mercoledì 21 ottobre 2009

Gelosia capitolo IV (prima parte)



Squadra speciale Lipsia
Pairing: Jan & Miguel
Rating: NC17
I personaggi non sono di mia proprietà

Capitolo IV

Ore dopo sedevano in macchina, con una scorta di caffè sufficiente per permettergli di restare svegli tutta la notte, ma l’atmosfera era tesa. Jan si sentiva stranamente agitato e Miguel vedendolo serio temeva che si fosse pentito di quello che c’era stato tra loro.
Il biondo si agitò nervosamente sul sedile, poi appoggiò le mani sul volante e lo strinse “Che noia, qui non succede niente”
“Io avrei un modo più divertente per trascorrere il tempo, se penso che ora potevamo essere a casa tua!”si lamentò sbuffando.
“Miguel”si voltò a fissarlo “dobbiamo risolvere il caso, lo hai sentito, Hajo”
“Sì, ma questa serata era per noi”protestò mettendo il broncio, sembrava un ragazzino.
“Miguel, ti prego, non ricominciare”
A quelle parole il moro si bloccò e gli appoggiò una mano sul braccio “Jan, dimmi la verità, non ti sarai pentito?”
“Pentito?”
“Sì, di quello che…hai capito, no? Della notte trascorsa a fare l’amore”la sua voce era calda e profonda.
Jan si sentì invadere da un’ondata di calore nel ricordare quei momenti “Forse un po’”
“Come?”lo spagnolo sgranò gli occhi, mentre il cuore si fermava.
“Sì, mi hai distrutto, Miguel, sono tutto dolorante”ridacchiò.
“Jan, sei un vero cialtrone”gli sferrò un buffetto sul braccio “ma, ora, rispondimi, hai avuto un ripensamento?”il cuore gli batteva con forza, temeva di sapere la verità.
Il biondo gli prese il viso con le mani e gli sussurrò “Quando capirai che ti amo e che con te faccio sul serio? Non sono il tipo da una botta e via, Miguel”
Le labbra dell’altro si aprirono in un sorriso “Non riesci a resistere al mio fascino, vero?”
“Stupido”Jan avvicinò il viso a quello di Miguel.
Lo baciò dolcemente appoggiando le labbra sulle sue, Miguel portò un braccio intorno alla vita attirandolo a sé, poi lasciò scivolare la lingua all’interno per approfondire il bacio.
Jan si lasciò sfuggire un gemito, le mani gli accarezzarono il viso, poi scesero lungo il collo, scostando il colletto della camicia. Le dita gli sfiorarono la pelle incandescente. Se solo non fossero di turno!
Si staccarono un istante per respirare, Miguel lo fissò con occhi scuri colmi di passione “Jan, mio dio, se sapessi quanto ti voglio”
“Stiamo lavorando, Miguel”
L’altro gli cercò le labbra e lo baciò di nuovo, non si sarebbe mai stancato del suo dolce sapore, Jan si lasciò andare, quando era con Miguel perdeva ogni inibizione e il cervello smetteva di formulare pensieri concreti.
“Non sta accadendo niente, collega, non importa se ci teniamo occupati in qualche modo, no?”gli mordicchiò il labbro inferiore.
“Mi spieghi perché ti lascio fare tutto? Sei una specie di stregone?”si lamentò Jan,
“Non ho bisogno di magie, sono irresistibile di natura”la bocca carnosa si spostò sul lobo dell’orecchio, poi scese lungo il collo.
Jan ansimò, chiuse gli occhi e buttò la testa all’indietro “Miguel”
“Adoro il tuo sapore”la lingua tracciò una scia umida fino al collo della maglietta azzurra.
“Dovremmo fermarci”
“Non lo vuoi davvero”replicò il moro scostandogli il colletto, mentre l’altra mano si spostava dalla vita sulla sua schiena insinuandosi sotto la maglia.
“Miguel, non possiamo, siamo qui per lavorare”protestò leggermente.
“Io dico che c’è più azione in questa macchina che nel vicolo”
Jan sospirò e Miguel alzò la testa per guardarlo “Baciami ancora, poi torniamo al dovere, te lo prometto”
“Sei un cialtrone”e s’impossessò nuovamente delle sue labbra carnose.
Miguel si pressò contro il torace di Jan e approfondì il bacio, lo amava talmente che il cuore sembrava volergli esplodere nel petto.
“Jan”
“Miguel”gli portò la mano dietro la nuca, gli esplorò la bocca con la lingua, non ne avrebbe mai avuto abbastanza.
Il silenzio fu rotto dal brontolio dello stomaco dello spagnolo, Jan si staccò e scoppiò a ridere.
“Che hai da ridere? Ho fame, non mangio dalle due”protestò l’altro.
“Povero piccolo, ti sei messo a dieta?”lo prese in giro “Era ora che la smettessi di ingurgitare tutte quelle schifezze”
“Stupido, è che non ne ho avuto tempo”replicò Miguel mettendo il broncio “e poi non ho bisogno di nessuna dieta, il mio corpo è perfetto così”
“Sì, hai ragione”mormorò Jan lasciandogli scivolare la mano lungo il torace “è perfetto”
“Mi andresti a comprare un panino con il wurstel?”gli domandò guardandolo con i suoi occhioni da cucciolo.
“Miguel, stiamo lavorando, non siamo ad un pic-nic”protestò.
“Ti prego”uni le mani in preghiera, era irresistibile.
Sospirò e acconsentì “Sei una vera spina nel fianco, lo sai? Tanto vale accontentarti, è venuta fame anche a me”
Miguel sorrise vittorioso “Con tanta senape”
L’altro lo guardò torvo, poi aprì lo sportello.
“Ah, Jan?”
“Che vuoi ancora?”sbuffò.
“Una bibita e una porzione enorme di patatine, con ketchup”aggiunse cacciando la lingua tra i denti.
Jan inorridì “Sei davvero disgustoso”
“Se ti comporterai da bravo bambino, forse ti darò metà delle mie patatine”lo prese in giro Miguel.
“Non ci tengo, puoi pure tenertele quelle schifezze piene di grassi”
“Il solito salutista”ridacchiò l’altro.
“Sfotti pure, Miguel, ma guardami, scoppio di salute”
“Basta chiacchiere, il mio stomaco reclama cibo”gli fece un gesto con la mano di andare.
“Cialtrone”borbottò prima di chiudere lo sportello e allontanarsi.
Si avviò verso il locale che stavano sorvegliando, Miguel a volte si comportava da bambino, sembrava anche più immaturo di Benny. Gli si strinse il cuore, erano le persone più importanti per lui, la sua vita non sarebbe la stessa senza il suo Miguel e non potrebbe neanche concepire che suo figlio potesse allontanarsi da lui per andare a vivere con la madre.
Aveva quasi raggiunto l’ingresso quando sentì una voce alle sue spalle “Ehi, tu, biondino”
Jan si voltò e fu raggiunto da un colpo allo stomaco sferrato con un tubo di ferro, si piegò per il dolore, ma il colpo si ripeté, questa volta lo prese ad una spalla.
Cercò di reagire, ma due braccia lo bloccarono prendendolo da dietro “Bastardi”urlò.
Si trattava di due uomini, uno aveva la testa rasata, fisico snello, un tatuaggio tribale sul braccio e una serie interminabile di piercing. Doveva avere sui venticinque anni, ma lo sguardo truce lo faceva sembrare più vecchio. Tra le mani stringeva una spranga. L’altro non riuscì a vederlo perché si trovava alle sue spalle, ma sentì che era massiccio, con l’alito che sapeva di vino e le braccia villose e muscolose.
Jan si morse la lingua, dovevano essere loro gli aggressori, se solo avesse potuto prendere la pistola, ma era impossibilitato a muoversi.
“Allora, frocio? Dov’è il tuo amichetto o sei solo e cercavi compagnia nel bar?”
“Non sapete che sbaglio state facendo”
“Lo sbaglio lo hai fatto tu, dolcezza”il tipo che lo aveva colpito gli si avvicinò e gli prese il viso con una mano “a venire in questo posto”l’osservò e si leccò le labbra “devo ammetterlo, sei davvero bello, il tuo viso è delicato come quello di una ragazza, gli occhi blu e queste labbra morbide”gliele sfiorò.
Jan cercò di scostare il viso e questo non piacque al suo aggressore che punto sul vivo, lo colpì con un pugno spaccandogli lo zigomo.
“Lasciatemi”urlò divincolandosi, mentre il sangue cominciò a scorrergli lungo la guancia.
Un altro colpo di spranga nello stomaco lo fece piegare per il dolore e se non fosse stato sorretto sarebbe caduto al suolo.
“Non vuoi spassartela con noi, dolcezza?”gli sussurrò in un orecchio quello che lo manteneva.
“Dovrete uccidermi”replicò il biondo.
“Se proprio insisti, farai la fine di quelle altre checche”rise l’altro.
Alzò la spranga al cielo per dargli il colpo alla testa che lo avrebbe di certo ucciso, Jan ripensò a Benny, a quello che gli sarebbe accaduto se lui fosse morto, a Miguel, al loro amore durato solo la frazione di un istante. Una lacrima gli scivolò lungo la guancia al pensiero di non rivedere più il suo viso.
“Miguel”mormorò.
“Dai, fallo fuori, spaccagli il cranio”lo incitò alzando la voce.
Jan chiuse gli occhi e attese il colpo fatale.
“Jan”urlò una voce in lontananza “lasciatelo, bastardi!”
Miguel arrivò di corsa, la pistola in mano, con una spallata colpì l’uomo che lo stava per picchiare e andò a sbattere contro un muro. Lasciò cadere la spranga al suolo e svenne per il colpo subito.
L’altro, vedendo cosa era accaduto al suo complice, sibilò “Chi cazzo sei? Il suo amichetto?”poi si accorse della pistola e impallidì.
Si fece scudo con il corpo del commissario, voleva barattare la sua fuga con la vita di Jan “Non una mossa o gliele spezzo”minacciò.
Era un uomo massiccio sulla trentina, con i capelli corti e una cicatrice sulla fronte.
“Polizia! Siete in arresto per aggressione ad un pubblico ufficiale”e indicò il biondino ormai quasi privo di sensi.
“Sbirri”mormorò sgranando leggermente gli occhi.
“Lascialo andare”gli ordinò Miguel puntandogli contro la pistola.
Questi obbedì e lo lasciò libero, Jan cadde al suolo svenuto.
Miguel lo ammanetto costringendolo in ginocchio “Non muoverti o ti sparo”
Ritornò da Jan e gli si inginocchiò accanto, gli accarezzò il viso insanguinato, il cuore era come impazzito per l’ansia. Non reagiva “Jan, mio dio, rispondi”
“Lo avete quasi ucciso”sibilò furente, gli occhi colmi di lacrime “vi farò sbattere in galera per tutta la vostra fottuta vita per questo”
“Era solo un fottuto finocchio”
Miguel si alzò furioso e lo colpì con il calcio della pistola sulla tempia“Taci farabutto”
“Ti denuncio per aggressione”reagì lui cadendo in ginocchio.
“Davvero? È la tua parola contro la mia”sorrise maligno “chi ti crederà dopo aver visto cosa hai fatto ad un commissario di polizia?”
L’uomo imprecò e restò in ginocchio dolorante. Miguel avvicinò il viso a quello di Jan e gli sussurrò “Jan, ti prego, non puoi lasciarmi e poi, non pensi a Benny? Resterà solo se tu muori e non puoi permetterlo. Ti prego, riprenditi.” sfiorò il suo viso, un ematoma gli era apparso sullo zigomo e del sangue sgorgava da un taglio.
“Jan, amore, ti prego, apri gli occhi”copiose lacrime gli scesero dalle guance.
“Miguel”mormorò lui “mi dispiace per il tuo hot dog”
“Non importa, piccolo”sorrise, nonostante tutto conservava il suo senso solito dell’umorismo “li abbiamo presi, abbiamo risolto il caso”
“Ora, potremo finalmente trascorrere la notte a casa mia”replicò il biondo aprendo gli occhi”non vedo l’ora”
Miguel gli strinse una mano, la baciò dolcemente “Sì, faremo tutto quello che vuoi, ma devi prima rimetterti, capito?”
“Io sto bene, poi ci sei tu qui con me. Miguel io ti…”non riuscì a terminare la frase perché chiuse gli occhi e perse i sensi.
“Jan? No, Jan”appoggiò l’orecchio sul suo petto, il battito era terribilmente debole “Cazzo, ma quando arrivano questi rinforzi?”prese il cellulare e compose il numero dell’emergenza, doveva far giungere un’ambulanza, al più presto o Jan non si sarebbe salvato.
Ore dopo Miguel era in ospedale, non gli avevano fatto sapere ancora niente, lo avevano portato in sala operatoria perché i colpi che avevano ricevuto erano stati tali da provocare un’emorragia interna. Camminava su e giù per il corridoio, era salito sull’ambulanza con lui dopo che la volante aveva portato via i due aggressori. Gli aveva tenuto la mano durante il tragitto e ora si sentiva così impotente non potendo fare nulla. La luce rossa della sala operatoria era ancora accesa, si sentiva un leone in gabbia, se solo gli avessero dato notizie, non si sarebbe sentito così male. Aveva telefonato a Ina per raccontarle e lei aveva avvertito Hajo, ma i due non si erano ancora visti, mentre Benny non sapeva ancora nulla, non aveva voluto chiamarlo per non spaventarlo, in fondo, nonostante i suoi quattordici anni, era ancora un bambino.
Finalmente la luce si spense e un dottore in camice uscì sfilandosi la mascherina, Miguel gli andò incontro “Allora, dottore?”
“Aveva un’emorragia interna e una spalla slogata, ma siamo riusciti a fermarla, si rimetterà”
“Posso vederlo?”gli domandò speranzoso.
“No, è ancora sotto anestesia, lo stanno portando in sala di rianimazione”
“La prego, dottore, voglio vederlo”lo supplicò con gli occhi scuri pieni di lacrime.
“E va bene, ma solo attraverso il vetro, mi segua”
Miguel lo seguì lungo il corridoio fino ad una stanza con vetro, lo vide, era steso in un letto, aveva quasi tutto il corpo fasciato e gli uscivano vari tubicini.
Si sentì morire, non riuscì a guardarlo, era davvero il suo Jan quello in quel letto con tubi che gli uscivano dal braccio e dal naso? No, non poté guardare oltre, distolse lo sguardo.
“Per quanto tempo resterà in questo stato?”
“Qualche ora, ma poi dovrà restare in ospedale per un paio di settimane, il trauma è stato molto forte e l’emorragia ha rischiato di ucciderlo”gli riferì l’uomo.
Queste parole lo colpirono come un pugno, non poteva pensare di essere stato sul punto di perderlo e tutto per colpa sua. Se solo non fosse stato così immaturo, capriccioso, Jan non si sarebbe mai avventurato da solo e non sarebbe incappato in quei due bastardi che lo hanno picchiato fino a ridurlo in fin di vita.
Appoggiò le mani al vetro, il cuore gli batteva con violenza nel petto, se solo non lo avesse costretto ad andargli a prendere da mangiare, era un vero idiota, Jan aveva rischiato la vita solo per colpa sua.
Una mano gli si appoggiò sulla spalla, voltò la testa, si trattava di Hajo e di Ina erano accorsi in ospedale.
“Come sta?”gli domandò il suo superiore con un’espressione greve in volto.
“Abbiamo rischiato di perderlo. La spranga gli ha provocato un’emorragia interna”
“Ora come sta?”intervenne Ina preoccupata.
“Hanno detto che è fuori pericolo, ma io ho paura che sia stato troppo ottimista”si volse nuovamente verso il vetro “è così malridotto e se insorgesse qualche complicazione? Sono uno stupido, è stata colpa mia”si prese la testa tra le mani.
“Non potevi prevedere che sarebbe stato aggredito”
“L’ho mandato da solo a comprarmi un hot dog, capite?”alzò la voce, il senso di colpa lo stava uccidendo “Jan ha rischiato di morire per un hot dog, un misero panino”
“Non fare così, Miguel”Ina si fece avanti e lo strinse in un abbraccio “Jan starà bene, gli aggressori sono stati presi e non faranno più del male”
“Sono in centrale? Voglio interrogarli!”scattò.
“Non mi sembra il caso, sei troppo coinvolto emotivamente, non saresti oggettivo”protestò Hajo.
“Voglio guardarli negli occhi, quei figli di puttana”lampi gli uscirono dagli occhi neri “quando mi diranno perché lo hanno fatto. Hanno preso Jan fuori dal locale, lo hanno colpito senza sapere se fosse gay o meno, devo sapere”insistette il moro.
“Lo avranno visto entrare e avranno dedotto che…”
“Ti prego, lasciameli interrogare”lo supplicò.
“E sia, ma ci saremo anche noi, non voglio rischiare che tu dia di matto e li aggredisca”
“Non lo farò”promise, ma non era molto sicuro della sua reazione una volta al cospetto di quei due.
“Andiamo!”
“Non vuoi aspettare che Jan si risvegli?”gli domandò Ina appoggiandogli una mano sul braccio.
“Ci vorranno ore, non riesco a restare qui, impotente e poi non posso vederlo così, mi sento male”spiegò.
“Come preferisci”
Lasciarono l’ospedale, diretti verso la Centrale, Miguel era ansioso di iniziare l’interrogatorio. I due sospetti erano stati chiusi in due stanze diverse. Hajo era andato ad interrogarne uno, mentre Ina e Miguel si sarebbero occupati dell’altro.

2 commenti:

giusi-poo ha detto...

Poveri tesori! Dalle stelle alle stalle! Dai baci, coccole e scherzetti vari al macello assoluto! Loro stavano così bene nell'alcova improvvisata, l'auto civetta!!! Marò ma la passione è passione, quando prende prende...invece quei due stronzi li hanno rovinato tutto mettendo Jan in pericolo di vita e il povero Miguel disperato in lacrime. Bastardi! Ma tanto il vero amore nn si spezza!! eheheheh

Jivri'l ha detto...

Bello!!! Oddio,mi dispiace per il povero Jan,però altrimenti sarebbe stato fin troppo scontato,ora sono curiosa di vedere cosa farà Miguel di fronte agli aggressori.Continua cosi tesoro^^