martedì 1 maggio 2012

Dietro la maschera 1



Una villa nelle campagne romane, due uomini sconosciuti che si amano febbrilmente, per poi separarsi. Questa è la trama del primo capitolo di questo avvincente racconto.

I personaggi sono di mia invenzione.
Contiene scene di sesso esplicito.

1

L’auto percorse lentamente il sentiero alberato, in fondo al quale si scorgeva l’enorme villa. Essendo la notte senza luna il percorso rischiarato da centinaia di fiaccole. Una volta che la vettura ebbe raggiunto l’abitazione, si fermò davanti allo scalone che conduceva al portone d’ingresso. Quando la portiera della BMW si aprì ne uscì un uomo che, nonostante la maschera nera gli celasse metà del viso poteva dirsi di una bellezza quasi sfacciata: capelli biondi, profondi occhi azzurri, labbra sottili e zigomi pronunciati. Sotto il mantello nero nascondeva un abito scuro e camicia rosa. Dopo essersi guardato intorno, si mosse ad aprire la portiera dalla parte del passeggero. Porse la mano ad una donna dall’aspetto etereo, il volto delicato e grandi occhi verdi splendevano sotto la mascherina dorata. Il corpo minuto era fasciato in un elegante abito di raso blu, i capelli color miele tirati all’insù in una crocchia elaborata, ma alcuni riccioli le ricadevano sulla fronte. Una volta che ebbe posato il piede terra, si appoggiò saldamente al braccio del suo accompagnatore, il quale, dopo averle lanciato uno sguardo colmo di significato, la condusse su per i gradini di marmo. Una volta che ebbero raggiunto il vestibolo, la pesante porta si spalancò ed un maggiordomo in livrea, con un inchino, li introdusse nell’ingresso dominato da uno scalone. Dopo aver controllato il loro invito e preso i soprabiti, li accompagnò fino ad una porta chiusa, rivelando un mondo di mistero e di dissolutezza che nessuno dei due ospiti si aspettava. Una musica conturbante li avvolse come un guanto inebriandoli. Ammaliati, ma anche intimoriti osservarono quella sala così fastosa. Colonne dorate sembravano mantenere il soffitto affrescato con scene mitologiche, intervallate da stucchi ed enormi lampadari di cristallo a goccia.
Su divanetti dalla tappezzeria multicolore, coppie si trastullavano in giochi erotici e in altre attività che potevano senza alcun dubbio essere illustrate nel Kamasutra. Il tutto accompagnato da fiumi di champagne, ostriche, caviale e tutto ciò che di più lussuoso poteva trovarsi in commercio.
A quello spettacolo la donna si lasciò sfuggire un gemito impercettibile, che giunse però alle orecchie del suo accompagnatore. Questi, immaginando cosa stesse passando nel suo animo, la guardò apprensivo. Anche lui era animato da sentimenti contrastanti: timore di buttarsi nel vizio e di restarne avviluppato, ma allo stesso tempo, una frenesia di osare senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni. Gli sembrò che in quel luogo tutto fosse lecito, anche le perversioni più spregevoli. Quando aveva ricevuto quell’invito dal suo capo, lui, Andrea Della Valle, giovane e brillante avvocato della Roma bene, si era sentito privilegiato di fare parte di un circolo tanto esclusivo. Questo fino a quando non lo avevano informato di ciò che accadeva realmente nelle stanze di villa Adriana, nelle campagne nei pressi dei Castelli romani: orge e festini senza limiti. Per settimane, Andrea non aveva voluto saperne di cadere così in basso, di cedere agli istinti, fino a quando sua moglie Elena, stanca della routine matrimoniale, non lo aveva convinto a provare. Sperava forse che provare esperienze fuori dal comune avrebbe salvato il loro matrimonio.
Tornato al presente, Andrea si voltò verso di lei e si rese conto che la sua attenzione era catturata da coppia stesa su un divanetto di pelle rossa, impegnata in un amplesso rumoroso e alquanto acrobatico.
La vide arrossire e abbassare la testa, ma continuando a sorreggersi a lui, avanzò nel salone. Una ragazza dai sulla ventina dai lunghi capelli rossi, passò accanto ad Andrea, lasciando una scia di profumo che gli provocò un leggero stordimento. Gli unici particolari che si intravedevano dalla maschera bianca erano gli occhi verdi da gatta e le labbra rosse sulle quali faceva bella vista un piccolo neo.
“Ciao” gli rivolse un sorriso lascivo “vuoi compagnia?” gli sfiorò la giacca con il palmo della mano.
Rendendosi conto di quanto fosse semplice trovare una compagna con la quale trasgredire, Andrea ricambiò il sorriso. Ma non fece in tempo a rispondere che la rossa fu raggiunta da un’altra ragazza, una brunetta strizzata in un abito striminzito, con una profonda scollatura. L’attirò in un bacio saffico per poi appartarsi con lei dietro una colonna.
Fantasticando di appartarsi con entrambe, il giovane avvocato, si leccò le labbra.
“Ti vuole, amore” sussurrò Elena solleticandolo con il suo alito caldo “e come lei tutte le donne presenti!”
Lui fece per replicare quando un cameriere vestito di bianco si avvicinò, porgendo un vassoio con calici di champagne. Andrea ne prese due, allungandone uno alla moglie. “Hai sete, amore?”
“Perché non le raggiungi?” lo provocò.
“C’è tutto il tempo” si schiarì la voce imbarazzato dal fatto che lo stesse spingendo tra le braccia di altre donne.
“Tesoro, non preoccuparti” gli sfiorò una guancia con la mano guantata.
“Hai tanta fretta di liberarti di me?” ed Andrea bevve il contenuto del suo bicchiere tutto d’un fiato.
“Sei uno sciocco” rise la donna concentrando la sua attenzione sugli ospiti dai vestiti multicolori e le maschere piumate. “Però c’è qualcuno che sta guardando te” e indicò un bel moro appoggiato a una colonna. Gli occhi fissi su Andrea, il volto celato da una mascherina argentata e sulle labbra carnose un sorrisetto malizioso.
Indossava un completo bianco, mentre sul petto lasciato semi scoperto dalla camicia aperta, pendeva un ciondolo con una pietra rossa. Al medio della mano destra un grosso anello d’argento.
Incuriosito, Andrea sostenne il suo sguardo per qualche istante “Penso sia interessato a te, mio amore” la corresse continuando a scrutarlo.
“Ti piacerebbe guardarmi fare l’amore con lui?” domandò Elena sfiorando il lobo con le labbra rosse.
Al pensiero, Andrea avvertì un formicolio al basso ventre “Perché negarlo? Sarebbe stuzzicante”
“Sai, tesoro, preferirei un uomo meno appariscente. Uno come te” gli posò un bacio sulla guancia perfettamente rasata.
“Perché mai? È aitante, fisico da sballo e…” si sporse verso di lei “scommetto ha anche un cazzo lungo e duro per soddisfarti”
Elena ridacchiò imbarazzata “Da quando sei così volgare? È così che parlano i giovani avvocati, ora?”
“No, è così che parla un marito arrapato e ora lo sono molto” la condusse verso il centro della pista. Attirandola tra le braccia, lasciò che fosse la musica a condurli. Elena appoggiò la testa sulla sua spalla e sospirando si strinse a lui. Quando avvertì l’erezione sorrise “Non mi hai mentito, allora”
“Questa atmosfera ha risvegliato i miei istinti” aumentò la stretta.
“Vorrà dire che quando torneremo a casa ne approfitterò” replicò lei.
Una volta che la musica fu terminata, Elena si allontanò per rinfrescarsi. Andrea appoggiato alla parete cercò con lo sguardo le due ragazze di prima, ma non vedendole concluse che dovevano essersi allontanate.
Era talmente perso nei suoi pensieri che non si accorse di una presenza alle spalle.
“Sembri annoiato!” fece una voce maschile dal marcato accento straniero. “Non ti diverti?”
Giratosi di scatto Andrea si stupì di trovarsi davanti il bruno che Elena gli aveva indicato in precedenza. Come ipnotizzato dai suoi occhi scuri, fu impossibilitato dal rispondere.
“Sei di poche parole” sorrise compiaciuto di aver fatto colpo.
“Sto aspettando mia moglie” balbettò.
“Magari ha trovato compagnia” sorridendo malizioso, si sporse verso di lui. “In fondo, siamo qui per questo, no?”
“Chissà” Sentendolo parlare, Andrea si rese conto che doveva essere dell’Europa dell’est, forse rumeno o ungherese. Si chiese come fosse il suo volto senza quella maschera.
“Hai due occhi talmente profondi che sembrano leggerti dentro” continuò il moro scansandogli una ciocca dalla fronte.
Andrea indietreggiò “La ringrazio”
“Perché così formale?” aggrottò la fronte.
“Non sono abituato, è…”
“La prima volta, vero?” .
Andrea annuì e l’altro tornò alla carica “Questa musica impedisce di fare conversazione. Vieni con me!” e senza lasciargli il tempo di rispondere, gli afferrò il braccio, conducendolo fuori dal salone principale. Il contatto turbò Andrea, il quale senza replicare lo seguì ugualmente fino allo scalone di marmo.
Dopo averlo condotto al piano superiore, si ritrovarono in un corridoio fiancheggiato da decine di porte. Passando davanti ad una stanza, con la coda dell’occhio Andrea notò un movimento sul letto. Si bloccò incuriosito e sbirciando all’interno, osservò eccitato la scena che gli si profilò davanti: le due ragazze che aveva adocchiato poco prima erano impegnate in un amplesso. La rossa aveva il viso affondato tra le cosce della brunetta, la quale gemeva senza sosta. Andrea avvertì un formicolio alle parti basse e d’istinto si portò la mano all’altezza della patta.
“Vuoi restare a guardare?” gli sussurrò il suo misterioso accompagnatore cogliendolo di sorpresa.
“E partecipare” aggiunse vergognandosi immediatamente della sua sincerità. Gli sembrava che quel luogo facesse uscire la sua parte perversa.
“Ho in serbo qualcosa di meglio per te” lo tirò verso una camera in fondo al corridoio.
Andrea si ritrovò in una stanza illuminata da un candeliere a tre bracci, poggiato su una cassapanca. Al centro un letto a baldacchino con lenzuola di raso nero. Sentendo girare la chiave nella serratura, si agitò: “Che fai?”
“Non voglio interruzioni!” replicò avvicinandosi sinuoso.
“Non puoi tenermi chiuso qui dentro!” protestò Andrea con tono isterico.
“Hai paura di restare solo con me?” la sua voce calda e profonda gli provocò un’accelerazione del battito. Andrea deglutì rumorosamente
“Allora?” incalzò lo straniero bloccandolo contro la porta. Gli occhi scuri brillavano di lussuria.
“Perché dovrei?”
“Bene!” sfiorò le labbra con un dito. “Devo dirtelo, sei una vera tentazione” Scese lungo il mento. “e scommetto che sotto la maschera sei anche meglio”
Andrea cominciò ad ansimare. Non si sarebbe mai aspettato di provare di nuovo attrazione per un uomo. Ripensò a quando, anni prima, aveva avuto una storia con il suo professore di Procedura penale. Lo aveva coinvolto talmente che quando era finita, dopo solo tre mesi, Andrea ne era uscito completamente devastato.
“Come mai così silenzioso?” il viso fu a un niente dal suo. “Dovrò impegnarmi a strapparti almeno qualche mugolio” e gli tappò la bocca con la sua. Solleticò le labbra con la lingua, spingendo prepotentemente per entrare.
Lasciandosi sfuggire un lamento, Andrea rispose con trasporto,. Lo sconosciuto gli portò una mano dietro la nuca e lo attirò contro di sé.
La mancanza d’aria li costrinse a separarsi.
“Voglio vederti!” mormorò Andrea boccheggiante. “Perché non togli questa?” fece per abbassargli la maschera, ma l’altro prudente tirò indietro la testa.
“È contro le regole!”
“Non puoi dirmi neanche come ti chiami? Io…” un altro bacio lo costrinse a tacere.
“Shhh” con la punta della lingua solleticò le labbra “in questo posto non abbiamo né volti, né nomi” Il moro si pressò contro di lui, allargandogli le gambe col ginocchio “e poi, è più eccitante così! Lasciarsi andare e fare l’amore con qualcuno che non conosci!” gli bloccò le braccia contro il muro.
Andrea attese una sua mossa, ma lui restò immobile, scrutandolo intensamente.
Cercando il suo tocco, Andrea s’inarcò verso di lui. Gli sfiorò appena un lato della bocca, poi l’altro.
Quando finalmente lo straniero planò sulle labbra morbide, Andrea gemette di piacere e lasciò che lo invadesse con la sua lingua. Lo baciò ancora e ancora fino a essere sazio del suo sapore. Liberandogli le mani dalla stretta, scese a sbottonare la camicia.
La spinse a forza giù dalle spalle, buttandola sul pavimento. Mentre armeggiava con la cinta, Andrea prese a spogliarlo a sua volta. Abbandonando una scia di vestiti, lungo il tragitto, i due si mossero verso il letto. Una volta entrambi nudi, si buttarono pesantemente sul letto, stringendosi l’uno all’altro e carezzandosi febbrilmente. Lo straniero lo sovrastò pressandolo contro il materasso. Perlustrò il petto sfiorando i peli biondi. Soffermatosi su un capezzolo, lo solleticò con le dita, poi lo torse.
Andrea ansimò considerando come il suo tocco così deciso, ma allo stesso tempo delicato, fosse diverso da quello di Elena. Lo supplicò di continuare, di non lasciarlo insoddisfatto e il suo amante decise di appagare quella sua richiesta. Appoggiata la bocca sul bottoncino di carne rosea, succhiò rumorosamente. Andrea infilò le dita nei ricci scuri e tirò una ciocca.
“Siamo impazienti, vero, dolcezza?” il moro scivolò verso il basso lambendo il ventre scolpito. Raggiunto l’ombelico, lo leccò, per poi risalire nuovamente.
Non avvertendo più il contatto, Andrea piagnucolò “Perché?”
“Perché lo decido io!” gli morse il labbro inferiore, appropriandosi ancora una volta della bocca gonfia per i ripetuti assalti. Lasciando una scia umida, si spostò verso il collo. “Ti piace essere dominato?”
“Sì” per concedergli maggiore accesso, Andrea piegò la testa di lato, ma l’amante proseguì mordendo la spalla. Gli alzò un braccio e leccò fino a raggiungere l’incavo dell’ascella. “Hai un così buon sapore! Ora viene la parte migliore” ghignando, scivolò verso il basso.
Circondò l’erezione con le dita facendole scorrere per tutta la superficie. “Arrapante questa pelle in più. Non sei circonciso, come la maggior parte degli italiani” passò il pollice sul prepuzio.
“Da dove vieni? Romania?” ipotizzò.
Lo straniero sospirò seccato, ma alla fine gli fornì la risposta che cercava “No! Budapest” mordicchiò il prepuzio.
“Mi piace il tuo accento, così affascinante e misterioso”
“Misterioso?” rise divertito
Andrea annuì “Molto e mi arrapa da matti!”
Quando l’altro chiuse le labbra sul membro eccitato, Andrea trattenne il respiro e lo osservò muoversi sulla sua asta, prenderla fino in fondo. “Cazzo” imprecò.
Le dita scesero a giocherellare con i testicoli, poi si spostarono tra le natiche.
Ansante Andrea seguì ogni suo movimento. Quando si sentì violare, gemette muovendo il bacino per incontrare le sue dita.
Una scarica elettrica si propagò lungo la schiena. Questo slavo ci sa proprio fare.
L’orgasmo lo travolse come un fiume in piena, tanto che il suo amante ebbe appena il tempo di spostarsi prima che lo inondasse con il suo seme. Attirò Andrea in un bacio.
Rispondendo con trasporto, lui lo spinse supino. Continuò a sbaciucchiarlo per qualche secondo, poi si spostò mappando con la bocca il fisico massiccio.
L’ungherese ansimò e Andrea continuò il suo cammino fino al ventre, mordicchiando un po’ di pancia. Trovava terribilmente eccitanti quei chiletti in più e la peluria che scendeva fin dentro i pantaloni.
Nonostante fossero anni che non faceva sesso con un uomo non aveva certo dimenticato come procurare piacere al suo amante.
Vedendolo titubante, lo straniero, gli spinse la testa verso il basso.
Andrea sfiorò delicatamente il membro con i polpastrelli, poi preso coraggio, lo circondò per masturbarlo.
“Che aspetti? Prendilo tutto!” lo incitò impaziente.
Senza attendere oltre, Andrea appoggiò la lingua dando delle leggere leccate, poi lo accolse in bocca assaggiando il suo sapore acre. Spinse fino in gola e lo succhiò come un ghiacciolo, assaporandolo lentamente. Passò la lingua lungo la superficie del sesso e subito dopo la bocca si chiuse sulla punta umida e luccicante.
“Cazzo” imprecò l’ungherese prima di bloccarlo. Gli tirò i capelli e attirandolo verso di sé, lo baciò con ardore. “Voglio scoparti! Ora!”
“Non aspetto altro” gemette Andrea tra un bacio e l’altro: “fa presto!” condusse l’erezione tra le gambe.
“Aspetta” l’altro lo bloccò districandosi dall’abbraccio. Sceso dal letto, raggiunse i pantaloni e rovistò nelle tasche.
Andrea lo fissò stranito, ma quando il suo amante si voltò a mostrare il pacchettino del preservativo, sorrise imbarazzato per essersi dimenticato quel particolare così importante.
“Non possiamo farlo senza” strappò l’involucro e dopo aver indossato il guanto protettivo, tornò da Andrea sovrastandolo con il suo fisico massiccio. Senza perdere un altro istante, si spinse in lui con forza. Il giovane non riuscì a trattenere un grido di dolore, calde lacrime gli inumidirono gli occhi.
Il suo amante li asciugò con un dito e disseminò il volto di piccoli baci. Ansimando, Andrea lo abbracciò, mentre il cuore sembrava schizzargli fuori dal petto. Lo colse la strana sensazione di conoscere quell’uomo da sempre e non solo da pochi minuti. Terrorizzato, si chiese se fosse la lussuria a farlo sentire in quel modo o se stesse per caso impazzendo.
Le mani scivolarono fino alle natiche, le agguantò per aumentare la penetrazione e allargò maggiormente le gambe. Quando il pene sfiorò un punto particolarmente sensibile, urlò di piacere.
Il suo amante affondò in lui, per poi ritrarsi. Sentirlo gemere lo spronava a continuare quel trattamento. I corpi sudati si muovevano insieme, mentre nella stanza risuonavano i loro ansiti.
Andrea si mosse a cambiare posizione, mettendosi a quattro zampe. Quando lo sentì dentro di sé, spinse il bacino all’indietro per accoglierlo, incitandolo a non fermarsi.
“Ti piace come ti fotto?” si stese su di lui spingendolo a pancia sotto sul lenzuolo.
“Sì, non ti fermare! Ancora!” si voltò ad incontrare i suoi occhi scuri.
"Così stretto!" si ritrasse giusto per un istante, poi tornò alla carica.
Completamente in balia di quell’uomo, Andrea si lasciò andare.
“Continua a parlare! Dimmi come lo vuoi!” lo stuzzicò l’ungherese.
“Muoviti così. Quel punto che hai toccato prima” e quando il suo amante eseguì il suo volere, urlò per l’estasi “Sì, ancora!”
“Sei insaziabile” gli catturò il lobo con i denti. La mano scivolò tra le gambe.
Andrea mosse il bacino e quando il picco li travolse entrambi, restarono lì, ansimanti. Il biondino si voltò, i visi ad un niente, i respiri caldi sulla pelle.
Gli occhi neri dello slavo si persero in quelli azzurri e profondi di Andrea. Accarezzò le labbra con un pollice. Andrea glielo baciò, poi osservò con attenzione il grosso anello d’oro con una D lavorata. Si disse che doveva trattarsi dell’iniziale del suo nome o cognome.
“A cosa pensi?” gli domandò lo straniero.
“A come è strano tutto questo” sorrise “trovarmi qui con te, in questa camera”
“Strano in senso positivo spero” scostò dalla fronte una ciocca umida.
Andrea scoppiò a ridere “Puoi giurarci!”
L’altro gli sfiorò la spalla con un bacio leggero, poi si districò dall’abbraccio. “Devo andare!” e si fiondò giù dal letto.
“Di già?” domandò osservandolo raccogliere gli abiti dal pavimento.
“Ho l’aereo tra due ore” indossò la camicia.
“Anche io dovrei tornare da mia moglie” Andrea si passò una mano nei capelli. “ci rivedremo?”
“Chissà, forse” alzò le spalle. “Non si può dire cosa ci riserva il futuro”
Lo sguardo di Andrea si focalizzò sul fondoschiena tonico “Cazzo se sei bello!”
Lo slavo si voltò e lasciando cadere al suolo i pantaloni, tornò da lui per baciarlo un’ultima volta, lentamente quasi come se volesse marcare nella memoria il suo sapore. “Devo andare via, ma…” tracciò i contorni delle labbra con un dito “sento che le nostre strade s’incroceranno ancora, un giorno”.
Quando ebbe terminato di vestirsi, gli lanciò un’ultima occhiata. Andrea era nudo sul lenzuolo, il braccio sinistro dietro la nuca e l’altro sul ventre.
“Sei uno degli uomini più sexy che abbia mai visto, dolcezza” gli disse prima di uscire dalla stanza e chiudersi la porta alle spalle.
Prima di lasciare a sua volta la camera da letto, Andrea restò immobile per qualche istante, gli occhi fissi sul punto nel quale era sparito il suo amante.


Quando Andrea tornò nel salone, tutto gli sembrò irreale. Fu quasi come se avesse solo sognato il tempo trascorso con quello sconosciuto e le sensazioni provate. Ma non era stato un sogno. Aveva fatto sesso con un uomo favoloso e non se ne pentiva. Con lo sguardo cercò sua moglie, la folla sembrava diminuita. C’erano alcune coppie che ballavano avvinghiate sulla pista ed altre appartate sui divanetti e in altri angoli meno in vista della sala. Improvvisamente la vide, seduta al bancone del bar in compagnia di un uomo sulla quarantina, capelli brizzolati, aria distinta ed elegante. Si scoprì geloso e si chiese se anche lei avesse avuto modo di divertirsi come lui o se fosse rimasta tutta la sera seduta al bar e limitarsi a parlare. Quando Elena si accorse di lui, s’irrigidì, poi abbozzò un sorriso.
Restando a debita distanza, Andrea prese un calice di champagne. Ne bevve un sorso, ma sulla lingua percepiva ancora il sapore del suo amante. Ripensando alle capriole che avevano compiuto solo pochi minuti prima si sentì invadere da un tale calore che fu costretto ad aggiustarsi i pantaloni. Lo desiderava ancora e forse più di prima. Osservò Elena scambiarsi ancora qualche parola con lo sconosciuto e lui sussurrarle qualcosa nell’orecchio facendola ridere. Un attimo dopo si mosse a raggiungerlo.
“Chi era?” notò il rossore sulle gote della moglie.
“Nessuno, amore”
“Sembravate molto intimi” obiettò. “Che ti ha detto di tanto divertente?”
“Sei geloso?” sembrò leggermente piccata da quell’interrogatorio.
“Certo che lo sono, piccola!“ le prese la manina inguantata e se la portò alle labbra. “Sei mia moglie e poi sei talmente bella che vorrei prenderti all’istante”
“Che sciocco” distolse lo sguardo.
“Non credo che uno del genere sia il tuo tipo, tesoro” indicò il bancone del bar, ma non c’era più nessuno.
“Quando sono tornata eri sparito. Ti ho aspettato per quasi un’ora!” lo rimproverò “Ti sei divertito, almeno?” domandò scrutandolo critica “Sì, che ti sei divertito! Hai una luce diversa”
Non volendo mettere la moglie al corrente di quella sua scappatella, balbettò una scusa “Mi sono perso, questa villa è…” ma non riuscendo a continuare a mentire, si bloccò. Si diede dello sciocco perché non era in grado di inventare una scusa decente per coprire la sua infedeltà. “Okay, mi sono intrattenuto in una camera al piano di sopra”
“Sei un libro aperto, amore mio. Non riesci a mentire senza che il labbro superiore ti tremi. Capisco sempre quando mi stai raccontando una frottola”
“Scusa tesoro, non volevo mentirti” le sfiorò la bocca con un bacio.
“Era bella?”
“Non come te” replicò senza sapere come districarsi da quella situazione spinosa.
“Ruffiano” gli sferrò un buffetto sul petto. “Dai, torniamo a casa”
Andrea annuì e dopo averla presa per mano, la condusse nell’ingresso dove li attendeva il maggiordomo. Dopo aver consegnato loro i soprabiti, l’uomo li salutò con un inchino.






1 commento:

giusi-poo ha detto...

Mi dispiace non poterlo commentare con frasi tipo: fantastico, meraviglioso imperdibile come hanno fatto altri in precedenza perché sai che mentirei. Lo trovo troppo finto, patinato, stucchevole. Le descrizioni sono pesantissime, e comunque non si sposano con la storia. Hai di certo migliorato lo stile, peccato che permanga il problema delle frasi retoriche, banalotte da fiction televisiva datata (forse in quelle moderne mi sembra ci stiano più attenti, boh) per non parlare di quando torni a vecchie fiction con frasi pari pari... ma la storia, se non fosse appunto ostacolata da quanto detto sopra, ci sarebbe pure. La scena di sesso è eccitante e di sicuro Andrea ha molta più psicologia rispetto ad altri personaggi che hai fatto. Peccato però che il loro incontro si sia rivelato prevedibile. Avrei voluto qualcosa di diverso, penso un pizzico di originalità. Non mi sarebbe dispiaciuto, ad esempio, se lo straniero lo avesse portato in una saletta dove, una volta Andrea nudo e pronto per il sesso, si fosse aperto un sipario di spettatori, e tra loro Elena... ovviamente non puoi usarla questa idea perché devi imparare ad attingere solo alle tue, sorry!!! In ogni modo leggerò con piacere, e dovere, il proseguo...