattato.
Sono un idiota, non avrei dovuto confessarglielo, ora mi prenderà in giro.
Cerco di non fargli capire che sono deluso dalla sua reazione e sorrido


Angel pov


Non riesco a capirlo.
In una mano stringe il calice.
Perché esita? Non decide a bere.
L’attesa di conoscere la verità mi sta distruggendo.
È davvero destinata a lui la profezia?
Senza che me ne renda conto mi è addosso.
Ma che diavolo…?
Sembra una furia, ma che gli prende?
Vuole sbarazzarsi di me?
Mi afferra per il bavero della giacca.
Sono allibito, ma che ha in mente?.
Improvvisamente l’irruenza con cui mi ha attirato sembra essere svanita.
Il desiderio che provo mi sta consumando
Il respiro diventa affannoso quando il suo viso si avvicina al mio.
Se il mio cuore potesse battere in questo momento mi esploderebbe nel petto
“Will…”sussurro
Lui mi fissa con i suoi occhi blu, poi mi dice che sono il suo sire e mi bacia.
Dalle labbra mi scappa un gemito e lui ne approfitta per spingersi nelle profondità della mia bocca
Adoro il suo sapore, il suo sangue.
Mi mette una mano dietro la nuca e mi attira a sé.
Sono talmente duro che mi sento esplodere, lo voglio
Sembra volere divorarmi.
Il mio childe…ho desiderato baciarlo durante tutto il combattimento.
Lo accarezzo, la mia mano gli sfiora il collo, poi scende lungo il suo torace
Ansima.
Gli leggo il desiderio negli occhi.
La mia mano continua a vagare fino a quando non si ferma sui suoi jeans così stretti da lasciarmi intravedere la sua eccitazione attraverso la stoffa
Lo voglio talmente che quasi non riesco a ragionare.
“Sire.”sussurra senza staccare gli occhi dai miei
Devo dirgli che lo desidero, che voglio farlo mio.
È trascorso troppo tempo dall’ultima volta “Ti voglio, Will!”
Spike sorride e senza attendere oltre si avventa nuovamente sulle mie labbra.
Mi tiro indietro e gli sfilo la giacca di pelle e la maglietta nera.
“Stenditi!”
Lui butta lo spolverino sul pavimento polveroso e si stende come gli ho ordinato.
Lo contemplo, è perfetto. Come ho fatto ad andare avanti senza di lui, per oltre un secolo
Lo raggiungo sul pavimento e lo tocco “Will…il mio poeta…il mio dio greco. Sapessi quanto mi è mancato tutto questo.”
Socchiude gli occhi.
Come vorrei conoscere i suoi pensieri…se solo mi amasse.
Ho paura che la sua sia solo voglia di dimostrare la sua superiorità
Se solo mi amasse la metà di quanto lo ami io.
Non importa…a me basta amarlo ed essere suo anche se solo per una volta.
Comincia a spogliarmi. Il demonietto mi strappa i bottoni della camicia di seta. So che lo ha fatto di proposito.
Gli poso un dito sulle labbra.
Me lo mordicchia, la sua lingua gioca con il dito “Sei davvero impertinente!”
Lo bacio di nuovo, il suo sapore…è così inebriante.
Lo tocco tra le gambe
È duro come una roccia.
Geme
Gli mordicchio il collo mentre con la mano gioco con i bottoni dei suoi jeans.
Infilo la mano “Piccolo, mi fai impazzire.”
Gli accarezzo la punta con il pollice, poi mi blocco.
“Ti prego”
“Mi preghi? E di cosa, piccolo?”
“Toccami! Desidero che tu mi faccia godere!”esclama con gli occhi che gli brillano di passione
Sorrido e la mia mano ricomincia a muoversi “Ti piace Will?”
Non ne so il motivo, ma desidero compiacerlo
“Liam”geme
Mi fermo e dopo averlo guardato per qualche istante lo bacio
Nei suoi occhi vedo un lampo.
Improvvisamente si inginocchia ai miei piedi e mi slaccia i pantaloni
Li abbassa e io me li sfilo.
Fa scivolare la mano lungo il ventre
Dalle mie labbra fuoriesce un gemito.
Mio dio, avevo dimenticato quanto fosse bello sentire le sue mani sul mio corpo
Mi spinge a stendermi e siede su di me.
Scende con le labbra fino all’ombelico
Non resisto quando mi bacia in quel modo.
Alzo i fianchi, voglio sentire la sua bocca calda e finalmente mi sfiora con la lingua
“Will” Lascia scivolare il mio membro tra le labbra e comincia a succhiarlo e leccarlo
Si sente solo il suono dei miei respiri e dei miei gemiti di piacere.
Lo fisso ormai al culmine, gli stringo i ricci fino a fargli male
“Ti voglio!” sussurro
Ecco! L’ho detto. Ora lo sa anche lui che lo voglio.
Mi sorride e si stende su di me
Lo bacio, la lingua gli sfiora gli angoli della bocca.
Apre le gambe e io lascio scivolare lentamente un dito tra le natiche
I miei occhi si incatenano ai suoi.
Gli accarezzo una guancia con l’altra mano, il mio Will, il suo viso così perfetto.
Spingo un secondo dito, lo sento fremere al mio tocco.
“Prendimi Liam, ti prego.”mi implora quasi “fammi tuo!”
È giunto il momento tanto atteso.
Mi spingo in lui fino a conficcarmi in profondità.
Chiude gli occhi e sussurra il mio nome.
“Quanto mi sei mancato, dolce Will”e comincio a muovermi prima lentamente e poi sempre con maggiore velocità, voglio farlo impazzire e fargli sentire quanto lo amo.
Mi attira a sé e mi bacia mentre mi stringe le gambe ai fianchi per aumentare la penetrazione.
“Anche tu Liam! Sapessi quanto ho atteso questo momento!”
Sento che sto per venire. Vorrei farlo durare più a lungo
Spingo un’ultima volta e mi riverso dentro di lui.
Spike raggiunge l’orgasmo subito dopo e mi sussurra “Ti amo Liam”
Lo fisso incredulo, non riesco a credere alle mie orecchie. Mi ama?
Deve essere frutto della passione, mi fa sentire cose che non sono vere.
Lui sorride, sapeva che avrei reagito in quel modo.

venerdì 13 febbraio 2009


Questo è un wallpaper che ho creato attingendo da uj Artbook dell'autriceYamane Ayano.
E' una delle più importanti autrici di yaoi del Giappone. E' una delle mie preferite, soprattutto per il suo modo di raccontare storie appassionanti e a volte crude e per il modo di rendere i personaggi.

Ecco alcuni dei suoi manga più famosi: Viewfinder, Crimson spell, Harem Nights e G-No Exstacy

giovedì 12 febbraio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 9 (seconda parte)

Il mattino seguente, Alex si svegliò colpito dai raggi del sole, due forti braccia lo stringevano, abbassò lo sguardo e sorrise osservando il suo amante biondo che dormiva con la testa leggermente piegata in basso e le braccia che gli circondavano la vita. Gli scostò una ciocca di capelli dalla fronte e gli posò un bacio sulle labbra, la sua confessione l’aveva colto di sorpresa contribuendo a confonderlo maggiormente. E se fosse stato solo l’impeto del momento a trascinarlo a pronunciare quelle due paroline così magiche e piene di significato? Sospirò tristemente, poi cercando di non svegliarlo si liberò dal suo abbraccio e sgusciò via dal letto. Gli avrebbe fatto una sorpresa portandogli qualcosa di buono per la colazione, sapeva quanto il suo Will fosse goloso di dolci. Sorrise, lo considerava già suo, rivide agli avvenimenti della notte precedente, a quante volte avevano fatto l’amore e arrossì ricordando quello che gli aveva fatto e il piacere che aveva provato. Si rivestì lentamente, poi quando fu presentabile, afferrò la giacca che giaceva abbandonata sulla sedia e uscì dalla stanza.
Durante il tragitto dall’hotel al bar non fece altro che pensare a cosa dire ad Amber. Le avrebbe spezzato il cuore, perché lo amava, avrebbe capito i motivi per cui la lasciava? Sì, avevano molti problemi anche prima che si innamorasse di William, avrebbe compreso. Sospirò tristemente, era davvero la sua specialità mettersi nei guai per amore e crescendo non era di certo migliorato. Raggiunse il bar, entrò e si avvicinò al bancone, c’erano ciambelle d’ogni tipo, brownies e tortine alla frutta e al cioccolato. Era indeciso su cosa comprare, ma poi ricordò la passione di William per i mirtilli e per la sua torta al cioccolato, così prese un paio di tortine ai mirtilli, due al cioccolato e qualche ciambella ricoperta di zucchero. Improvvisamente immagini erotiche del suo Will con le labbra sporche di zucchero e il corpo ricoperto di cioccolato fecero capolino nella sua testa facendolo eccitare. Scosse la testa, pagò e prese la busta che il commesso gli porgeva. Doveva tornare da lui al più presto.
Quando varcò la porta della camera, William era in piedi, davanti alla sedia che si stava rivestendo, sembrava pensieroso, ma quando lo vide sulle labbra apparve un dolce sorriso “Ciao”
“Ciao, ho preso la colazione”
“Per un attimo ho temuto fossi andato via”gli confessò il biondo provando un po’ di vergogna anche solo per aver pensato una cosa del genere.
Alex divenne serio “Non avrei mai potuto, Will, non dopo quello che c’è stato tra noi”
“Scusa, è solo che non trovandoti quando mi sono svegliato, ho pensato…”scosse la testa “mi dispiace”
“Non importa”gli porse il sacchetto di carta “ti ho portato qualcosa per addolcirti il risveglio”
“Davvero?”un lampo apparve nei suoi grandi occhi blu, sbirciò all’interno e si leccò le labbra “Buoni, cosa ho fatto per meritarti, Alex?”
“Non saranno come quelle che cucino io, ma sono buone, le ho già assaggiate qualche giorno fa”commentò scrutandolo, sembrava quasi un bambino davanti a tutti quei dolci.
“La tua torta al cioccolato era divina”lo adulò “non credo di aver mai assaggiato qualcosa di così delizioso in tutta la mia vita”
“Esagerato”ridacchiò il moro “ma sono contento la pensi così”
“Dico solo la verità, dolcezza”appoggiò il sacchetto sul tavolo, poi lo raggiunse circondandogli la vita con le braccia. Lo attirò in un bacio e lo spinse verso il letto.
Alex ansimò e lo lasciò fare, non desiderava altro che fare l’amore con lui “Will, ti voglio”sussurrò una volta che furono stesi sulle lenzuola di cotone.
“Alex”ansimò quando il moro gli sbottonò i jeans e cominciò a dargli piacere.
Ore dopo giacevano tra le lenzuola uno tra le braccia dell’altro, ansimanti e senza forze, ma felici. Alex aveva le dita tra i capelli di William e glieli accarezzava dolcemente, mentre il biondo poggiava la testa sul suo torace e con gli occhi chiusi ascoltava i battiti accelerati del suo cuore.
Sorrise e gli sfiorò il petto “Adoro questo suono”
“Sembra che voglia esplodere, mi fai questo effetto, Will”ridacchiò Alex “non avrei mai creduto di poter provare qualcosa del genere, né tanto meno, di trovarmi in una camera d’albergo, a fare l’amore con te”
“Ora sai cosa avresti perso se non avessi ceduto al mio fascino”lo prese in giro.
Alex ridacchiò, poi William divenne improvvisamente serio “Alex? Cosa accadrà, ora?”
“Che intendi?”alzò la testa e lo fissò senza capire.
“Quando torneremo alla vita reale, cosa accadrà?”ripeté, c’era ansia nella sua voce.
Lo sentì sospirare “Non ne ho idea, potremmo fare finta che non esista, per il momento?”
William alzò la testa dal suo petto e allacciò le iridi blu a quelle nocciola del suo amante “Non possiamo fingere, Alex. Ho bisogno di sapere” la sua era quasi una supplica.
“Hai ragione”sospirò.
“Ho sofferto a causa di Ian e non ho intenzione di ricascarci”il tono era duro.
Alex tacque e William continuò “Cosa è per te, quello che c’è tra noi?” era molto serio, per lui era una questione di grande importanza “Un’avventura?”
“Cosa? No”replicò.
“Ti chiedo solo una cosa, se è stata solo un’avventura dimmelo, così eviterò di farmi illusioni e di fare la figura del completo idiota”cercava di sembrare deciso, ma in realtà, fu scosso da un leggero tremito.
“No, Will, ti ho detto che non lo è”gli garantì senza distogliere lo sguardo “non sono il tipo da una botta e via”era deluso che lo avesse pensato “e mi ferisce che tu debba chiedermelo”si alzò dal letto e raggiunse i suoi vestiti che giacevano abbandonati sul pavimento.
“Che stai facendo?”
“Mi rivesto”
“Per quale motivo? Dai, torna a letto” e si mosse per attirarlo nuovamente sul letto “mi dispiace di aver dubitato di te”
“Will, non ti fidi di me, vero?”nella voce c’era dolore.
“No”scosse la testa e gli cinse la vita con le braccia “Come potrei non fidarmi di te? Ti amo” gli sussurrò in un orecchio.
Alex si voltò sorridendo, non era come aveva temuto, lo amava davvero. Senza replicare lo baciò con passione, spingendolo supino sul letto e stendendosi su di lui “Anche io ti amo, piccolo Will”
Il corpo del biondo si rilassò e le labbra si aprirono in un debole sorriso, era così felice che il cuore sembrava volesse esplodere “Sei sicuro? Non lo dici solo per dire? So che ami Amber e…”non ebbe la possibilità di terminare la frase perché Alex gli intrappolò le labbra in un ennesimo bacio cercando la sua lingua e ingaggiando una lotta senza tregua.
“Cazzo, Alex”si staccò per mancanza d’aria
“Che c’è?”
“Mi fai impazzire, lo sai?”gli sfiorò il labbro superiore gonfio.
“Bene, è questo il mio intento, farti impazzire di piacere”
“Sei un vero sadico”lo rimproverò con un sorrisetto malizioso.
“Sei talmente sensuale, Will, non posso fare a meno di te, del suo corpo, del…”
“Non cambiare discorso, è una cosa seria”lo riprese “hai pensato cosa dirle?”
Alex si morse le labbra, per poche ore aveva dimenticato di non essere libero, di avere una ragazza che lo aspettava a casa.
“Ti sta aspettando a casa”gli faceva male dirlo, ma doveva fare i conti con la realtà “era disperata per la tua lontananza”
“Lo so”sospirò, l’ultima cosa che voleva era pensare alla sua ragazza, non con William tra le braccia.
“Cosa farai?”insistette, mordicchiandosi il labbro, non si sentiva così vulnerabile da quando si era innamorato di Ian e la cosa non gli piaceva affatto.
“Devo parlarle”dichiarò “Sei geloso?”
Il suo silenzio fu eloquente e Alex lo rassicurò “Non devi, anche se torno da lei non cambia quello che provo per te”
“Tornerai da lei?”alzò un sopracciglio stupito da quella frase.
“Sai quello che intendo”
“No, non lo so, tornerai da lei e farai come se niente fosse?”sgranò gli occhi.
“No, piccolo, no, non devi neanche pensare una cosa del genere, con Amber è tutto finito”
William era raggiante, si strinse ad Alex e chiuse gli occhi godendosi il calore del suo corpo, poi sussurrò “Mi vuoi dire perché hai bevuto ieri sera?”detestava tornare su quell’argomento, ma gli premeva sapere la verità.
Lo sentì sospirare “Ero triste, pensavo a te e a quel tipo, Steven, ero geloso marcio, ma in fondo, me lo meritavo. Ti ho respinto, quella sera al pub, non avevo alcun diritto di essere geloso o di pensare che saresti stato libero per sempre. Ho bevuto, chiuso nella mia camera, ho perso il conto delle birre che ho scolato, poi ho deciso di mangiare qualcosa ed è stato allora che sono approdato in quel locale”
William ascoltò senza interrompere e il giovane continuò il suo racconto “Era un rock pub, con oggetti e poster alle pareti, un jukebox d’epoca, ti sarebbe piaciuto”
“Devo andarci”ridacchiò.
“Peccato che io non possa più avvicinarmi dopo aver spaccato il jukebox”
“Cosa ti aveva fatto quel poverino per subire la tua ira?”gli domandò sgranando gli occhi blu.
“Non sopportavo la canzone che stava eseguendo”mormorò, si vergognava da morire.
“Che canzone? Alex, non riesco a capire”
“Bitter sweet symphony dei Verve”
“Ah”improvvisamente ricordò il momento in cui l’avevano ascoltata insieme.
“Già, non potevo sopportarla, non in quel momento, desideravo farla tacere, mi ricordava te, i momenti trascorsi insieme”
“Alex, tesoro”aumentò la stretta.
“Sono un idiota, reagire in quel modo, ho anche rischiato di farmi molto male”si guardò la mano fasciata.
“No, amore, non sei un idiota”avvicinò il viso al suo e gli posò un bacio a fior di labbra sulla fronte
“Non so cosa mi sia scattato per farmi agire in quel momento, sapevo solo che dovevo farla finire, che non sopportavo di udirne neanche una sola nota perché mi faceva troppo male”
“Mi dispiace”
“Non devi, non è colpa tua, Will”scosse la testa “ero io a non essere conscio dei miei sentimenti, ma è complicato e ora…”gli rivolse un sorriso maligno “non mi va di parlare di questo, ho altro in mente”
“Davvero? E cosa?”finse di non sapere a cosa si stesse riferendo.
“Da dove comincio?”lasciò vagare la mano lungo il corpo del suo amante.
“Alex”ansimò, la sua mano era bollente sulla sua pelle ormai incandescente “Mio dio”
“Non mi stancherei mai di sfiorarti, di fare l’amore con te, di assaporarti” e gli intrappolò la bocca in un bacio appassionato che li lasciò entrambi senza fiato.
“Alex”gli artigliò i capelli tra le dita e tirò fino a fargli male “se fai così non lasceremo mai questa camera”
“Perché dovresti volerla lasciare?”gli catturò il labbro inferiore tra i denti.
“È mattina”cercò di protestare, ma lui gli stava rendendo pressoché impossibile resistere.
“E con questo? Stai cercando di liberarti di me?”si finse offeso.
“No, non potrei mai”
“Dai, amore, sono solo le dieci e mezzo”replicò il moro allargandogli le gambe con una mano.
William sgranò gli occhi e scattò “Cosa? Le dieci e mezzo? Merda”lo spinse via leggermente e balzò fuori dal letto raccogliendo i pantaloni dal pavimento “Merda, merda”
“Che cazzo ti prende?”Alex era esterrefatto “Torna a letto”
“Non posso”cercò di infilare i jeans “Tra due ore devo essere a lezione”
“Datti malato, prenditi un giorno per te, per noi”
“Vorrei, ma non posso, non sarebbe professionale agire in questo modo, poi i ragazzi hanno il compito in classe, oggi”
Alex sospirò e non insistette più, sapeva quanto William fosse ligio al dovere.
“Vestiti, dai”lo incitò vedendo che lui restava steso tra le lenzuola.
“Perché dovrei farlo?”obiettò sorpreso.
“Non torni con me?”
“No”sussurrò.
“Ah”era deluso, credeva sarebbero tornati in città insieme.
“Ho da fare qui, ho un incontro di lavoro, nel pomeriggio”gli spiegò.
“Quindi, hai scelto di venire qui per lavoro, non per riflettere?”
“Per entrambe le cose, Will”rispose “Ti prometto che domani sera sarò a casa”
William era affranto, ma cercò di non darlo a vedere “Come preferisci”
“Sei arrabbiato?”
“No”il biondo scosse la testa “Non preoccuparti, pensa al tuo lavoro, ci vedremo quando tornerai”terminò di vestirsi, poi appoggiò le mani sul letto e si sporse in avanti per baciarlo un’ultima volta “Ti aspetto”
“Conterò i minuti che mi separano da te”gli sfiorò una guancia.
“Anche io” si raddrizzò e dopo aver preso tutta la sua roba lasciò la stanza lasciando il suo amante solo.
Alex si adagiò tra le lenzuola e sospirò, era felice, terribilmente felice.