giovedì 31 dicembre 2009

Happy New Year

Buon anno a tutti e che il 2010 sia un anno pieno di Slash!

venerdì 25 dicembre 2009

giovedì 24 dicembre 2009

Merry Christmas

Tanti auguri di buon Natale a tutti. Vi posto un regalino davvero appetitoso.



martedì 22 dicembre 2009

My poison seconda versione

Versione alternativa del video dedicato ad Erik e Mark con la canzone dei Within temptation "Frozen"

lunedì 21 dicembre 2009

mercoledì 16 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

Fatal attraction capitolo 2 (NC17)



Crossover:Squadra speciale Cobra 11- Squadra speciale Lipsia
Pairing: Mark Jager (Chris Ritter) – Erik Gehler
Rating: NC17 vietato ai minori di 18 anni per esplicite scene di sesso
I personaggi non sono di mia proprietà.


Capitolo 2

Tre mesi dopo

Lipsia

L’auto blu raggiunse il vicolo a tutta velocità. La serata era troppo fredda e ventosa per essere aprile. Le portiere si aprirono contemporaneamente, i commissari Jan Maybach e Miguel Alvarez scesero stringendosi nei cappotti.
La polizia era stata allertata nel cuore della notte per un cadavere ritrovato in mezzo all’immondizia in un vicolo senza uscita, nella zona più malfamata della città. Quel quartiere era per lo più frequentato da balordi e prostitute, anche centro nevralgico della vita notturna.
“Che nottataccia” commentò il vice commissario Alvarez rivolto al suo superiore.
“Non lamentarti sempre, Miguel” il vento gli scompigliò i capelli biondi “credi che a me piaccia uscire di notte e lasciare Benny da solo?”
Jan Maybach viveva con suo figlio Benny. Il quattordicenne aveva un carattere ribelle, ereditato dalla madre Anya, mentre fisicamente era la copia di suo padre. Jan lo aveva lasciato profondamente addormentato. Tuttavia Benny era abituato alle sue uscite notturne e ai ritardi da non farci quasi più caso.
“Detesto non essere con lui quando si sveglia” si lamentò diventando improvvisamente triste.
“Jan, è un ometto ormai, vedrai che presto ti porterà qualche fidanzatina a casa e allora sì che cominceranno i problemi” ridacchiò Miguel chiudendo la zip del giaccone.
Jan lo fissò con i suoi grandi occhi azzurri “Speriamo di no”
“Ti senti un vecchietto, non è vero, collega?” lo prese in giro.
L’altro gli sferrò uno scappellotto dietro la nuca “Ahi, mi fai male”
“Così impari”
La loro collega Ina Zimmermann si avvicinò per ragguagliarli sulla situazione. Era una donna molto attraente, con capelli biondi e occhi verdi.
“Ragazzi, siete arrivati, finalmente” sembrava leggermente impaziente.
“Di cosa si tratta, Ina?” domandò Jan
“La vittima è una ragazza, dalle contusioni deve essere stata colpita con qualcosa”
Si avvicinarono al luogo del ritrovamento. Il medico legale era già al lavoro accanto alla vittima: una ragazza di massimo venti anni, di razza asiatica, con lunghi capelli che le arrivavano fino alla vita. Il volto era completamente tumefatto, presentava lacerazioni sulle labbra e sulla fronte, mentre gli zigomi erano violacei. Era stata picchiata a morte. Indossava una minigonna di pelle e una maglia rossa lacerata, i piedi erano nudi e nelle vicinanze non vi era traccia delle scarpe. Doveva trattarsi di una prostituta, ammazzata forse dal proprio protettore o da un cliente particolarmente violento. Accadeva spesso, ma Miguel non riusciva ancora a restare impassibile davanti a quello scempio. Solo un mostro avrebbe potuto accanirsi con tanta violenza contro una ragazzina.
Distolse lo sguardo, Jan appoggiò una mano sulla spalla “Tutto bene?”
“No” mormorò “Dannazione, Jan, avrà al massimo diciotto anni, anche se il trucco pesante e gli abiti potrebbero farla sembrare più grande”
“Lo so, è davvero terribile, Miguel” il suo mestiere lo costringeva ad assistere continuamente a crimini così efferati.
“Dobbiamo prendere questo bastardo figlio di puttana” rispose Miguel alzando la voce “e impedirgli di farlo ad altre”
“Lo prenderemo, Miguel!” promise Jan Maybach fissandolo dolcemente “Ora, mettiamoci al lavoro o Ina ci bacchetterà”
Il collega ispanico annuì cercando di contenere il disprezzo che provava.
Jan s’inginocchiò accanto al medico legale e le domandò “Qual è la causa della morte?”
“È stata ripetutamente presa a pugni” indicò le numerose ecchimosi con un dito “e poi finita con un corpo contundente alla nuca, ma sarò più precisa dopo l’autopsia”
“Mio dio” si lasciò sfuggire il commissario “si è accanito su questa povera ragazza”
La donna annuì e abbassò nuovamente lo sguardo “Dal genere di ferite posso ipotizzare si sia trattato di un cliente troppo…perverso”
“Oppure il protettore?”
“Forse. In questa zona ci sono numerosi locali. Non credo lavorasse per strada” spiegò prima di alzarsi.
“Intende dire che è stata uccisa in uno di questi bordelli e poi scaricata qui?” Jan era incredulo.
“Sì, non è morta in questo vicolo. Questo posso affermarlo con certezza” aggiunse
“Da cosa lo deduce?” intervenne Miguel che fino a quel momento aveva assistito in silenzio.
“Non c’è sangue e poi, vede? Ha i piedi nudi e qui, intorno, non c’è traccia delle scarpe”
“Questo vuol dire che per non far risalire al bordello nel quale lavorava l’hanno scaricata tra l’immondizia?” gli occhi neri del giovane commissario bruciavano per la rabbia.
Si voltò furioso “Che pezzi di merda!” sibilò a bassa voce.
“Miguel?” Jan gli fu accanto “Cosa ti succede?”
“E me lo chiedi? Hai visto come l’hanno trattata? Come se fosse un giocattolo rotto, un oggetto da usare e poi buttare via” si sfogò.
Jan gli circondò le spalle con un braccio.
“Scusami, non volevo reagire così” Miguel fece un profondo respiro “ora sto meglio”
“Non scusarti” abbozzò un sorriso “sarebbe un peccato se perdessi la tua sensibilità”
“Anche tu ce l’hai, ma a differenza di me, riesci a mantenere il controllo. Per questo sei il mio capo” cacciò la lingua tra i denti.
“Finiamo al più presto, comincio ad averne abbastanza” Jan infilandosi i guanti, s’inginocchiò nuovamente.
Miguel lo imitò, insieme avrebbero terminato anche prima.



Ansiti e gemiti riecheggiavano nella stanza d’albergo. I raggi del sole filtravano dalle imposte, due uomini erano avvinghiati tra le lenzuola tanto che non si capiva dove finisse uno e iniziasse l’altro.
Gli abiti erano sparsi sul pavimento, sul tavolino una bottiglia di champagne francese vuota, due bicchieri e una polverina bianca su un vassoio. La testata del letto era scossa con violenza contro la parete
Il corpo di Erik Gehlen si muoveva in quello di Mark Jager, ogni affondo strappava all’altro un grido.
Andavano avanti ormai da ore e, nonostante fosse già giorno, nessuno dei due sembrava averne abbastanza. I polsi di Mark erano legati con una sciarpa di seta viola alle grate del letto, le gambe strette alla vita.
Con un’ultima spinta, Erik raggiunse l’orgasmo. Ansimando, si accasciò sul torace. Era stato grandioso, come sempre, ogni volta era così: sesso bollente e fuochi d’artificio.
Erik sentendo il battito accelerato del cuore di Mark ghignò: “Questa volta abbiamo davvero superato noi stessi”
“Merito della roba” replicò l’altro rivolgendogli un sorrisetto lascivo “devi lasciarmene un po’, questa volta”
“Hai intenzione di usarla con altri?”
“Sei geloso?” domandò, conoscendo la risposta.
Erik eluse la domanda “Allora, in questo caso dovrò lasciartene di più”
“Non hai risposto” insistette l’altro.
“Forse” sussurrò accarezzandogli il ventre con la punta delle dita.
Questa replica lo lasciò senza parole, aveva dato per scontato che un uomo senza cuore come lui non potesse provare quel genere di sentimenti, ma a quanto pare si era sbagliato “È una novità” commentò.
Erik alzò la testa dal suo petto “ Che possa essere geloso?”
Mark annuì, poi notando l’espressione contrita dell’amante, cambiò discorso “Piuttosto, slegami!” strattonò la sciarpa che lo imprigionava.
“Non ancora, mi piace averti qui, alla mia mercé” alzò la testa e lo fissò, gli occhi erano scuri come brace.
“Smettila di dire cazzate!” non gli piaceva essere indifeso, soprattutto con accanto uno come lui che poteva farlo fuori come niente.
Erik scoppiò a ridere “Non ti scaldare, ti stavo prendendo per il culo”
Sciolse il nodo liberandogli le mani.
“Finalmente” Mark lo abbracciò, attirandolo in un bacio ardente. Si spinse all’interno della bocca, allacciando la lingua alla sua. Ad Erik sfuggì un gemito, poi rispose con brutalità al bacio..
“Mark” sussurrò staccandosi per respirare.
“Mio dio Erik” sospirò, quell’uomo lo faceva impazzire con le sue labbra, le sue mani e con il suo cazzo. Non si sarebbe mai stancato di fare sesso con lui. Sfiorò con un dito le labbra carnose per poi morderlo.
“Lo so che ti piaccio Mark, non hai mai conosciuto uno come me”
L’infiltrato sorrise “Ci puoi giurare, sei una forza della natura”.
“In altre parole qualcuno che ti scopa così bene” Erik lasciò vagare la mano lungo il petto fino al ventre.
“Esattamente” Mark non avrebbe mai confessato che era l’unico con il quale andava a letto. Per quanto Erik Gehlen fosse un bastardo, lui era un monogamo convinto, a differenza di Erik che tra le lenzuola aveva uno stuolo di donne e uomini.
“Sai, dolcezza, il mio stomaco reclama cibo” lo informò Mark, era dalla sera precedente che non mangiava, se non si contava lo champagne che avevano sorseggiato prima del sesso.
“Non ti basto io?” protestò Erik mordicchiandogli un capezzolo per poi succhiarlo.
Mark ansimò, rischiava di impazzire con un simile trattamento “Erik”
“Non ho intenzione di allontanarmi da questa camera fino a quando non sarò sazio” dichiarò il trafficante scendendo lungo l’addome. Lasciò una scia di saliva “potremmo mangiare a letto, magari io sul tuo corpo”.
Mark ansimò “Mi sembra un’ottima idea. Chiamo il servizio in camera?” allungò la mano verso il telefono sul comodino.
L’amante fece un cenno di assenso, Mark sorrise. Compose il numero, ordinò due pasti complete di tutto, compresa una torta alle fragole e panna.
Erik rise “Dove lo metterai, cucciolo? Hai una pancia così piatta” lo accarezzò con la punta delle dita
“Cucciolo?” alzò un sopracciglio “Tutta quella coca ti ha fottuto il cervello?”
“A proposito, che ne dici se ci ricarichiamo?”
“Dopo” replicò, se avesse continuato in quel modo, dalla camera sarebbe uscito in una sacca di plastica.
Erik sfiorò il membro ancora eretto di Mark leccandosi le labbra “Lo adoro, vuoi che te lo succhi?”
“Sì” sussurrò l’infiltrato con gli occhi blu che brillavano di lussuria “mi piacciono le tue labbra avvolte intorno al mio cazzo”
“Supplicami!” ordinò Erik circondandolo con le dita.
Passò il pollice sull’estremità superiore. Mark fremette fantasticando sulla bocca occupata a dargli piacere “Ti prego, Erik, ti supplico” ormai sapeva che il modo migliore di prendere Erik era fargli credere di avere il controllo.
Erik sorridendo soddisfatto, scivolò lungo il suo corpo. Appoggiò finalmente le labbra sul membro, fece correre la lingua lungo tutta la superficie. Mark chiuse gli occhi gemendo.
Di solito era lui a fargliene, ma quando il bel trafficante si concedeva era un’esperienza paradisiaca. Erik leccò con vigore, soffermandosi sulla punta del membro.
Disegnò dei piccoli cerchi, poi scese fino ai testicoli. Ne succhiò prima uno poi anche l’altro. Mark reagì gridando. Insinuò le dita tra i capelli tirandoli con forza.
Gli spinse la testa verso il basso per indurlo a continuare. Erik accolse la sua erezione nella bocca calda e cominciò a ciucciare come se fosse un ghiacciolo.
In quel momento bussarono alla porta, Erik non si fermò. Il rumore ricominciò e Mark con la voce strozzata chiese: “Chi cazzo è?”
“Servizio in camera”
“Lo lasci fuori la porta”
Erik si muoveva sull’asta con impegno, Mark chiuse gli occhi appoggiandosi al cuscino.
Si morse il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, si sentiva vicino al rilascio. Gli sarebbe piaciuto venirgli in gola però…
“Erik” ansimò “sto per venire”
Il trafficante si bloccò di colpo e lo guardò malizioso “Voglio che mi inondi con il tuo nettare…” …riempimi… qui” si toccò la vistosa cicatrice che spiccava sotto la bocca.
Mark lo guardò eccitato, quella richiesta lo mandava in visibilio “Sei così eccitante”
Erik ricominciò a succhiare, aiutandosi con la mano. Quando si rese conto che stava per venire si staccò. Mark inarcò la schiena e roteò gli occhi al rilascio. Spillò il seme sul viso dell’amante.
“Cazzo” ansimò posando lo sguardo su di lui “te l’ho mai detto che i tuoi pompini sono fenomenali?”
“Lo è anche il tuo sapore” si leccò le labbra “vuoi assaggiare?”
Mark lo attirò a sé e con la lingua catturò delle gocce sul mento, risalendo verso lo sfregio. Fin dal primo momento lo aveva giudicato estremamente sexy “Hai ragione. Ora, voglio mangiare, altrimenti potrei diventare cattivo”
“Interessante” ridacchiò Erik “mi piaci quando sei cattivo”
Mark gli stampò un ennesimo bacio sulla bocca, poi lo spinse via. Scattò giù dal letto e afferrò il lenzuolo avvolgendolo alla vita.
La suite nella quale Erik soggiornava durante i suoi viaggi a Lipsia aveva tre camere e due bagni. La stanza che occupavano in quel momento era quella più vicina alla porta d’ingresso, nel caso in cui un’emergenza dovesse costringere i suoi uomini ad entrare. Stranamente il trafficante aveva chiesto a Mark di accompagnarlo, ma l’infiltrato sperava non lo avesse fatto solo per avere del sano sesso.
Erano in quella città da due giorni, ma non gli aveva rivelato ancora nulla di considerevole e stava cominciando a perdere la pazienza.
Raggiunse l’ingresso, aprì la porta e portò all’interno il carrello. Lo stomaco brontolò, era davvero affamato. Sbirciò sotto uno dei coperchi: salsicce con contorno di patate e carote. Il profumo era delizioso. Scoprì anche gli altri piatti, vi erano frutti di mare, crostacei, ostriche, salmone, caviale. Imprecò. Sul quel carrello vi era una fortuna. Lo spinse fino alla camera da letto, stava per rientrare quando udì la voce di Erik. Stava parlando al cellulare, si nascose dietro la porta..
“Sì, papà. Gliene parlerò prima possibile, anche lui è ansioso” fece una pausa, poi ricominciò “Cosa? E quando? Cazzo, quelle puttane causano solo guai. Sistemerò tutto io, certo. La polizia sta indagando? Non scopriranno niente, sono degli incompetenti. Certo” chiuse la comunicazione.
Mark spinse dentro il carrello facendo finta di niente “Erik?”
Erik si voltò “Dolcezza” il tono era estremamente serio.
“Che succede?”
“Era mio padre” disse solo.
“Quando potrò incontrare il famigerato Herr Gehlen?” prese il vassoio con le salsicce e cominciò a mangiare con le mani.
“Presto, vuole conoscerti”
“Bene. Sono ansioso” finalmente qualcosa cominciava a muoversi.
“Gli piacerai, vedrai”
“Sa di noi?” addentò un pezzo di carne, l’olio gli colò dal mento.
“Perché dovrebbe?” scattò “Non gli frega un cazzo chi mi scopo, Mark”
“Pensavo fosse più di questo” non voleva ammetterlo, ma cominciava a provare qualcosa per lui. Questo complicava il suo incarico.
“Da quand’è che parli come una ragazzina?”
“Non dire stronzate! Dimentica quello che ho detto” morse la salsiccia.
Erik posò gli occhi sulle labbra sporche d’olio “Sei arrapante quando mangi”
“Non sono il tuo giocattolino!” esclamò alterato
“Di che stai parlando?”
“Mi tratti come un oggetto, Erik. Siamo soci e amici oltre che amanti” protestò.
“Da dove arriva questo discorso così allucinato? Forse ti sei fatto un po’ troppo, dolcezza. La prossima volta devi sniffarne di meno” lo raggiunse e gli pulì il viso con un dito. Se lo portò alle labbra.
“Buono”
“Io parlo sul serio. Solo perché ti permetto di scoparmi vuol dire che tu sia superiore a me?” Mark si pentì delle sue parole. Cazzo. Stava per mandare tutto a puttane.
“Tu mi permetti?” gli afferrò il mento con il palmo della mano “Tu mi supplichi di scoparti, è diverso.”
Dopo avergli fatto l’occhiolino, si mosse verso il carrello. Scoperchiò un piatto, prese un’ostrica e la succhiò, ingoiandone il frutto.
“Prova una di queste, sono freschissime. Credo provengano dalla Francia”
“E va bene, ti supplico e con questo?” Mark si alzò portandosi alle sue spalle “Io non scopo con altri. Per quanto detesti ammetterlo mi sono affezionato a questo tuo brutto muso e non sopporto d’essere trattato come uno svago. Non sono una delle tue puttane, Erik!”
Il trafficante lanciò il guscio nel piatto “Lo so che non sei una delle mie puttane”
“Sai che ti dico? È meglio che da questo momento in poi la nostra relazione sia solo professionale” bleffò Mark, era l’ultima cosa che voleva in realtà.
“Di che cazzo parli?”
“Lo sai benissimo” insistette l’altro.
“Vuoi scoprire le tue dannate carte? Cosa pretendi, un rapporto esclusivo?”
Mark si morse la lingua, si era spinto troppo oltre, Erik era troppo imprevedibile. Non si poteva prevedere come avrebbe reagito un ultimatum del genere.
“Allora? Vuoi rispondere?”
“Voglio che tu ammetta che per te io non sono solo una scopata”
Erik distolse lo sguardo e Mark continuò “Di cosa hai paura? Di lasciarti andare con me? Di ammettere che provi qualcosa?”
A quelle parole il trafficante divenne paonazzo. Si voltò e in un attimo fu su di lui. Lo afferrò per il collo “Non azzardarti mai più!” sibilò stringendo “Non ho paura di niente. Io sono un Gehlen, hai capito?”
“Okay, ho capito, ma ora, lasciami!” gli ordinò con le iridi blu che fiammeggiavano “Potresti ritrovarti con qualcosa di meno” lo minacciò.
Erik lasciò la presa. Mark si massaggiò il collo, quell’uomo era davvero folle. Avrebbe potuto spezzarglielo con estrema facilità.
“Brutto bastardo” sibilò l’infiltrato “cosa cazzo ti è preso? Potevi farmi fuori”
“Se fossi stata una delle mie puttane l’avrei fatto senza pensarci” allungò il braccio e lo attirò a sé “ma per quanto mi costi ammetterlo, mi piaci”
Mark sentì il cuore accelerare i battiti e le gambe diventare come gelatina. Quella dichiarazione giunse del tutto inaspettata “Dimostralo!”
Erik gl’intrappolò le labbra in un bacio ardente. Mark rispose con violenza portandogli la mano dietro la nuca per avvicinarlo maggiormente a sé.
“Ti voglio, Erik Gehlen”
“Non avevi detto di essere affamato?” Erik prese un’altra ostrica. Gliela appoggiò vicino alla bocca, Mark la ingoiò leccandosi le labbra “Deliziosa, ma preferisco il dessert!”
Erik sorrise, infilò un dito nella panna che guarniva la torta e glielo porse “Ecco”
Mark lo succhiò, vi passò intorno anche la lingua, mugugnando di piacere.
“Me lo stai facendo diventare duro come il marmo, dolcezza” disse Eric circondandogli la vita con il bracciò sinistro.
Lo baciò, allacciando la lingua alla sua. Il sapore della panna unito a quello del suo amante era inebriante.
“Il mio stallone” gemette Mark.
“Vedrai cosa ti farà il tuo stallone” scese a leccare il collo “non potrai alzarti dal letto, domani”
“Mi fai impazzire”
“Aspetta, dolcezza” si staccò.
Raggiunse il tavolino al centro della stanza, prese la boccetta nella quale conservava la coca.
“Smettila, quella roba ti fotterà il cervello, Erik”
“Non ti lamentavi fino a pochi minuti fa” lo raggiunse, sul viso stampato un sorrisetto maligno.
“Hai ragione” sfiorò la cicatrice “ma preferisco quando non ti fai”
“Peccato, avevo in mente un programmino” lo spinse verso il letto.
Mark alzò un sopracciglio, ma si lasciò condurre da lui verso il letto, lasciando cadere sulla moquette il lenzuolo che lo copriva. Si stese supino, Erik lo sovrastò con il suo corpo maschio. I toraci villosi si toccarono, le bocche si unirono in un bacio senza fine. L’infiltrato gli accarezzò la schiena, scendendo fino alle natiche. Le afferrò con entrambe le mani spingendolo contro di sé.
“Voglio tirare un po’ di roba” sussurrò Erik staccandosi.
Aprì la boccetta, versò la polverina bianca sul torace dell’amante. Mark osservò incuriosito:“Che stai facendo?”
Erik ridacchiò “Vedrai”
Allungò un braccio verso il comodino, afferrò il portafoglio, ne estrasse una banconota da cento dollari.
L’arrotolò, creò una scia di coca che scendeva fino al ventre, poi si portò la banconota alla narice. Sniffò.
“Tu sei tutto matto, dolcezza” Mark scoppiò a ridere.
“Ne vuoi un po’?”
L’infiltrato rifletté su quello che doveva rispondere, poi dichiarò “Certo, non dico di no a della roba di prima qualità”
Mark lo spinse supino pressandolo contro il materasso. Sfiorò il viso “Ti ho mai detto che sei molto attraente?”
Erik sorrise malizioso “Non di recente”
“Lo sei e qui, in questo letto, sotto di me, lo sei anche di più” le dita scorsero lungo il suo viso delineandone i contorni.
Il membro del trafficante ebbe un guizzo, Mark sorrise “Ti fanno effetto le mie carezze”
“È lei a farmi effetto, signor Jager”
“Dammi un po’ di quella, ho voglia di sballarmi!” allungò la mano e afferrò il contenitore di vetro che Erik porgeva.
Lo vuotò sul suo ventre, una parte finì nell’ombelico.
“Sei pazzo? Sai quanto costa?”
“E con questo? Nessuno dei due è un morto di fame e poi, questa notte è speciale e ho voglia di divertirmi” rispose Mark con strafottenza.
“Speciale?”
“Sì, siamo qui a Lipsia, insieme e poi, tra breve incontrerò tuo padre. Sono ansioso di cominciare a fare sul serio” spiegò con entusiasmo. Era anche ora che facesse affari con i pezzi grossi.
Erik scoppiò a ridere, gli porse la banconota arrotolata. Mark sniffò con forza, prima con una narice e poi con l’altra. Chiuse gli occhi “Grandiosa” solo il meglio per Erik, pensò.
Mark leccò i residui poi risalì lungo il corpo. Cercò le sue labbra, Erik lo attirò a sé.
In quel momento bussarono alla porta.
“Chi cazzo è questa volta?” Erik era stufo di tutte quelle interruzioni.
“Signor Gehlen” rispose la voce familiare di uno degli uomini al suo servizio.
“Che palle” sibilò “Che c’è? Non voglio essere disturbato”
“È urgente, signore” insistette.
“Entra!” ordinò alterato..
“Che vorrà?” domandò Mark sbuffando.
“Spero per loro che sia davvero importante o si ritroveranno in fondo al fiume”
Mark si scostò, Erik scese dal letto offrendogli un’ampia visuale del suo fondoschiena perfetto. Si leccò le labbra.
“Torno subito” annunciò il trafficante, prendendo il lenzuolo dalla moquette.
Lo avvolse ai fianchi e andò ad aprire la porta.
“Si può sapere cosa cazzo volete a quest’ora?” accolse due dei suoi uomini.
“Signore, è accaduto un incidente al ‘Lust’”
Mark si nascose dietro la porta, c’era qualcosa di importante in ballo e non poteva di certo farsi scappare qualche parola.
“Un incidente? Di che incidente parli?” Erik era seccato, suo padre glielo aveva accennato, ma desiderava conoscere ogni particolare.
Entrò in una specie di salottino e sedette ad una poltroncina
L’uomo rifletté per un istante, poi cominciò “Un cliente è stato troppo violento, abbiamo dovuto risolvere la situazione e…”
“E come l’avete risolta? Gli avete dato una lezione, spero”
“Veramente…” era agitato.
Erik si alzò e lo fissò con occhi di brace “Veramente… cosa?”
“Abbiamo pensato avrebbe voluto occuparsene lei stesso” si giustificò “Egli ha raccontato che la ragazza non ha voluto accontentarlo e lui per punirla l’ha picchiata, è morta, signore”
“Come ha osato questo pezzo di merda? Voglio proprio vederlo quel bastarda che ha ha l'audacia di ammazzare una mia puledra! Vederlo in faccia per potergliela spaccare con le mie mani” alzò la voce.
Fu ad un soffio da Karl, un armadio con corti capelli biondi e occhi di ghiaccio “Non perdiamo altro tempo!”
Si mosse per tornare in camera da letto.
Mark ascoltò tutta la conversazione, poi quando udì i suoi passi ritornò a letto.
Erik entrò, sul viso un’espressione furibonda “Che incompetenti”
“Problemi?” lo raggiunse appoggiando una mano sulla spalla.
“Direi di sì” si tolse il lenzuolo, prese i boxer neri dalla moquette, poi infilò i pantaloni “Uno stronzo di merda ha ucciso una delle ragazze”
“Cosa?”
“Sì e la cosa mi fa incazzare” afferrò la camicia nera, l’infilò.
“Che situazione” commentò Mark sconvolto.
“Devo andare al Lust a vedere con i miei occhi. La polizia sta già indagando, ha trovato il corpo nel vicolo dietro al locale e ora cominceranno i casini. Ma porca puttana!” imprecò.
“Vengo con te!” dichiarò Mark.
Erik lo fissò annuendo. In fondo, oltre a scopare, erano anche in affari insieme. Di lui poteva fidarsi.
Mark sorrise, mentre dentro di sé esultava. Aveva finalmente la sua stima.
“Vestiti! Voglio risolvere questa rottura il prima possibile!” esclamò.
Mark raccolse gli abiti dalla moquette e cominciò a vestirsi.

mercoledì 2 dicembre 2009