giovedì 31 dicembre 2009

Happy New Year

Buon anno a tutti e che il 2010 sia un anno pieno di Slash!

venerdì 25 dicembre 2009

giovedì 24 dicembre 2009

Merry Christmas

Tanti auguri di buon Natale a tutti. Vi posto un regalino davvero appetitoso.



martedì 22 dicembre 2009

My poison seconda versione

Versione alternativa del video dedicato ad Erik e Mark con la canzone dei Within temptation "Frozen"

lunedì 21 dicembre 2009

mercoledì 16 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

Fatal attraction capitolo 2 (NC17)



Crossover:Squadra speciale Cobra 11- Squadra speciale Lipsia
Pairing: Mark Jager (Chris Ritter) – Erik Gehler
Rating: NC17 vietato ai minori di 18 anni per esplicite scene di sesso
I personaggi non sono di mia proprietà.


Capitolo 2

Tre mesi dopo

Lipsia

L’auto blu raggiunse il vicolo a tutta velocità. La serata era troppo fredda e ventosa per essere aprile. Le portiere si aprirono contemporaneamente, i commissari Jan Maybach e Miguel Alvarez scesero stringendosi nei cappotti.
La polizia era stata allertata nel cuore della notte per un cadavere ritrovato in mezzo all’immondizia in un vicolo senza uscita, nella zona più malfamata della città. Quel quartiere era per lo più frequentato da balordi e prostitute, anche centro nevralgico della vita notturna.
“Che nottataccia” commentò il vice commissario Alvarez rivolto al suo superiore.
“Non lamentarti sempre, Miguel” il vento gli scompigliò i capelli biondi “credi che a me piaccia uscire di notte e lasciare Benny da solo?”
Jan Maybach viveva con suo figlio Benny. Il quattordicenne aveva un carattere ribelle, ereditato dalla madre Anya, mentre fisicamente era la copia di suo padre. Jan lo aveva lasciato profondamente addormentato. Tuttavia Benny era abituato alle sue uscite notturne e ai ritardi da non farci quasi più caso.
“Detesto non essere con lui quando si sveglia” si lamentò diventando improvvisamente triste.
“Jan, è un ometto ormai, vedrai che presto ti porterà qualche fidanzatina a casa e allora sì che cominceranno i problemi” ridacchiò Miguel chiudendo la zip del giaccone.
Jan lo fissò con i suoi grandi occhi azzurri “Speriamo di no”
“Ti senti un vecchietto, non è vero, collega?” lo prese in giro.
L’altro gli sferrò uno scappellotto dietro la nuca “Ahi, mi fai male”
“Così impari”
La loro collega Ina Zimmermann si avvicinò per ragguagliarli sulla situazione. Era una donna molto attraente, con capelli biondi e occhi verdi.
“Ragazzi, siete arrivati, finalmente” sembrava leggermente impaziente.
“Di cosa si tratta, Ina?” domandò Jan
“La vittima è una ragazza, dalle contusioni deve essere stata colpita con qualcosa”
Si avvicinarono al luogo del ritrovamento. Il medico legale era già al lavoro accanto alla vittima: una ragazza di massimo venti anni, di razza asiatica, con lunghi capelli che le arrivavano fino alla vita. Il volto era completamente tumefatto, presentava lacerazioni sulle labbra e sulla fronte, mentre gli zigomi erano violacei. Era stata picchiata a morte. Indossava una minigonna di pelle e una maglia rossa lacerata, i piedi erano nudi e nelle vicinanze non vi era traccia delle scarpe. Doveva trattarsi di una prostituta, ammazzata forse dal proprio protettore o da un cliente particolarmente violento. Accadeva spesso, ma Miguel non riusciva ancora a restare impassibile davanti a quello scempio. Solo un mostro avrebbe potuto accanirsi con tanta violenza contro una ragazzina.
Distolse lo sguardo, Jan appoggiò una mano sulla spalla “Tutto bene?”
“No” mormorò “Dannazione, Jan, avrà al massimo diciotto anni, anche se il trucco pesante e gli abiti potrebbero farla sembrare più grande”
“Lo so, è davvero terribile, Miguel” il suo mestiere lo costringeva ad assistere continuamente a crimini così efferati.
“Dobbiamo prendere questo bastardo figlio di puttana” rispose Miguel alzando la voce “e impedirgli di farlo ad altre”
“Lo prenderemo, Miguel!” promise Jan Maybach fissandolo dolcemente “Ora, mettiamoci al lavoro o Ina ci bacchetterà”
Il collega ispanico annuì cercando di contenere il disprezzo che provava.
Jan s’inginocchiò accanto al medico legale e le domandò “Qual è la causa della morte?”
“È stata ripetutamente presa a pugni” indicò le numerose ecchimosi con un dito “e poi finita con un corpo contundente alla nuca, ma sarò più precisa dopo l’autopsia”
“Mio dio” si lasciò sfuggire il commissario “si è accanito su questa povera ragazza”
La donna annuì e abbassò nuovamente lo sguardo “Dal genere di ferite posso ipotizzare si sia trattato di un cliente troppo…perverso”
“Oppure il protettore?”
“Forse. In questa zona ci sono numerosi locali. Non credo lavorasse per strada” spiegò prima di alzarsi.
“Intende dire che è stata uccisa in uno di questi bordelli e poi scaricata qui?” Jan era incredulo.
“Sì, non è morta in questo vicolo. Questo posso affermarlo con certezza” aggiunse
“Da cosa lo deduce?” intervenne Miguel che fino a quel momento aveva assistito in silenzio.
“Non c’è sangue e poi, vede? Ha i piedi nudi e qui, intorno, non c’è traccia delle scarpe”
“Questo vuol dire che per non far risalire al bordello nel quale lavorava l’hanno scaricata tra l’immondizia?” gli occhi neri del giovane commissario bruciavano per la rabbia.
Si voltò furioso “Che pezzi di merda!” sibilò a bassa voce.
“Miguel?” Jan gli fu accanto “Cosa ti succede?”
“E me lo chiedi? Hai visto come l’hanno trattata? Come se fosse un giocattolo rotto, un oggetto da usare e poi buttare via” si sfogò.
Jan gli circondò le spalle con un braccio.
“Scusami, non volevo reagire così” Miguel fece un profondo respiro “ora sto meglio”
“Non scusarti” abbozzò un sorriso “sarebbe un peccato se perdessi la tua sensibilità”
“Anche tu ce l’hai, ma a differenza di me, riesci a mantenere il controllo. Per questo sei il mio capo” cacciò la lingua tra i denti.
“Finiamo al più presto, comincio ad averne abbastanza” Jan infilandosi i guanti, s’inginocchiò nuovamente.
Miguel lo imitò, insieme avrebbero terminato anche prima.



Ansiti e gemiti riecheggiavano nella stanza d’albergo. I raggi del sole filtravano dalle imposte, due uomini erano avvinghiati tra le lenzuola tanto che non si capiva dove finisse uno e iniziasse l’altro.
Gli abiti erano sparsi sul pavimento, sul tavolino una bottiglia di champagne francese vuota, due bicchieri e una polverina bianca su un vassoio. La testata del letto era scossa con violenza contro la parete
Il corpo di Erik Gehlen si muoveva in quello di Mark Jager, ogni affondo strappava all’altro un grido.
Andavano avanti ormai da ore e, nonostante fosse già giorno, nessuno dei due sembrava averne abbastanza. I polsi di Mark erano legati con una sciarpa di seta viola alle grate del letto, le gambe strette alla vita.
Con un’ultima spinta, Erik raggiunse l’orgasmo. Ansimando, si accasciò sul torace. Era stato grandioso, come sempre, ogni volta era così: sesso bollente e fuochi d’artificio.
Erik sentendo il battito accelerato del cuore di Mark ghignò: “Questa volta abbiamo davvero superato noi stessi”
“Merito della roba” replicò l’altro rivolgendogli un sorrisetto lascivo “devi lasciarmene un po’, questa volta”
“Hai intenzione di usarla con altri?”
“Sei geloso?” domandò, conoscendo la risposta.
Erik eluse la domanda “Allora, in questo caso dovrò lasciartene di più”
“Non hai risposto” insistette l’altro.
“Forse” sussurrò accarezzandogli il ventre con la punta delle dita.
Questa replica lo lasciò senza parole, aveva dato per scontato che un uomo senza cuore come lui non potesse provare quel genere di sentimenti, ma a quanto pare si era sbagliato “È una novità” commentò.
Erik alzò la testa dal suo petto “ Che possa essere geloso?”
Mark annuì, poi notando l’espressione contrita dell’amante, cambiò discorso “Piuttosto, slegami!” strattonò la sciarpa che lo imprigionava.
“Non ancora, mi piace averti qui, alla mia mercé” alzò la testa e lo fissò, gli occhi erano scuri come brace.
“Smettila di dire cazzate!” non gli piaceva essere indifeso, soprattutto con accanto uno come lui che poteva farlo fuori come niente.
Erik scoppiò a ridere “Non ti scaldare, ti stavo prendendo per il culo”
Sciolse il nodo liberandogli le mani.
“Finalmente” Mark lo abbracciò, attirandolo in un bacio ardente. Si spinse all’interno della bocca, allacciando la lingua alla sua. Ad Erik sfuggì un gemito, poi rispose con brutalità al bacio..
“Mark” sussurrò staccandosi per respirare.
“Mio dio Erik” sospirò, quell’uomo lo faceva impazzire con le sue labbra, le sue mani e con il suo cazzo. Non si sarebbe mai stancato di fare sesso con lui. Sfiorò con un dito le labbra carnose per poi morderlo.
“Lo so che ti piaccio Mark, non hai mai conosciuto uno come me”
L’infiltrato sorrise “Ci puoi giurare, sei una forza della natura”.
“In altre parole qualcuno che ti scopa così bene” Erik lasciò vagare la mano lungo il petto fino al ventre.
“Esattamente” Mark non avrebbe mai confessato che era l’unico con il quale andava a letto. Per quanto Erik Gehlen fosse un bastardo, lui era un monogamo convinto, a differenza di Erik che tra le lenzuola aveva uno stuolo di donne e uomini.
“Sai, dolcezza, il mio stomaco reclama cibo” lo informò Mark, era dalla sera precedente che non mangiava, se non si contava lo champagne che avevano sorseggiato prima del sesso.
“Non ti basto io?” protestò Erik mordicchiandogli un capezzolo per poi succhiarlo.
Mark ansimò, rischiava di impazzire con un simile trattamento “Erik”
“Non ho intenzione di allontanarmi da questa camera fino a quando non sarò sazio” dichiarò il trafficante scendendo lungo l’addome. Lasciò una scia di saliva “potremmo mangiare a letto, magari io sul tuo corpo”.
Mark ansimò “Mi sembra un’ottima idea. Chiamo il servizio in camera?” allungò la mano verso il telefono sul comodino.
L’amante fece un cenno di assenso, Mark sorrise. Compose il numero, ordinò due pasti complete di tutto, compresa una torta alle fragole e panna.
Erik rise “Dove lo metterai, cucciolo? Hai una pancia così piatta” lo accarezzò con la punta delle dita
“Cucciolo?” alzò un sopracciglio “Tutta quella coca ti ha fottuto il cervello?”
“A proposito, che ne dici se ci ricarichiamo?”
“Dopo” replicò, se avesse continuato in quel modo, dalla camera sarebbe uscito in una sacca di plastica.
Erik sfiorò il membro ancora eretto di Mark leccandosi le labbra “Lo adoro, vuoi che te lo succhi?”
“Sì” sussurrò l’infiltrato con gli occhi blu che brillavano di lussuria “mi piacciono le tue labbra avvolte intorno al mio cazzo”
“Supplicami!” ordinò Erik circondandolo con le dita.
Passò il pollice sull’estremità superiore. Mark fremette fantasticando sulla bocca occupata a dargli piacere “Ti prego, Erik, ti supplico” ormai sapeva che il modo migliore di prendere Erik era fargli credere di avere il controllo.
Erik sorridendo soddisfatto, scivolò lungo il suo corpo. Appoggiò finalmente le labbra sul membro, fece correre la lingua lungo tutta la superficie. Mark chiuse gli occhi gemendo.
Di solito era lui a fargliene, ma quando il bel trafficante si concedeva era un’esperienza paradisiaca. Erik leccò con vigore, soffermandosi sulla punta del membro.
Disegnò dei piccoli cerchi, poi scese fino ai testicoli. Ne succhiò prima uno poi anche l’altro. Mark reagì gridando. Insinuò le dita tra i capelli tirandoli con forza.
Gli spinse la testa verso il basso per indurlo a continuare. Erik accolse la sua erezione nella bocca calda e cominciò a ciucciare come se fosse un ghiacciolo.
In quel momento bussarono alla porta, Erik non si fermò. Il rumore ricominciò e Mark con la voce strozzata chiese: “Chi cazzo è?”
“Servizio in camera”
“Lo lasci fuori la porta”
Erik si muoveva sull’asta con impegno, Mark chiuse gli occhi appoggiandosi al cuscino.
Si morse il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, si sentiva vicino al rilascio. Gli sarebbe piaciuto venirgli in gola però…
“Erik” ansimò “sto per venire”
Il trafficante si bloccò di colpo e lo guardò malizioso “Voglio che mi inondi con il tuo nettare…” …riempimi… qui” si toccò la vistosa cicatrice che spiccava sotto la bocca.
Mark lo guardò eccitato, quella richiesta lo mandava in visibilio “Sei così eccitante”
Erik ricominciò a succhiare, aiutandosi con la mano. Quando si rese conto che stava per venire si staccò. Mark inarcò la schiena e roteò gli occhi al rilascio. Spillò il seme sul viso dell’amante.
“Cazzo” ansimò posando lo sguardo su di lui “te l’ho mai detto che i tuoi pompini sono fenomenali?”
“Lo è anche il tuo sapore” si leccò le labbra “vuoi assaggiare?”
Mark lo attirò a sé e con la lingua catturò delle gocce sul mento, risalendo verso lo sfregio. Fin dal primo momento lo aveva giudicato estremamente sexy “Hai ragione. Ora, voglio mangiare, altrimenti potrei diventare cattivo”
“Interessante” ridacchiò Erik “mi piaci quando sei cattivo”
Mark gli stampò un ennesimo bacio sulla bocca, poi lo spinse via. Scattò giù dal letto e afferrò il lenzuolo avvolgendolo alla vita.
La suite nella quale Erik soggiornava durante i suoi viaggi a Lipsia aveva tre camere e due bagni. La stanza che occupavano in quel momento era quella più vicina alla porta d’ingresso, nel caso in cui un’emergenza dovesse costringere i suoi uomini ad entrare. Stranamente il trafficante aveva chiesto a Mark di accompagnarlo, ma l’infiltrato sperava non lo avesse fatto solo per avere del sano sesso.
Erano in quella città da due giorni, ma non gli aveva rivelato ancora nulla di considerevole e stava cominciando a perdere la pazienza.
Raggiunse l’ingresso, aprì la porta e portò all’interno il carrello. Lo stomaco brontolò, era davvero affamato. Sbirciò sotto uno dei coperchi: salsicce con contorno di patate e carote. Il profumo era delizioso. Scoprì anche gli altri piatti, vi erano frutti di mare, crostacei, ostriche, salmone, caviale. Imprecò. Sul quel carrello vi era una fortuna. Lo spinse fino alla camera da letto, stava per rientrare quando udì la voce di Erik. Stava parlando al cellulare, si nascose dietro la porta..
“Sì, papà. Gliene parlerò prima possibile, anche lui è ansioso” fece una pausa, poi ricominciò “Cosa? E quando? Cazzo, quelle puttane causano solo guai. Sistemerò tutto io, certo. La polizia sta indagando? Non scopriranno niente, sono degli incompetenti. Certo” chiuse la comunicazione.
Mark spinse dentro il carrello facendo finta di niente “Erik?”
Erik si voltò “Dolcezza” il tono era estremamente serio.
“Che succede?”
“Era mio padre” disse solo.
“Quando potrò incontrare il famigerato Herr Gehlen?” prese il vassoio con le salsicce e cominciò a mangiare con le mani.
“Presto, vuole conoscerti”
“Bene. Sono ansioso” finalmente qualcosa cominciava a muoversi.
“Gli piacerai, vedrai”
“Sa di noi?” addentò un pezzo di carne, l’olio gli colò dal mento.
“Perché dovrebbe?” scattò “Non gli frega un cazzo chi mi scopo, Mark”
“Pensavo fosse più di questo” non voleva ammetterlo, ma cominciava a provare qualcosa per lui. Questo complicava il suo incarico.
“Da quand’è che parli come una ragazzina?”
“Non dire stronzate! Dimentica quello che ho detto” morse la salsiccia.
Erik posò gli occhi sulle labbra sporche d’olio “Sei arrapante quando mangi”
“Non sono il tuo giocattolino!” esclamò alterato
“Di che stai parlando?”
“Mi tratti come un oggetto, Erik. Siamo soci e amici oltre che amanti” protestò.
“Da dove arriva questo discorso così allucinato? Forse ti sei fatto un po’ troppo, dolcezza. La prossima volta devi sniffarne di meno” lo raggiunse e gli pulì il viso con un dito. Se lo portò alle labbra.
“Buono”
“Io parlo sul serio. Solo perché ti permetto di scoparmi vuol dire che tu sia superiore a me?” Mark si pentì delle sue parole. Cazzo. Stava per mandare tutto a puttane.
“Tu mi permetti?” gli afferrò il mento con il palmo della mano “Tu mi supplichi di scoparti, è diverso.”
Dopo avergli fatto l’occhiolino, si mosse verso il carrello. Scoperchiò un piatto, prese un’ostrica e la succhiò, ingoiandone il frutto.
“Prova una di queste, sono freschissime. Credo provengano dalla Francia”
“E va bene, ti supplico e con questo?” Mark si alzò portandosi alle sue spalle “Io non scopo con altri. Per quanto detesti ammetterlo mi sono affezionato a questo tuo brutto muso e non sopporto d’essere trattato come uno svago. Non sono una delle tue puttane, Erik!”
Il trafficante lanciò il guscio nel piatto “Lo so che non sei una delle mie puttane”
“Sai che ti dico? È meglio che da questo momento in poi la nostra relazione sia solo professionale” bleffò Mark, era l’ultima cosa che voleva in realtà.
“Di che cazzo parli?”
“Lo sai benissimo” insistette l’altro.
“Vuoi scoprire le tue dannate carte? Cosa pretendi, un rapporto esclusivo?”
Mark si morse la lingua, si era spinto troppo oltre, Erik era troppo imprevedibile. Non si poteva prevedere come avrebbe reagito un ultimatum del genere.
“Allora? Vuoi rispondere?”
“Voglio che tu ammetta che per te io non sono solo una scopata”
Erik distolse lo sguardo e Mark continuò “Di cosa hai paura? Di lasciarti andare con me? Di ammettere che provi qualcosa?”
A quelle parole il trafficante divenne paonazzo. Si voltò e in un attimo fu su di lui. Lo afferrò per il collo “Non azzardarti mai più!” sibilò stringendo “Non ho paura di niente. Io sono un Gehlen, hai capito?”
“Okay, ho capito, ma ora, lasciami!” gli ordinò con le iridi blu che fiammeggiavano “Potresti ritrovarti con qualcosa di meno” lo minacciò.
Erik lasciò la presa. Mark si massaggiò il collo, quell’uomo era davvero folle. Avrebbe potuto spezzarglielo con estrema facilità.
“Brutto bastardo” sibilò l’infiltrato “cosa cazzo ti è preso? Potevi farmi fuori”
“Se fossi stata una delle mie puttane l’avrei fatto senza pensarci” allungò il braccio e lo attirò a sé “ma per quanto mi costi ammetterlo, mi piaci”
Mark sentì il cuore accelerare i battiti e le gambe diventare come gelatina. Quella dichiarazione giunse del tutto inaspettata “Dimostralo!”
Erik gl’intrappolò le labbra in un bacio ardente. Mark rispose con violenza portandogli la mano dietro la nuca per avvicinarlo maggiormente a sé.
“Ti voglio, Erik Gehlen”
“Non avevi detto di essere affamato?” Erik prese un’altra ostrica. Gliela appoggiò vicino alla bocca, Mark la ingoiò leccandosi le labbra “Deliziosa, ma preferisco il dessert!”
Erik sorrise, infilò un dito nella panna che guarniva la torta e glielo porse “Ecco”
Mark lo succhiò, vi passò intorno anche la lingua, mugugnando di piacere.
“Me lo stai facendo diventare duro come il marmo, dolcezza” disse Eric circondandogli la vita con il bracciò sinistro.
Lo baciò, allacciando la lingua alla sua. Il sapore della panna unito a quello del suo amante era inebriante.
“Il mio stallone” gemette Mark.
“Vedrai cosa ti farà il tuo stallone” scese a leccare il collo “non potrai alzarti dal letto, domani”
“Mi fai impazzire”
“Aspetta, dolcezza” si staccò.
Raggiunse il tavolino al centro della stanza, prese la boccetta nella quale conservava la coca.
“Smettila, quella roba ti fotterà il cervello, Erik”
“Non ti lamentavi fino a pochi minuti fa” lo raggiunse, sul viso stampato un sorrisetto maligno.
“Hai ragione” sfiorò la cicatrice “ma preferisco quando non ti fai”
“Peccato, avevo in mente un programmino” lo spinse verso il letto.
Mark alzò un sopracciglio, ma si lasciò condurre da lui verso il letto, lasciando cadere sulla moquette il lenzuolo che lo copriva. Si stese supino, Erik lo sovrastò con il suo corpo maschio. I toraci villosi si toccarono, le bocche si unirono in un bacio senza fine. L’infiltrato gli accarezzò la schiena, scendendo fino alle natiche. Le afferrò con entrambe le mani spingendolo contro di sé.
“Voglio tirare un po’ di roba” sussurrò Erik staccandosi.
Aprì la boccetta, versò la polverina bianca sul torace dell’amante. Mark osservò incuriosito:“Che stai facendo?”
Erik ridacchiò “Vedrai”
Allungò un braccio verso il comodino, afferrò il portafoglio, ne estrasse una banconota da cento dollari.
L’arrotolò, creò una scia di coca che scendeva fino al ventre, poi si portò la banconota alla narice. Sniffò.
“Tu sei tutto matto, dolcezza” Mark scoppiò a ridere.
“Ne vuoi un po’?”
L’infiltrato rifletté su quello che doveva rispondere, poi dichiarò “Certo, non dico di no a della roba di prima qualità”
Mark lo spinse supino pressandolo contro il materasso. Sfiorò il viso “Ti ho mai detto che sei molto attraente?”
Erik sorrise malizioso “Non di recente”
“Lo sei e qui, in questo letto, sotto di me, lo sei anche di più” le dita scorsero lungo il suo viso delineandone i contorni.
Il membro del trafficante ebbe un guizzo, Mark sorrise “Ti fanno effetto le mie carezze”
“È lei a farmi effetto, signor Jager”
“Dammi un po’ di quella, ho voglia di sballarmi!” allungò la mano e afferrò il contenitore di vetro che Erik porgeva.
Lo vuotò sul suo ventre, una parte finì nell’ombelico.
“Sei pazzo? Sai quanto costa?”
“E con questo? Nessuno dei due è un morto di fame e poi, questa notte è speciale e ho voglia di divertirmi” rispose Mark con strafottenza.
“Speciale?”
“Sì, siamo qui a Lipsia, insieme e poi, tra breve incontrerò tuo padre. Sono ansioso di cominciare a fare sul serio” spiegò con entusiasmo. Era anche ora che facesse affari con i pezzi grossi.
Erik scoppiò a ridere, gli porse la banconota arrotolata. Mark sniffò con forza, prima con una narice e poi con l’altra. Chiuse gli occhi “Grandiosa” solo il meglio per Erik, pensò.
Mark leccò i residui poi risalì lungo il corpo. Cercò le sue labbra, Erik lo attirò a sé.
In quel momento bussarono alla porta.
“Chi cazzo è questa volta?” Erik era stufo di tutte quelle interruzioni.
“Signor Gehlen” rispose la voce familiare di uno degli uomini al suo servizio.
“Che palle” sibilò “Che c’è? Non voglio essere disturbato”
“È urgente, signore” insistette.
“Entra!” ordinò alterato..
“Che vorrà?” domandò Mark sbuffando.
“Spero per loro che sia davvero importante o si ritroveranno in fondo al fiume”
Mark si scostò, Erik scese dal letto offrendogli un’ampia visuale del suo fondoschiena perfetto. Si leccò le labbra.
“Torno subito” annunciò il trafficante, prendendo il lenzuolo dalla moquette.
Lo avvolse ai fianchi e andò ad aprire la porta.
“Si può sapere cosa cazzo volete a quest’ora?” accolse due dei suoi uomini.
“Signore, è accaduto un incidente al ‘Lust’”
Mark si nascose dietro la porta, c’era qualcosa di importante in ballo e non poteva di certo farsi scappare qualche parola.
“Un incidente? Di che incidente parli?” Erik era seccato, suo padre glielo aveva accennato, ma desiderava conoscere ogni particolare.
Entrò in una specie di salottino e sedette ad una poltroncina
L’uomo rifletté per un istante, poi cominciò “Un cliente è stato troppo violento, abbiamo dovuto risolvere la situazione e…”
“E come l’avete risolta? Gli avete dato una lezione, spero”
“Veramente…” era agitato.
Erik si alzò e lo fissò con occhi di brace “Veramente… cosa?”
“Abbiamo pensato avrebbe voluto occuparsene lei stesso” si giustificò “Egli ha raccontato che la ragazza non ha voluto accontentarlo e lui per punirla l’ha picchiata, è morta, signore”
“Come ha osato questo pezzo di merda? Voglio proprio vederlo quel bastarda che ha ha l'audacia di ammazzare una mia puledra! Vederlo in faccia per potergliela spaccare con le mie mani” alzò la voce.
Fu ad un soffio da Karl, un armadio con corti capelli biondi e occhi di ghiaccio “Non perdiamo altro tempo!”
Si mosse per tornare in camera da letto.
Mark ascoltò tutta la conversazione, poi quando udì i suoi passi ritornò a letto.
Erik entrò, sul viso un’espressione furibonda “Che incompetenti”
“Problemi?” lo raggiunse appoggiando una mano sulla spalla.
“Direi di sì” si tolse il lenzuolo, prese i boxer neri dalla moquette, poi infilò i pantaloni “Uno stronzo di merda ha ucciso una delle ragazze”
“Cosa?”
“Sì e la cosa mi fa incazzare” afferrò la camicia nera, l’infilò.
“Che situazione” commentò Mark sconvolto.
“Devo andare al Lust a vedere con i miei occhi. La polizia sta già indagando, ha trovato il corpo nel vicolo dietro al locale e ora cominceranno i casini. Ma porca puttana!” imprecò.
“Vengo con te!” dichiarò Mark.
Erik lo fissò annuendo. In fondo, oltre a scopare, erano anche in affari insieme. Di lui poteva fidarsi.
Mark sorrise, mentre dentro di sé esultava. Aveva finalmente la sua stima.
“Vestiti! Voglio risolvere questa rottura il prima possibile!” esclamò.
Mark raccolse gli abiti dalla moquette e cominciò a vestirsi.

mercoledì 2 dicembre 2009

lunedì 23 novembre 2009

Fatal Attraction



Fatal attraction

Squadra speciale Cobra 11
Pairing: Mark Jager (Chris Ritter) – Erik Gehler
Rating: NC17 vietato ai minori di 18 anni per esplicite scene di sesso
I personaggi non sono di mia proprietà.


Capitolo 1

La stanza era immersa nella semi oscurità, nell’aria una nebbiolina causata dal fumo dei sigari. L’unica fonte di illuminazione era una lampada su un tavolino. I divani di pelle nera e due tavolini erano il solo mobilio presente. Un uomo sulla trentina, con corti capelli neri e occhi blu scuro, sedeva nervosamente su uno di questi, fumando un sigaro. Il suo nome era Mark Jager o almeno era quello che portava da qualche mese. Gestiva un paio di bordelli a Berlino e stava per aprirne un altro a Colonia. Quella era la sua copertura. Sì, era un poliziotto infiltrato e il suo compito era smascherare un grosso traffico di carne umana.
Quella notte avrebbe dato una svolta nella sua vita perché avrebbe conosciuto un pezzo grosso della malavita In quel momento qualcuno bussò alla porta.
“Avanti”
Entrò una ragazza orientale sui vent’anni, con indosso un completino intimo molto succinto di colore rosa pesca. Lo sguardo era basso come se avesse timore di guardarlo in volto.
“Che c’è?” domandò brusco.
“La persona che attendeva è arrivata, padrone” il tono era sottomesso.
“Grazie, fallo accomodare” si alzò pronto a riceverlo.
La porta si aprì maggiormente per lasciare accedere due uomini. Uno era molto alto, un vero colosso, con il corpo massiccio, la testa rasata e due occhi cattivi color ghiaccio. L’altro era più basso, sul metro e settantotto, capelli neri e penetranti occhi scuri crudeli. La bocca era carnosa e segnata da una cicatrice ben visibile, sotto il labbro inferiore.
Indossava un abito color crema e una camicia nera che faceva capolino dalla giacca. Dai pantaloni spuntava una pistola che lui celò chiudendo un bottone.
“Signor Jager” si fece avanti e gli porse la mano.
Mark stringendola, comprese chi tra i due fosse il capo “Il signor Gehler, presumo”
“Erik Gehler” lo corresse.
Mark gli fece segno di sedere e lui prese posto sul divano. L’altro uomo si posiziono alle spalle di Erik, con le braccia conserte e lo sguardo vigile come se attendesse di essere attaccato ad ogni istante.
Mark gli sedette di fronte. Le persone con cui trattava voleva sempre osservarle negli occhi. Aveva la rara capacità dì comprendere cosa celasse un determinato sguardo. Era frutto di anni di lavoro sotto copertura.
“Bell’ambiente!” esclamò il nuovo venuto “Complimenti”
“La ringrazio” appoggiò il sigaro nel posacenere e puntò le iridi blu in quelle nere dell’uomo che gli era di fronte “cosa la porta nel mio…locale?”
“Lei mi interessa” rispose sporgendosi in avanti e appoggiando le braccia sulle ginocchia.
Mark sorrise e accavallò le gambe “La interesso? Sono adulato, ma potrebbe essere più specifico?”
“Nel suo bordello ha molte ragazze provenienti dall’oriente, vedo”
“Sì, sono molto richieste. Hanno un fascino particolare. I berlinesi le apprezzano” gli spiegò.
“Anche nei locali che gestisco a Colonia e a Lipsia c’è richiesta di puledre orientali” sorrise mostrando una dentatura perfetta “volevo proporle un affare, ma tutto a tempo debito”
“Un affare?” alzò un sopracciglio.
“Sì, ma le spiegherò meglio in un secondo momento” non voleva scoprire le sue carte troppo in fretta.
“Non può accennarmi qualcosa?” era ansioso di sapere.
“Si tratta di una questione riservata” si sporse in avanti “ e questo… non mi sembra il luogo adatto”
“Comprendo il suo riserbo” doveva essere cauto, non poteva mostrare troppo interesse o l’avrebbe insospettito.
Mark si alzò in piedi “Bene, passiamo ad argomenti più piacevoli. Le andrebbe di provare una delle ragazze? Ce ne sono per tutti i gusti, si serva pure”
Erik non sembrò particolarmente interessato, ma lui insistette convincendolo a seguirlo. Lo condusse attraverso un corridoio. Ai due lati vi erano decine di stanze. Si fermarono davanti ad un salone con la porta di legno a due ante.
Mark l’aprì con entrambe le mani, per poi farsi da parte “Dopo di lei”
Erik entrò nella sala, vi erano decine di prostitute che, a giudicare dalla moltitudine di razze provenivano da ogni continente,. Le squadrò con attenzione, quell’uomo aveva un giro d’affari da milioni di euro. Come era possibile? Fino ad un anno prima non era nessuno e in poco tempo aveva aperto due bordelli a Berlino e stava per aprirne uno anche a Colonia. Strinse le labbra irritato, doveva scoprire quale fosse il suo segreto. Non poteva riuscire a far entrare tutte queste ragazze nel paese senza avere qualche aggancio.
“Nessuna suscita il suo appetito?” il proprietario gli fu accanto e lo fissò con le iridi cerulee.
Erik si voltò verso di lui e con un sorrisetto malizioso replicò “In effetti, qualcuno che accende i miei desideri c’è”
“Me la indichi, mi preoccuperò di mandarla immediatamente in una stanza” dichiarò prontamente “provvederà a soddisfare ogni sua perversione”
“Non è tra loro” dichiarò con voce calda e profonda.
“Come?” Mark aggrottò le sopracciglia non capendo.
Erik gli sfiorò la camicia, con il palmo della mano, in un modo che non lasciò spazio ai fraintendimenti. Quell’uomo lo voleva, Mark fremette rendendosene conto. C’era qualcosa in lui che gli suscitava una strana attrazione. Era la sua carica animale ad affascinarlo.
“È interessato?”
Mark non rispose ed Erik, notando il suo turbamento, replicò “Respiri pure, signor Jager, vorrà dire che mi accontenterò di una delle ragazze”
“Mark” sussurrò.
“Come?”
“Chiamami Mark. Forse lavoreremo insieme e non c’è alcun bisogno di essere così formali” sorrise
“Certo, Mark e tu, chiamami Erik”
L’attenzione dell’infiltrato si posò sulle sue labbra carnose “Desideri qualcosa da bere?”
“Certo, una vodka” rispose scrutandolo con intensità.
Annuendo fece cenno ad una ragazza che scattò via tornando subito dopo con un vassoio, sul quale vi erano due bicchierini e una bottiglia di vodka russa.
“Ottima scelta” Erik cacciò la lingua tra i denti “sei un intenditore”
“Diciamo di sì e non è solo di vodka che mi intendo, Erik” comunicò.
Le labbra dell’altro si aprirono in un sorriso “Credo che debba essere degustata in un luogo più adatto e non in mezzo a tutte queste puttane, non trovi?” desiderava restare da solo con Mark, lo eccitava oltre misura e dalle vibrazioni che riceveva, non era l’unico.
“Penso tu abbia ragione. Seguimi!”
Riattraversarono il corridoio fino ad una camera con la porta chiusa. Mark l’aprì lasciando entrare il suo ospite, poi la richiuse alle sue spalle.
Erik si guardò intorno, addossato ad una parete c’era un enorme letto con lenzuola di seta nera. Accanto vi era un comodino sul quale troneggiava un candelabro a tre bracci. Alle finestre pesanti tende e nel centro della stanza un divanetto.
Mark appoggiò il vassoio su un tavolino e si piegò per riempire i bicchieri “Sentirai che prelibatezza”
Si voltò e scattò leggermente, Erik era davanti a lui che lo fissava con bramosia.
Il cuore di Mark perse un battito, ma riuscì a porgergli un bicchierino. Le mani si sfiorarono provocandogli una vampata di calore che lo infiammò.
Erik bevve tutto d’un sorso, poi appoggiò il bicchierino vuoto sul vassoio. Mark sorridendo si scolò il suo “Ci voleva qualcosa di forte”
“Ora, veniamo a noi” sussurrò Erik accorciando maggiormente le distanze.
Mark era combattuto, quell’uomo gli faceva riemergere istinti primordiali, desiderava solo prenderlo, sbatterlo sul letto e scoparlo con forza fino a fargli urlare il suo nome. Si morse il labbro. Doveva essere impazzito, doveva conquistare la sua fiducia, non portarselo a letto. Certo, in ogni caso, non sarebbe stata la prima volta che una missione gli imponesse di intraprendere una relazione omosessuale. Da quel punto di vista non era vergine e di certo si sarebbe divertito molto con il signor Erik Gehler. Quel figlio di puttana aveva l’aria di saperci fare, probabilmente gli avrebbe anche concesso di scoparlo. La sola idea glielo fece diventare duro come il marmo.
Erik portò una mano dietro la nuca e lo attirò a sé, baciandolo con violenza. Mark ansimò spingendosi all’interno e incontrando la sua lingua. I denti cozzarono tra loro, le lingue duellarono e gocce di saliva solcarono i menti. Mark lo trascinò verso il letto premendosi su di lui e continuando ad assaltare la bocca. Strappò la giacca lasciandola cadere sulla moquette. Erik gli lacerò la camicia nera, desiderava averlo nudo, pregustando quello che sarebbe accaduto in seguito.
Le dita gli aprirono i pantaloni con foga. La pistola di Erik cadde sulle lenzuola, l’appoggiò sul comodino. Baciandosi terminarono di togliersi gli abiti.
Quando anche l’ultimo ostacolo fu abbattuto Mark si pressò contro di lui.
Erik ansimò allargando le gambe. Gli morse un lobo con forza, poi scese verso il collo. Addentò la pelle fino a farlo gemere, il trafficante amava il sesso violento e in Mark sembrava aver trovato un degno amante.
“Voglio scoparti, Erik”
“Anche io voglio che mi scopi, ma dopo è il mio turno” gli occhi neri brillarono dalla lussuria “vedrai come ti farò godere”
“Sembra invitante come proposta” si divincolò leggermente dalla stretta.
Si sporse verso il comodino, aprì un cassetto, prese la scatola di preservativi. Quando fu pronto s’insinuò nuovamente tra le gambe. Lo sfiorò in mezzo alle natiche spingendo un dito.
“Che aspetti? Non sono una delle ragazzine che ti fai di solito. Non ho bisogno di tutte queste gentilezze, ma solo di sentirti, possente, dentro di me” Erik lo fissò con occhi fiammeggianti “Ne sei capace?” lo provocò.
Mark sorrise e senza attendere oltre sostituì il dito con il suo membro, spingendosi in lui con forza. Erik urlò per l’intrusione. Mark cominciò a muoversi lentamente, intrappolandogli le labbra in un bacio ardente.
Uscì da lui un istante. Erik si lamentò per quella perdita “Smettila di cazzeggiare, fottimi!” gli occhi di Erik erano come braci.
“Siamo impazienti” prese in giro e senza attendere oltre, si piantò in profondità, strappandogli un gemito.
“Sì, ancora” lo incitò Erik portandogli le braccia dietro la schiena. Conficcò le unghie nella carne.
Mark s’inarcò urlando per il dolore, ma non smise di muoversi.
Erik aveva davvero del potenziale. Sarebbe stato interessante intrattenere rapporti d’affari con lui e non solo…
“Erik, cazzo, sei… insaziabile” sussurrò sporgendosi in avanti leccandogli una guancia.
“E non hai ancora visto niente” assicurò.
Mark appoggiò le mani sul suo petto, lo accarezzò con il palmo. Il sudore imperlava i loro corpi villosi.
“Mi piace il tuo fisico, sei ben fatto” ansimò lasciando scivolare le dita fino al membro “e soprattutto mi piace il tuo cazzo”
“Ti piacerà anche di più quando ti fotterà” promise afferrando le natiche con entrambe le mani.
Mentre lo masturbava, Mark aumentò il ritmo dei suoi affondi.
“Scopi da dio, Mark, ma dove sei stato fin’ora?”
L’infiltrato ridacchiò, smise di toccarlo e, con violenza afferrò le braccia spingendole dietro la nuca “Tieniti alla testiera” ordinò con le iridi che brillavano di lussuria.
Erik infilò le mani tra le sbarre, le strinse con forza. Si morse il labbro inferiore “Cosa hai in mente?”
Per tutta risposta gli alzò le gambe e se le portò sulle spalle. Ricominciò a spingere con veemenza strappandogli un gemito dopo l’altro.
“Scopami! Più forte!”
I colpi si susseguirono senza sosta. Erik gridò quando la punta del pene trovò la prostata “Sì, è stupendo.”
Un’ultima spinta e Mark raggiunse l’orgasmo con un grido soffocato.
Si abbassò e reclamò le sue labbra. Intrappolò quello inferiore tra i denti e lo tirò. Questo incarico cominciava a piacergli.
“Sei fottutamente bravo, Mark” ansimò “vediamo cosa sai fare con questo” si circondò l’erezione “succhiamelo!” ordinò.
L’infiltrato si lasciò scivolare lungo il corpo per poi appoggiare la bocca.
Chiuse gli occhi, quell’uomo sembrava non aver fatto altro nella sua vita. Lo succhiò con vigore, quasi come se volesse prosciugarlo. Sapeva che non avrebbe resistito a lungo.
Inarcò la schiena, il piacere era immenso. Un attimo dopo spillò il seme inondandogli la gola.
“Cazzo” ansimò Erik sfiorandogli la nuca con le dita “questo sì che è stato un pompino degno di questo nome”
Mark risalì posandogli baci infuocati sul ventre, su fino al petto. Le labbra si posarono su un capezzolo, lo succhiò.
“Mi ecciti da morire, Mark”
L’altro alzò lo sguardo e sorrise “Era questa l’idea”
“Vieni qui!” ordinò.
Obbedì e in un attimo il viso di Mark fu ad un soffio dal suo. Erik lo attirò a sé, s’appropriò delle labbra che tanto bramava.
Lo baciò con violenza, spingendosi all’interno e mordendogli la lingua.
“Ora tocca a me!” dichiarò ribaltando le posizioni e schiacciandolo contro il materasso.
“Non vorrei che il tuo uomo piombasse qui dentro interrompendoci sul più bello” disse Mark
“Perché dovrebbe? Sa stare al suo posto” gli bloccò le braccia e tornò a baciarlo.
Mark ansimò, sembrava volesse divorarlo. Avrebbe potuto anche abituarsi a quel trattamento. Scopare in quel modo ogni notte. Il cuore impazzì a quel pensiero, poi ritornò alla realtà: Erik Gehlen era solo un bastardo sfruttatore e trafficante di ragazze e presto lo avrebbe incastrato.
“A cosa pensi?” domandò Erik alzando un sopracciglio “Sembri lontano anni luce e io ti voglio qui con tutti e cinque i sensi”
“A niente” scosse la testa “dove eravamo?”
“Stavo per scoparti”
“Cazzo, Erik, non sai quanto ti voglio” strinse le gambe alla vita del suo amante.
“Bene perché ho intenzione di spaccarti in due, questa notte” promise con una strana luce negli occhi.
Dopo aver indossato il preservativo si spinse in lui con un colpo di reni penetrandolo completamente. Mark urlò, buttando la testa all’indietro, ma l’altro, non gli lasciò neanche il tempo di riprendersi in quanto cominciò a muoversi.
Mark gli portò le mani alle natiche e lo indusse a incrementare la potenza dei colpi. Erik lo penetrava implacabile, era stato certo fin dal primo momento che avrebbe goduto a fare sesso con quell’uomo. Ci sapeva fare davvero.
“Mettiti a quattro zampe!” ordinò il trafficante sganciandosi dalla sua presa.
Mark obbedì. Soffrì la mancanza del pene dentro sé, non avrebbe voluto privarsene. Si posizionò carponi, il sedere era davanti al viso di Erik che cacciò la lingua. Leccò la fessura, l’infiltrato chiuse gli occhi mordendosi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare. Il piacere era immenso, allargò maggiormente le gambe.
“Questa notte con me non la dimenticherai più!” promise Erik.
Mark gemendo si voltò “Scopami!”
L’altro ridacchiò maligno. S’inginocchiò dietro di lui e senza attendere oltre lo penetrò con un solo colpo.
Mark si piegò in avanti appoggiando il viso sul lenzuolo e alzando il sedere. Erik lo allargò con le mani e si mosse dentro e fuori, avrebbe voluto avere uno specchio per vedersi farlo. Era uno spettacolo così erotico.
“Più forte!” lo incitò Mark “Non avevi detto che volevi spaccarmi in due?”
Gli occhi neri di Erik divennero come braci, il desiderio lo stava consumando. L’uomo sotto di lui aveva la capacità di fargli perdere il controllo. Schiaffeggiò il sedere. Una volta, due, tre. Se avesse avuto una frusta o una cinta il divertimento sarebbe stato assicurato, ma non sapeva come avrebbe reagito ad un trattamento del genere. Meglio limitare le sue perversioni, almeno, per la prima volta.
Lo sovrastò con il suo peso e appoggiò il torace contro la sua schiena. Fu allora che notò i vistosi segni che la ricoprivano... come se li era procurati? Deturpavano quel corpo altrimenti perfetto.
Si bloccò e sfiorò quelli che sembravano fori di proiettili “E questi?”
Mark s’irrigidì “Non sono cazzi tuoi”
“Come ti pare, ma mi piacerebbe sapere cosa hai fatto per scatenare tanta ira”
“Ho molti nemici, Erik” rispose solo.
“E chi non li ha” replicò l’altro “per quanto mi riguarda, ormai, non li conto neanche più”
“Quella volta ho rischiato davvero grosso. Sono stato in coma un mese, ma quando mi sono ripreso” lo fissò con occhi di brace “l’ho ammazzato come un cane, quel figlio di puttana”
Erik sorrise “Avrei fatto lo stesso, Mark, ma…” ricominciò a muovere la mano sulla sua erezione “avrebbe sofferto per ore”
“E chi ti dice che sia stato indolore” dichiarò Mark scuro in volto, non amava parlare di quello che gli era accaduto. Soprattutto, non con uno come Erik Gehler.
“Io lo avrei torturato lentamente, solo per vedere la vita scivolare via dal suo corpo”
Mark fremette nel rendersi conto che la crudeltà di quell’uomo superava la sua immaginazione.
“Queste cicatrici rovinano il tuo fisico perfetto, Mark, ma mi piaci ugualmente. Scopi troppo bene” appoggiò la bocca sulla schiena e vi posò una scia di baci roventi.
Le dita si strinsero attorno al membro eretto. Mark gemette, lasciandosi andare “Erik”
“Ti piace come ti fotto?”
“Sì, mi fa impazzire” ansimò chiudendo gli occhi.
“Non venire fino a quando te lo dico!” ordinò Erik.
“Fammi godere, Erik!” lo fissò con le iridi blu colme di lussuria.
“Come vuoi” sorrise maligno.
Ricominciò a spingere, ogni affondo lo portava in paradiso. Erik Gehler era un amante perfetto, sentiva che sarebbe diventato una droga per lui.
Intanto la mano del trafficante si muoveva su e giù l’asta sempre più veloce “Più forte!” lo invogliò.
Erik invece smise di muoversi, circondò la vita con un braccio e lo attirò verso di sé “Vieni”
Sedette sul letto trascinandolo in modo che potesse trovarsi seduto su di lui, la schiena di Mark appoggiata contro il petto villoso di Erik.
“Mi piace di più questa posizione” sussurrò il trafficante, in un orecchio dell’amante.
“Anche a me, lo sento fino in gola”
“Muoviti, dolcezza” lo incitò Erik “prendilo fino in fondo”
Mark obbedì, cominciò a muoversi alzandosi e riabbassandosi sul membro. Ogni affondo faceva sì che il sesso di Erik toccasse la prostata facendolo gemere “Adoro il tuo cazzo, Erik”
“Lo so” mordicchiò il lobo. Scese a lambire il collo, leccandolo e addentandolo.
Mark piegò la testa di lato per concedergli maggiore accesso, Erik succhiò la pelle del collo, poi scese fino alla spalla.
L’infiltrato ansimò, il suo tocco lo stava facendo impazzire e il pene dentro di lui sembrava volerlo squarciare.
“Fammi venire, Erik” tornò a chiedere, voltandosi a guardarlo.
“Pregami! Voglio sentirti implorare” e intrappolò le labbra dell’amante in un bacio mozzafiato.
Mark succhiò la lingua, poi si spinse all’interno. Erik lo baciava con foga selvaggia, poteva paragonarlo ad un felino. Sì, ad una pantera, letale con i nemici, ma amorevole con i suoi cuccioli. Si chiese se anche con gli amici Erik fosse implacabile o se nei loro confronti provasse dei sentimenti sinceri.
“Supplicami!” ripeté Erik.
“Fammi venire, ti prego”.
“Bene, così mi piaci, dolcezza” ritornò a baciarlo, mentre le dita aumentarono il loro ritmo “adoro essere supplicato”
Mark ripeté senza sosta il suo nome. Inarcò la schiena e raggiunse il culmine, spillando il seme caldo.
Erik lo seguì subito dopo raggiungendo l’orgasmo con un grido soffocato.
“È stato grandioso” commentò il trafficante leccandogli le gocce di sudore dalla schiena “chi l’avrebbe mai detto che un incontro di lavoro si sarebbe rivelato così divertente”
Mark si alzò e, voltandosi, sedette nuovamente sul suo grembo. I visi potevano sfiorarsi, i respiri erano affannosi e i corpi madidi di sudore “Sei una vera bestia a letto, Erik Gehler” sussurrò.
“Anche tu non sei stato da meno” lasciò scivolare il palmo della mano sul suo petto “Meglio che vada”
“Certo o il tuo scagnozzo penserà che ti ho fatto fuori” si sollevò e scese dal letto.
Erik osservò il suo fondoschiena e desiderò non dover partire, ma il suo compito si era concluso, almeno, per il momento “Questa notte farò ritorno a Colonia” annunciò.
Mark si finse indifferente. Afferrò i pantaloni e li indossò “Credevo avessi affari a Berlino”
“Ero qui per incontrare il famigerato Mark Jager e l’ho fatto”
“Sì, lo hai fatto, ma non mi hai spiegato…” si morse la lingua “Non mi piace essere all’oscuro, Erik. Hai parlato di un accordo”
“Come ti procuri le ragazze, Mark?”
“Ah!” lasciò cadere la camicia al suolo “È questo che desideri sapere?”
“Per cominciare” dichiarò il trafficante alzandosi a sua volta.
“Agganci” rispose vago.
“Agganci?” ripeté Erik “Che cazzo di risposta è? Entrano legalmente? Come fai con i documenti?”
“Perché questo terzo grado?” in un attimo gli fu accanto.
“Te l’ho detto” sfiorò una guancia “voglio proporti un accordo. Non provvediamo alle ragazze e tu…” la mano scivolò lungo il collo “in cambio ci fornirai passaporti e documenti”
Mark dovette fare uno sforzo per restare impassibile, finalmente qualcosa si stava muovendo. Presto li avrebbe incastrati, questi figli di puttana.
“Parli al plurale”
“Sì, mio padre è a capo di tutto. Io sono il suo braccio destro” spiegò con orgoglio “Allora, Mark, ti interessa?”
“Potrebbe, sembra allettante” il cuore batteva con violenza nel petto “ci penserò”
“Cosa c’è da pensare?” Erik alzò un sopracciglio “è un affare vantaggioso per entrambi”
“Me ne rendo conto, ma non è una decisione da prendere alla leggera”
“Come preferisci” indietreggiò di un passo, raccolse i suoi abiti firmati. Guardò la camicia, erano saltati i bottoni. La infilò lasciandola semi aperta, poi prese i pantaloni e le scarpe. Li indossò, ma sentì che gli mancava qualcosa, la pistola. Lanciò un’occhiata al comodino, dimenticava di averla appoggiata lì.
La prese e la infilò nei pantaloni “Avrai presto mie notizie, Mark” Si avviò verso la porta.
Il proprietario del bordello strinse i pugni, stava andando via senza neanche voltarsi.
“Erik” lo chiamò.
L’uomo si girò e Mark dichiarò “Accetto la tua proposta”
Sorrise soddisfatto “È la scelta giusta”
“Spero di non dovermene pentire”
“Non accadrà ed entrambi saremo più ricchi di adesso” gli si avvicinò.
Mark sorrise “Il denaro è l’unica cosa che conta”
“Il denaro, le auto veloci e…” Erik lo attirò a sé “il sesso”
Lo baciò con violenza, portandogli una mano dietro la nuca. Spinse la lingua fino in gola, non si sarebbe mai stancato del suo sapore.
Un lamentò scappò dalle labbra dell’infiltrato quando l’altro si staccò “Arrivederci, Mark”
Gli occhi neri bruciarono incontrando quelli blu dell’infiltrato.
“Arrivederci, Erik”
“Ti accompagno” si propose il padrone di casa.
“Conosco la strada” replicò l’altro indietreggiando, poi raggiunse la porta ed uscì.
“Cazzo!” imprecò Mark una volta solo. Non gli era mai capitato di perdere la testa in quel modo. ùIl sesso con Erik Gehler lo aveva destabilizzato, quell’uomo gli piaceva e molto anche. Era nei pasticci. Infilò una mano nei capelli arruffati. No, era tutto apposto. Doveva pensare solo alla sua missione. Non poteva farsi fuorviare. Doveva considerare che se Erik avesse scoperto tutto lo avrebbe ucciso senza pietà.
Si avvicinò al tavolino, prese il pacchetto di sigarette. Ne accese una e inspirò una profonda boccata.
Avrebbe dovuto chiamare il suo capo per ragguagliarlo sulle novità, era ad una svolta nell’indagine.

venerdì 20 novembre 2009

Gelosia capitolo 5 (NC17)



Squadra speciale Lipsia
Pairing: Jan - Miguel
Rating:NC17
I personaggi non mi appartengono e la storia è frutto della mia fantasia malata.


Capitolo V

Un mese dopo

L’auto si fermò davanti all’entrata del parco, le portiere si aprirono. Benny corse fuori portando con sé un pallone, Miguel scese dall’auto prendendo il cesto da pic-nic, seguito da Jan.
“Benny, non correre, puoi cadere” gli urlò il padre.
“Lascialo divertirsi, se lo merita dopo le preoccupazioni che ha avuto a causa mia”
“Ancora? Quando la smetterai di sentirti colpevole?” lo rimproverò Jan.
“Non lo so, il fatto è che se non ti avessi costretto ad andarmi a prendere il panino non ti sarebbe accaduto niente”
Jan gli si avvicinò, gli accarezzò una guancia “Non è colpa tua, capito? E poi, sto bene, mi sono ripreso e questa notte te lo dimostrerò”
“Non dire assurdità, sei ancora in convalescenza” Miguel scosse la testa, non voleva dargli fretta.
Gli occhi azzurri brillarono “Non resisto più a starti lontano, Miguel”se non ci fosse stato Benny nei paraggi lo avrebbe baciato.
“Neanche io, ma non voglio che ti affatichi”
“Non essere sciocco” le dita gli sfiorarono le labbra carnose “ora, andiamo, sto morendo di fame”
“Sì, Benny ci sta aspettando”
Si avviarono verso il ragazzo che si era fermato sotto un albero a raccogliere delle foglie, ma quando vide i due uomini avvicinarsi urlò “Ci mettiamo qui?”
“Come preferisci” gli sorrise il padre.
Sedettero sotto l’albero, l’aria era calda e il sole splendeva nel cielo privo di nuvole. Miguel era così felice di vedere il suo Jan in piedi, finalmente, dopo quel mese così difficile. Le prime due settimane trascorse in ospedale e poi,a casa, impossibilitato a muoversi. Era stato un inferno per entrambi, soprattutto per Jan che non aveva potuto lavorare, mentre Benny era stato contento di avere il padre sempre con lui.
Apparecchiarono e cominciarono a mangiare, Miguel divorò tutto, come sempre e Jan lo rimproverò per la sua ingordigia facendo ridere Benny.
“Sono contento che hai convinto papà a fare questo pic-nic, Miguel, era così triste in questi giorni”
“Non è vero, non ero triste” negò fermamente suo padre.
“Ha ragione, invece, avevi messo un tale muso” lo prese in giro il compagno, ridacchiando “eri più taciturno e noioso del solito”
“Io noioso?” gli sferrò uno scappellotto dietro la nuca “Te lo farò vedere io se sono noioso” lo minacciò.
Miguel si morse il labbro “Davvero? Come pensi di fare?”
Non rispose, gli rivolse solo un sorriso malizioso.
“Papà, ti va di giocare a calcio?”
“Tuo padre non si è ancora ripreso, Benny, gioco io con te” si alzò e si sgranchì le gambe.
“Non esagerare, Miguel, sto benissimo” si alzò a sua volta.
“Bene, allora, vediamo se riesci a fare goal, papà” e corse via seguito dai due commissari.
Quella sera, quando entrarono nell’appartamento, Miguel entrò sostenendo Benny che dormiva beato, la giornata all’aria aperta lo aveva stremato facendolo crollare in macchina.
“Lo metto a letto” annunciò Miguel con un soffio di voce per non svegliarlo.
“Sì, grazie”
Il moro lo portò nella sua camera, lo appoggiò delicatamente sulle coperte, poi gli tolse le scarpe e lo coprì. Gli posò un bacio sulla fronte e uscì chiudendosi la porta alle spalle. Ritornò in salotto, ma Jan non c’era. Si avvicinò alla mensola, prese una foto che lo raffigurava con il figlio e sorrise.
Jan lo raggiunse e gli circondò la vita con un braccio “Che fai?” gli sussurrò appoggiando le labbra all’orecchio.
Miguel sospirò e appoggiò la cornice sul legno “Vorrei far parte della tua famiglia, sono un po’ invidioso”
Lo baciò sul collo “Benny ti considera suo zio, tu come un figlio”
“Vorrei lo fosse davvero” abbassò la testa.
“Lo so”
“Sai, è crollato, la partita a calcio lo ha stremato” si lasciò coccolare chiudendo gli occhi “sarà meglio che vada anch’ io”
“Resta qui”
“A dormire?” il cuore gli batteva con violenza, Jan lo stava invitando a fermarsi da lui, finalmente. Era così felice.
“Diciamo di sì” le dita di Jan si insinuarono sotto la maglia “ma non è nei miei programmi”
“Ah no?” Miguel si voltò e si perse in quelle pozze cerulee che tanto amava.
“No, ho in mente qualcosa di molto più piacevole” le bocche si sfiorarono.
Miguel gli intrappolò il labbro inferiore tra i denti tirandolo leggermente, poi spinse la lingua all’interno approfondendo il bacio.
Jan si lasciò sfuggire un gemito, gli portò la mano dietro la nuca attirandolo maggiormente. Gli era mancato così tanto in quel mese. Non si erano scambiati neanche un bacio e, se quell’astinenza fosse durata un solo altro istante, sarebbe di certo impazzito.
Le mani di Miguel s’insinuarono sotto la maglietta azzurra, mentre la lingua sfiorava quella di Jan.
“Andiamo di la?” gli propose Jan staccandosi ansimante.
“Ti voglio da morire, Jan” ansimò.
“Io di più” spingendolo verso la camera da letto, aprì la porta continuando ad assaltare le sue labbra.
“Un mese di astinenza” gemette Miguel con gli occhi che gli brillavano di desiderio “un vero inferno”
Jan sorrise, gli sfilò la maglia dalla testa e la lasciò cadere sul pavimento. Lasciò vagare lo sguardo lungo il suo torace e si leccò le labbra.
“Ti piace quello che vedi?” ridacchiò il moro.
“Sempre di più”
Miguel allungò un braccio e lo attirò a sé,intrappolandogli le labbra in un ennesimo bacio. Insieme si lasciarono cadere sul letto, Jan si sfilò la maglietta e la lanciò attraverso la stanza.
Miguel gli sfiorò la cicatrice sul ventre, i chirurghi avevano lasciato un brutto segno, ma gli avevano salvato la vita.
“Ti hanno deturpato” commentò.
“Almeno sono vivo, Miguel”replicò.
L’altro alzò le spalle “Tutto sommato, è sexy”
Jan sorrise malizioso e lo baciò dolcemente. Si stese su di lui e si mosse leggermente, scatenando nel compagno scariche elettriche. Le loro erezioni frizionavano attraverso la stoffa dei jeans.
Miguel ansimò, gli strinse il sedere con entrambe le mani e lo spinse a muoversi più velocemente.
“Questa notte non ti darò tregua” gli promise il biondo.
“Interessante, ma ti senti in forma per una promessa del genere?” lo provocò.
“Vedrai” ridacchiò baciandolo. Gli sfilò la maglia dalla testa lanciando dietro le spalle.
“Ti desidero da impazzire, Jan” gli sfiorò una guancia.
Gli occhi azzurri dell’altro brillarono come due zaffiri, appoggiò le mani sul petto accarezzandolo con i polpastrelli Jan si lasciò sfuggire un sospiro.
Miguel lo attirò a sé e gli intrappolò le labbra in un ennesimo bacio, il cuore gli batteva con violenza, non era mai stato così felice. Jan gli sbottonò i jeans e li lasciò scivolare lungo le gambe, poi insinuò la mano nei boxer e lo sfiorò con delicatezza.
Il moro ansimò e inarcò la schiena “Jan”
“Ricordi la nostra prima notte insieme, Miguel?” gli sfilò i boxer e si insinuò tra le sue gambe.
“Come potrei dimenticarla” cacciò la lingua tra i denti “è stata la più bella della mia vita”
“Non avrei mai creduto di innamorarmi di te, ma è stato così naturale” gli posò una serie di baci infuocati sul ventre.
“Sono troppo sexy, non hai saputo resistermi”
Jan ridacchiò e scivolò lungo il suo corpo, Miguel ansimò quando le labbra lo lambirono. Chiuse gli occhi e buttò la testa all’indietro.
Il piacere lo sopraffece, insinuò le mani nei capelli biondi stringendo per indurlo ad aumentare il ritmo.
Ripeté senza sosta il suo nome, inarcando la schiena, Jan si staccò. Si stese su di lui e lo baciò insinuandogli la lingua in bocca.
Miguel lo accolse, gli circondò la vita con un braccio e lo attirò maggiormente a sé. I loro corpi si fusero e le labbra si unirono in un bacio senza fine.
“Jan, voglio averti dentro di me” sussurrò ansimando.
Il biondo sgranò gli occhi “Sei sicuro?”
“Sì, mai stato più sicuro di qualcosa in tutta la mia vita” gli perlustrò il viso con le dita come se volesse memorizzare ogni dettaglio “questa notte sarai tu a guidare il gioco, collega” sorrise malizioso
“Interessante, non credevo mi avrebbe riservato una sorpresa del genere, commissario Alvarez”
“Mi ecciti quando mi chiami commissario Alvarez” scherzò accarezzandogli le labbra carnose.
“Commissario Alvarez” ripeté prima di baciarlo ancora “ti amo”
“Anche io ti amo” gli sussurrò Miguel allacciandogli le gambe alla vita e muovendosi con lui.
Improvvisamente lo vide accigliarsi "Che c’è ora?”
"Non sai quanta voglia ne ho di... farlo ma ho paura"gli confessò Jan.
"E di cosa?"
"Come di cosa... di farti male"sembrava sinceramente preoccupato.
Miguel sorrise malizioso “Perché, secondo te, io volevo fartene?”
“Io sono un duro”replicò Jan.
“Ah, si?”gli occhi neri brillarono “Te lo faccio vedere io gli è il duro” lo spinse supino ribaltando le posizioni.
Si ritrovò steso su di lui e gli bloccò le braccia contro il materasso.
“Miguel, lasciami!”
“Non ci penso nemmeno” replicò cacciando la lingua tra i denti “almeno, non fino a quando non ammettere che il vero duro sono io”
“Sei solo un bambino capriccioso, Miguel” lo prese in giro “ma è mai possibile che fai sempre queste scene?”
Il moro aumentò la stretta, spinse il bacino verso il basso facendolo gemere “Ti arrendi?”
“No” dichiarò deciso Jan.
Miguel avvicinò il viso al suo “Arrenditi e accetta che io sono il duro tra i due e tu il tenerone”
“Scordatelo” le labbra di Jan si aprirono in un sorriso “il tenerone sei tu, come un cucciolo”
“Cosa?” sgranò gli occhi neri “Ora me la paghi” cominciò a muoversi strappandogli un gemito dopo l’altro per il contatto con il suo corpo mascolino ed eccitato.
Jan buttò la testa all’indietro e socchiuse le labbra “Miguel”
“Ti arrendi?” gli domandò ansimando, poteva avvertire l’erezione del suo compagno contro la coscia e la cosa lo faceva impazzire.
Per tutta risposta Jan alzò il bacino di scatto, poi si sporse in avanti intrappolandogli le labbra in un bacio che lo colse di sorpresa. Miguel chiuse gli occhi e diminuì la presa. Jan ne approfittò per ribaltare i ruoli.
“Hai barato” protestò lo spagnolo quando si ritrovò pressato contro le lenzuola.
Jan ridacchiò “Non dovevi abbassare la guardia, collega, ora, sei nelle mie mani e…”si abbassò e gli sfiorò una guancia con il naso “dovrai subire quello che ho in mente per te”
Miguel alzò un sopracciglio e ridacchiò malizioso “Davvero? E cosa sarebbe?” era eccitato oltre ogni limite, sentire il corpo di Jan contro il suo gli rendeva l’attesa un vero supplizio.
“Sempre impaziente, vero?” spostò le labbra sul collo e vi posò una serie di piccoli baci scendendo lungo il mento, mordicchiandogli il pomo d’Adamo e continuando il suo lento cammino.
Miguel ansimò, gli occhi neri erano brucianti di desiderio. Jan voleva davvero torturarlo e lui avrebbe gustato ogni istante.
La mano scivolò lungo il corpo, sfiorando ogni centimetro di pelle. Gli accarezzò il fianco provocandogli una scarica elettrica.
“Jan, mio dio” gemette.
“Il mio Miguel” lo baciò ancora, insinuandosi tra le sue gambe.
“Fai piano che da qui non è entrato mai niente” scherzò il moro.
“L’ultima cosa che voglio è farti soffrire, amore mio” sfiorò il viso con le labbra “ma non posso garantirti che non farà male”
Miguel divenne serio “Te ne ho fatto tanto?”
“Era talmente eccitante che il dolore è passato quasi subito, vedrai, sarà stupendo” gli promise allungando un braccio verso il comodino.
Aprì un cassetto e prese l’occorrente. Miguel era stranamente nervoso, Jan lo baciò ancora quasi come se volesse rassicurarlo.
Cominciò a muoversi, Miguel impallidì. Stava soffrendo dio solo sapeva quanto. Strinse i denti e lo lasciò continuare. Jan, avvedutosi del disagio, fece per fermarsi, ma quando gli occhi s’incontrarono, comprese che non era quello che lui voleva.
“Lo so cosa vuoi fare Jan ma non smettere” ansimò Miguel.
“Non ti voglio...”
“Posso farcela...sono un duro, ricordi?” cercò di scherzare.
Jan fece si con la testa. Proseguì.
Si mosse cercando di essere delicato e, soprattutto, di non lasciarsi sopraffare dal piacere fisico. Sotto di lui c’era l’amore della sua vita che lottava per non soccombere al dolore.
“Miguel sei... sei unico” era emozionato da matti. Sentiva che stava perdendo il controllo. Aprì gli occhi e lo vide: Miguel lo fissava con un’intensità tale che forse, solo quello sarebbe bastato per crollare.
“Anche tu Jan... sei unico” ebbe la forza di rispondere.
Miguel gli portò le braccia dietro le spalle e lo attirò a sé baciandolo dolcemente. Sapeva che sarebbe stato così doloroso, ma non se ce l’avrebbe fatta a tollerarlo.
“Ti amo, Jan”gli sussurrò perdendosi in quelle pozze azzurre che tanto adorava.
“Anche se ti faccio tanto male?” la voce era rotta dall’eccitazione.
Miguel pensò di smorzare la tensione con una battuta, ma non gliene venne una degna. Poi si rese conto di qualcosa che fino a quel momento, troppo occupato a pensare al suo disagio, aveva ignorato: il piacere di Jan. Lentamente, come miracolato, tornò a sentirsi eccitare. Se era il suo corpo che provocava quel piacere estatico nel suo amante nonché migliore amico, doveva godersela.
“Ti amo anch’io Miguel” ribadì Jan accoccolandosi sul suo petto.
Il cuore del suo compagno batteva come impazzito, sfiorò il petto con le dita.
“È stato stupendo vederti godere” rivelò il moro insinuando la mano nei capelli biondi “non credevo ti sarebbe piaciuto così tanto. Non avrei mai pensato di essere capace a dare tanto piacere”
Jan alzò lo sguardo su di lui. “Miguel, tu non ti rendi conto...” poi capì che le parole non erano sufficienti ad esprimere quello che provava. E lo baciò.
Miguel gemette e ricambiò quel bacio con trasporto, non ne avrebbe mai avuto abbastanza. Aveva temuto che Jan fosse debole, ma lui aveva dimostrato di essersi ripreso del tutto.
Lo attirò a sé e in un attimo l’eccitazione li colse entrambi, Miguel lo spinse supino sovrastandolo con il suo corpo virile e la danza d’amore ricominciò.

Dedicated to Miguel Alvarez



Questo è il favoloso video che giusy ha creato per consacrare uno dei poliziotti più sexy della tv

Bacio

sabato 14 novembre 2009

Jan & Miguel




Che ne pensate di queste manipolazioni create da me? Sono le prime che faccio quindi please, abbiate pietà di me. Non siate troppo crudeli con le critiche.

sabato 7 novembre 2009

Accecati dalla passione NC17



ACCECATI DALLA PASSIONE

Soko Leipzig
Pairing: Jan e Miguel
Rating: NC17 vietato ai minori di 18 anni per esplicite scene di sesso.
Spoiler: terza stagione
I personaggi non sono di mia proprietà.


Jan era al buio, nel suo appartamento, con lo sguardo perso nel vuoto. Cosa gli era successo? Proprio a lui, così serio e coscienzioso. Infatuarsi come un ragazzino. Di chi poi? Di una donna che aveva ucciso il marito a sangue freddo. Doveva essere davvero impazzito per lasciarsi abbindolare in quel modo. Miguel aveva cercato di farlo ragionare, ma la passione e il desiderio non lo avevano fatto riflettere sulle sue azioni. Aveva anche litigato con Miguel, era stato sul punto di sospenderlo solo perché aveva avuto il coraggio di dirgli quello che davvero pensava della situazione e delle sue scelte. Si alzò dal divano e si diresse verso il bagno, aveva bisogno di restare almeno un paio d’ora nella vasca, ma in quel momento udì bussare alla porta. Non era proprio in vena di vedere nessuno, chi poteva essere? Andò ad aprire. Sul pianerottolo c’era Miguel. Il suo sguardo era cupo.
“Che fai qui Miguel? Voglio restare da solo”
“Pensavo volessi parlare”, replicò il compagno entrando e chiudendosi la porta alle spalle.
“Non sono dell’umore adatto”
“Non ho alcuna intenzione di lasciarti a rimuginare e poi, non credo tu lo voglia davvero”.
Jan sospirò, infilò le mani nelle tasche dei pantaloni. Guardò il collega che sembrava stranamente nervoso.
“E Benny? Sta già dormendo?”chiese Miguel, cambiando argomento.
“È a casa di un amico”
Si creò un silenzio imbarazzante tra i due che entrambi non riuscivano a sopportare.
“Devi parlarmi di qualcosa, Miguel?” gli domandò alzando un sopracciglio.
Il moro abbassò lo sguardo e si osservò le scarpe "Senti Jan, tu hai capito quanto mi ha dato fastidio il fatto che ti fossi messo a frequentare quella donna, giusto?”
“Me ne ero reso conto, eccome”
“Scusa” mormorò Miguel.
“Non scusarti, sospettavi di lei e avevi ragione. Sono stato un idiota a cascare nella sua rete” posò gli occhi azzurri sul suo viso.
Miguel si morse il labbro, non voleva confessare quale fosse il vero per questo motivo, aveva ostacolato quella relazione e soprattutto perché fosse stato così male sapendolo con lei.
Jan però si rese conto che altro lo turbava “Sento che non mi stai dicendo tutto” si avvicinò “Miguel, guardami”.
“Forse è meglio che vada, Jan, invece di tirarti su di morale ti sto deprimendo” si voltò per aprire la porta ma l’altro lo fermò appoggiando la mano sulla sua “Miguel, cosa c’è? Non ti ho mai visto in questo stato”
“Stai ancora male per lei, vero, Jan?” gli domandò con dolore “Che cosa provi per quella donna?”
Jan non seppe cosa rispondere, erano trascorse solo poche ore da quando l’aveva arrestata. Non aveva ancora avuto modo di riflettere su quello che provava.
“Non sopporto che tu stia male per quella…” sibilò furioso.
Si voltò verso di lui. Gli occhi scuri erano come braci “Era una sgualdrina e ti ha ammaliato con il sesso”.
“Non era solo sesso, Miguel” replicò.
Queste parole lo colpirono come una pugnalata nel cuore, si sentì mancare il terreno sotto i piedi e di conseguenza si aggrappò con forza alla maniglia “Capisco” mormorò con un filo di voce.
Jan continuava a mantenere la mano sulla sua, il calore era quasi insopportabile “Io me ne vado”.
“No” sussurrò Jan pressandosi contro di lui “non senza aver risposto a questa domanda, eri geloso di Corinne?”
Jan insistette “Miguel, eri geloso quando mi sapevi con lei?”
L’altro s’irrigidì “Sì, Jan, ero geloso, ora, lasciami andare” ansimò leggermente.
“Miguel” l’altra mano si poggiò sulla schiena “perché?”
“Non mi toccare” sibilò, si stava rendendo ridicolo, perché non aveva mentito? Perché gli stava confessando quello che provava?
Il cuore di Jan batteva con violenza nel petto, non avrebbe mai pensato che Miguel potesse provare per lui qualcosa che andava oltre l’amicizia. Spingendosi ancora contro il suo corpo gli sussurrò in un orecchio “Ora, non vuoi che ti tocchi?”
Miguel, eccitato, chiuse gli occhi, l’alito caldo lo fece fremere. La mano di Jan scese lungo la schiena.
“Ti da fastidio se ti accarezzo?” anche Jan si sentiva strano, come se avesse sempre sperato che fosse geloso.
Miguel si voltò di scatto. Fissò l’amico con occhi colmi di desiderio, poi lo spinse con violenza contro la parete attaccandogli le labbra. Lo baciò afferrandolo per il colletto della camicia. Lo attirò maggiormente a sé, spingendosi nella sua bocca, le lingue s’incontrarono dando vita a una lotta senza fine.
Jan si lasciò sfuggire un lamento, il cervello aveva smesso di formulare dei pensieri concreti, in quel momento esistevano solo loro.
Mentre le mani mappavano reciprocamente il corpo dell'altro, Miguel, senza preavviso, strappò la camicia
lasciandola cadere a terra, Jan fece altrettanto. Sembravano due belve, incapaci di reprimere quegli istinti per troppo tempo custoditi nelle loro anime.
Miguel gli catturò il labbro inferiore con i denti e lo tirò leggermente, le mani scivolando lungo il torace accarezzandolo “Sei così bello, Jan” si schiacciò contro di lui affondando il viso nel collo e mordicchiandolo. Con la lingua tracciò una scia fin sotto il mento “se solo sapessi da quanto desidero farlo”.
Jan gli portò una mano dietro la nuca cercando nuovamente le sue labbra carnose. Lo sguardo si posò sulla cicatrice che aveva sotto la bocca.
La sfiorò con un dito “E questa? Non mi hai mai detto come te la sei fatta”.
“Un incidente da bambino” rispose vago “ero molto vivace”.
Avvicinò il viso e lo baciò in quel punto, risalendo verso le labbra.
Miguel lo schiacciò maggiormente contro la parete, gli slacciò i pantaloni lasciandoli scivolare lungo le gambe “Non mi sembra un argomento da trattare in questo momento, commissario Maybach, ti desidero talmente che se non ti scopo ora, impazzirò” dichiarò con occhi scuri di lussuria.
Lo baciò ancora facendolo gemere, le dita s’insinuarono dei boxer avvolgendo il membro. Jan chiuse gli occhi e si lasciò andare al tocco delicato, ma allo stesso tempo deciso di Miguel.
“Miguel” ansimò riaprendo gli occhi e perdendosi in quelle pozze nere che tanto amava.
“Vieni” lo afferrò trascinandolo verso il salone, mentre i boxer del biondo finivano abbandonati sul pavimento.
Miguel lo spinse supino sul divano e, dopo aver ammirato la perfezione del suo corpo, si stese su di lui sovrastandolo. Tornò a reclamare le labbra, muovendosi e provocando in Jan delle ondate di calore.
Jan ansimò e buttò la testa all’indietro, bramando di più, gli afferrò le natiche con entrambe le mani inducendolo ad aumentare il ritmo.
“Lei è troppo vestito, senior Alvarez” dichiarò con voce calda e profonda “ma…rimediamo subito”.
Lasciò il sedere per sbottonargli con irruenza i jeans, voleva averlo nudo contro di sé, percepire la sua virilità, ma soprattutto, voleva sentirlo prepotentemente dentro.
“Scopami!” gli ordinò calandogli i boxer.
Miguel sorrise, stupito, non era da Jan quel linguaggio. Doveva ammettere però che questo aspetto del commissario Maybach gli piaceva e molto anche.
Tornò a baciarlo con sempre più ardore, Jan strinse le gambe alla vita di Miguel come se temesse potesse sgusciare via.
“Non preoccuparti, piccolo, non vado da nessuna parte, ho troppa voglia di te” sussurrò come se avesse percepito il suo timore.
“Dimostramelo!”si mosse lasciando che i sessi frizionarono.
Miguel ansimò “Devo prendere un preservativo”.
“Non ne ho”
“E con la spogliarellista come facevi?” era geloso, non riusciva a togliersi dalla mente il pensiero del suo Jan con quella sgualdrina uxoricida.
“Li aveva lei” confessò Jan.
“Già, logico” replicò Miguel con una smorfia “con tutto quel movimento che aveva”.
“Miguel!” lo rimproverò.
“Solo il pensarti con quella sgualdrina mi rende furioso. Quante volte avete scopato Jan?”si liberò dalla sua stretta.
“Tre”la sua voce fu solo un sussurro.
“Tre”ripeté con il cuore in mille pezzi “grandioso, era brava, almeno?”
“Non farlo”
“Cosa? Soffrire perché tu sei stato con quella? È tardi, Jan”gli occhi scuri si persero in quelli azzurri dell’amico.
Miguel si alzò dal divano e Jan impallidì “Mi dispiace, non andartene, ti prego”.
“Non sto andando via, Jan”lasciò vagare lo sguardo sul suo corpo nudo e si morse il labbro “cerco di ricordare se ho un preservativo nel portafoglio”.
La sua risposta lo rassicurò, però non era del tutto sereno “ Vorrei cancellare tutto quello che è accaduto con Corinne, ma non posso” Jan si mise seduto.
“Non è vero, Jan, non dirlo, tu non lo vuoi perché per te quella donna è stata importante” ritornato da lui, gli sfiorò una guancia.
“Forse è stato il mio desiderio di trovare una donna che faccia da madre a Benny a…” non riuscì a terminare la frase perché Miguel gli chiuse la bocca con un bacio.
Lo spinse nuovamente supino, premendosi su di lui, Jan ansimò “Miguel, mio dio”.
“Ti farò dimenticare quella donna, commissario Maybach” sussurrò mordicchiandogli il lobo dell’orecchio.
“Scopami Miguel!” gli ordinò.
“E la protezione?”
“Al diavolo, facciamolo senza” sussurrò Jan in preda al desiderio più selvaggio.
“Per quanto voglia darti ascolto, non possiamo essere incoscienti”.
“E va bene” sbuffò “corri a prendere questo cavolo di preservativo, ma torna immediatamente”.
Miguel scoppiò a ridere, non lo aveva mai visto così impaziente. Si alzò e si diresse nell’ingresso, dove aveva lasciato i jeans. Prese un pacchettino dalla tasca e ritornò dal suo collega che lo attendeva sul divano.
Glielo mostrò e le labbra di Jan si aprirono in un sorriso “Finalmente” allungò un braccio e lo attirò su di sé impossessandosi della sua bocca carnosa.
“Siamo impazienti, eh, cucciolo?” lo prese in giro.
“Abbiamo perso fin troppo tempo, Miguel” lo rimproverò “non lo vuoi anche tu?”
“Puoi scommetterci che lo voglio, non sai quanto”con i denti scartò l’involucro. Lo arrotolò sull’erezione.
Si insinuò nuovamente tra le sue gambe e lasciò scorrere una mano tra le natiche. Sfiorò la fessura inviolata con un dito. Lo spinse all’interno muovendolo con decisione.
Jan si lasciò sfuggire un gemito. Buttò la testa all’indietro, Miguel puntò su di lui le iridi scure “Ti faccio male?”
“No, continua” si morse il labbro.
Miguel aggiunse un secondo dito conficcandolo in profondità. Gli strappò un grido, ma non si fermò “Tutto bene? Vado troppo veloce?”
“Non continuare a torturarmi, Miguel, scopami!”lo supplicò aprendo gli occhi e guardandolo con desiderio.
“Non aspetto altro”si sporse per baciarlo.
Dopo averlo baciato a lungo, si spinse in lui lentamente. L’ultima cosa che voleva era farlo soffrire, ma sapeva sarebbe stato inevitabile.
Jan gridando appoggiò le mani sul petto, Miguel si fermò “Jan, stai bene?”
“Sì, è solo che…”
“Se vuoi che mi fermi devi solo dirmelo”negli occhi c’era preoccupazione, ma anche speranza di non sentirgli pronunciare le parole che tanto temeva.
“No, non ti fermare”circondò la nuca con un braccio e lo attirò maggiormente a sé “ma fai piano però, è la prima volta”.
“Lo so, anche per me e voglio sia stupenda, per entrambi”.
Jan cercò di rilassarsi e Miguel cominciò a muoversi con vigore facendolo gemere.
“Miguel”strinse le labbra, il dolore era insopportabile, ma non voleva smettesse.
“Jan, mio dio, così stretto”ansimò aumentando il ritmo dei suoi affondi.
Il dolore cominciò ad affievolirsi e quando Miguel, con una delle sue spinte poderose, cominciò a massaggiare la prostata Jan fu catapultato in un vortice di sensazioni mai provate. Gli conficcò le unghie nella carne “Miguel, ti prego in quel punto... così." farfugliò.
"Cosa? Non capisco... "
"In quel punto, dove mi hai toccato prima”.
”Qui?”con un colpo di reni gli strappò un grido di piacere.
“Miguel, sì, mio dio, sì”Jan afferrò le natiche e lo attirò maggiormente a sé per indurlo a muoversi con maggiore vigore, lo desiderava con tutto se stesso.
Il cuore di Jan batteva con violenza, le gote erano arrossate, i capelli umidi e il torace imperlato di sudore “Scopami, Miguel, voglio sentirti fino in fondo”.
Miguel sorrise baciandolo con dolcezza e continuò i suoi assalti fino a quando non raggiunse l’orgasmo travolgente “Vengo” urlò e si accasciò senza forze sul torace del compagno, restando ancora in lui.
Jan ansimò e lo circondò con le braccia.
“È stato grandioso” bisbigliò sfiorandogli il lobo dell’orecchio con le labbra.
“Decisamente, Jan, da quanto tempo speravo di farlo”.
“Per fortuna siamo ancora giovani e sexy e non due vecchietti con la dentiera” sorrise.
“Sì, ma non credere che sia finita qui, ho intenzione di trattenerti in questo letto tutta la notte” gli occhi scuri di Miguel brillarono.
“Interessante prospettiva” ridacchiò l’altro accarezzandogli il petto.
Miguel infilò le dita nei capelli biondi “Che ne dici? Non ho delle doti che la tua spogliarellista sogna?”.
“Sì, indubbiamente” sussurrò mordicchiandogli l’orecchio.
Jan chiuse gli occhi e sospirò, si sentiva tremendamente bene tra le sue braccia, sarebbe stato bello poter restare in quella posizione per sempre.
“Sai, ero geloso marcio di te e quella”
“Lo so, ma ora sono qui, non devi pensarci” mormorò ascoltando il battito accelerato del suo amore.
“Non sei venuto, Jan” dichiarò rendendosi conto in quel momento che aveva pensato solo al suo piacere.
Uscì da lui e si lasciò scivolare lungo il suo corpo e insinuandosi tra le gambe “Lascia fare a me”.
Jan si lasciò sfuggire un gemito quando le labbra di Miguel si avvolsero attorno al suo membro. Chiuse gli occhi e ansimò “Sì”
La testa del moro si muoveva velocemente, leccando e succhiando, aveva sempre fantasticato di farglielo e non credeva gli sarebbe piaciuto tanto. Aumentò il ritmo, voleva farlo venire.
“Ancora, più forte” Jan gli appoggiò una mano sulla testa, se avesse avuto più di quel mezzo centimetro di capelli in testa glieli avrebbe tirati.
“Sto venendo”gridò.
Miguel continuò a succhiare aumentando il ritmo fino a quando non lo sentì venire nella sua gola.
Si leccò le labbra e risalì a baciarlo “Hai un buon sapore, Jan”.
Il biondo percorse con un dito il suo viso “Vorrei che questa notte non avesse mai fine”.
“Possiamo fare in modo che duri il più a lungo possibile” sorrise malizioso.
“Lascia che mi riprenda e vedrai”
Gli occhi di Miguel lampeggiarono, Jan ridacchiò e lo spinse con la schiena sulla stoffa ribaltando le posizioni.
Gli bloccò entrambe le braccia portandole dietro la testa, si sporse in avanti intrappolandogli le labbra in un bacio delicato. Scese a lambire il mento.
“Jan, cosa fai?”
“Prendo il controllo” rispose sfiorando il pomo d’Adamo con la lingua “credevi ti avrei lasciato il comando per tutta la notte?”
“Siamo intraprendenti” ridacchiò Miguel.
“Ti voglio ancora” sussurrò Jan eccitato.
“Cavalcami”
Per tutta risposta Jan lo prese dentro di se cominciando a muoversi.
“Jan, più veloce”.
“Sì, scopami, Miguel” urlò in preda alla passione più sfrenata.
Jan gli lasciò andare le mani e si sporse in avanti per baciarlo, catturò il labbro inferiore tra i denti tirandolo leggermente. I corpi lucidi si muovevano insieme, le gote di Jan erano arrossate dal piacere e ciocche bionde gli cadevano sul viso.
“Cavalcami, Jan” ordinò appoggiandogli le mani sui fianchi per indurlo ad aumentate il ritmo “Non resisto, sto venendo” e raggiunse il suo secondo orgasmo seguito da Jan che spruzzò il suo seme sul torace.
“Commissario Alvarez, il mio stallone”sospirò Jan alzandosi dal suo grembo e accoccolandosi, ansimante, di fianco a lui.
“Commissario Maybach, adoro fare l’amore con lei” lo circondò con le braccia e gli baciò la fronte.
Jan rise e chiuse gli occhi, era felice e non voleva pensare a quello che sarebbe accaduto il mattino seguente. Sarebbe durato o era solo una notte di follia? Cosa avrebbe fatto Miguel? Sarebbe tornato alla sua vita o avrebbe deciso di trascorrerla con lui? Se così fosse stato cosa avrebbe detto a Benny? Avrebbe accettato il loro rapporto? Con questi pensieri si addormentò profondamente tra le braccia del suo compagno.
Miguel l’osservò dormire, era così bello il suo Jan, voleva dirgli che lo amava, ma aveva paura di non essere ricambiato. E se quello che era accaduto tra loro fosse stato dettato solo da desiderio, da lussuria? Non voleva rendersi ridicolo dichiarandogli il suo amore. Gli accarezzò la guancia e sospirò “Ti amo, Jan, te lo dico ora che non puoi sentirmi. Questa è stata la notte più bella di tutta la mia vita e la ricorderò per sempre”
“Miguel” mormorò nel sonno “ti amo”
Il cuore dello spagnolo perse un battito, aveva davvero udito quelle due paroline? Sorrise e lo baciò con dolcezza prima di sprofondare lui stesso in un sonno profondo.
Il mattino seguente li colse abbracciati, Miguel cingeva i fianchi di Jan con le braccia, la testa era piegata di lato, le labbra carnose erano socchiuse e il respiro leggero. Jan aprì gli occhi e l’osservò dormire, era così irreale trovarsi con lui, ma aveva la prova che quello che era accaduto non era stato un sogno. Gli sfiorò le labbra, lasciò scivolare il dito lungo il collo, fino al petto virile. Era bello, sensuale e tutto suo.
“Miguel” sussurrò.
Il moro aprì gli occhi e sorrise “Buongiorno”
“Ciao”
“Sei mattiniero, Jan”
“Sì, se vuoi dormire ancora, io intanto vado a preparare la colazione” fece per sgusciare dal suo abbraccio ma Miguel strinse la presa “Dove credi d’andare?”affondò il viso nel suo collo.
“In cucina, sono affamato”
“Anche io, ma di te”sussurrò Miguel mordicchiandogli la pelle candida.
“Senior Alvarez, lei è insaziabile”lo baciò con dolcezza, mentre il desiderio ritornava violento in entrambi.
“Mi eccita quando mi chiami così, Jan” ridacchiò lo spagnolo “questa è stata la notte più bella della mia vita”
“Anche la mia, ho amato ogni istante, soprattutto, dormire tra le tue braccia” sorrise Jan “anche se questo divano non è il posto più comodo del mondo”
Miguel gongolò nel sentire quelle parole, decise che non voleva più tacere. Divenne improvvisamente serio e taciturno. Jan si accorse del suo cambiamento e lo fissò stranito “C’è qualcosa che ti preoccupa, Miguel?”
L’altro sedette e, titubante, disse: “Io…mi chiedevo cosa accadrà ora”
Jan gli accarezzò una guancia “Non ho intenzione di lasciarti, Miguel, io…”
“Tu, cosa, Jan?” gli occhi neri si persero in quelle iridi cerulee che tanto amava.
“Ti amo e non voglio che tra noi finisca” confessò.
A quelle parole Miguel non riuscì a contenere la sua gioia “Anche io, da sempre, credo”
“Davvero?” Jan sentì il cuore esplodergli dalla felicità di sentirglielo dire.
“Sì , ti amo e mi piacerebbe poter restare qui per sempre ed essere liberi di amarci ogni volta che vogliamo” lo strinse tra le braccia, infilando le dita nei capelli biondi.
“Sarebbe bello, anche se preferirei il letto a questo vecchio divano” sospirò Jan.
Miguel scoppiò a ridere e lo baciò scendendo a lambire con la bocca il mento e poi giù fino al collo.
“Che ore saranno?” domandò Jan.
“Come? Con il mio trattamento pensi all’ora? Dovrei ritenermi offeso” mise il broncio.
“Scusa, è che…” lo sguardo si posò sull’orologio che aveva sulla mensola accanto al divano e impallidì, erano quasi le nove.
“Cavolo” lo allontanò con le braccia e scattò in piedi.
“Che c’è?” Miguel sgranò gli occhi “Ti ha morso una tarantola?”
“Sta per tornare Benny, è sabato e non va a scuola. La mamma del suo amico lo riportava direttamente qui”
Miguel si alzò a sua volta e senza parlare. Si chinò a raccogliere i vestiti sparsi per la stanza.
“Che fai?”
“Mi rivesto, non voglio scandalizzare Benny con le mie nudità” nella sua voce c’era dolore.
“Scusami” Jan si rese conto di averlo ferito “Non mi pento di quello che è accaduto, ti amo e voglio stare con te”
“Ma Benny non può trovarmi nudo come un verme sul vostro divano, l’ho capito. Credi sia idiota?” si voltò, sul suo volto Jan poteva leggere il dispiacere di sentirsi respinto.
“Non convincerti che io mi vergogni di quanto accaduto” cercò di rassicurarlo “perché non è così. Lo rifarei mille volte”
“Davvero?”sorrise “Anche io, farei l’amore con te, mille volte, in ogni angolo di questa casa” si avvicinò “Ti amo Jan e so che non ti vergogni, ma che vuoi solo proteggere tuo figlio”
“Sono felice tu capisca”
“Non preoccuparti” gli posò un bacio sulla fronte. Indossò la giacca e si avviò verso la porta.
“Te ne vai?” domandò tristemente, era dura doversi separare.
“Sì” la voce fu quasi un sussurro “ma mi mancherai”
“Resta” lo supplicò quasi
“E a Benny come lo spieghi?” gli sfiorò il viso.
“È abituato a vederti qui” alzò le spalle “Non ci farà caso”
“Tuo figlio è sveglio, sai? Secondo me lo capirà da solo”
“Sì, è sveglio, ma non così tanto. Almeno spero”
Miguel sospirò “Dovremo nasconderci come ladri”
“Credi che gli altri siano pronti per una notizia del genere?” domandò Jan.
“Sono adulti, potranno reggere allo shock” ridacchiò lo spagnolo “e poi, sai che ti dico? Non mi interessa” lo cinse con entrambe le braccia “io voglio stare con te e il resto non conta”
Le labbra di Jan si aprirono in un dolce sorriso “Ti amo, Miguel”
“Anche io, ti amo, Jan” abbassò la testa per baciarlo.
La passione esplose come dinamite, Miguel gli circondò la vita con un braccio e si spinse contro di lui.
Jan si lasciò sfuggire un gemito, si staccò “Devo rivestirmi, amore”
“Io ti preferisco così” il suo sguardo vagò lungo il corpo e si posò sul membro eretto.
“Jan, vorrei che mi prendessi” lo circondò con le dita “non sai quanto desidero sentirti dentro di me”
“Cosa? Ora?”
“Presto, so che mi farai impazzire” mosse la mano.
Jan gemette, le gambe erano come gelatina, il tocco di Miguel gli provocava delle sensazioni indescrivibili.
“Smettila o mi farai venire in pochi istanti” si lamentò Jan, ma in realtà, non voleva si fermasse.
“Vuoi davvero che smetta?” avvicinò la bocca al suo orecchio e morse il lobo.
“Miguel” la sua voce fu quasi un sussurro
In quel momento suonò il citofono, Jan impallidì “Benny”
“Rivestiti o tuo figlio ti vedrà nudo come mamma ti ha fatto” ridacchiò Miguel.
“Cialtrone” mise il broncio “apri il portone e resta qui mentre io mi vesto”
“Accolgo io il tuo Benny”
Jan raccolse gli abiti che giacevano nell’ingresso e corse in camera da letto.
Miguel aprì la porta e un attimo dopo apparve Benny. Vedendolo si buttò tra le sue braccia “Miguel”
“Benny” lo alzò e lo fece roteare, poi lo lasciò andare “sei cresciuto, non riesco quasi più a sollevarti”
“Stai invecchiando, Miguel” lo prese in giro.
“Come osi” giocarono a rincorrersi.
“Dov’è papà?” domandò il ragazzino.
“In camera, si sta…” non sapeva come terminare la frase “cambiando. Abbiamo fatto ginnastica e aveva bisogno di roba pulita.”
Benny lo guardò, poi aggrottò la fronte “E come mai sei vestito così? Non hai la tuta”
“Io…” lo stava davvero mettendo in difficoltà “mi sono cambiato prima”
Lui non sembrò molto convinto, ma non replicò e scappò via diretto verso la sua stanza.
Miguel sospirò. Ci era mancato poco, Jan l’avrebbe ucciso se si fosse lasciato sfuggire qualcosa di compromettente.
Jan torno pochi minuti dopo, indossava un maglioncino azzurro con collo a v che lasciava intravedere una maglietta bianca e dei jeans che gli fasciavano il sedere. I capelli erano ancora bagnati, doveva aver fatto la doccia.
Miguel lo fissò con la gola secca, era davvero un uomo stupendo ed era tutto suo.
“Jan, piccolo, meglio che me ne vada” si avvicinò guardandolo come se fosse una torta.
“Perché? È sabato trascorriamolo tutti insieme” propose Jan.
“Mi piacerebbe, ma…” si morse la lingua “non riuscirei a starti lontano. Meglio di no” appoggiò le mani sul suo torace e sospirò “Come vorrei…” si sporse in avanti e sussurrò “scoparti, Jan, ti desidero da impazzire e…”
“Non ne vedo l’ora, Miguel”
“A questo punto, credo dovrò andare a casa e fare una doccia gelata” ansimò eccitato.
Il compagno ridendo, gli accarezzò la guancia. In quel momento entrò Benny urlando “Papà, papà”
Miguel fece un passo indietro e Jan ritirò la mano. Si voltò e lo accolse tra le sue braccia “Mi sei mancato, hai fatto il bravo a casa di Deni?”
“Sì, papà, come sempre”
“Bene, ora vai in camera che devo parlare con Miguel” scompigliò i capelli biondi.
“Uffa” sbuffò “ma che avete sempre da confabulare voi due? Perché non posso restare?”
“Perché si tratta di lavoro” inventò.
Pestò i piedi e fuggì via.
“Vai da lui, io devo proprio andare. Ci vediamo lunedì, va bene?” disse Miguel sul punto di uscire dalla porta.
“No, non va per niente bene” replicò “che intendi?”
“Che ci vediamo a lavoro, lunedì”
“C’è qualcosa che non va, Miguel?” domandò vedendolo turbato.
Non rispose e Jan insistette “Sai che puoi parlare di tutto, cosa ti preoccupa?”
“Jan, io ti amo e voglio stare con te” gli confessò Miguel tristemente.
“Anche io” la sua voce fu quasi un sussurro.
“Come potremo stare insieme? Non mi va di attendere che Benny …” non riuscì a terminare la frase, Jan lo costrinse a tacere con un bacio.
Miguel si lasciò sfuggire un gemito “Non mi rendi facile andare via” mormorò staccandosi.
“L’idea era quella” ridacchiò il biondo “senti, stavo pensando…”
“Cosa?”
“Che magari, non so, potresti…” balbettò Jan “restare qualche giorno qui, sai, per provare a vedere come sarebbe…”
“Jan, prendi fiato. Di che stai parlando?” il suo cuore batteva con violenza. Voleva proporgli quello che pensava?
“Vorrei venissi a stare qui da noi” disse tutto d’un fiato.
Miguel sgranò gli occhi, non riusciva a credere che gli stesse proponendo di andare a vivere con lui. Era qualcosa che aveva sperato solo nei suoi sogni.
“Io credevo non volessi che Benny…”
“Benny ti adora” replicò “quasi quanto me”
“Cosa dirà quando ci vedrà insieme, non voglio traumatizzarlo. Jan, è una pessima idea” protestò, ma era grande la voglia di accettare la sua proposta.
“Diremo che hai un problema alle tubature e, giacché casa nostra ha solo due camere da letto, sarai costretto a dormire con me. Sei un ospite, non posso costringerti a dormire sul divano” sorrise malizioso.
“Jan, ti ho mai detto che sei diabolico?” Miguel era davvero stupito dall’ingegno del compagno.
“No, questo mi manca” ridacchiò “Allora, che ne pensi?”
“Accetto, non potrei mai rifiutare questa proposta così allettante. Quando posso venire?”
“Quando vuoi, anzi, prima ti trasferisci meglio sarà” Jan era elettrizzato all’idea di averlo per casa.
“Siamo impazienti, eh, commissario Maybach?”
“Sì perché non vedo l’ora di addormentarmi con te e svegliarmi al tuo fianco la mattina” confessò con le iridi cerulee che brillavano.
Miguel sentì le gambe venirgli meno, Jan lo amava e desiderava vivere con lui. Fece un profondo respiro “Il tempo di prendere la mia roba”
“Bene, ora fila a casa a fare le valigie” lo spinse sul pianerottolo.
“Ciao Benny” urlò per farsi sentire dal ragazzino nell’altra stanza.
“Ciao Jan” gli posò un baciò sulle labbra e uscì.
La porta si chiuse e Miguel esultò per la felicità.












martedì 3 novembre 2009

Gelosia capitolo IV seconda parte



Squadra speciale Lispia
Pairing: Jan e Miguel
Rating: NC17
I personaggi non mi appartengono

Miguel e Ina entrarono nella stanza degli interrogatori, l’uomo era seduto con le manette ai polsi e l’aria strafottente. Indossava una camicia a scacchi rossi e dei jeans, i capelli erano molto corti e sul viso spiccava una vistosa cicatrice. Quando vide entrare il poliziotto che lo aveva arrestato lo fissò con un ghigno sulle labbra. Miguel si sentì ribollire dalla rabbia, ma non poteva esplodere, avrebbe fatto il suo gioco e lui non poteva permettere che venisse rilasciato.
Miguel si avvicinò e sporgendosi in avanti sibilò “Lei è Gunter Buch, residente a Lipsia?”
“Vedo che ha fatto i compiti, commissario”
“Faccia poco lo spiritoso”sbatté le mani sul tavolo “se non vuole finire dentro per oltraggio a pubblico ufficiale oltre che per aggressione e tentato omicidio”
“Perché ha aggredito tutti quei ragazzi?”gli domandò Ina avvicinandosi minacciosa.
“Non ho aggredito nessuno, tranne quello di stasera”
“Davvero? Chissà perché non le crediamo”replicò Miguel e Ina annuì.
“Problemi vostri, io non ho aggredito nessuno, solo il suo amichetto”
Miguel strinse i pugni, quel tipo stava davvero cercando di fargli perdere la pazienza
“Ti fanno schifo i gay, vero?”il suo tono si trasformò in confidenziale, provava solo disprezzo per persone come lui “Tutto quello strusciarsi, accarezzarsi, ti ha fatto talmente ribrezzo che hai deciso di fare un po’ di pulizia?”
L’uomo restò in silenzio e questo spinse il poliziotto a continuare “Che è accaduto? Ti hanno lanciato qualche bacetto?”
Non rispose e Miguel continuò “Io penso che tu vada spesso in quei locali, li osservi, magari li provochi anche e poi quando ti seguono nel vicolo li massacri di botte”
Gunter lo fissò truce e il commissario capì d’avere colpito nel segno “È così, vero? Li provochi, magari, balli anche un lento con uno di loro e poi…”
“Lei non sa un accidente”scattò in piedi.
“Perché ti scaldi tanto? Sai che la maggior parte degli omofobi è gay?”lo provocò Miguel.
“Non so neanche che vuol dire quella parola che ha detto”
“Sono la feccia come voi capaci di provare disprezzo per qualcuno che ama in un modo non convenzionale o tradizionale”sibilò “ma l’amore è qualcosa che trascende il sesso, la razza o l’età”
“Perché se la prende tanto a cuore, commissario? È anche lei uno di quelli? Mi dica, il biondino è il suo fidanzatino, vero?”
“E anche se lo fosse?”replicò senza rendersene conto.
“Lo sa che il suo adorato biondino va a fare delle proposte ad altri fuori dei bar?”lo provocò.
“Come osi, pezzo di…”lo afferrò per la maglietta e lo attirò ad un centimetro dal suo viso “eravamo sotto copertura, cercavamo di beccare i topi di fogna che hanno mandato all’ospedale dei ragazzi”era arrivato al limite, stava per perdere il controllo.
“Mi lasci, come osa! La denuncio”cercò di liberarsi, ma aveva i polsi ammanettati.
“Non fino a quando non avrai confessato”
“Miguel? Posso parlarti?”Ina intervenne appoggiandogli una mano sulla spalla.
Il moro lo spinse di nuovo sulla sedia e la seguì in un angolo della stanza, Ina lo aggredì “Sei impazzito? Non puoi condurre un interrogatorio in questo modo, vuoi essere denunciato?”
“Non mi interessa, Ina, può fare tutte le denunce che vuole, quel bastardo ha mandato Jan all’ospedale e probabilmente due ragazzi all’obitorio, non può passarla liscia”cercò di farle capire.
“Ti sta provocando con le sue battutine, non devi assecondarlo”
“Non lo sto assecondando”replicò guardandola.
Ina sgranò gli occhi, cosa voleva dire? Lui e Jan erano…? Socchiuse le labbra, ma non domandò, non era quello il momento di trattare un argomento così delicato.
“Ina, dobbiamo costringerlo a confessare, capisci?”insistette.
“Lo so, ma se continui così potrebbero invalidare l’interrogatorio, ti prego, controllati”lo supplicò quasi.
“Dannazione”scosse la testa “e va bene, mi calmo” si voltò per ritornare dal sospettato.
“Allora, signor Buch”gli fu accanto “Voglio che mi racconti cosa ha fatto prima dell’aggressione”
Questi lo fissò furioso “Non intendo rispondere alle sue domande, non dopo il modo in cui mi ha trattato”
“Non ha scelta”intervenne Ina “possiamo tenerla qui tutta la notte e poi, sono convinta che il mio collega, di là, avrà già fatto parlare il suo amico. Vede, lui è molto persuasivo”appoggiò le mani sul tavolo e si sporse in avanti.
“Non le credo”
“Se vuole la lascio qui con il commissario Alvarez e andare a controllare come sta andando il suo interrogatorio”
Negli occhi dell’uomo lesse paura e sorrise “Miguel, continua tu” e si mosse per andarsene.
“No!”urlò “Non mi lasci con questo pazzo”
“Mi ha dato del pazzo, Ina, è oltraggio a pubblico ufficiale, questo, non credi?”
“Sì, la sua situazione si sta aggravando, signor Buch”Ina si sporse verso di lui.
“Ricominciamo d’accapo”Miguel aveva fretta di inchiodarlo per poi correre al capezzale di Jan, non sopportava di saperlo tutto solo in quel letto d’ospedale “Cosa ha fatto questa sera?”
“Sono stato in diversi pub con Hans, come ogni sabato, poi ci siamo trovati fuori quel locale ambiguo e lì abbiamo notato quel biondino, ci ha fatto delle proposte lascive e allora Hans si è incazzato e lo ha picchiato”
“Non credo ad una sola parola”dichiarò il commissario “si decide a dire la verità? Dobbiamo restare qui tutta la notte?”
“Il commissario Alvarez le renderà la vita un inferno”dichiarò Ina.
Miguel si voltò e la fissò stupito, poi ritornò a guardarlo “Non sa quanto ha ragione, posso essere un vero stronzo se voglio”
“E va bene, lo abbiamo preso alle spalle, lui stava per entrare, ma noi lo abbiamo afferrato e picchiato”
“Perché?”
“Non è ovvio? Era un dannato frocio”rispose.
“Era un commissario di polizia sotto copertura, pezzo di merda”gli occhi neri di Miguel erano come braci incandescenti.
Gunter distolse lo sguardo e Miguel gli prese il mento con la mano e lo costrinse a guardarlo “Stavi per ucciderlo, lo sai, questo?”
“No, è stato Hans, io lo bloccavo solo, non gli ho fatto niente”negò.
“Sei suo complice”lo spagnolo gli puntò un dito contro “Andrai in galera per parecchi anni”
“E gli altri? Quei ragazzi che avete pestato a morte? Cosa avevano fatto per meritare quel trattamento?”domandò Ina con voce autoritaria.
“Rispondi!”lo incitò l’altro commissario.
“Loro…”non sapeva cosa rispondere.
“Siete stati voi due ad aggredirli?”
“Sì, siamo stati noi, erano in quel vicolo a fare le loro porcherie”confessò finalmente.
“Le loro porcherie?”ripeté Miguel con un sibilo “Si rende conto di quello che sta dicendo? Come fa a dormire sapendo di avere messo fine a delle vite? Ina, ti prego, toglimelo dalla vista altrimenti non so come potrei reagire”
“Lei è in arresto, signor Buch”dichiarò la donna con voce autoritaria.
Miguel prese la giacca dalla sedia e si avviò verso la porta, ma la voce di Ina lo bloccò “Dove vai?”
Si voltò e la fissò tristemente “Da Jan”e uscì.
Ina restò impietrita, nei suoi occhi aveva letto dolore, era vero: lo amava. Trascorreva giornate intere a stretto contatto con Miguel e Jan e non aveva capito il legame profondo che li univa.
Miguel guidò come un pazzo, desiderava raggiungere il suo Jan, il pensiero di saperlo solo in quel letto lo straziava. Raggiunse l’ospedale in pochi minuti, parcheggiò, aveva anche cominciato a piovere, sospirò, tutto gli ricordava quell’unica notte insieme, anche il tempo. Si strinse nel cappotto ed entrò.
Quando fu davanti alla sua camera, l’osservò attraverso il vetro, sembrava così indifeso e vulnerabile steso in quel letto con i tubi che fuoriuscivano da tutte le parti. Fece un profondo respiro ed entrò nella stanza, odiava gli ospedali, avevano tutti lo stesso odore di disinfettante e di qualcos’altro che non riusciva a distinguere. Fece una smorfia, lo sguardo cadde sul suo compagno, gli si strinse il cuore, era stato sul punto di perderlo per sempre. Si portò una mano al petto, non poteva neanche immaginare un’eventualità del genere.
Prese una sedia e l’avvicinò al letto “Ciao, collega”
Sedette e gli prese la mano, era così fredda, la strinse tra le sue per riscaldarla “Cosa credevi di fare, eh? Lasciarmi? Sarei morto se ti fosse accaduto qualcosa, capito?”abbassò la testa, il senso di colpa lo stava dilaniando, se non fosse stato per i suoi capricci “Comunque, non preoccuparti, li abbiamo presi quei bastardi. Sai, stavo per ammazzarli per quello che ti hanno fatto”
Jan era immobile nel letto, gli occhi chiusi e il volto pallido, Miguel gli stringeva la mano, una lacrima gli scese dalla guancia pensando che il poco tempo che avevano trascorso insieme aveva rischiato di essere l’ultimo.
“Jan, devi guarire al più presto, ho bisogno di te e dei tuoi grandi occhi azzurri. E Benny? Non pensi a tuo figlio?”
“Cazzo!”imprecò rendendosi conto di non aveva chiamato Benny per informarlo dell’incidente. Lo avrebbe fatto l’indomani, erano le due di notte e telefonando a casa avrebbe creato più danni che altro.
Ritornò a fissare il compagno che giaceva inerme nel letto, gli baciò nuovamente la mano “Una volta guarito andremo a fare un pic-nic noi tre insieme, io, tu e Benny. Che ne pensi? Mi farò perdonare di quello che è accaduto. È solo colpa mia e della mia stupidità se ora sei in questo dannato letto”gli accarezzò le dita con le sue “Mi manchi, Jan, ti voglio in piedi”.
Gli parlò per un tempo quasi infinito fino a quando non si addormentò esausto, con la testa sul letto e la mano stretta nella sua.
Il mattino seguente, Ina si recò in ospedale, si sentiva in colpa per aver lasciato andare Miguel da solo anche se forse si sarebbe sentita di troppo. Giunse davanti la camera, dal vetro vide che Miguel era ancora lì, si era addormentato nel vegliarlo e le si strinse il cuore.
Entrò e sorrise, gli stringeva la mano, era davvero innamorato di Jan, non riusciva a capacitarsene, eppure, allo stesso tempo, sembrava così naturale.
Gli appoggiò una mano sulla spalla per svegliarlo, lo spagnolo aprì gli occhi e scattò seduto “Buongiorno”
“Miguel, sei rimasto tutta la notte con lui?”
“Sì”arrossì leggermente quando notò che le loro dita erano ancora intrecciate.
Si alzò e le fece cenno di seguirlo in un angolo, non voleva disturbare Jan.
“Lo hai capito, vero?”
Ina annuì, Miguel mormorò “Sei stupita?”
“Solo di non essermene accorta prima”rispose con un sorriso rassicurante.
Il moro fece per dire qualcosa, ma lei cambiò argomento perché sentiva che lo imbarazzava parlarne “Anche l’altro aggressore ha confessato, subito dopo aver saputo che il suo compare lo aveva tradito.”
“Finalmente una bella notizia”le labbra di Miguel si aprirono in un sorriso “resti tu con Jan? Voglio telefonare a Benny”
“Ancora non lo sa?”
“No, non volevo prima di sapere la vera entità del danno subito, è solo un ragazzino, devo dirglielo in modo che non si preoccupi troppo”teneva troppo a Benny per lasciare che il ragazzo soffrisse.
“Jan è suo padre, si preoccuperà ugualmente”
“Lo so”era in ansia per quella telefonata.
In quel momento Jan aprì gli occhi e mormorò “Miguel”
I due si voltarono e Miguel scattò per ritornare al suo capezzale.
Poté finalmente tirare un sospiro di sollievo, Jan era sveglio e tutto sarebbe andato per il meglio.
Gli sorrise “Ciao, devi smetterla di farci questi scherzi”gli occhi gli brillavano per la gioia.
“Dove sono?”domandò Jan guardandosi intorno.
“In ospedale, Jan”intervenne Ina appoggiando una mano sulla sua “sei stato ferito ieri sera”
“Ora ricordo, dove sono quei due? Miguel, dimmi che li hai arrestati”gli occhi azzurri erano sgranati.
“Sì, hanno confessato anche le altre aggressioni”
Jan abbozzò un sorriso “Non faranno più del male”
“Mi dispiace, Jan, è solo colpa mia”il suo sguardo da cucciolo colpevole intenerì Jan.
“Cosa? Non dire stupidaggini, mi hai salvato la vita”cercò di rassicurare il compagno “se non fosse stato per te ora sarei morto”
“Se non ti avessi costretto ad andare a comprarmi l’hot dog ora non saresti in questo letto, Jan”il senso di colpa lo stava uccidendo.
“Non fare così, Miguel, ti prego”gli appoggiò una mano sulla sua.
“Devi solo pensare a rimetterti, Jan”gli disse Ina.
“Dov’è Benny?”chiese “Glielo avete detto?”
“Non ancora, stavo per chiamarlo”annunciò Miguel.
“Lascia lo faccia io!”esclamò il biondo “Se sentirà la tua voce si preoccuperà”
“Devi riposare, Jan”protestò.
“Ti prego”
“Va bene, sai che non riesco a negarti nulla se mi guardi così”gli sorrise.
Prese il cellulare dalla tasca, compose il numero e glielo porse.