domenica 28 dicembre 2008

Il poeta della porta accanto capitolo 2

Capitolo II

La sera seguente, William si presentò a casa di Alex e Amber in perfetto orario e da gentiluomo quale era, portò una pianta di ciclamini rosa per la ragazza che restò molto impressionata da quel gesto così gentile e galante. William indossava un paio di jeans scuri e una polo rossa, mentre i padroni di casa avevano optato per un semplice abito lilla lei e una camicia e jeans lui.
Alex sembrava a suo agio in compagnia dell’uomo, quasi come se avesse perso quella timidezza che lo aveva caratterizzato fin dal primo momento in cui si erano conosciuti. Lo portò a vedere il suo studio che in realtà, si trovava nello scantinato al quale si accedeva dal retro.
Accese la luce e William si guardò intorno meravigliato nel vedere decine di rotoli ammassati e ogni genere di progetti e modellini.
“Questo è il mio regno, Amber non scende mai, dice che c’è troppa confusione. Devo ritenermi miracolato, ha la mania dell’ordine, non troverei più nulla se dovesse mettere mano a qualcosa”ridacchiò seguito da William.
“Sono impressionato”si avvicinò ad un tavolo sul quale era aperto un progetto che occupava quasi tutta la superficie “e questo?”
“L’ultimo progetto che mi è stato assegnato, un palazzetto dello sport, in una cittadina qui vicino”si portò alle sue spalle
“Per questo, vi siete trasferiti?”
Alex annuì e aggiunse “Dovrei terminarlo tra qualche mese, ma, come ben vedi, sono indietro con il lavoro”
“Sono certo ce la farai”mormorò voltandosi di scatto e guardandolo con una strana luce negli occhi.
“Lo spero”aggiunse rendendosi conto della loro vicinanza, i loro visi potevano quasi sfiorarsi.
“Sarà meglio tornare di sopra”indietreggiò di un passo, inciampando in un rotolo che era scivolato al suolo, ma William si accorse che stava per perdere l’equilibrio e gli circondò la vita con un braccio.
Il giovane non riuscì a fermarsi e trascinò con sé il povero William che si trovò steso su di lui, mentre Alex finiva supino al suolo tra un mare di scartoffie.
“Ti sei fatto male?”gli domandò il biondo fissandolo con apprensione.
“No, ho la testa dura, ma non potrei dire lo stesso della mia schiena”ridacchiò “e tu? Stai bene? Mi spiace di averti trascinato con me”
“A me no”replicò senza staccare gli occhi dai suoi “sto bene su di te”
“Come?”balbettò, non poteva aver detto davvero quelle parole.
“Niente”scosse la testa, si alzò e gli porse una mano per aiutarlo “meglio tornare prima che la tua metà torni a reclamarti”
Il giovane annuì, ma non riuscì a togliersi dalla testa quello che era appena accaduto, la sua mente non poteva avergli giocato un brutto scherzo, aveva davvero udito le sue parole. Arrossì al pensiero mentre ritornavano in cucina e quando Amber gli chiese il motivo del suo strano rossore rispose che era dovuto alla caduta e intraprese il racconto dell’avvenimento arricchendolo di particolari esilaranti per divertirla.
La cena si svolse tra un racconto e l’altro, Amber parlò del suo lavoro, di come lei e Alex si fossero conosciuti, in fila al botteghino del cinema, una sera in cui lui era stato bidonato dal suo appuntamento al buio e di come lei, un paio di passi dietro, incuriosita da quel ragazzo goffo che ogni tanto controllava l’orario al suo orologio, gli aveva rivolto la parola ed erano finiti per sedersi vicini continuando a chiacchierare. Alla fine del film erano andati a prendere una cioccolata e si erano scambiati i numeri. Amber aggiunse che non aveva neanche voltato l’angolo che lui l’aveva richiamata.
“Che bella storia”dichiarò William alla fine del racconto.
“Sì, vero”la ragazza strinse la mano del suo Romeo sorridendogli “da allora siamo inseparabili”
Alex ricambiò il sorriso e le strizzò l’occhio, le aveva fatto promettere di non domandare nulla al loro ospite del proprio matrimonio dopo averle raccontato della separazione e sperava che lei si ricordasse del loro patto. Sapeva che non c’era ragazza più curiosa e impicciona di lei.
“William, Alex mi ha detto che scrivi poesie”
“Sì, ho pubblicato un libro un anno fa e ora sono al lavoro per terminarne un altro, ma, da due anni, insegno inglese al liceo di questa città. Non si può vivere di sola poesia”confessò candidamente.
“Un mestiere difficile”aggiunse Alex.
“Se ti va, uno di questi giorni, potrei farti leggere qualcosa”gli propose William con entusiasmo, desiderava renderlo partecipe delle sue passioni..
“Sì, mi piacerebbe”replicò senza guardarlo, si sentiva indifeso sotto il suo sguardo bruciante e l’ultima cosa che voleva era che Amber potesse accorgersi del suo imbarazzo.
“Sempre se a te non dispiace che prenda in prestito il tuo fidanzato”si rivolse ad Amber.
“Io sono sempre in ospedale, mi fa piacere se non resterà solo con quei dannati progetti che lo fanno diventare isterico”replicò lei alzando le spalle.
“Non sono dannati e non mi fanno diventare isterico”protestò mettendo il broncio e alzando la voce“si tratta del mio lavoro e si dia il caso che a me piaccia, Amber”gli dava fastidio che la sua ragazza parlasse male del suo lavoro, soprattutto davanti ad un estraneo.
“Non te la prendere, tesoro”Amber gli scoccò un bacio e tornò in cucina per prendere il dolce.
“Scusa”arrossì Alex.
“E di cosa? Non hai nulla di che scusarti e poi, qualche battibecco fa bene alla coppia”si rattristò leggermente.
Il ragazzo si morse il labbro, pensando che forse questo gli aveva portato alla mente brutti ricordi.
Amber tornò con una torta al cioccolato con panna e tagliò tre fettine porgendo la prima all’ospite.
Gli occhi di William si illuminarono e quando portò alle labbra la forchetta gemette, era semplicemente sublime “Deliziosa, l’hai fatta tu?”domandò alla ragazza.
“No, merito del mio tesoro”sfiorò la guancia del fidanzato “è un genio, vero? Io sono negata ai fornelli, mentre Alex cucina pressoché tutto”
Il biondo ne fu impressionato, non l’avrebbe mai creduto, non sembrava il tipo che amasse trascorrere del tempo in cucina “Sei davvero bravo, sai? È buonissima, avresti potuto aprire una pasticceria”si leccò le labbra senza staccare gli occhi dal viso del suo interlocutore.
“Dai, non esagerare, Will”la sua vicinanza era una tortura, ogni suo gesto era terribilmente erotico e lui non sapeva come scacciare questi sentimenti, non erano giusti, non poteva provarli. Amava Amber e non poteva farle questo. Scosse la testa e volse lo sguardo verso il suo ospite che continuava a fissarlo in attesa.
“Alex? A che pensavi?”lo rimproverò lei“Non hai sentito quello che ti ha chiesto William?”
“Scusa, era sovrappensiero, cosa hai detto?”
“Volevo sapere quale è il dolce che ti riesce meglio, anche se, a giudicare da questa, credo sia questa al cioccolato”commentò William portando alle labbra la forchetta.
“Non so, la mia preferita è la crostata di mirtilli, ma non saprei dirti se è quella che mi viene più buona”
“Adoro i mirtilli, ma il cioccolato resta uno dei miei peccati”commentò con voce calda e ammiccante.
“Sì, il cioccolato è…”tossì “peccaminoso”concluse con un filo di voce.
Amber si alzò per sparecchiare e William fece per seguirla, ma lei lo bloccò “No, sei un ospite, resta qui con Alex”
“Non vuoi una mano si offrì il fidanzato?”ma la ragazza era già sgattaiolata via con i piatti sporchi.
“Sai, non credevo che un ingegnere edile potesse essere così bravo a cucinare dei dolci”lo adulò.
Il bruno sogghignò “Sono un uomo pieno di sorprese”
“Non stento a crederlo”mormorò languido “hai altre qualità nascoste?”
“Forse”
“Magari, un giorno mi dirai quali sono”si sporse in avanti appoggiando il mento su una mano.
“Vedremo, tu, invece? Hai qualche qualità nascosta?”
“Parecchie”rispose senza modestia.
Alex scoppiò a ridere seguito da lui che aggiunse “Devi farmi provare un altro dei tuoi capolavori, anche se, dovrei stare attento alla linea, non ho ancora trovato una palestra decente in questo buco di città”
“Io non ho ancora avuto modo di cercarla, siamo qui solo da un paio di settimane, ma ho intenzione di tenermi in forma, sto prendendo qualche chilo”si toccò il ventre.
“Io trovo tu stia bene, proporzionato e un paio di chili non si notano quasi”lasciò vagare lo sguardo lungo il corpo del ragazzo.
Il giovane arrossì e troncò quell’argomento “Potrei farti la crostata di mirtilli, allora, visto che piacciono anche a te”
“Sarebbe perfetto, sembra abbiamo molte cose in comune”si alzò “ora, dovrei andare, vi ho annoiato con la mia presenza fin troppo”
“No, ma che dici? Sei tutt’altro che noioso, Will”
“Ti ringrazio, Alex”si avviò verso la cucina per salutare Amber “Siete stati molto gentili, ma è ora di andare”
“Ti accompagno”Alex gli appoggiò una mano sulla spalla e lo accompagnò fino alla porta d’ingresso.
Una volta all’esterno calò un silenzio imbarazzante tra i due, poi ad un tratto parlarono entrambi “Allora…io”e scoppiarono a ridere.
“Prima tu”gli disse William fissandolo con i suoi grandi occhi blu.
“Sono contento tu sia venuto, sai non conosciamo nessuno, a parte te, nel vicinato”
“Anche io ne sono stato felice”mormorò leggermente deluso che fosse solo per quel motivo “e la tua cucina è davvero squisita, Alex”
“Grazie”arrossì, non era abituato a così tanti complimenti da parte di un altro uomo “è una cosa che mi piace”
“Vedo, ma anche io non me la cavo male tra i fornelli, sai?”
“Davvero? Spero che allora, un giorno, ricambierai il favore”si autoinvitò a casa sua.
“Con piacere, ti farò il filetto in salsa al vino rosso, vedrai, ti leccherai le labbra”posò sullo sguardo sulla sua bocca socchiusa, quasi come se non sapesse come agire, poi scosse la testa e alzò gli occhi, due pozze scure lo scrutavano come se volessero leggergli dentro l’anima“Ora vado”balbettò e si avviò con passo veloce lungo il vialetto. Alex lo osservò rientrare, poi sospirò e chiuse la porta, c’era qualcosa in quell’uomo che gli suscitava dei desideri che non riusciva a spiegare e che lo terrorizzavano. Tornò in cucina da Amber, l’osservò pulire i piatti e si sentì in colpa nei suoi confronti. Le arrivò alle spalle e le circondò la vita con un braccio “Lo farò io domani, vieni a letto”le baciò il collo voglioso, strappandole un gemito.
Lei si voltò e lo baciò con passione lasciandosi andare tra le sue braccia “Scusami per prima, non volevo sminuire il tuo lavoro davanti a William”mormorò tra un bacio e l’altro.
“Lascia stare, non importa”le sfiorò le labbra con un dito, poi la trascinò verso la camera da letto, aveva voglia di fare l’amore con lei, di dimostrarle tutto il suo amore.
I giorni trascorsero veloci, William restava chiuso in casa a scrivere, mentre Alex era immerso nel lavoro tanto da non avere tempo per passare dal giovane come gli aveva promesso. Un sabato decise di fargli una visita, era solo in casa e si annoiava. Afferrò la giacca e attraversò la strada, le luci erano accese, sbirciò da una finestra, ma di lui non c’era traccia. Fece per allontanarsi dalla finestra quando lo vide, stava scendendo le scale di corsa, con un semplice asciugamano legato alla vita e i capelli bagnati. Sgranò gli occhi, era di una bellezza mozzafiato, lasciò vagare lo sguardo lungo il suo corpo muscoloso, fino agli addominali scolpiti e si ritrovò eccitato. William si avvicinò al tavolino nell’ingresso, sul quale si trovava il telefono che stava squillando come impazzito. Rispose e cominciò a gesticolare nervosamente, ma da fuori, Alex non riuscì a sentire cosa stesse dicendo, poi improvvisamente lui urlò “Vai al diavolo”e riattaccò sbattendo la cornetta.
Alex scattò come una molla ed indietreggiò per non farsi vedere, ma inciampò in un vaso e perse l’equilibrio cadendo all’indietro. Si sentì un rumore di cocci e lui imprecò, il vaso era in pezzi, come gli avrebbe spiegato la sua presenza lì?
Si alzò e cominciò a raccogliere i cocci, sperava di portarli via per impedirgli di accorgersene, ma finestra si aprì e la sua testa bionda fece capolino.
“Alex?”gli occhi blu erano attoniti, era davvero stupito di vederlo in quella posa così inusuale.
Il bruno arrossì imbarazzato, William era ancora a torso nudo, cercò di abbassare lo sguardo, ma non ci riuscì e balbettò qualche scusa.
“Vedi…io…”
“Che fai lì?”gli domandò con gli occhi blu che brillavano come zaffiri.
“Sono inciampato”rispose solo “scusa, ti ho rotto il vaso” con occhi tristi gli mostrò un coccio, ma le labbra del padrone di casa si aprirono in un sorriso “Non importa, è solo un vaso, ne ho tanti, dai, entra”e la sua testa sparì dalla finestra.
La porta d’ingresso si aprì e William apparve, tenendosi l’asciugamano con una mano “Scusami, ma ero sotto la doccia quando è squillato il telefono”
“Se vuoi, torno in un momento più appropriato”
“No, non importa, entra che è da tempo che non ci vediamo”lo lasciò entrare e gli si avvicinò maggiormente “mi sei mancato, sai, Alex?”
“Anche tu”balbettò, anche lui gli era mancato immensamente e quando non aveva più resistito era andato a fargli visita.
“Davvero?”chiuse la porta e poi lo spinse contro il legno pressandosi su di lui.
“Will?”era sconvolto, cosa stava accadendo? Sentì l’erezione del giovane premergli contro la coscia e deglutì rumorosamente senza sapere come comportarsi.
“Sì, Alex?”si inumidì le labbra con la lingua.
“Io non so cosa mi stia accadendo”balbettò focalizzando lo sguardo sulla bocca carnosa di William “ma non riesco a smettere di pensare a te”
Il biondo si sporse in avanti e lo baciò dolcemente, poi gli sussurrò “Anche io, è una cosa così tremenda?”
Il cuore di Alex fece un balzo nel petto, le gambe gli divennero come gelatina “Noi, non possiamo”
William fece un profondo sospiro e si allontanò rassegnato “Vado a vestirmi, torno tra un attimo”
Quelle parole lo gettarono nel panico, non voleva andasse via, gli afferrò la mano per bloccarlo, William si voltò a stupito e lui gli solleticò il palmo con le dita e lo attirò a sé “No, non andare”e lo baciò con passione. Aveva preso la sua decisione

venerdì 26 dicembre 2008

Natale

Natale è trascorso, anche troppovelocemente, per i miei gusti, non ha dato quasi il tempo di goderselo e ora attendo con ansia che giunga l'ultimo dell'anno. Lo trascorrerò con i miei amici e spero di divertirmi e magari d'incotrare qualcuno di interessante.
Buon Anno a tutti

martedì 23 dicembre 2008

Il poeta della porta accanto

Original
I personaggi mi appartengono


Capitolo I

Alex chiuse la portiera dell’auto, poi ripose le chiavi in tasca e si avviò verso il market, doveva comprare lo yoghurt per Amber, la sua fidanzata e ne avrebbe approfittato per prendere del gelato per sé. Lo aveva chiamato un attimo prima, al cellulare, per ricordarglielo e avrebbe dovuto fare in fretta se non voleva sorbirsi le sue lamentele per tutta la sera . Si erano trasferiti in quel paesino solo da una settimana e già ne aveva abbastanza di quella cittadina, era abituato a New York e quel luogo gli era stretto. Attraversò le porte automatiche e senza guardarsi intorno si diresse verso i frigoriferi, il locale era semi deserto, guardò l’orologio che portava al polso, erano le 7 pm, doveva far presto perché Amber sarebbe tornata alle 8 dall’ospedale e lui voleva essere a casa per farle dimenticare il suo lungo turno di lavoro. Sorrise eccitandosi al solo pensiero, Amber era sempre pronta per del sano sesso post lavoro e lui non poteva chiedere di meglio. Si avvicinò e sospirò afflitto, vi erano molte varietà di yoghurt, ma per lui una valeva l’altra, così ne prese due confezioni alla fragola e ciondolò fino ai freezer, meritava una vaschetta di gelato, si posizionò davanti e osservò con attenzione i vari gusti, c’era da perdere la testa dalla varietà, sembravano tutti appetitosi e lui non aveva la minima idea di quale scegliere. Dalle labbra gli uscì un gemito e appoggiò la fronte contro il vetro del freezer, ma in quel momento sentì una presenza alle sue spalle e s’irrigidì tornando a fissare i contenitori e a cercare di decidere quale prendere, forse cioccolato, sì, quello era il migliore, oppure fragola.
“Hai intenzione di restare lì impalato tutta la sera?”gli domandò una voce maschile, dal marcato accento.
Alex si voltò di scatto e restò senza fiato, davanti a lui c’era l’uomo più bello che avesse mai visto in tutta la sua vita. Doveva avere meno di trent’anni, occhi di un blu profondo che sembravano leggerti dentro, capelli ricci del colore del miele, zigomi pronunciati e labbra carnose. Lasciò vagare lo sguardo lungo il fisico dello sconosciuto, era magro, ma ben fatto, stretto in una maglia rossa che lasciava intravedere dei pettorali sodi e dei jeans chiari, strappati sulle ginocchia, giacca di pelle nera lunga fino alla vita e completava il quadro un paio di anfibi. Riportò lo sguardo sul suo viso perfetto e sentì le guance in fiamme, ma che gli stava accadendo? Perché continuava a fissarlo in quel modo? Lui era etero, aveva una ragazza, ma non riusciva a staccare gli occhi da quel giovane.
Il biondo sorrise per qualche istante ricambiando lo sguardo, poi puntò i suoi occhi blu in quelli castani del giovane “Allora? Hai intenzione di continuare a restare lì impalato a fissarmi?”
La sua voce lo costrinse a ritornare con i piedi per terra e a fissarlo con gli occhi sgranati “Cosa? No, mi scusi”spalancò lo sportello e afferrò una vaschetta a caso, scappando verso la cassa.
Pagò la sua spesa e uscì dal negozio, ma pensieri che coinvolgevano lui e lo sconosciuto cominciarono ad affollare la sua mente e si ritrovò eccitato. Imprecò a bassa voce, ma cosa diavolo gli stava accadendo?
“Alex sei un idiota, hai Amber, dovresti immaginare lei che ti fa un pompino non un uomo che hai visto per un minuto”si rimproverò mentalmente per la figura d’idiota che doveva aver fatto davanti a quello sconosciuto.
Cercò le chiavi in tasca, ma la testa era altrove, infilò la chiave nella toppa e fu in quel momento che sentì quella voce, di nuovo “Senti, scusa?”
Alzò lo sguardo e lui era lì, a pochi passi, si stava avvicinando di corsa, il cuore di Alex cominciò ad accelerare i battiti e le mani a sudare. Lo fissò in attesa, infilando una mano nei capelli scuri.
“Ciao”si fermò davanti all’auto e abbozzò un sorriso.
“Posso fare qualcosa per lei?”domandò Alex cercando di mantenere una parvenza di freddezza.
“In realtà, sono io che posso fare qualcosa per te”cacciò la lingua tra i denti “hai dimenticato queste”e gli mostrò un mazzo di chiavi con un portachiavi a forma di pipistrello.
Alex spalancò gli occhi, erano le sue chiavi di casa “Cavoli, grazie, non so dove avevo la testa”si giustificò cercando di non guardarlo dritto in quelle pozze cristalline, si sentiva a disagio.
“Per fortuna le ho trovate io”mormorò con voce calda porgendogli il mazzo.
“Già, una vera fortuna”Alex gli sorrise allungando la mano, le loro dita si sfiorarono e il bruno la ritirò come scottato “Grazie”
“Scusa, non mi sono presentato, mi chiamo Will Bradford”si presentò il biondo porgendogli la mano.
“Alexander James, ma i miei amici mi chiamano Alex”gliela strinse non senza imbarazzo.
“Sei nuovo in città, Alex?”utilizzò il diminutivo quasi come se si sentisse ormai suo amico e la cosa provocò un serio turbamento nel giovane “Non mi sembra di averti mai visto”
“Come? Sì, ci siamo trasferiti da una settimana”
“Siamo?”aggrottò la fronte “Tu e tua moglie?”
“No, non sono sposato, ancora, io e la mia ragazza stiamo provando a convivere”arrossì imbarazzato, non era abituato a parlare di cose così personali con uno sconosciuto.
“Capisco, benvenuti in città, allora”gli rivolse un ennesimo sorriso.
“Grazie”
“Ci rivedremo, di certo”e, dopo avergli rivolto un’ultima occhiata, si voltò per allontanarsi.
Alex entrò nell’auto e ansimò, ma cosa gli era preso? Doveva essere impazzito, quell’uomo gli aveva fatto battere il cuore come se fosse un adolescente alla prima cotta. Scosse la testa e mise in moto, dallo specchietto retrovisore vide la testa bionda di William sparire all’interno di una jeep nera e restò lì a fissarla fino a quando non partì. Strinse le mani sul volante e partì a sua volta, a casa lo attendeva la sua adorata e favolosa fidanzata, niente altro doveva contare per lui.
Quando giunse alla villetta che avevano preso in affitto, parcheggiò l’auto di fronte al vialetto ed entrò senza guardarsi intorno, la strada sembrava deserta, ormai tutti i suoi vicini dovevano essere in casa per la cena.
Amber era con la testa immersa in uno scatolone, non lo udì neanche entrare intenta com’era a cercare qualcosa.
“Ma dove sei? Vieni fuori”mormorò lei.
“Amber?”la chiamò lui facendo capolino dalla porta e vedendola accovacciata sul pavimento e la testa nella scatola.
La ragazza alzò la testa e una massa di capelli ricci e biondi apparve ad incorniciare un viso delicato e candido. I suoi occhi blu come il cielo lo fissarono stupiti, poi un sorriso le apparve sulle labbra carnose e rosse. Si alzò sistemando la minigonna che lasciava scoperte le lunghe gambe e lo raggiunge accogliendolo con un tenero bacio “Ciao tesoro”
“Cosa cercavi, piccola?”le domandò stringendo a sé quel corpicino formoso che tanto amava.
“Il cavatappi”
“A che ti serve?”le domandò sorpreso.
“Ad aprire una bottiglia di vino”
“Ottimo, l’hai comprata tu?”
“No, me l’ha portata uno dei nostri vicini, è stato gentile, vero?”le raccontò entusiasta, la vita di provincia non era poi così brutta come aveva immaginato.
“Davvero? Sì, molto gentile, devo ammetterlo, qui, sono tutti così cordiali”ricordò l’uomo che aveva incontrato pochi minuti prima.
Prese in braccio lo scatolone nel quale la ragazza stava rovistando e l’appoggiò sul tavolo, vi infilò il braccio e in un attimo trovò il cavatappi.
“Grazie, amore”lo baciò dolcemente e si diresse verso la cucina seguita da lui.
“Senti, forse dovrei andare a ringraziare”
“Se vuoi, abita proprio di fronte a noi, il vialetto con le rose e i gelsomini rampicanti sulla facciata. Sai, amore, ci sanno davvero fare con il giardino, dovremmo chiedergli il nome del loro giardiniere, magari potranno fare un miracolo con il nostro, nessuno di noi due ha di certo il pollice verde.
“Che tipi sono?”domandò Alex sbirciando dalla finestra.
“Io ho visto solo lui, ma immagino sia sposato, ha un anello al dito. È molto bello, inglese, scrittore, credo o qualcosa del genere”
“Forte, magari, è famoso”ridacchiò il ragazzo “Senti, forse dovremmo sdebitarci”
“Invitali a cena domani”gli propose Amber alzando le spalle “Lui sembra molto simpatico”
“A cena? Non li conosciamo neanche”replicò non molto convinto.
“Non saranno certo dei serial killer, Alex, dai, sono stati gentili a portarci il vino”insistette la ragazza spingendolo quasi fuori la porta.
“Va bene, vado, ma se finiamo sbudellati io te l’avevo detto”e sgattaiolò fuori, ma la risata cristallina di Amber lo raggiunse costringendolo a sospirare.
Una volta sul pianerottolo si guardò intorno per individuare la casa e la vide, era proprio di fronte alla loro, attraversò la strada e percorse il pianerottolo. Il giardino era bellissimo, piante di rose, margherite e altri tipi di fiori che lui non conosceva ornavano ogni lembo di prato e la facciata della casa era completamente ricoperta di gelsomini bianchi. Alzò la testa per vedere se ci fosse qualcuno alle finestre del piano superiore, ma non vide nessuno. Prese coraggio e bussò al campanello, attese, ma sembrava non ci fosse nessuno. Si voltò per andarsene, ma dopo un attimo la porta si aprì. Alex voltò il viso e sgranò gli occhi, non riusciva a credere a quello che vedeva: davanti a lui c’era l’uomo che aveva incontrato al market, William. I ricci biondi gli incorniciavano il viso e sul naso indossava un paio di occhiali dalla montatura leggera. Gli occhi blu erano sgranati, doveva essere anche lui sorpreso di vederlo lì davanti alla sua porta, ma poi le labbra si aprirono in un sorriso.
Alex sentì le gambe diventare come gelatina e il cuore accelerare i suoi battiti, non riusciva a muoversi o a proferire parola, ma fu William che lo tolse dall’imbarazzo parlando per primo.
“Salve, non pensavo ci saremmo rivisti così presto, Alex”sorrise.
“Sì, è vero, in realtà…”balbettò imbarazzato, non credeva ricordasse il suo nome, ma suonava così bello pronunciato da lui.
Si sentì un completo idiota e la sua reazione non contribuì a migliorare la situazione, infatti, William scoppiò a ridere, la sua timidezza lo rendeva terribilmente adorabile “Prendi fiato, Alex, non mordo mica”lo prese in giro, poi aggiunse “Siamo vicini, a quanto vedo, interessante”
“In effetti, è per questo che sono venuto”riuscì finalmente a pronunciare una frase di senso compiuto.
Si avvicinò di qualche passo e fu allora che si perse in quelle pozze azzurre, William gli rivolse un sorriso e attese che lui continuasse a parlare.
“Volevo ringraziarla del vino e…”ma fu bloccato dall’altro che gli appoggiò una mano sul braccio e gli ordinò quasi “Dammi del tu, ti prego, non sono molto più vecchio di te”
“Certo, scusa”arrossì imbarazzato, si stava comportando come un ragazzino, non era da lui essere così imbranato.
“Allora, cosa volevi dirmi?”gli domandò con voce profonda.
“Ti ringrazio per il vino, è stato molto gentile da parte tua e di tua moglie, Amber e io vorremmo invitarvi a cena, domani sera”rispose.
William lo fissò stranito, poi scosse la testa e lo invitò ad entrare.
“Veramente, dovrei tornare”mormorò, senza molta convinzione.
“Solo un attimo”insistette aprendo maggiormente la porta per lasciarlo entrare.
“Okay” Alex varcò l’uscio e William lo introdusse in una stanza che lui ipotizzò essere il suo studio, era arredata in stile antico, una libreria occupava un’intera parete, mentre una scrivania era in un angolo, sulla quale vi era un computer acceso e una catasta di libri di ogni dimensione.
“Io qui creo”parlò attirando la sua attenzione.
“Amber mi ha detto che sei uno scrittore”
“Veramente, non è esatto”lo corresse “Sono un poeta, scrivere poesie è la mia passione, ma anche una delle mie entrate più redditizie. Tu, invece, cosa fai?”
“Io sono ingegnere edile”
“Interessante, ti va qualcosa da bere?”gli offrì avvicinandosi ad un mobile
“No, grazie, senti, ora devo andare, ma per la cena?”
“Conta su di me”acconsentì rivolgendogli un sorriso dolcissimo, gli occhi blu brillavano come due zaffiri.
“E tua moglie?”domandò lasciando vagare lo sguardo lungo il corpo fino alla mano sinistra, portava un cerchietto d’oro.
“Lei non…”puntò gli occhi blu nei suoi nocciola e terminò la frase “non abita qui, siamo separati ormai”
“Oh, mi spiace, io…”si sentì in imbarazzo “scusa non sapevo, io ho visto l’anello e ho concluso che…”continuò a blaterare scuse, ma William non sembrò arrabbiato, anzi gli rivolse un sorriso “Non potevi saperlo”con un dito sfiorò la veretta d’oro e sospirò “dimentico quasi di portarla, l’abitudine”alzò le spalle.
“Capisco, deve essere stata molto dura, ma presto starai meglio”si sentì vicino a lui, avrebbe tanto voluto farlo sentire meglio, ma la sua educazione gli impediva di intromettersi nella sua vita “Scusami, non sono affari miei, ora devo andare”e fece per allontanarsi, ma William lo bloccò per un braccio “No, non preoccuparti, mi fa piacere parlarne con qualcuno”
“Davvero? Sei troppo cortese per dirmi di farmi in fatti miei”abbassò lo sguardo intimidito.
“No, te lo direi se lo pensassi, Alex, ma non è così”
Alex annuì e si guardò intorno, ovunque tranne che lui, il cuore gli batteva come impazzito, doveva uscire da quella casa, ritornare nel suo nido rassicurante e tra le braccia della sua adorata Amber prima che fosse tardi che cominciasse a convincersi di qualcosa che in realtà non esisteva “Molto bella la tua casa, Will”
“Grazie, anche la tua, per quel poco che ho visto e anche la tua ragazza è molto bella, state insieme da molto?”
“No, non è neanche un anno”
“È diversa da mia moglie, lei ha i capelli neri, lunghi lungo le spalle, occhi neri e pelle diafana. Il suo nome è Elisabeth e vive a Londra”
“Anche tu sei inglese, vero?”
“Sì, mi sono trasferito in America un paio di anni fa, ma a lei non piaceva e così, è tornata nel suo paese natale”continuò il suo racconto con tristezza nella voce, ma Alex ebbe il sentore che ci fosse molto di più.
“Mi spiace molto”mormorò solo, in fondo, non erano affari suoi.
Le distanze tra loro si erano accorciate, William aveva ancora la sua mano sul suo braccio, che ormai bruciava sotto il suo tocco. Stava per parlare quando, improvvisamente, sentì una vibrazione nella tasca dei pantaloni, era il suo cellulare. Scattò facendo un passo indietro e liberandosi dal suo tocco “Ciao, tesoro, sì, sto venendo, hai ragione, scusa”
Alzò lo sguardo verso l’uomo biondo che gli era accanto e notò aveva lo sguardo basso verso il pavimento e aveva portato le mani in tasca, pensò che stesse pensando alla moglie lontana e si dispiacque per lui.
“Devo andare”gli annunciò una volta che ebbe chiuso la comunicazione, si avviò, seguito da Willam, verso l’ingresso e lo salutò “A domani, allora”
“Sì, verso che ora?”
“Alle sette”gli rivolse un sorriso amichevole e si avviò lungo il vialetto.
Si voltò e lo salutò con un cenno della mano fino a quando non attraversò la strada e non entrò nella sua villetta.

venerdì 19 dicembre 2008

Lettera aperta a Sasuke




I personaggi non mi appartengono, ma sono proprietà di Masashi Kishimoto

Sasuke, sono trascorsi quasi tre anni dall’ultima volta in cui ci siamo visti e mi sembra trascorsa un’eternità da quel giorno. Non ti ho mai perdonato di essere andato via dal villaggio, di aver voluto lasciare me, Sakura e il maestro Kakashi, solo per raggiungere Orochimaru. A cosa pensavi Sasuke? Perché ci hai abbandonato? Perché ti sei schierato dalla parte di colui che ha ucciso il nostro Hokage? Non potrò mai comprendere i tuoi motivi. Ho cercato di farti cambiare idea, di costringerti a seguirmi, ma tu non hai voluto. Abbiamo lottato, quasi fino alla morte e hai avuto la meglio, sei stato sul punto di porre fine alla mia esistenza, ma alla fine, non lo hai fatto. Perché, Sasuke? Perché non mi hai ucciso? Forse non provavi abbastanza odio? Oppure, perché, in fondo al tuo cuore, provavi ancora un sentimento di amicizia nei miei confronti. Sono tre anni che mi sto scervellando per capire quello che hai provato in quel momento, quando ero svenuto, dopo aver risvegliato il demone in me. Hai abbandonato la tua fascia, quasi a ribadire una volta per tutte che, ormai non facevi più parte del villaggio della foglia, ma lo sai che per me non è così. Tu sei e sempre resterai uno shinobi della foglia anche se tu non ti consideri più tale. Non credevo avrei mai ammesso una cosa del genere, ma mi manchi, mi manca la competizione che ci legava, ma soprattutto mi manchi tu, non potrei sostituirti con nessun altro e spero ancora che tu possa cambiare idea e tornare al villaggio. Sappi, Sasuke, che da quel giorno così funesto non ho fatto altro che allenarmi, sono più forte, merito soprattutto degli insegnamenti dell’Eremita dei rospi. È un pervertito, ma è anche molto severo quando si tratta di allenarsi, mi ha insegnato una nuova tecnica molto efficace. Sai, Sasuke, non vedo l’ora di mostrartela per dimostrarti che ora sono più forte di te. Ricordi il giorno in cui siamo diventati il team 7? Eravamo in competizione, fin dal primo momento, ero geloso di te, del sentimento che Sakura provava per te, dei tuoi voti eccellenti, per l’orgoglio che provano gli insegnanti per i tuoi successi. A me hanno riservato solo parole di disprezzo, per loro ero una mela marcia, la pecora nera dell’Accademia e forse non avevano del tutto sbagliato, sono l’unico del mio corso a non essere ancora Chunin e la cosa mi fa impazzire. Pensa, Gaara del deserto è diventato perfino il nuovo Kazekage, riesci a crederci? Lui che era temuto da tutto il suo villaggio per il demone che nascondeva dentro di sé e che, aveva subito vari attentati alla sua vita da parte del suo stesso padre. Abbiamo così tanto in comune noi due che mi sento molto vicino a Gaara, ma non posso fare a meno di essere invidioso, è riuscito a farsi benvolere da tutti, mentre la mia strada è ancora lunga. Ho ancora tanto lavoro da fare prima di riuscire a diventare Hokage, ma accadrà, stanne certo, Sasuke.
Sai Sasuke, mi affaccio alla finestra della mia camera e guardo oltre il villaggio, penso a cosa starai facendo in questo momento, a dove sei e se Orochimaru si è già impossessato del tuo corpo. Io ho una speranza che questo non sia ancora accaduto perché desidero più di ogni altra cosa riaverti qui, nel team 7, desidero allenarmi con te, perdermi nei tuoi grandi occhi neri e magari rivelarti quello che provo per te. Voglio che tu lo sappia, ma solo quando tutto questo sarà finito e tu sarai di nuovo al mio fianco. Solo allora sarò libero di confessarti che… ti amo, Sasuke Uchiha.
Tuo Naruto

domenica 14 dicembre 2008

Sensi di colpa Epilogo

Epilogo

Spike era tornato nel suo appartamento dopo una notte trascorsa girovagando da un locale all’altro, ma non era bastato a farlo sentire meglio. Si sentiva un vero idiota per aver rovinato tutto, Angel lo odiava, gliel’aveva letto negli occhi, ma non ci aveva visto più quando Lorne aveva parlato del licantropo, era geloso. Angel gli aveva assicurato che non c’era stato nulla tra loro e gli aveva creduto, non aveva percepito il suo odore, ma le parole del demone lo avevano portato a dubitare del suo olfatto e del suo Sire.
Scosse il capo, si avviò verso il frigo e prese la bottiglia di vodka che giaceva sul fondo, l’agitò, era quasi vuota. La portò alle labbra e la scolò con un solo sorso.
“Ah, mi ci voleva proprio”la buttò nel lavandino e tornò a sedere sul divano.
La stanza era immersa nell’oscurità, quel dannato buco gli ricordava la sua cripta ed anche lo scantinato di Xander. Era la sua maledizione doversi sempre rinchiudere in umidi e bui scantinati, ma almeno, in quell’appartamento, aveva tutti i confort. Sospirò e chiuse gli occhi appoggiando la testa allo schienale, ma in quel momento percepì una presenza fuori la porta, la riconobbe immediatamente, si trattava del suo Sire, il suo odore lo avrebbe riconosciuto tra mille. Era pronto ad affrontarlo? Cosa gli avrebbe detto? Era sempre stato una frana nelle relazioni e il casino che aveva combinato con Angel ne era la riprova. Forse avrebbe dovuto limitarsi a storie di una notte, sarebbe stata la cosa migliore per lui.
Un attimo dopo, un lieve bussare contro il legno, gli accertò che era lì per parlargli e non solo per verificare che lui si trovasse proprio lì. Si alzò e andò ad aprire pronto ad affrontarlo, ma quando lo vide, sul pianerottolo, ebbe l’impulso di stringerlo a sé ed amarlo. Sembrava un vero relitto, camicia fuori i pantaloni, occhi gonfi e capelli scomposti. Lo fissò senza parlare, Spike gli fece cenno di entrare e attese la sua sfuriata.
“Quindi, è qui che vivi?”
“Già, buio e umido”mormorò sedendo sul divano e incrociando le braccia al petto “come nella vecchia Sunnyhell, qual buon vento ti porta nella mia umile dimora, Sire?”
Angel lo fissò “Pretendo una spiegazione, Spike”il suo comportamento strafottente gli dava sui nervi.
Il vampiro biondo si accese una sigaretta e lo fissò con i suoi grandi occhi blu “Non ti devo un bel niente”
“Sì, invece”.
“Che dovrei spiegarti?”continuò a fissarlo con un sorrisetto insolente.
Angel scosse la testa “Non posso credere che abbia creduto alle tue parole, avrei dovuto capirlo che era un piano per farmela pagare”
“Cosa?”Spike scattò in piedi “Tu devi essere fuori di testa? Piano? Fartela pagare? Sei tu che mi devi delle scuse, brutto stronzo”gli puntò un dito contro “Mi hai mentito e questo non posso perdonartelo”
“Io ti avrei mentito? E quando?”Angel strabuzzò gli occhi.
Mi avevi detto che tra te e la lupa non c’è mai stato nulla”
“Ed è vero”insisté cominciando ad arrabbiarsi, dove voleva arrivare?
“Ah si? E perché Lorne ha detto che siete usciti insieme? Perché non me lo hai detto? Che altro mi hai taciuto?”lo tempestò di domande.
“Per un caffè, Spike. È accaduto dopo che sono stato trasformato in un pupazzo, mi ha chiesto di uscire e io…”poi si bloccò e aggiunse “ma perché mi giustifico? Non ho nulla di cui vergognarmi o giustificarmi, al contrario di te”si avvicinò pericolosamente, gli occhi erano come braci.
“E perché, di grazia? Non sono io quello che ha mentito”alzò un sopracciglio.
“No, tu sei quello che vuole fare sesso con Nina”ringhiò solo al pensiero.
“Se la vuoi, te la lascio la sgualdrina”
“Non è una sgualdrina”replicò.
“Ma guardalo, la difende, che tenero”era geloso marcio.
“Sei un idiota, Spike, non hai capito niente”si rivoltò alterato “Pensi davvero che ti avrei detto che ti amavo se avessi avuto qualche mira su Nina?”
Spike lo fissò sconvolto senza replicare ed Angel non vedendo una sua reazione si mosse per andarsene, ma Spike gli afferrò un braccio e lo costrinse a voltarsi “Dove vai?”
“Torno alla Wolfram & Hart, non preoccuparti, non ti disturberò più”
“ No”alzò la voce, non poteva permetterglielo “non andartene, devo spiegarti”
“Spiegarmi cosa, Spike? Perché sei stato così bastardo?”sentì le lacrime premere per uscire ma le ricacciò indietro, non avrebbe più pianto davanti a lui.
“Lo so, sono stato bastardo, ma pensavo tutto quello che ti ho detto l’altra notte e di questo non dovrai mai dubitare, capito?”
Angel ascoltò incredulo le sue parole, Spike continuò a parlare, soddisfatto di aver ottenuto la sua attenzione “Io ti amo Angel e quando ho sentito Lorne, nel tuo ufficio, parlare in quel modo mi sono sentito tradito e ho deciso di fartela pagare”
“Sì, certo”scosse la testa, stava giocando come sempre, ma non era più disposto a credergli.
“Angel”la mano gli stringeva ancora il braccio “devi credermi, ero geloso, Lorne era così convinto delle sue parole e a quel punto lo sono stato anche io. Temevo mi avessi solo usato per consolarti, per sentirti meglio dopo quello che era accaduto a Fred”cercò i suoi occhi neri come la pece.
“Stai dicendo la verità?”gli domandò il vampiro più anziano, ma conosceva già la risposta, i suoi occhi blu non mentivano e in quel momento, erano la cosa più bella che avesse mai visto “Guarda, Spike, se è un altro dei tuoi trucchi…”
“Niente trucchi, ti amo, Sire e credo di avertelo dimostrato l’altra notte”sorrise malizioso “te lo giuro, non mi interessa la lupa, non mi è mai interessata, ho chiuso con le bionde, mi hanno causato fin troppi guai, ora…”lo attirò leggermente a sé “preferisco dedicarmi ai mori con occhi scuri come la notte”
“Sei un cialtrone, Spike”sospirò fissando come ipnotizzato quelle labbra carnose e rosse, desiderava solo baciarle.
Il vampiro più giovane sorrise e piegò la testa di lato fissandolo in attesa “Allora? Aspetti un invito scritto per baciarmi, zuccone che non sei altro?”
Angel gli circondò la vita con un braccio e posò le labbra gelide su quelle altrettanto fredde del suo compagno baciandolo con passione, era trascorso fin troppo tempo dall’ultima volta che lo aveva fatto e non intendeva aspettare oltre.
Spike si lasciò sfuggire un gemito, allacciò la lingua a quella del suo Sire e con le mani gli sfilò dalle spalle la giacca lasciandola cadere sul pavimento.
“Will”ansimò Angel “è stato un inferno per me quando pensavo volessi sostituirmi con Nina”
“Mai!”esclamò tirandolo verso la camera da letto “Per me esisti solo tu, ti amo”
“Anche io, piccolo mio, sei il mio dolce e tenero Will”gli posò una scia di baci sul collo.
Si stesero sul letto continuando a baciarsi senza sosta, non ne avrebbero mai avuto abbastanza l’uno dell’altro.
L’alba li colse abbracciati, Angel posava il capo sul torace dell’altro vampiro che gli accarezzava i capelli scuri. Avevano fatto l’amore in un modo appassionato e ora si sentivano appagati e felici.
“Will, perché non ti trasferisci nel mio attico?”gli propose il moro cogliendolo di sorpresa.
“Davvero?”alzò la testa e lo fissò stupito, non credeva volesse ancora condividere il suo lussuoso appartamento con lui.
“Certo, voglio che tu faccia parte della mia vita, non ho intenzione di separarmi da te neanche per un attimo”si strinse al suo petto posandogli un bacio su un capezzolo.
“Credevo volessi tenertelo tutto per te”
“Scemo, voglio condividere tutto con te, piccolo insolente”
“Certo che accetto, ne ho abbastanza di questo buco, poi, da quando Doyle è sparito devo pagarlo io e non ne ho alcuna intenzione”ridacchiò.
“Lindsay, non Doyle”lo corresse.
“Ah, sì, dimenticavo”
“Ora, basta parlare”e lo zittì con un bacio appassionato, lo faceva ancora imbestialire che si fosse spacciato per il suo amico.
Spike si lasciò andare, il cervello faticava a funzionare quando il suo Sire lo baciava in quel modo, l’unica cosa a cui riusciva a pensare era che avrebbe trascorso tutta la sua esistenza immortale accanto al vampiro che amava e che nessuno li avrebbe mai più separati.

sabato 13 dicembre 2008

Sensi di colpa(NC17) II parte

Il giorno seguente, Angel si rese conto che qualcosa non andava. Poteva sentire gli sguardi di tutti su di lui, ma che diavolo stava accadendo? Cercò di non darvi peso, in fondo, era il capo, doveva essere normale che si voltassero a guardarlo, ma non ne era convinto, cercava solo di non pensare che forse erano venuti a conoscenza di quello che era accaduto.
Entrò nel suo ufficio e sedette appoggiando la schiena alla spalliera, sorrise ripensando alla notte trascorsa con Spike. Immagini di loro due che facevano l’amore si susseguirono davanti ai suoi occhi costringendolo a sospirare, si ritrovò estremamente eccitato, guardò in basso, l’erezione ormai evidente premeva sui jeans. Non riusciva ancora a credere di poter avere una possibilità con lui, dopo tutti questi anni, dopo una lontananza di un secolo e dopo scontri e litigi che sembravano precludergli per sempre un lieto fine insieme al vampiro biondo. Quel pomeriggio, quando si era risvegliato, aveva temuto di aver sognato tutto e solo la vista del giovane accanto a lui lo aveva convinto che non aveva sognato, ma che era accaduto davvero, lui e Spike si erano amati, si erano giurati amore eterno e probabilmente, non si sarebbero mai più lasciati. La porta che si spalancò con un tonfo lo riscosse dai suoi pensieri, alzò la testa e vide il demone verde, Lorne, entrare come una furioa “Angel, pasticcino, è vero il pettegolezzo di te e Spikey? Se è così voglio congratularmi con te, quel vampiro è un vero bocconcino, se non lo avessi accalappiato tu, lo avrei fatto”
A quelle parole si udì un ringhio provenire dalla gola di Angel “Non osare neanche provare a mettere le tue zampacce verdi sul mio William”
Si alzò dalla poltrona e si avvicinò per fronteggiarlo, ma gli occhi rossi del demone si spalancarono e dalle sue labbra fuoriuscì una risatina “Siamo permalosi, oggi, eh, pasticcino?”
“Quando si tratta di Will, sì”ringhiò.
“Io scherzavo”alzò le braccia in segno di resa “è da quando è tornato corporeo che penso siate perfetti l’uno per l’altro”
I lineamenti del vampiro si rilassarono, sedette sulla scrivania e sorrise senza aggiungere altro.
“Ang, creme brulee, vuoi raccontare?”lo incitò il demone impaziente, quel vampiro era insopportabile.
“Neanche per sogno”
“Harmony ha detto che vi ha sorpresi mentre…”era visibilmente imbarazzato.
“Non sarebbe dovuta entrare, devo licenziare quell’oca giuliva”scosse la testa seccato “come si permette di entrare nella mia camera da letto?”
“Ora lo sanno tutti e scommettono su quanto durerà prima che vi uccidiate a vicenda”
“Cosa?”sgranò gli occhi.
“Dovresti saperlo che ormai, si scommette su tutto”
“Wes dov’è?”domandò poi esasperato.
“Nel laboratorio, con la regina di ghiaccio”rispose Lorne rabbrividendo “non mi piace come mi guarda”
“Guarda tutti nello stesso modo, Lorne”
“Non posso ancora credere che Fred non ci sia più”sospirò Angel tristemente “e posso immaginare cosa sta provando Wesley in questo momento”.
“Sono stato da Gunn, lo ha conciato per le feste, sai?”sospirò Lorne appoggiandosi alla finestra “Wes è impazzito, pugnalarlo in quel modo”
“Già”sospirò.
Le labbra di Lorne si aprirono nuovamente in un sorriso, si avvicinò al suo capo “Ang, dove hai lasciato il pasticcino biondo? Io se fossi in te non riuscirei a stargli lontano”
“Lorne!”lo rimproverò, poi sorrise a sua volta e mormorò “Dormiva quando sono uscito”
“Sono contento che tu abbia trovato finalmente qualcuno, mi ero stancato di vederti sempre così musone, noioso e silenzioso. Credevo che Nina ti avrebbe conquistato dopo essere andati a prendere quel caffè insieme, ma a quanto pare…”
La porta si spalancò ed entrò Spike, sulle labbra un broncio e gli occhi fissi sull’altro vampiro “Nina cosa? Tu sei andato con lei, dove?”era furioso.
Angel deglutì e Lorne si nascose dietro di lui, il suo sguardo non prometteva niente di buono “Ehm, io andrei, ho un cliente che…”ma il braccio del capo si strinse nel suo strappandogli un lamento “Va bene, resto”mormorò.
Spike avanzò minaccioso, cacciò il pacchetto di sigarette e ne accese una, sapeva quanto lo odiasse Angel “Allora, cos’è questa storia di te e Nina? Hai fatto meta con il lupo?”sorrise, ma nei suoi occhi un lampo di gelosia.
“No”balbettò “Non dare retta a Lorne”e aumentò la stretta “non sa quello che dice”
“Sì, infatti, io credevo che ci fosse stato qualcosa visto che un pomeriggio erano andati a prendere un caffè insieme, ma a quanto pare mi sbagliavo”Lorne cercò di rimediare alle sue parole.
Spike si portò la sigaretta alle labbra e inspirò profondamente “Allora, non ti dispiace se ci provo io?”
“Cosa?”Angel sgranò gli occhi, non riusciva a credere alle sue orecchie.
“Sì, è un bel bocconcino, mi ricorda un po’ troppo Darla, ma…sono in astinenza, devo accontentarmi di quello che c’è”sorrise, voleva provocarlo ed Angel glielo stava rendendo fin troppo facile.
“Spike, ma cosa cazzo dici? Lorne, potresti lasciarci soli, per piacere?”
“Sì”e si mosse per uscire, ma Spike lo bloccò “No, resta”sorrise maligno.
“Non voglio entrare nelle vostre beghe, io me ne vado”e sgattaiolò via richiudendosi la porta alle spalle.
Angel era furioso, si voltò e si avvicinò alla finestra che mostrava una veduta dall’alto della città di Los Angeles. Non riusciva a guardarlo, non dopo le parole che gli aveva sentito dire, che voleva dire? Aveva forse già rinnegato tutto quello che era accaduto tra loro? Non aveva significato nulla? Strinse i pugni, desideroso di colpire qualcosa per potersi sfogare.
Spike taceva, fissava le sue spalle, si sentiva ferito, c’era qualcosa che non gli aveva rivelato, per questo si era sentito in dovere di dirgli tutte quelle cattiverie, voleva farlo soffrire.
“Allora, non dici nulla? Non sei arrabbiato che voglia scoparmi la tua lupa?”continuò con un sorriso maligno.
“Stai zitto”sibilò scattando verso di lui e sbattendolo contro una parete, aveva il volto della caccia, sembrava sul punto di colpirlo, di morderlo.
Gli strinse una mano al collo e lo sollevò dal pavimento “Come osi dopo quello che c’è stato tra noi parlare così? È forse un tuo scherzo crudele per farmi soffrire?”
Spike sgranò gli occhi, Angel stava piangendo, mormorò con un filo di voce “Ang, Sire”,
Angel lasciò la presa e Spike scivolò al suolo tossendo e portandosi una mano alla gola, non sapeva cosa dire. Distolse lo sguardo, era un vero idiota, aveva frainteso tutto.
“Vattene!”sibilò.
Spike si alzò “No”
“Non voglio parlare con te, Spike, non nelle condizioni in cui sono”
Il biondo strinse i pugni e senza aggiungere altro uscì sbattendosi la porta alle spalle.
Una volta fuori, decine di occhi erano fissi su di lui, compresi quelli di Harmony che però dopo un attimo si riposarono su un giornale che stava leggendo.
Spike ringhiò “Che cazzo avete da guardare?”e si diresse verso l’ascensore, voleva andarsene via, magari, scolarsi una bottiglia di Jack Daniel’s.



Angel era seduto nel suo ufficio, al buio, con la testa tra le mani e gli occhi chiusi, non riusciva a non pensare a Spike e alle sue parole. Lo aveva ferito, ma in fondo, perché si meravigliava? Spike era un bastardo egoista e se lo sarebbe dovuto aspettare da lui. Improvvisamente sentì una presenza nella stanza, ma non alzò la testa, non era nelle condizioni di intrattenere una conversazione.
“Che fai al buio?”una voce maschile, dal marcato accento inglese.
“Rifletto”
“Al buio? Angel, cosa è successo?”
“Lasciami stare, Wes”
Wesley avanzò, era rimasto troppo a lungo chiuso in laboratorio con Illyria, aveva trascurato i suoi amici e non si era preoccupato dei loro problemi. Sedette sulla poltrona e attese, avrebbe atteso fino a quando non si fosse deciso a parlare.
“Non hai di meglio da fare?”domandò il vampiro seccato da quella intrusione.
“No, poi, cercare di risolvere i tuoi problemi mi aiuta a non pensare”gli confessò l’ex osservatore “Su, dimmi, cosa ti è accaduto?”
Angel fece un profondo sospiro e cominciò a parlare “Ho litigato con Spike”
“È una novità”commentò ironico.
“L’ho mandato via, non sopportavo neanche la sua presenza”
“Cosa ha fatto, questa volta?”scosse la testa, quel vampiro era davvero irrecuperabile, neanche con l’anima era diventato più giudizioso.
“Ha detto che vuole uscire con Nina se io non la voglio”
“Eh?”il giovane sgranò gli occhi “Ora comprendo la tua reazione, sei geloso”
“Sì, ma non è quello che pensi, non ti ho detto tutto”Angel sospirò leggermente.
“Ti ascolto, sono qui, apposta”
Angel non sapeva come confessargli quello che era accaduto tra lui e Spike, sapeva quanto fosse all’antica Wes e non riusciva neanche a immaginare quale sarebbe stata la sua reazione.
“La notte scorsa io e Spike…”si morse le labbra “siamo stati insieme”
L’inglese tacque e il vampiro continuò a parlare “Non avrei mai pensato di potermi sentire così vicino a lui, ma quando l’ho tenuto tra le mie braccia io mi sono sentito così felice che ho temuto che Angelus potesse prendere il sopravvento”
Wes fremette al pensiero di un probabile ritorno di quel mostro sanguinario “Che dio ci scampi”
“Non è accaduto, Wes, ma ora sento un vuoto incolmabile qui dentro”si appoggiò la mano sul petto, all’altezza del cuore.
“Parlagli”
“No, non ho nulla da dirgli”replicò con voce secca.
“Digli questo, che ti manca, che provi un vuoto da quando non c’è.”gli consigliò.
“Per lui non ha significato nulla”sibilò “Dovevi sentirlo come parlava, pensare che mi aveva dichiarato di amarmi”
Si alzò in piedi, gli occhi erano furenti “Scommetto che lo ha fatto per ferirmi, che bastardo, non avrei dovuto lasciare entrare nel mio cuore”
“Angel, ascoltami”Wes si alzò e lo fronteggiò “Sai che io non ho una buona opinione di Spike, ma tengo a te e so che per te è difficile fidarti completamente di qualcuno e impossibile innamorarti, ma quando accade è per sempre. Non fare come me, Angel, non permettere che il tuo orgoglio ti impedisca di vivere la vostra storia. Io ho sbagliato, ho perso del tempo prezioso, quasi tre anni, amavo Fred, ma non mi sono fatto avanti e lei ha scelto un altro, poi quando alla fine, mi sono deciso a…lei è morta”era in lacrime, pensare alla sua Fred gli lacerava il cuore “Non commettere il mio stesso errore, Angel”insistette appoggiando una mano sul suo braccio.
Il vampiro lo fissò per un istante, poi annuì “Gli parlerò, ma dovrà darmi una spiegazione plausibile se non vorrà che lo impaletti”
Wes sospirò e abbozzò un sorriso “Dagli il beneficio del dubbio, potrebbe sorprenderti”
Angel annuì e dopo aver indossato la giacca di pelle uscì lasciandolo da solo.

venerdì 12 dicembre 2008

Hate & Sex (NC17)

Pairing:Spike-Xander
Rating: NC17
Stagione 5
I personaggi non mi appartengono, ma sono di proprietà di Joss Whedon

Era arrabbiato, furioso con lei, ma soprattutto deluso. Aveva praticato il rituale per revocare il suo invito, era tutto finito. Non si sarebbe mai potuto più avvicinare alla sua casa, né a briciola. In fondo, se lo era meritato, l’aveva incatenata, minacciata di lasciare che Drusilla la uccidesse, che cosa poteva pretendere? Ora l’odiava e tutti i suoi amici l’avrebbero impalettato volentieri se lo avessero avuto a tiro.
Rientrò nella cripta, nella quale dimorava da più di un anno, poco prima dell’alba, era talmente ubriaco che si reggeva a stento in piedi. Aveva trascorso tutta la notte da Willy, era quello l’unico posto in cui poteva bere in pace senza temere di ritrovarsi uno degli scoobie pronto a fargli la pelle.
La cripta era buia e silenziosa da quando Harmony era andata via e Spike sentiva la solitudine. Sospirò e sedette sulla poltrona che si trovava davanti la tv, che avrebbe fatto? Doveva lasciare Sunnydale, quella città era maledetta per lui, non gli aveva portato che guai e forse era giunto il momento di porre fine a tutto questo, in fondo c’erano tanti luoghi nei quali poteva andare, avrebbe avuto soltanto l’imbarazzo della scelta. Si portò la testa fra le mani, sembrava stesse per esplodergli, questa era la punizione per aver bevuto tanto, ma lo aveva aiutato a non pensare a lei, per un po’.
Gemette leggermente, si avviò verso la botola che conduceva nella sua camera da letto. Era un disastro, fotografie ovunque, il tavolino distrutto, le catene abbandonate in un angolo, tutto gli ricordava quello che era accaduto solo poche ore prima e di quanto era stato idiota, ma che credeva di fare? Davvero pensava che incatenandola, Buffy gli avrebbe dichiarato il suo amore? Aveva letto odio e disprezzo nei suoi occhi e ora aveva perso tutto, anche la possibilità di esserle vicino, di aiutarla durante la caccia e di provare a esserla amico. Si strappò gli abiti di dosso e si abbandonò sul grande letto addormentandosi profondamente.
Ore dopo la porta della cripta sbatté, Spike dormiva ancora, non sentì i passi avvicinarsi, un’ombra si accostò al letto, era alta e massiccia, lo scrutava con estremo interesse.
Improvvisamente il vampiro aprì un occhio e lo vide, era Xander, ma che ci faceva davanti al suo letto con quell’espressione sconvolta? Si era forse recato da lui per completare quello che la sua amichetta Cacciatrice aveva iniziato?
Il brunetto si limitava a fissarlo, senza muoversi o parlare, cosa che lo fece indispettire, che diavolo voleva? Lo aveva svegliato e ora se ne stava lì in piedi senza dire nulla. Lo osservò meglio, non era per niente male il ragazzino. Indossava una canottiera nera che gli modellava il torace scolpito e dei jeans larghi con innumerevoli tasche, ma quando aveva acquisito quest’aria da uomo maturo e vissuto? Quell’ex demone di Anya aveva avuto davvero gusto, non poteva certo negarlo.
“Harris”mormorò appoggiando la testa sulla mano, per niente imbarazzato della sua nudità “Cosa fai qui? Vuoi farmela pagare per aver incatenato la tua amichetta?”
A quelle parole si ridestò quasi come se fosse stato in uno stato di ipnosi fino a quel momento e strinse i pugni, ma sembrava imbarazzato “Sono qui per intimarti di stare alla larga da lei e da Dawn se non vuoi che ti faccia del male”
“Che paura”ridacchiò, davvero credeva di impressionarlo?
“Faresti bene a averne, Spike!”lo minacciò, sembrava davvero serio “Sai che non tollero che si faccia del male a qualcuno a cui tengo e tu l’hai incatenata, minacciata e hai quasi lasciato che la tua ex ragazza psicopatica la uccidesse!”
“Non l’avrei mai permesso, idiota!”scattò saltando giù dal letto e raggiungendolo “Davvero credi che avrei lasciato che Dru le facesse del male?”
Xander arrossì leggermente vedendolo davanti a lui in tutta la sua nudità, ma perché non si copriva? Distolse lo sguardo dal suo corpo, perfetto e sensuale e lo fissò negli occhi, erano blu, di un blu intenso e profondo come l’oceano.
Non se n’era mai accorto, né tanto meno si era reso conto di quanto fossero belli gli occhi di quel vampiro, forse perché non si era mai preso la briga di guardarlo da vicino come invece stava facendo in quel momento. Cercò di scacciare ogni pensiero che potesse riguardare lui e il suo corpo e sibilò “Sei un vampiro, Spike! Un assassino! Penso tu sia capace di qualunque cosa”
Spike lo fissò furioso, come osava parlargli in quel modo? Se non avesse avuto quel chip ora quell’idiota sarebbe solo un ricordo “Non ferisco chi amo, pivello!”
Xander spalancò gli occhi, cosa aveva detto? Allora era vero che era innamorato di lei.
“Non preoccuparti”gli disse vedendo la sua reazione “Ho intenzione di dimenticarla, di lasciare la città e di non tornare più”
“Come? Getti la spugna?”il ragazzo era sorpreso, ma anche dispiaciuto, era ormai abituato alla sua presenza.
Spike lo fissò, gli occhi nocciola di Xander lo scrutavano come se volessero carpire ogni suo intimo pensiero e lui si sentì stranamente accaldato. Come poteva essere? Era un vampiro, il suo corpo era freddo? Come poteva provare calore?
“Ti interessa?”sorrise beffardo avanzando di qualche passo.
“No, perché dovrebbe interessarmi quello che fai?”incrociò le mani al petto, ma il suo cuore cominciò a galoppare, stranamente la sua vicinanza lo rendeva nervoso.
“Ho pensato di viaggiare per un po’, sai ritornare in Europa”gli spiegò senza staccare gli occhi dai suoi “Dru mi aveva proposto di tornare a Los Angeles con lei, ma non mi va di incontrare l’idiota, troppi ricordi!”
“Ti riferisci a Angel?”
“Certo. Preferisco tornare nel vecchio mondo.”concluse avvicinando il viso al suo, poteva sentire la sua eccitazione e la cosa lo intrigava. Chi avrebbe mai detto che il pivello pensava a lui in quel modo? Aveva Anya con la quale spassarsela, forse cercava qualcosa di diverso. Non era mai stato attratto da altri uomini, a parte Angelus, ma lui era il suo Gran sire, non aveva potuto sottrarsi alle sue attenzioni e poi era talmente bello, sensuale e crudele che era inevitabile che ne fosse attratto, ma questo ragazzino…mai aveva pensato che avrebbe potuto interessarlo a tal punto da voler fare sesso con lui.
Un pensiero maligno si affacciò nella mente, peccato che il chip non gli permettesse di sbatterlo sul letto e scoparlo con forza. Dio solo sa quanto avrebbe avuto bisogno di un simile trattamento.
“A cosa stai pensando, Spike?”gli domandò il brunetto intimorito dal modo in cui lo stesse fissando.
“Non credo vorresti saperlo”sorrise facendolo fremere.
Indietreggiò di qualche passo, mentre il cuore sembrava esplodergli, le gambe tremavano e la bocca si era inaridita, ma perché quel vampiro gli faceva quell’effetto? Forse dipendeva dalla partenza di Anya per San Francisco, gli mancava, sì, doveva essere di certo così. Distolse lo sguardo dagli occhi magnetici del vampiro e lo lasciò vagare sul suo corpo andandosi a posare sul suo membro.
Era enorme e…perfetto. Avrebbe dovuto immaginarlo visto il ringrosso dei suoi jeans. Oh no! Ma perché pensava all’uccello di Spike? Doveva andarsene al più presto prima di impazzire del tutto.
“Non parli più? Il gatto ti ha mangiato la lingua, Harris?”
“Devo andare a lavoro! Non mi va di essere licenziato per colpa tua!”annunciò
“Nessuno ti trattiene, ma chissà come mai non credo a una sola parola!”affermò il vampiro “Sai cosa penso?”
Xander deglutì e scosse la testa.
“Penso che tu non sia qui per vendicare la tua amichetta, ma…”
“Sei fuori di testa, Spike!”reagì “Per quale altro motivo verrei in questo posto umido e buio? Sei sicuro che quel chip non influisca anche sulla tua intelligenza?”
Dannazione! Imprecò mentalmente Xander e ora che avrebbe fatto?
Spike cacciò la lingua tra i denti e sorrise “Posso sentirlo.”chiuse gli occhi e inspirò a fondo, la sua eccitazione gli arrivava alle narici contribuendolo a eccitarlo.
Il ragazzo abbassò la testa e lo vide, era eretto, Spike stava avendo un’erezione, davanti a lui, non poteva crederci.
Spalancò gli occhi e si leccò le labbra aride, Spike poteva avvertire la sua eccitazione con il suo olfatto da vampiro. Che cosa oscena, ma anche stremante arrapante.
“Non negarlo, Harris!”esclamò avanzando maggiormente verso Xander, i cui jeans erano diventati incredibilmente stretti “Tu mi vuoi, non è vero? Il tuo corpo freme all’idea di essere sfiorato da me. Devo ammettere che l’idea di scopare con un umano non mi dispiace e poi tu…”lo guardò come se fosse un dolce appetitoso in una vetrina “sei un vero bocconcino.”
“Tu sei pazzo! Neanche per sogno!”sbottò votandosi, ma il vampiro lo bloccò per un braccio e lo attirò a sé “Davvero?Guardami negli occhi e dimmi che non lo vuoi anche tu!”i suoi occhi erano diventati scuri per la lussuria.
Xander deglutì, non voleva ammetterlo, non poteva confessare che lo desiderava, che bramava all’idea di fare sesso con un vampiro. Si era sempre chiesto cosa avesse provato Buffy con Angel, ma in quel caso era diverso, tra loro c’era amore, poi Angel aveva un’anima, mentre Spike…lui era diverso, pura malvagità, istinti primordiali, sesso animalesco. Si indurì maggiormente quando pensò ai loro corpi avvinghiati sul letto.
“Allora, Xander…”era da tanto che non pronunciava il suo nome, suonava così strano
“Spike”mormorò socchiudendo le labbra, il suo sguardo vagò lungo il suo corpo e ansimò
“Vedi qualcosa che ti piace, piccolo?”si morse le labbra, non poteva più resistere, il suo odore, il suo corpo, stava per impazzire dal desiderio.
“Spike…io…”balbettò, non sapeva cosa dire.
Il vampiro avvicinò il viso al suo, Xander inspirò il suo aroma di tabacco, era inebriante su di lui “Anya…non…”
“Non è qui!”replicò il platinato prima di poggiare le labbra sulle sue.
La lingua del vampiro solleticò prima uno e poi l’altro angolo della bocca, desiderava degustare fino in fondo il suo sapore. Il giovane si lasciò sfuggire un gemito e Spike ne approfittò per spingersi all’interno, approfondendo quel bacio. Quel ragazzo era puro fuoco, non credeva sarebbe stato così coinvolgente, gli portò una mano dietro la nuca attirandolo maggiormente a sé, la lingua si spinse con forza incontrando la sua e ingaggiando un duello, Spike sembrava volerlo divorare e anche Xander desiderava di più. Le sue mani gli strinsero i fianchi infilando le dita nella carne del vampiro fino a fargli male, poi si staccò sentendo il bisogno di respirare. I suoi occhi brillavano di passione, non riusciva a credere che stesse realmente accadendo.
Spike gli sfiorò le labbra gonfie con un dito “Ti voglio! Ora!”
Gli sbottonò i jeans, lasciandoli scivolare lungo le gambe, i boxer neri mal celavano la sua erezione, il piccolo era pronto per lui, eccitato e voglioso. Si leccò le labbra, voleva vederlo.
“Togli tutto!”gli ordinò “Voglio vederti!”
Indietreggiò e sedette sul letto per godersi lo spettacolo. Il ragazzo si tolse i jeans, poi i boxer che finirono ammucchiati sul pavimento. Il suo membro, eretto troneggiava, Spike lo fissava con smania, gli fece segno di raggiungerlo. A passo lento fu da lui, gli sfiorò una spalla con il palmo della mano, era così liscia la sua pelle, chissà se per tutti i vampiri era così. Mille interrogativi si affollarono nella sua mente, come sarebbe stato? Gli avrebbe fatto male? Ne avrebbe approfittato per morderlo? Scosse la testa, lo avrebbe saputo presto.
Abbassò la testa e intrappolò la sua bocca in un bacio mozzafiato, il vampiro gemette e lo attirò a sé facendolo sedere su di lui, le loro erezioni si sfiorarono e una scarica elettrica li attraversò entrambi. Il desiderio li stava consumando, Xander lo spinse supino e si stese su di lui, lasciò le sue labbra per concentrarsi sul collo, lo mordicchiò strappandogli un ringhio che contribuì a aumentare la sua eccitazione, quel vampiro era un vero animale feroce. Scese a lambire con le labbra la scapola, poi il torace, le sue labbra calde erano un vero supplizio per il vampiro.
“Xan”mormorò chiudendo gli occhi, mentre la sua mano si chiuse sul suo membro e cominciò a muoversi avanti e indietro. Il ragazzo si bloccò e buttò la testa all’indietro, le sue mani gelide erano il paradiso sulla sua pelle incandescente
“Spike, se non ti fermi…oh sì”mosse il bacino per assecondare i suoi tocchi
“Dicevi, Harris?”lo stuzzicò accelerando il ritmo, sentiva che era al limite.
“Sei un vero…”ma l’orgasmo lo colse e inondò con il suo seme la mano e il torace del vampiro.
Spike sghignazzò e si portò le dita alle labbra, assaporando la sua essenza “Il tuo sapore è come ambrosia, piccolo”
“Spike”mormorò
“Prendilo in bocca!”gli ordinò “Voglio sentire le tue labbra bollenti”
Xander scivolò lungo il suo torace e si posizionò tra le sue gambe, sfiorò la punta con il pollice facendolo fremere, poi avvicinò le labbra cacciando la lingua. Era la prima volta che si trovava in una situazione del genere, non era sicuro di come andasse fatto.
Diede una timida leccata, poi alzò lo sguardo verso di lui, lo fissava con desiderio “Succhialo! Fammi sentire quanto lo vuoi!”
Il ragazzo sorrise malizioso, lo voleva eccome, era solo incerto su come andare avanti, ma non appena la sua bocca lo circondò fu tutto più facile, cominciò a ciucciarlo e a leccarlo muovendo la mano. Spike gemette, chi avrebbe mai detto che Harris fosse così portato per quello? Era sorpreso e allo stesso momento deliziato dalle innumerevoli capacità di quel ragazzino.
Xander, invece, era insicuro, chissà se ne stava ricevendo piacere o se avesse dovuto aumentare il ritmo, sapeva solo che era meglio di quanto avesse mai immaginato.
Il vampiro cominciò a ansimare, era vicino al rilascio, ma lo bloccò, non era nella sua bocca che voleva venire, ma dentro di lui.
Gli infilò le dita nei capelli e lo costrinse a fermarsi “Fermati, piccolo! Mettiti in ginocchio!”
Lui obbedì, si leccò le labbra per l’anticipazione. Le lenzuola di seta frusciarono sotto di lui, percepì qualcosa di gelato tra le natiche che lo sfiorava, si mosse. Un attimo dopo provò un forte bruciore su un gluteo, lo aveva schiaffeggiato “Dannazione! Spike, ma…”
“Questo è per esserti mosso, Harris!””Bastardo”sibilò, ma non lo pensava realmente, in realtà non sapeva definire quello che provava per quel vampiro. Desiderio, amicizia, amore. No! Decisamene non poteva essere amore, non poteva amare un vampiro.
Spike sghignazzò distogliendolo dai suoi pensieri e lo sculacciò di nuovo, sull’altro gluteo.
“Ahi! E questo per cosa era?”si lamentò
“Mi piace il colore che assume”spiegò candidamente
“Che sadico”mormorò
“Non fare il bambino! Cosa vuoi che siano due schiaffetti? Se ti lamenti per queste allora cosa farai quando…”e avvicinò le labbra al suo orecchio “…ti scoperò? Anzi, lo sai che ti dico? Non vedo l’ora di sentirti urlare e gemere”
“Basta parlare, Spike! Mi stai uccidendo con questa attesa”sussurrò piagnucolando
Il vampiro scoppiò a ridere e infilò un dito nella fenditura inviolata, Xander si lamentò, ma quando lo cominciò a muovere, immediatamente il piacere ebbe il sopravvento.
“Mi piace sentirti gemere, piccolo.”gli disse aggiungendo un secondo e poi un terzo dito
“Ti voglio, Spike, ti prego!”
“Harris, sei così carino, ho deciso di accontentarti”tolse le dita e le sostituì con il suo membro. Spinse in profondità prima dolcemente, poi con maggiore forza lacerandolo.
Xander urlò e Spike sorrise, sapeva che avrebbe gridato, si bloccò in quella posizione in attesa che si abituasse a quell’intrusione, poi quando percepì che il suo respiro si era regolarizzato cominciò a muoversi, lo sovrastò con il suo corpo e gli sussurrò all’orecchio “Stretto come piace a me, Xan”
“Ancora”lo supplicò, lo riempiva completamente, si scoprì felice, non avrebbe mai creduto che sarebbe stato così appagante. Capì che con Spike aveva raggiunto qualcosa che non sapeva gli mancasse fino a qualche momento prima, la completezza. Lui e Spike si completavano a vicenda, non era solo un fatto di sesso, ma c’era qualcosa di più, almeno per lui era così.
Spike gli accarezzò la schiena, mentre i suoi colpi continuavano inesorabili, voleva farlo impazzire di piacere.
“Sto venendo”sibilò il vampiro “Vieni con me, piccolo”circondò la sua erezione con la mano e cominciò a pompare sempre più forte senza smettere di spingersi in lui.
Nella cripta si udiva solo il suono dei loro sospiri e gemiti, un’ultima spinta e Spike avvicinò il viso alla sua spalle destra e, trasformandosi, affondò i denti riversando dentro di lui il suo seme freddo, Xander urlò venendo un attimo dopo.
Si accasciò sulle lenzuola ansimante, il corpo gli doleva ovunque, si voltò verso il vampiro e lo fissò con una strana luce negli occhi “Cos’era quello? Credevo non potessi mordere!”
L’altro sorrise e si stese accanto a lui accarezzandogli la schiena con la punta delle dita e sfiorando la ferita “Non era per nutrirmi, se è quello che pensi”
Xander alzò un sopracciglio senza capire di cosa stesse parlando e Spike continuò “È un morso che ci scambiamo durante il sesso.”
“Anche io allora avrei dovuto…”non terminò la frase
“Se tu avessi voluto, certo.”
Il ragazzo annuì e chiuse gli occhi, era troppo stanco per discutere, Spike continuò a lambire la sua pelle con le dita fredde, era proprio bello.
“Spike?”
“Si, Xan?”
“Non andartene!”disse quasi supplicandolo
“No, piccolo, non andrò da nessuna parte.”lo rassicurò, non lo avrebbe lasciato
“Avevi detto che saresti partito.”
“Non preoccuparti, resto.”ripeté posandogli una scia di baci lungo la schiena fino alle natiche “Ora che ti ho trovato non ho intenzione di lasciarti.”
“Ti amo, Spike”sussurrò prima di cadere in un sonno profondo
Il vampiro spalancò gli occhi, non riusciva a credere alle sue orecchie. Sorrise e gli infilò la mano nei capelli “Piccolo Xander, ti amo anche io.”
Lo baciò sulla fronte, si accoccolò accanto a lui e chiuse gli occhi, il calore che emanava riusciva a riscaldare anche lui che era freddo da più di cento anni.

Sensi di colpa(NC17)

SENSI DI COLPA


Rating: NC 17
Spoiler: 5 stagione di Angel.
Pairing: Spike-Angel
I personaggi non mi appartengono, ma sono proprietà di Joss Whedon

Spike sedeva in fondo alle scale, le braccia abbandonate sulle gambe e la testa bassa, lacrime solcavano il suo viso. La dolce e timida Fred non c’era più. Al suo posto una demone millenario privo di qualunque emozione che incuteva timore con il suo sguardo freddo e la pelle blu.
L’avevano lasciata morire, ma non avevano potuto fare altrimenti. Se l’avessero salvata migliaia sarebbero morti al suo posto e né lui né Angel avrebbero potuto permetterlo.
Neanche Fred l’avrebbe voluto.
Ora si sentiva come se una parte di sé fosse stata estirpata.
Quando erano tornati dall’Inghilterra avevano creduto di poterla far ritornare attraverso la sua anima, ma poi la realtà era caduta loro addosso come un macigno, questa era andata distrutta con la resurrezione di Illyria e ora…
Tutto era perduto. Si sentiva così impotente.
Il sorriso dolce di Fred continuava a tormentarlo.
Se solo fosse riuscito a dimenticare, a accantonare quel rimorso che lo perseguitava fin da quando erano tornati dal tempio di Vahla ha’ Nesh.
Non riusciva a pensare ad altro.
Alzò la testa e fissò la porta dello studio di Angel.
Era chiusa, lui era lì dentro da ore.
Lo aveva mandato via subito dopo essere tornati.
Forse non voleva che lo vedesse, ma sapeva che era disperato quanto e più di lui.
Era affezionato a Fred, la conosceva da anni.
E poi, tutto questo è accaduto dopo neanche un mese dalla morte di Cordelia.
Era troppo anche per lui.
Dietro quella porta, Angel sedeva alla scrivania con la testa tra le mani.
Non era riuscito a riportarla indietro, aveva promesso che non avrebbe permesso che un’entità gli portasse via anche Fred, ma aveva fallito.
Pensò a Wes, a come dovesse essere sconvolto, l’amava, proprio come lui aveva amato Cordelia.
Si alzò dalla poltrona e uscì dall’ufficio, desiderava allontanarsi da quel luogo. Tutto gli ricordava Fred.
Scorse, Spike, seduto sulle scale con l’aria afflitta e il cuore ebbe un sussulto.
Non pensava l’avrebbe mai visto così vulnerabile.
Sapeva che era affezionato a Fred, ma non avrebbe mai pensato di vederlo con gli occhi lucidi.
Gli si avvicinò, ma lui si ricompose asciugandosi gli occhi.
“Spike”la sua voce fu quasi un sussurro “Credevo fossi tornato a casa.”
“Non ne avevo voglia”rispose “Piuttosto, tu, che facevi in ufficio a quest’ora?”gli domandò poi guardandolo con i suoi occhi blu.
“Riflettevo.”
Spike annuì, sapeva benissimo a cosa stesse pensando, sospirò e si alzò in piedi. L’ultima cosa che voleva fare era andare a casa, forse avrebbe comprato da bere e si sarebbe ubriacato per non pensare. Sì, era l’unico modo.
“Dove vai?”gli chiese quando vide che si stava avviando verso l’uscita, avrebbe voluto restasse con lui, ma non glielo avrebbe mai chiesto, era troppo orgoglioso.
Spike si bloccò “Da qualche parte ad ubriacarmi, credo.”
“Sempre il solito, eh?”
Il biondo si voltò “Senti, Angel, non sono in vena di ascoltare i tuoi rimproveri e…”
“Lo so, scusa, non avrei dovuto”scosse la testa, ma perché parlava prima di riflettere?
Spike spalancò gli occhi, era la prima volta che gli chiedeva scusa, non vi era abituato.
“Sire, dovresti riposare, sei uno straccio e non mi piace vederti in questo stato”gli si avvicinò appoggiandogli una mano sulla spalla.
“Vieni, ti accompagno di sopra”e lo spinse verso l’ascensore che portava alla sua stanza. Il vampiro si guardò intorno, era da tanto che mancava, paragonata al suo appartamento era una vera reggia. Non era giusto. Avrebbe chiesto un appartamento come questo, lo meritava, in fondo, lavorava anche lui per la Wolfram & Hart.
“Dimentico sempre quanto è elegante e lussuoso questo posto, Angel, ne voglio uno uguale.”si lamentò, come se fosse un bambino capriccioso.
“Spike”lo rimproverò.
“Non è giusto che tu…”si rese conto di non poter continuare, non lo aveva mai visto così afflitto, non sembrava neanche lui.
Angel sedette sul letto, mentre Spike versava da bere.
“Hai davvero deciso di non partire?”gli domandò poi il vampiro più anziano con sollievo.
L’altro annuì “Ti ho spiegato i miei motivi, Angel. So che tu vorresti liberarti di me, ma non posso, non dopo quello che è accaduto a Fred e con l’Apocalisse che si sta avvicinando”gli ripeté cercando di non cedere alle lacrime.
“Non voglio liberarmi di te”confessò quasi senza rendersene conto.
Spike gli si avvicinò e gli porse il bicchiere, poi sedette accanto a lui “Credevo mi avessi offerto questa possibilità per allontanarmi da qui, per liberarti di me.”
Angel svuotò con un solo sorso il bicchiere e si alzò per riempirlo di nuovo, ma sapeva che ci sarebbe voluto ben altro per farlo ubriacare. Un altro inconveniente dell’essere un vampiro.
Prese la bottiglia e la portò sul letto, passandola al compagno di sventure.
“Ho cambiato idea. Mi servi qui.”
“Ah! Ti servo qui. Ora sì che mi è tutto chiaro, sei davvero incredibile”sibilò Spike deluso, ma in fondo cosa si aspettava da lui? Che gli confessasse che gli sarebbe mancato?
“Childe, Will, ti prego, lascia stare, non insistere”e si alzò nuovamente in piedi e si allontanò di qualche passo, ma Spike lo raggiunse costringendolo a fissarlo “Angel, vuoi dirmi di cosa di cosa stai parlando? E da quando, mi chiami Will?”
Abbassò lo sguardo imbarazzato, poi mormorò “Ho perso Cordy e Fred, non voglio perdere anche te”.
Lo sguardo di Spike si addolcì, riusciva sempre a sorprenderlo “Non ho intenzione di andare da nessuna parte. Non mi perderai, capito?”
Angel lo guardò con intensità, poi sorrise “Che farei senza di te?”
“Sei sorprendente. Più ti conosco e meno ti capisco”si scolò un ennesimo bicchiere “Ora dormi”
“Spike puoi restare qui, con me?”lo supplicò quasi.
“Certo”
Angel si stese sul letto e gli sorrise “Se ci sei tu non penso a Fred, a come l’abbiamo lasciata morire”
A Spike gli si strinse il cuore a vederlo in quello stato “Shhh”gli si stese accanto “Non avrebbe voluto che migliaia di persone fossero morte per salvare lei, lo sai”.
“Tu non c’eri quando ho dovuto confessare a Wes che potevamo salvarla e che non l’abbiamo fatto. La sua espressione, il suo dolore, avrei voluto morire io al suo posto”
Aveva gli occhi lucidi, era davvero sconvolto “Lo so che è stata dura, ma non hai potuto fare altrimenti. Non sentirti in colpa, Sire”.
“Spike, l’ho uccisa io”, singhiozzò, le lacrime gli scendevano dalle guance.
Il vampiro più giovane lo attirò in un abbraccio e lo strinse con forza, non l’aveva mai visto in quello stato “Non potevi fare nulla, non piangere, Wes non ti ritiene colpevole. Presto starà meglio e anche tu”.
Gli baciò la fronte e gli asciugò le lacrime “Sire, Fred non vorrebbe vederti in questo stato e neanche io.”
“Sai, Spike, non credevo che saresti stato tu a consolarmi”si spinse contro di lui, era da tanto che non erano così vicini “Credevo mi odiassi”
L’altro vampiro sorrise e gli alzò il mento con la mano costringendolo a guardarlo “Sono la tua famiglia e non ti odio”
Angel avvicinò il viso al suo e lo baciò sulle labbra, fu un bacio delicato, ma che ebbe il potere di infiammare entrambi “Spike”mormorò stendendosi su di lui.
Si spinse all’interno catturandogli la lingua e succhiandola, lo desiderava.
Spike ansimò e gli artigliò i capelli con le dita, rispondendo al bacio con la medesima irruenza.
“Il mio Sire”gemette strappandogli la camicia di dosso e attirandolo a sé.
Angel gli sfilò la maglia nera dalla testa e contemplò il suo torace modellato e i suoi addominali perfetti, gli lasciò una lunga scia di baci a salire fino al collo strappandogli un gemito dopo l’altro “Il mio piccolo William”
L’altro si slacciò i jeans, non resisteva più, Angel sorrise e si spogliò a sua volta, non voleva nessun ostacolo tra loro, poi gli spinse la testa in basso.
Spike gli circondò il membro con una mano, cominciando a pomparlo avanti e indietro, poi lo accolse tra le labbra succhiandolo. Angel gemette e chiuse gli occhi, la sua bocca era il paradiso “Sì!”
Lo spinse nel profondo della sua gola alzando lo sguardo verso di lui e perdendosi nei suoi occhi neri, sentiva che ormai era al culmine. Si riversò nella sua bocca con un ringhio, il vampiro che era in lui aveva preso il sopravvento “Dove hai imparato a farlo in questo modo?”gli domandò geloso, forse c’era qualcosa che non conosceva della vita del suo Childe.
Spike si leccò le labbra e gli baciò il ventre disegnando dei cerchi con la lingua “Da nessuna parte. Sono un talento naturale. Angel, era da tanto che desideravo assaporarti.”
“Sei pronto a accogliermi dentro di te?”lo spinse supino.
“Sì, non aspetto altro.”ansimò allargando le gambe accogliendolo.
Angel si pressò in lui conficcandosi in profondità, Spike si morse le labbra, non credeva fosse così doloroso, ma questo lo rendeva anche estremamente piacevole dato che per i vampiri dolore e piacere andavano di pari passo. Cominciò a muoversi seguendo il suo ritmo, ogni spinta gli strappava un gemito, gli strinse le gambe ai fianchi approfondendo la penetrazione “Più forte.”
“Come il mio piccolo comanda”sussurrò Angel aumentando i movimenti arrivando ben presto all’orgasmo “Sto venendo”e lo inondò del suo seme.
Spike ansimò continuando a tenere lo sguardo fisso su di lui, il suo adorato Angel.
“Vuoi venire, eh?”gli circondo l’erezione con la mano e cominciò a muoverla su e giù con decisione “Il paparino ti farà venire talmente forte che ti sentiranno in tutta LA.”
Chiuse gli occhi e inarcò la schiena, lo stava facendo impazzire con il suo tocco, non sarebbe durato a lungo.
“Ang”gemette raggiungendo venendo, tra le sue mani, con un urlo.
Angel si leccò le dita e sorrise “Adoro il tuo sapore”
Si stese accanto a lui e gli baciò il collo “Spike, sto molto meglio ora che sei qui, tra le mie braccia”
Spike sospirò e annuì, poi aggiunse malizioso “Questo vuol dire che non accadrà più ora che stai meglio?”
Angel scoppiò a ridere e lo attirò su di sé “Scordatelo! Ora che sei stato mio non ti lascerò scappare facilmente.”
“Davvero? E se io non fossi d’accordo?”si morse le labbra sentendo l’erezione del suo compagno premergli contro la coscia.
“Troverei dei modi per persuaderti.”replicò spingendosi nuovamente in lui, non ne aveva ancora abbastanza.
“Sire”si lamentò cominciando a muoversi “comprendo Darla, Dru e anche Buffy.”
“Spike, ti sembra il momento di parlare delle mie ex?”
“Loro hanno avuto la fortuna di averti per prime e ne sono dannatamente geloso.”
“Ora loro non sono qui.”mormorò Angel
“C’è la lupa”era geloso di Nina che gli girava sempre intorno.
“Nina?.”
“Lei ti vuole!”esclamò
“E con questo? Non sono interessato, mio caro, non ha possibilità”.
“Bene”ringhiò “Tu sei il mio Bucefalo e io il tuo Alessandro.”lo prese in giro
“Piccolo, non scherzare. Al massimo potrei essere il tuo Efestione. Ho letto che lui e Alessandro…si amavano.”concluse con gli occhi che gli brillavano.
Spike si sporse in avanti per baciarlo, poi gli sussurrò in un orecchio “Questo vuol dire che noi ci amiamo?”
Angel ringhiò e spinse un’ultima volta i fianchi in alto venendo in lui.
“Non hai risposto alla mia domanda.”insistette il vampiro più giovane, alzandosi dal suo grembo e stendendogli accanto.
“Vero.”
“Angel, ti detesto quando ti comporti così.”lo rimproverò “Come non detto, era una stupidaggine. Lascia perdere, anzi, dimentica tutto.”
Si alzò e si allontanò diretto verso il bagno, ma Angel lo seguì e lo bloccò per un braccio “Ma che ti prende? Non sei mai stato così permaloso.”
“Non è nulla”sfuggì il suo sguardo “sono io che come sempre ho frainteso”
Angel corrugò la fronte “Spike, non penserai davvero che per me sia stato un modo per non pensare a quello che è accaduto.”
“Anche se fosse così non importa”scosse la testa, ma era una bugia, gli faceva male il cuore.
“Non è così!”gli assicurò “Lo volevo da tanto tempo, solo che temevo mi odiassi e che non vedessi l’ora di tornare da Buffy.”
“Perché pensi che non sia andato via dopo essere tornato corporeo? Solo per te, Angel, non potevo lasciarti. Quando ci hai abbandonati, dopo che avevi riacquistato l’anima, io ti ho odiato, ma quando ho capito perché lo avevi fatto ho imparato a apprezzare anche l’Angel con l’anima. Sono rimasto solo per te, testone che non sei altro”
Angel era incredulo, ma perché non gli aveva mai confessato tutto questo? Perché gli aveva fatto credere di odiarlo?
“Ti amo, zuccone”sussurrò.
“Ti amo anche io, piccolo William”lo costrinse a guardarlo e si perse nei suoi occhi blu, erano così belli e profondi, un oceano di emozioni.
“Cosa diremo agli altri?”gli domandò poi Angel preoccupato della reazione dei suoi uomini alla notizia.
“È una cosa che riguarda solo, ma se vuoi rendere Wes e Charlie partecipi per me va bene. Credo ci faranno gli auguri.”
“Io penso invece che andranno fuori di testa, soprattutto Wes.”osservò il vampiro bruno preoccupato.
“Wes è fuori dalla realtà in questo momento”gli disse Spike “Avere sempre intorno quel demone con le sembianze della donna che amava deve essere un inferno. Non credo farebbe commenti sensati”
“Ora, cosa accadrà?”gli domandò il vampiro più giovane stringendosi a lui.
“Niente, vivremo il nostro amore, abbiamo perso fin troppo tempo. Per prima cosa, ti trasferirai qui”
“Davvero?”Spike spalancò gli occhi, era l’ultima cosa che si sarebbe aspettato di sentire dalle sue labbra, sapeva quanto tenesse alla sua privacy.
“Certo, davvero pensi ti lascerei tornare in quel buco che ti ha procurato Lindsey?”replicò con rancore nella voce.
“Questa è una dannata reggia in confronto”ridacchiò soddisfatto.
“Così non ti lamenterai più che la Wolfram & Hart non te ne procura uno simile”lo prese in giro.
“È una dannata ingiustizia, ecco cosa è”sbottò offeso.
“Dai, piccolo, non arrabbiarti, da oggi in poi, quello che è mio è tuo”
Spike fece un sorrisetto soddisfatto e si spinse verso Angel “E dove dormirò?”gli domandò, sperando di conoscere già la risposta.
Il vampiro bruno sospirò e lo strinse a sé, era davvero irrecuperabile “C’è uno sgabuzzino che potrebbe fare al tuo caso”lo prese in giro.
“Non azzardarti!”esclamò spalancando gli occhi “Ne ho abbastanza di seminterrati, sgabuzzini, cripte e simili, voglio un letto come si deve”
Angel scoppiò a ridere “Sei uno sciocco, Will, tu dormirai qui, con me, non vorrei averti in nessun altro posto”.
“Farai meglio a non rimangiartelo altrimenti sai, che potrei rendere la tua vita un inferno”cacciò la lingua tra i denti e sorrise.
“Non ci penso nemmeno”lo attirò in un ennesimo bacio.
In quel momento sentirono una presenza e voltarono la testa, c’era Harmony che li fissava con uno strano sguardo.
“Harmony?”balbettò Angel leggermente imbarazzato “Che fai qui?”
“Ciao, Harm”Spike le fece l’occhiolino.
“Spikey”mormorò leccandosi le labbra, entrambi erano nudi
“Ha chiamato l’ospedale, Gunn sta meglio. Mi avevi detto di avvertirti”rispose senza riuscire a staccare gli occhi dai due vampiri.
“Grazie, ora puoi tornare a casa, anzi, credevo l’avessi già fatto”
“No, ero con Lorne, ma ora vado”e si voltò “Continuate pure quello che stavate facendo anche se sarebbe interessante partecipare, che ne pensi orsetto?”domandò a Spike che la guardava con una strana luce negli occhi.
“Per me va bene e a te, Boss?”lo prese in giro Spike
“Cosa? Neanche per sogno e tu…”grugnì Angel circondando i fianchi del suo amante con un braccio “Vattene se non vuoi essere licenziata”
Gli occhi della vampira si allargarono e senza replicare corse via dall’appartamento
“Spike”ringhiò furioso, era geloso di chiunque volesse mettere le mani sul suo piccolo Will “Cosa era quello?”
“Angel, è Harm, ti ho mai raccontato di cosa è capace a letto?”
“No e non voglio neanche saperlo”replicò “Tu sei mio e di nessun altro. Azzardati a proporre una cosa del genere, un’altra volta e giuro che te ne pentirai”lo minacciò
Spike scoppiò a ridere, era terribilmente divertente prenderlo in giro “Sei davvero prevedibile, sai Ang?”
“Brutto…”lo afferrò mentre cercava di scappare fuori dal letto e lo attirò a sé con violenza “Come osi?”
“Adoro quando ti arrabbi”sghignazzò appoggiando la testa sul suo petto, era da tanto che sognava un momento di pace insieme al suo adorato Sire
“Ti amo, ma sei un piccolo impertinente, sai?”gli sussurrò.
“È anche per questo che mi ami”replicò felice.
Angel tacque e chiuse gli occhi, era stata una giornata senza fine e desiderava riposare per qualche istante tra le braccia del suo amato.
Spike si voltò, insospettito dall’improvviso silenzio e si rese conto che si era addormentato e sorrise con dolcezza “Eri stravolto, povero piccolo”lo baciò sulla fronte “Riposa”
“Will”mormorò spingendosi contro di lui.
“Resto qui con te, amore”gli sussurrò in un orecchio.
Angel sorrise e si raggomitolò accanto al suo Childe, non l’avrebbe mai lasciato andare, lo amava troppo.

giovedì 11 dicembre 2008

Chi sono

Mi presento, mi chiamo Alex e sono una scrittrice, con la passione per lo slash, l'horror, i vampiri e l'amore tra ragazzi. Sono introversa e cerco di ovviare a questa mia timidezza scrivendo.
Ho creato questo blog per poter mostrare le fanfiction e e i racconti che ho scritto e che vorrei far conoscere. Ho anche scritto un romanzo che mi piacerebbe veder pubblicato un giorno.