lunedì 23 novembre 2009

Fatal Attraction



Fatal attraction

Squadra speciale Cobra 11
Pairing: Mark Jager (Chris Ritter) – Erik Gehler
Rating: NC17 vietato ai minori di 18 anni per esplicite scene di sesso
I personaggi non sono di mia proprietà.


La stanza era immersa nella semi oscurità, nell’aria una nebbiolina causata dal fumo dei sigari. L’unica fonte di illuminazione era una lampada su un tavolino. I divani di pelle nera e dei tavolini erano il solo mobilio presente. Un uomo sulla trentina, con corti capelli neri e occhi blu scuro, sedeva nervosamente su uno di questi, fumando un sigaro. Il suo nome era Mark Jager o almeno era quello che portava da qualche mese. Gestiva un paio di bordelli a Berlino e stava per inaugurarne un altro a Colonia. Quella era la sua copertura. Sì, era un poliziotto infiltrato e il suo compito era smascherare un grosso traffico di carne umana.
Quella sarebbe stata una notte importante, avrebbe portato ad una svolta nella sua vita e nell’indagine perché avrebbe conosciuto un pezzo grosso. In quel momento qualcuno bussò alla porta.
“Avanti”
Entrò una ragazza orientale sui vent’anni, con indosso un completino intimo molto succinto di colore rosa pesca. Lo sguardo era basso come se avesse timore di guardarlo in volto.
“Che c’è?” domandò brusco.
“La persona che attendeva è arrivata, padrone” il tono era sottomesso.
“Grazie, fallo accomodare” si alzò pronto a riceverlo.
La porta si aprì maggiormente per lasciare entrare due uomini. Uno era molto alto, un vero colosso, con il corpo massiccio, la testa rasata e due occhi cattivi del colore del ghiaccio. L’altro era più basso, sul metro e settantotto, capelli neri e penetranti occhi scuri crudeli. Indossava un abito color crema e una camicia nera che faceva capolino dalla giacca. Dai pantaloni spuntava una pistola che lui celò chiudendo un bottone della giacca. La bocca era carnosa e segnata da una cicatrice ben visibile, sotto il labbro inferiore.
“Signor Jager” si fece avanti e gli porse la mano.
Mark la strinse e comprese chi tra i due fosse il capo “Il signor Gehler, presumo”
“Erik Gehler” lo corresse.
Mark gli fece segno di sedere e lui prese posto sul divano. L’altro uomo si posiziono alle spalle di Erik, con le braccia conserte e lo sguardo vigile come se attendesse di essere attaccato ad ogni istante.
Mark gli sedette di fronte, Le persone con cui trattava voleva sempre osservarle negli occhi. Aveva la rara capacità dì comprendere cosa celasse un determinato sguardo. Era frutto di anni di lavoro sotto copertura.
“Bell’ambiente!” esclamò il nuovo venuto “Complimenti”
“La ringrazio” appoggiò il sigaro nel posacenere e puntò le iridi blu in quelle nere dell’uomo che gli era di fronte “cosa la porta nel mio…locale?”
“Lei mi interessa” rispose sporgendosi in avanti e appoggiando le braccia sulle ginocchia.
lei mi interessa”.
Mark sorrise e accavallò le gambe “La interesso? Sono adulato, ma potrebbe essere più specifico?”
“Nel suo bordello ha molte ragazze provenienti dall’oriente, vedo”
“Sì, sono molto richieste. Hanno un fascino particolare. I berlinesi le apprezzano” gli spiegò.
“Anche nei locali che gestisco a Colonia e a Lipsia c’è richiesta di puledre orientali” sorrise mostrando una dentatura perfetta “volevo proporle un affare, ma tutto a tempo debito”
“Un affare?” alzò un sopracciglio.
“Sì, ma le spiegherò meglio in un secondo momento” non voleva scoprire le sue carte troppo in fretta.
“Non può accennarmi qualcosa?” era ansioso di sapere.
“Si tratta di una questione riservata” si sporse in avanti “ e questo… non mi sembra il luogo adatto”
“Comprendo il suo riserbo” doveva essere cauto, non poteva mostrare troppo interesse o l’avrebbe insospettito.
Mark si alzò in piedi “Bene, passiamo ad argomenti più piacevoli. Le andrebbe di provare una delle ragazze? Ce ne sono per tutti i gusti, si serva pure”
Erik non sembrò particolarmente interessato, ma lui insistette e lo convinse a seguirlo. Lo condusse attraverso un corridoio. Ai due lati vi erano decine di stanze. Si fermarono davanti ad un salone con la porta di legno a due ante.
L’aprì con entrambe le mani, poi si fece da parti “Dopo di lei”
Erik entrò nella sala, vi erano decine di ragazze, provenienti da ogni continente, a giudicare dalla moltitudine di razze. Le squadrò con attenzione, quell’uomo aveva un giro d’affari da milioni di euro. Come era possibile? Fino ad un anno prima non era nessuno e in poco tempo aveva aperto due bordelli nella città di Berlino e stava per aprirne uno anche a Colonia. Strinse le labbra per la rabbia, doveva scoprire quale fosse il suo segreto. Non poteva riuscire a far entrare tutte queste ragazze nel paese senza avere qualche aggancio.
“Nessuna suscita il suo appetito?” il proprietario gli fu accanto e lo fissò con le iridi cerulee.
Erik si voltò verso di lui e con un sorrisetto malizioso replicò “In effetti, qualcuno che accende i miei desideri c’è”
“Me la indichi, mi preoccuperò di mandarla immediatamente in una stanza” dichiarò prontamente “provvederà a soddisfare ogni sua perversione”
“Non è tra loro” dichiarò con voce calda e profonda.
“Come?” Mark aggrottò le sopracciglia non capendo.
Erik gli sfiorò la camicia, con il palmo della mano, in un modo che non lasciò spazio ai fraintendimenti. Quell’uomo lo voleva, Mark fremette rendendosene conto. C’era qualcosa in lui che gli suscitava una strana attrazione. Era la sua carica animale ad affascinarlo.
“È interessato?”
Mark non rispose ed Erik, notando il suo turbamento, aggiunse “Allora, signor Jager, vorrà dire che prenderò una delle ragazze”
“Mark” sussurrò.
“Come?”
“Chiamami Mark. Forse lavoreremo insieme e non c’è alcun bisogno di essere così formali” sorrise
“Certo, Mark e tu, chiamami Erik”
L’attenzione dell’infiltrato si posò sulle sue labbra carnose “Desideri qualcosa da bere?”
“Certo, una vodka” rispose scrutandolo con intensità.
Lui annuì fece cenno ad una ragazza che scattò via tornando subito dopo con un vassoio, sul quale vi erano due bicchierini e una bottiglia di vodka russa.
“Ottima scelta” Erik cacciò la lingua tra i denti “sei un intenditore”
“Diciamo di sì e non è solo di vodka che mi intendo, Erik” comunicò.
Le labbra dell’altro si aprirono in un sorriso “Credo che debba essere degustata in un luogo più adatto e non in mezzo a tutte queste puttane, non trovi?” desiderava restare da solo con Mark, lo eccitava oltre misura e, dagli impulsi che riceveva, non era l’unico.
“Penso tu abbia ragione. Seguimi!”
Riattraversarono il corridoio fino ad una camera con la porta chiusa. Mark l’aprì e lasciò entrare il suo ospite per poi richiuderla alle sue spalle.
Erik si guardò intorno, addossato ad una parete c’era un enorme letto con lenzuola di seta nera. Accanto vi era un comodino sul quale troneggiava un candelabro a tre bracci. Alle finestre pesanti tende e nel centro della stanza un divanetto.
Mark appoggiò il vassoio su un tavolino e si piegò per riempire i bicchieri “Sentirai che prelibatezza”
Si voltò e scattò leggermente, Erik era davanti a lui che lo fissava con bramosia.
Il cuore di Mark perse un battito, ma riuscì a porgergli un bicchierino. Le mani si sfiorarono provocandogli una vampata di calore che lo infiammo.
Erik bevve tutto d’un sorso, poi appoggiò il bicchierino vuoto sul vassoio. Mark sorrise e scolò il suo “Ci voleva qualcosa di forte”
“Ora, veniamo a noi” sussurrò accorciando maggiormente le distanze.
Mark era combattuto, quell’uomo gli faceva riemergere istinti primordiali, desiderava solo prenderlo, sbatterlo sul letto e scoparlo con forza fino a fargli urlare il suo nome. Si morse il labbro. Doveva essere impazzito, avrebbe dovuto conquistare la sua fiducia, non portarselo a letto. Certo, non sarebbe stata la prima volta che una missione gli imponesse di intraprendere una relazione omosessuale. Da quel punto di vista non era vergine e di certo si sarebbe divertito molto con il signor Erik Gehler. Quel figlio di puttana aveva l’aria di saperci fare, probabilmente gli avrebbe anche concesso di scoparlo. La sola idea glielo fece diventare duro come il marmo.
Erik portò una mano dietro la nuca e lo attirò a sé, baciandolo con violenza. Mark ansimò spingendosi all’interno e incontrando la sua lingua. I denti cozzarono tra loro, le lingue duellarono e gocce di saliva solcarono i menti. Mark lo trascinò sul letto premendosi su di lui e continuando ad assaltare la sua bocca. Le mani strapparono la giacca lasciandola cadere al suolo. Erik gli lacerò la camicia nera, desiderava averlo nudo. Già pregustava quello che sarebbe accaduto in seguito.
Le dita gli aprirono i pantaloni con foga. La pistola di Erik cadde sulle lenzuola, l’appoggiò sul comodino. Ritornarono a baciarsi terminando di togliersi gli abiti.
Quando anche l’ultimo ostacolo fu abbattuto Mark si pressò contro di lui muovendosi.
Erik ansimò allargando le gambe. I membri strofinavano eccitandoli. Gli morse un lobo con forza, poi scese verso il collo. Addentò la pelle fino a farlo gemere, il trafficante amava il sesso violento e in Mark sembrava aver trovato un degno amante.
“Voglio scoparti, Erik”
“Anche io voglio che mi scopi, ma dopo è il mio turno” gli occhi neri brillarono dalla lussuria “vedrai come ti farò godere”
“Sembra invitante come proposta” si divincolò leggermente dalla stretta.
Si sporse verso il comodino, aprì un cassetto, prese la scatola di preservativi. Quando fu pronto s’insinuò nuovamente tra le gambe. Lo sfiorò in mezzo alle natiche spingendo un dito.
“Che aspetti? Non sono una delle ragazzine che ti fai di solito. Non ho bisogno di tutte queste gentilezze, ma solo di sentirti, possente, dentro di me” Erik lo fissò con occhi fiammeggianti “Ne sei capace?” lo provocò.
Mark sorrise e senza attendere oltre sostituì il dito con il suo membro, spingendosi in lui con forza. Erik urlò per l’intrusione. Mark cominciò a muoversi lentamente, intrappolandogli le labbra in un bacio ardente.
Uscì da lui un istante. Erik si lamentò per quella perdita “Smettila di cazzeggiare, fottimi!” gli occhi di Erik erano come braci.
“Siamo impazienti” prese in giro l’infiltrato e senza attendere oltre, si piantò in profondità, strappandogli un gemito.
“Sì, ancora” lo incitò portandogli le braccia dietro la schiena. Conficcò le unghie nella carne.
Mark s’inarcò urlando per il dolore, ma non smise di muoversi.
Erik aveva davvero del potenziale. Sarebbe stato interessante intrattenere rapporti d’affari con lui e non solo…
“Erik, cazzo, sei… insaziabile” sussurrò sporgendosi in avanti leccandogli una guancia.
“E non hai ancora visto niente” assicurò.
Mark appoggiò le mani sul suo petto, lo accarezzò con il palmo. Il sudore imperlava i loro corpi villosi.
“Mi piace il tuo fisico, sei ben fatto” ansimò lasciando scivolare le dita fino al membro “e soprattutto mi piace il tuo cazzo”
“Ti piacerà anche di più quando ti fotterà” promise afferrando le natiche con entrambe le mani.
Mentre lo masturbava, Mark aumentò il ritmo dei suoi affondi.
“Scopi da dio, Mark, ma dove sei stato fin’ora?”
L’infiltrato ridacchiò, smise di toccarlo e, con violenza afferrò le braccia spingendole dietro la nuca“Tieniti alla testiera” ordinò con le iridi che brillavano di lussuria.
Erik infilò le mani tra le sbarre, le strinse con forza. Si morse il labbro inferiore “Cosa hai in mente?”
Per tutta risposta gli alzò le gambe e se le portò sulle spalle. Ricominciò a spingere con veemenza strappandogli un gemito dopo l’altro.
“Scopami! Più forte!”
I colpi si susseguirono senza sosta. Erik gridò quando la punta del pene trovò la prostata “Sì, è stupendo.”
Un’ultima spinta e Mark raggiunse l’orgasmo con un grido soffocato.
Si abbassò e reclamò le sue labbra. Intrappolò quello inferiore tra i denti e lo tirò. Questo incarico cominciava a piacergli.
“Sei fottutamente bravo, Mark” ansimò “vediamo cosa sai fare con questo” si circondò l’erezione “succhiamelo!” ordinò.
L’infiltrato si lasciò scivolare lungo il corpo per poi appoggiare la bocca. Lo accolse spingendolo fino in fondo. Erik artigliò una ciocca di capelli spingendogli la testa verso il basso.
Chiuse gli occhi, quell’uomo sembrava non aver fatto altro nella sua vita. Lo succhiava come se volesse prosciugarlo, non avrebbe resistito a lungo.
Inarcò la schiena, il piacere era immenso. Un attimo dopo spillò il seme inondandogli la gola.
“Cazzo” ansimò Erik sfiorandogli la nuca con le dita “questo sì che è stato un pompino degno di questo nome”
Mark risalì posandogli baci infuocati sul ventre, su fino al petto. Le labbra si posarono su un capezzolo, lo succhiò.
“Mi ecciti da morire, Mark”
L’altro alzò lo sguardo e sorrise “Era questa l’idea”
“Vieni qui!” ordinò.
Obbedì e in un attimo il viso di Mark fu ad un soffio dal suo. Erik lo attirò a sé, s’appropriò delle labbra che tanto bramava.
Lo baciò con violenza, spingendosi all’interno e mordendogli la lingua.
“Ora tocca a me!” dichiarò ribaltando le posizioni e schiacciandolo contro il materasso.
“Non vorrei che il tuo uomo piombasse qui dentro interrompendoci sul più bello” disse Mark
“Perché dovrebbe? Sa stare al suo posto” gli bloccò le braccia e tornò a baciarlo.
Mark ansimò, sembrava volesse divorarlo. Avrebbe potuto anche abituarsi a quel trattamento. Scopare in quel modo ogni notte. Il cuore impazzì a quel pensiero, poi ritornò alla realtà: Erik Gehlen era solo un bastardo sfruttatore e trafficante di ragazze e presto lo avrebbe incastrato.
“A cosa pensi?” domandò Erik alzando un sopracciglio “Sembri lontano anni luce e io ti voglio qui con tutti e cinque i sensi”
“A niente” scosse la testa “dove eravamo?”
“Stavo per scoparti”
“Cazzo, Erik, non sai quanto ti voglio” strinse le gambe alla vita del suo amante.
“Bene perché ho intenzione di spaccarti in due, questa notte” promise con una strana luce negli occhi.
Dopo aver messo il preservativo si spinse in lui con un colpo di reni penetrandolo completamente. Mark urlò, buttando la testa all’indietro, ma l’altro, non gli lasciò neanche il tempo di riprendersi in quanto cominciò a muoversi.
Mark gli portò le mani alle natiche e lo indusse a incrementare la potenza dei colpi. Erik lo penetrava implacabile, era stato certo fin dal primo momento che avrebbe goduto a fare sesso con quell’uomo. Ci sapeva fare davvero.
“Mettiti a quattro zampe!” ordinò il trafficante sganciandosi dalla sua presa.
Mark obbedì. Soffrì la mancanza del pene dentro sé, non avrebbe voluto privarsene . Si posizionò carponi, il sedere era davanti al viso di Erik che cacciò la lingua. Leccò la fessura, l’infiltrato chiuse gli occhi mordendosi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare. Il piacere era immenso, allargò maggiormente le gambe.
“Questa notte con me non la dimenticherai più!” promise Erik.
Mark gemendo si voltò a guardarlo “Scopami!”
L’altro ridacchiò maligno. S’inginocchiò dietro di lui e senza attendere oltre lo penetrò con un solo colpo.
Mark si piegò in avanti appoggiando il viso sul lenzuolo e alzando il sedere. Erik lo allargò con le mani e si mosse dentro e fuori. Avrebbe voluto avere uno specchio per vedersi farlo, era uno spettacolo così erotico.
“Più forte!” lo incitò Mark “Non avevi detto che volevi spaccarmi in due?”
Gli occhi neri divennero come braci, il desiderio lo stava consumando. L’uomo sotto di lui aveva la capacità di fargli perdere il controllo. Schiaffeggiò il sedere. Una volta, due, tre. Se avesse avuto una frusta o una cinta il divertimento sarebbe stato assicurato, ma non sapeva come avrebbe reagito ad un trattamento del genere. Meglio limitare le sue perversioni, almeno, per la prima volta.
Lo sovrastò con il suo peso e appoggiò il torace contro la sua schiena. Fu allora che notò i vistosi segni che ricoprivano la schiena.. Come se li era procurati? Deturpavano quel corpo altrimenti perfetto.
Si bloccò e sfiorò quelli che sembravano fori di proiettili “E questi?”
Mark s’irrigidì “Non sono cazzi tuoi”
“Come ti pare, ma mi piacerebbe sapere cosa hai fatto per scatenare tanta ira”
“Ho molti nemici, Erik” rispose solo.
“E chi non li ha” replicò l’altro “per quanto mi riguarda, ormai, non li conto neanche più”
“Quella volta ho rischiato davvero grosso. Sono stato in coma un mese, ma quando mi sono ripreso” lo fissò con occhi di brace “l’ho ammazzato come un cane, quel figlio di puttana”
Erik sorrise “Avrei fatto lo stesso, Mark, ma…” ricominciò a muovere la mano sulla sua erezione “avrebbe sofferto per ore”
“E chi ti dice che sia stato indolore” dichiarò Mark scuro in volto, non amava parlare di quello che gli era accaduto. Soprattutto, non con uno come Erik Gehler.
“Io lo avrei torturato lentamente, solo per vedere la vita scivolare via dal suo corpo”
Mark fremette, nel rendersi conto che la crudeltà di quell’uomo superava la sua immaginazione.
“Rovinano il tuo fisico perfetto, Mark, ma mi piaci ugualmente. Scopi troppo bene” appoggiò la bocca sulla schiena e vi posò una scia di baci roventi.
Le dita si strinsero attorno al membro eretto. Mark gemette, lasciandosi andare “Erik”
“Ti piace come ti fotto?”
“Sì, mi fa impazzire” ansimò chiudendo gli occhi.
“Non venire fino a quando te lo dico!” ordinò Erik.
“Fammi godere, Erik!” lo fissò con le iridi blu colme di lussuria.
“Come vuoi” sorrise maligno.
Ricominciò a spingere, ogni affondo lo portava in paradiso. Erik Gehler era un amante perfetto, sentiva che sarebbe diventato una droga per lui.
Intanto la mano del trafficante si muoveva su e giù l’asta sempre più veloce “Più forte!” lo invogliò.
Erik invece smise di muoversi, circondò la vita con un braccio e lo attirò verso di sé “Vieni”
Sedette sul letto trascinandolo in modo che potesse trovarsi seduto su di lui, la schiena di Mark appoggiata contro il petto villoso di Erik.
“Mi piace di più questa posizione” sussurrò il trafficante, in un orecchio dell’amante.
“Anche a me, lo senti arrivare fino in gola”
“Muoviti, dolcezza” lo incitò Erik “prendilo fino in fondo”
Mark obbedì, cominciò a muoversi alzandosi e riabbassandosi sul membro. Ogni affondo faceva sì che il sesso di Erik toccasse la prostata facendolo gemere “Adoro il tuo cazzo, Erik”
“Lo so” mordicchiò il lobo. Scese a lambire il collo, leccandolo e addentandolo.
Mark piegò la testa di lato per concedergli maggiore accesso, Erik succhiò la pelle del collo, poi scese fino alla spalla.
L’infiltrato ansimò, il suo tocco lo stava facendo impazzire e il pene dentro di lui sembrava volerlo squarciare.
“Fammi venire, Erik” lo pregò quasi, voltandosi a guardarlo.
“Pregami! Voglio sentirti implorare” e intrappolò le labbra dell’amante in un bacio mozzafiato.
Mark succhiò la lingua, poi si spinse all’interno. Erik lo baciava con foga selvaggia, poteva paragonarlo ad un felino. Sì, ad una pantera, letale con i nemici, ma amorevole con i suoi cuccioli. Si chiese se anche con gli amici Erik fosse implacabile o se nei loro confronti provasse dei sentimenti sinceri.
“Supplicami!” ripeté Erik.
“Fammi venire, ti prego” obbedì Mark.
“Bene, così mi piaci, dolcezza” ritornò a baciarlo, mentre le dita aumentarono il loro ritmo “adoro essere supplicato”
Mark ripeté senza sosta il suo nome. Inarcò la schiena e raggiunse il culmine, spillando il seme caldo.
Erik lo seguì subito dopo raggiungendo l’orgasmo con un grido soffocato.
“È stato grandioso” commentò il trafficante leccandogli le gocce di sudore dalla schiena “chi l’avrebbe mai detto che un incontro di lavoro si sarebbe rivelato così divertente”
Mark si alzò e, voltandosi, sedette nuovamente sul suo grembo. I visi potevano sfiorarsi, i respiri erano affannosi e i corpi madidi di sudore “Sei una vera bestia a letto, Erik Gehler” sussurrò.
“Anche tu non sei stato da meno” lasciò scivolare il palmo della mano sul suo petto “Meglio che vada”
“Certo o il tuo scagnozzo penserà che ti ho fatto fuori” si sollevò e scese dal letto.
Erik osservò il suo fondoschiena e desiderò non dover partire, ma il suo compito si era concluso, almeno, per il momento “Questa notte farò ritorno a Colonia” annunciò.
Mark si finse indifferente. Afferrò i pantaloni e li indossò “Credevo avessi affari a Berlino”
“Ero qui per incontrare il famigerato Mark Jager e l’ho fatto”
“Sì, lo hai fatto, ma non mi hai spiegato…” si morse la lingua “Non mi piace essere all’oscuro, Erik. Hai parlato di un accordo”
“Come ti procuri le ragazze, Mark?”
“Ah!” lasciò cadere la camicia al suolo “È questo che desideri sapere?”
“Per cominciare” dichiarò il trafficante alzandosi a sua volta.
“Agganci” rispose vago.
“Agganci?” ripeté Erik “Che cazzo di risposta è? Entrano legalmente? Come fai con i documenti?”
“Perché questo terzo grado?” in un attimo gli fu accanto.
“Te l’ho detto” sfiorò una guancia “voglio proporti un accordo. Non provvediamo alle ragazze e tu…” la mano scivolò lungo il collo “in cambio ci fornirai passaporti e documenti”
Mark dovette fare uno sforzo per restare impassibile, finalmente qualcosa si stava muovendo. Presto li avrebbe incastrati, questi figli di puttana.
“Parli al plurale”
“Sì, mio padre è a capo di tutto. Io sono il suo braccio destro” spiegò con orgoglio “Allora, Mark, ti interessa?”
“Potrebbe, sembra allettante” il cuore batteva con violenza nel petto “ci penserò”
“Cosa c’è da pensare?” Erik alzò un sopracciglio “è un affare vantaggioso per entrambi”
“Me ne rendo conto, ma non è una decisione da prendere alla leggera”
“Come preferisci” indietreggiò di un passo, raccolse i suoi abiti firmati. Guardò la camicia, erano saltati i bottoni. La infilò lasciandola semi aperta, poi prese i pantaloni e le scarpe. Li indossò, ma sentì che gli mancava qualcosa, la pistola. Lanciò un’occhiata al comodino, dimenticava di averla appoggiata lì.
La prese e la infilò nei pantaloni “Avrai presto mie notizie, Mark” Si avviò verso la porta.
Il proprietario del bordello strinse i pugni, stava andando via senza neanche voltarsi.
“Erik” lo chiamò.
L’uomo si girò e Mark dichiarò “Accetto la tua proposta”
Sorrise soddisfatto “È la scelta giusta”
“Spero di non dovermene pentire”
“Non accadrà ed entrambi saremo più ricchi di adesso” gli si avvicinò.
Mark sorrise “Il denaro è l’unica cosa che conta”
“Il denaro, le auto veloci e…” Erik lo attirò a sé “il sesso”
Lo baciò con violenza, portandogli una mano dietro la nuca. Spinse la lingua fino in gola, non si sarebbe mai stancato del suo sapore.
Un lamentò scappò dalle labbra dell’infiltrato quando l’altro si staccò “Arrivederci, Mark”
Gli occhi neri bruciarono quando incontrarono quelli blu dell’infiltrato.
“Arrivederci, Erik”
“Ti accompagno” si propose il padrone di casa.
“Conosco la strada” replicò l’altro indietreggiando, poi raggiunse la porta ed uscì.
“Cazzo!” imprecò Mark una volta solo. Non gli era mai capitato di perdere la testa in questo modo. Il sesso con Erik Gehler lo aveva destabilizzato, quell’uomo gli piaceva e molto anche. Era nei pasticci. Infilò una mano nei capelli arruffati. No, era tutto apposto. Doveva pensare solo alla sua missione. Non poteva farsi fuorviare. Doveva considerare che se Erik avesse capito lo avrebbe ucciso senza pietà.
Si avvicinò al tavolino, prese il pacchetto di sigarette. Ne accese una e inspirò una profonda boccata.
Avrebbe dovuto chiamare il suo capo per ragguagliarlo sulle novità, era ad una svolta nell’indagine.

venerdì 20 novembre 2009

Gelosia capitolo 5 (NC17)



Squadra speciale Lipsia
Pairing: Jan - Miguel
Rating:NC17
I personaggi non mi appartengono e la storia è frutto della mia fantasia malata.


Capitolo V

Un mese dopo

L’auto si fermò davanti all’entrata del parco, le portiere si aprirono. Benny corse fuori portando con sé un pallone, Miguel scese dall’auto prendendo il cesto da pic-nic, seguito da Jan.
“Benny, non correre, puoi cadere” gli urlò il padre.
“Lascialo divertirsi, se lo merita dopo le preoccupazioni che ha avuto a causa mia”
“Ancora? Quando la smetterai di sentirti colpevole?” lo rimproverò Jan.
“Non lo so, il fatto è che se non ti avessi costretto ad andarmi a prendere il panino non ti sarebbe accaduto niente”
Jan gli si avvicinò, gli accarezzò una guancia “Non è colpa tua, capito? E poi, sto bene, mi sono ripreso e questa notte te lo dimostrerò”
“Non dire assurdità, sei ancora in convalescenza” Miguel scosse la testa, non voleva dargli fretta.
Gli occhi azzurri brillarono “Non resisto più a starti lontano, Miguel”se non ci fosse stato Benny nei paraggi lo avrebbe baciato.
“Neanche io, ma non voglio che ti affatichi”
“Non essere sciocco” le dita gli sfiorarono le labbra carnose “ora, andiamo, sto morendo di fame”
“Sì, Benny ci sta aspettando”
Si avviarono verso il ragazzo che si era fermato sotto un albero a raccogliere delle foglie, ma quando vide i due uomini avvicinarsi urlò “Ci mettiamo qui?”
“Come preferisci” gli sorrise il padre.
Sedettero sotto l’albero, l’aria era calda e il sole splendeva nel cielo privo di nuvole. Miguel era così felice di vedere il suo Jan in piedi, finalmente, dopo quel mese così difficile. Le prime due settimane trascorse in ospedale e poi,a casa, impossibilitato a muoversi. Era stato un inferno per entrambi, soprattutto per Jan che non aveva potuto lavorare, mentre Benny era stato contento di avere il padre sempre con lui.
Apparecchiarono e cominciarono a mangiare, Miguel divorò tutto, come sempre e Jan lo rimproverò per la sua ingordigia facendo ridere Benny.
“Sono contento che hai convinto papà a fare questo pic-nic, Miguel, era così triste in questi giorni”
“Non è vero, non ero triste” negò fermamente suo padre.
“Ha ragione, invece, avevi messo un tale muso” lo prese in giro il compagno, ridacchiando “eri più taciturno e noioso del solito”
“Io noioso?” gli sferrò uno scappellotto dietro la nuca “Te lo farò vedere io se sono noioso” lo minacciò.
Miguel si morse il labbro “Davvero? Come pensi di fare?”
Non rispose, gli rivolse solo un sorriso malizioso.
“Papà, ti va di giocare a calcio?”
“Tuo padre non si è ancora ripreso, Benny, gioco io con te” si alzò e si sgranchì le gambe.
“Non esagerare, Miguel, sto benissimo” si alzò a sua volta.
“Bene, allora, vediamo se riesci a fare goal, papà” e corse via seguito dai due commissari.
Quella sera, quando entrarono nell’appartamento, Miguel entrò sostenendo Benny che dormiva beato, la giornata all’aria aperta lo aveva stremato facendolo crollare in macchina.
“Lo metto a letto” annunciò Miguel con un soffio di voce per non svegliarlo.
“Sì, grazie”
Il moro lo portò nella sua camera, lo appoggiò delicatamente sulle coperte, poi gli tolse le scarpe e lo coprì. Gli posò un bacio sulla fronte e uscì chiudendosi la porta alle spalle. Ritornò in salotto, ma Jan non c’era. Si avvicinò alla mensola, prese una foto che lo raffigurava con il figlio e sorrise.
Jan lo raggiunse e gli circondò la vita con un braccio “Che fai?” gli sussurrò appoggiando le labbra all’orecchio.
Miguel sospirò e appoggiò la cornice sul legno “Vorrei far parte della tua famiglia, sono un po’ invidioso”
Lo baciò sul collo “Benny ti considera suo zio, tu come un figlio”
“Vorrei lo fosse davvero” abbassò la testa.
“Lo so”
“Sai, è crollato, la partita a calcio lo ha stremato” si lasciò coccolare chiudendo gli occhi “sarà meglio che vada anch’ io”
“Resta qui”
“A dormire?” il cuore gli batteva con violenza, Jan lo stava invitando a fermarsi da lui, finalmente. Era così felice.
“Diciamo di sì” le dita di Jan si insinuarono sotto la maglia “ma non è nei miei programmi”
“Ah no?” Miguel si voltò e si perse in quelle pozze cerulee che tanto amava.
“No, ho in mente qualcosa di molto più piacevole” le bocche si sfiorarono.
Miguel gli intrappolò il labbro inferiore tra i denti tirandolo leggermente, poi spinse la lingua all’interno approfondendo il bacio.
Jan si lasciò sfuggire un gemito, gli portò la mano dietro la nuca attirandolo maggiormente. Gli era mancato così tanto in quel mese. Non si erano scambiati neanche un bacio e, se quell’astinenza fosse durata un solo altro istante, sarebbe di certo impazzito.
Le mani di Miguel s’insinuarono sotto la maglietta azzurra, mentre la lingua sfiorava quella di Jan.
“Andiamo di la?” gli propose Jan staccandosi ansimante.
“Ti voglio da morire, Jan” ansimò.
“Io di più” spingendolo verso la camera da letto, aprì la porta continuando ad assaltare le sue labbra.
“Un mese di astinenza” gemette Miguel con gli occhi che gli brillavano di desiderio “un vero inferno”
Jan sorrise, gli sfilò la maglia dalla testa e la lasciò cadere sul pavimento. Lasciò vagare lo sguardo lungo il suo torace e si leccò le labbra.
“Ti piace quello che vedi?” ridacchiò il moro.
“Sempre di più”
Miguel allungò un braccio e lo attirò a sé,intrappolandogli le labbra in un ennesimo bacio. Insieme si lasciarono cadere sul letto, Jan si sfilò la maglietta e la lanciò attraverso la stanza.
Miguel gli sfiorò la cicatrice sul ventre, i chirurghi avevano lasciato un brutto segno, ma gli avevano salvato la vita.
“Ti hanno deturpato” commentò.
“Almeno sono vivo, Miguel”replicò.
L’altro alzò le spalle “Tutto sommato, è sexy”
Jan sorrise malizioso e lo baciò dolcemente. Si stese su di lui e si mosse leggermente, scatenando nel compagno scariche elettriche. Le loro erezioni frizionavano attraverso la stoffa dei jeans.
Miguel ansimò, gli strinse il sedere con entrambe le mani e lo spinse a muoversi più velocemente.
“Questa notte non ti darò tregua” gli promise il biondo.
“Interessante, ma ti senti in forma per una promessa del genere?” lo provocò.
“Vedrai” ridacchiò baciandolo. Gli sfilò la maglia dalla testa lanciando dietro le spalle.
“Ti desidero da impazzire, Jan” gli sfiorò una guancia.
Gli occhi azzurri dell’altro brillarono come due zaffiri, appoggiò le mani sul petto accarezzandolo con i polpastrelli Jan si lasciò sfuggire un sospiro.
Miguel lo attirò a sé e gli intrappolò le labbra in un ennesimo bacio, il cuore gli batteva con violenza, non era mai stato così felice. Jan gli sbottonò i jeans e li lasciò scivolare lungo le gambe, poi insinuò la mano nei boxer e lo sfiorò con delicatezza.
Il moro ansimò e inarcò la schiena “Jan”
“Ricordi la nostra prima notte insieme, Miguel?” gli sfilò i boxer e si insinuò tra le sue gambe.
“Come potrei dimenticarla” cacciò la lingua tra i denti “è stata la più bella della mia vita”
“Non avrei mai creduto di innamorarmi di te, ma è stato così naturale” gli posò una serie di baci infuocati sul ventre.
“Sono troppo sexy, non hai saputo resistermi”
Jan ridacchiò e scivolò lungo il suo corpo, Miguel ansimò quando le labbra lo lambirono. Chiuse gli occhi e buttò la testa all’indietro.
Il piacere lo sopraffece, insinuò le mani nei capelli biondi stringendo per indurlo ad aumentare il ritmo.
Ripeté senza sosta il suo nome, inarcando la schiena, Jan si staccò. Si stese su di lui e lo baciò insinuandogli la lingua in bocca.
Miguel lo accolse, gli circondò la vita con un braccio e lo attirò maggiormente a sé. I loro corpi si fusero e le labbra si unirono in un bacio senza fine.
“Jan, voglio averti dentro di me” sussurrò ansimando.
Il biondo sgranò gli occhi “Sei sicuro?”
“Sì, mai stato più sicuro di qualcosa in tutta la mia vita” gli perlustrò il viso con le dita come se volesse memorizzare ogni dettaglio “questa notte sarai tu a guidare il gioco, collega” sorrise malizioso
“Interessante, non credevo mi avrebbe riservato una sorpresa del genere, commissario Alvarez”
“Mi ecciti quando mi chiami commissario Alvarez” scherzò accarezzandogli le labbra carnose.
“Commissario Alvarez” ripeté prima di baciarlo ancora “ti amo”
“Anche io ti amo” gli sussurrò Miguel allacciandogli le gambe alla vita e muovendosi con lui.
Improvvisamente lo vide accigliarsi "Che c’è ora?”
"Non sai quanta voglia ne ho di... farlo ma ho paura"gli confessò Jan.
"E di cosa?"
"Come di cosa... di farti male"sembrava sinceramente preoccupato.
Miguel sorrise malizioso “Perché, secondo te, io volevo fartene?”
“Io sono un duro”replicò Jan.
“Ah, si?”gli occhi neri brillarono “Te lo faccio vedere io gli è il duro” lo spinse supino ribaltando le posizioni.
Si ritrovò steso su di lui e gli bloccò le braccia contro il materasso.
“Miguel, lasciami!”
“Non ci penso nemmeno” replicò cacciando la lingua tra i denti “almeno, non fino a quando non ammettere che il vero duro sono io”
“Sei solo un bambino capriccioso, Miguel” lo prese in giro “ma è mai possibile che fai sempre queste scene?”
Il moro aumentò la stretta, spinse il bacino verso il basso facendolo gemere “Ti arrendi?”
“No” dichiarò deciso Jan.
Miguel avvicinò il viso al suo “Arrenditi e accetta che io sono il duro tra i due e tu il tenerone”
“Scordatelo” le labbra di Jan si aprirono in un sorriso “il tenerone sei tu, come un cucciolo”
“Cosa?” sgranò gli occhi neri “Ora me la paghi” cominciò a muoversi strappandogli un gemito dopo l’altro per il contatto con il suo corpo mascolino ed eccitato.
Jan buttò la testa all’indietro e socchiuse le labbra “Miguel”
“Ti arrendi?” gli domandò ansimando, poteva avvertire l’erezione del suo compagno contro la coscia e la cosa lo faceva impazzire.
Per tutta risposta Jan alzò il bacino di scatto, poi si sporse in avanti intrappolandogli le labbra in un bacio che lo colse di sorpresa. Miguel chiuse gli occhi e diminuì la presa. Jan ne approfittò per ribaltare i ruoli.
“Hai barato” protestò lo spagnolo quando si ritrovò pressato contro le lenzuola.
Jan ridacchiò “Non dovevi abbassare la guardia, collega, ora, sei nelle mie mani e…”si abbassò e gli sfiorò una guancia con il naso “dovrai subire quello che ho in mente per te”
Miguel alzò un sopracciglio e ridacchiò malizioso “Davvero? E cosa sarebbe?” era eccitato oltre ogni limite, sentire il corpo di Jan contro il suo gli rendeva l’attesa un vero supplizio.
“Sempre impaziente, vero?” spostò le labbra sul collo e vi posò una serie di piccoli baci scendendo lungo il mento, mordicchiandogli il pomo d’Adamo e continuando il suo lento cammino.
Miguel ansimò, gli occhi neri erano brucianti di desiderio. Jan voleva davvero torturarlo e lui avrebbe gustato ogni istante.
La mano scivolò lungo il corpo, sfiorando ogni centimetro di pelle. Gli accarezzò il fianco provocandogli una scarica elettrica.
“Jan, mio dio” gemette.
“Il mio Miguel” lo baciò ancora, insinuandosi tra le sue gambe.
“Fai piano che da qui non è entrato mai niente” scherzò il moro.
“L’ultima cosa che voglio è farti soffrire, amore mio” sfiorò il viso con le labbra “ma non posso garantirti che non farà male”
Miguel divenne serio “Te ne ho fatto tanto?”
“Era talmente eccitante che il dolore è passato quasi subito, vedrai, sarà stupendo” gli promise allungando un braccio verso il comodino.
Aprì un cassetto e prese l’occorrente. Miguel era stranamente nervoso, Jan lo baciò ancora quasi come se volesse rassicurarlo.
Cominciò a muoversi, Miguel impallidì. Stava soffrendo dio solo sapeva quanto. Strinse i denti e lo lasciò continuare. Jan, avvedutosi del disagio, fece per fermarsi, ma quando gli occhi s’incontrarono, comprese che non era quello che lui voleva.
“Lo so cosa vuoi fare Jan ma non smettere” ansimò Miguel.
“Non ti voglio...”
“Posso farcela...sono un duro, ricordi?” cercò di scherzare.
Jan fece si con la testa. Proseguì.
Si mosse cercando di essere delicato e, soprattutto, di non lasciarsi sopraffare dal piacere fisico. Sotto di lui c’era l’amore della sua vita che lottava per non soccombere al dolore.
“Miguel sei... sei unico” era emozionato da matti. Sentiva che stava perdendo il controllo. Aprì gli occhi e lo vide: Miguel lo fissava con un’intensità tale che forse, solo quello sarebbe bastato per crollare.
“Anche tu Jan... sei unico” ebbe la forza di rispondere.
Miguel gli portò le braccia dietro le spalle e lo attirò a sé baciandolo dolcemente. Sapeva che sarebbe stato così doloroso, ma non se ce l’avrebbe fatta a tollerarlo.
“Ti amo, Jan”gli sussurrò perdendosi in quelle pozze azzurre che tanto adorava.
“Anche se ti faccio tanto male?” la voce era rotta dall’eccitazione.
Miguel pensò di smorzare la tensione con una battuta, ma non gliene venne una degna. Poi si rese conto di qualcosa che fino a quel momento, troppo occupato a pensare al suo disagio, aveva ignorato: il piacere di Jan. Lentamente, come miracolato, tornò a sentirsi eccitare. Se era il suo corpo che provocava quel piacere estatico nel suo amante nonché migliore amico, doveva godersela.
“Ti amo anch’io Miguel” ribadì Jan accoccolandosi sul suo petto.
Il cuore del suo compagno batteva come impazzito, sfiorò il petto con le dita.
“È stato stupendo vederti godere” rivelò il moro insinuando la mano nei capelli biondi “non credevo ti sarebbe piaciuto così tanto. Non avrei mai pensato di essere capace a dare tanto piacere”
Jan alzò lo sguardo su di lui. “Miguel, tu non ti rendi conto...” poi capì che le parole non erano sufficienti ad esprimere quello che provava. E lo baciò.
Miguel gemette e ricambiò quel bacio con trasporto, non ne avrebbe mai avuto abbastanza. Aveva temuto che Jan fosse debole, ma lui aveva dimostrato di essersi ripreso del tutto.
Lo attirò a sé e in un attimo l’eccitazione li colse entrambi, Miguel lo spinse supino sovrastandolo con il suo corpo virile e la danza d’amore ricominciò.

Dedicated to Miguel Alvarez



Questo è il favoloso video che giusy ha creato per consacrare uno dei poliziotti più sexy della tv

Bacio

giovedì 19 novembre 2009

Dottor Alvarez

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