martedì 23 marzo 2010

L'ultima scena capitolo 3 (vm 18)

Pairing: Gabriel Merz - Marco Girnth
Rating: NC17
Spoiler: Sesta stagione (più o meno)
Questa storia è completamente frutto della mia immaginazione e non c’è niente di vero.

Capitolo 3

Marco raggiunse in pochi minuti il palazzo di Gabriel, la sua auto era già lì, ferma accanto al marciapiede e lui era seduto all’interno. Faceva troppo freddo per stare fuori.
Parcheggiò poco distante e scese. Tamburellò contro il vetro con le dita, Gabriel alzò la testa e sorrise riconoscendolo. Aprì la portiera accorciando le distanze che li dividevano, erano alti uguale. I visi potevano quasi sfiorarsi “Ciao”
“Ciao” sussurrò Marco “ho fatto più presto che ho potuto”
“Saliamo” la mano scese a sfiorare la sua, le dita si intrecciarono.
Gli sguardi si incontrarono, il cuore batteva con violenza nel petto. Lo seguì fino al portone. Una volta in ascensore il moro invase lo spazio del collega schiacciandolo contro la parete “Sai, da quanto attendo questo momento, Marco?”
L’altro scosse la testa, sentiva le gambe venirgli meno, il contatto con il suo corpo rischiava di farlo impazzire.
“Dal primo momento ho sentito che c’era qualcosa tra noi, un’attrazione che...” avvicinò il viso al suo “…ho tentato di respingere, ma non c’è stato verso”
Marco gli accarezzò una guancia “Che stupido sono stato a non accorgermene”
“Sì, lo sei stato” ridacchiò prima di posare le labbra sulle sue.
Il biondo socchiuse la bocca lasciando entrare la lingua che incontrò la sua. I loro gemiti erano gli unici suoni che si potevano udire all’interno della cabina. Si staccarono ansimanti, erano arrivati al loro piano. Le porte si aprirono, Marco infilò le dita nei capelli per riordinarli, Gabriel si sistemò la giacca, accorgimenti inutili: il pianerottolo era deserto.
Percorsero, uno accanto all’altro, la distanza che li separava dall’appartamento, le braccia si sfioravano causando scariche elettriche lungo la schiena. Gabriel cacciò le chiavi dalla tasca del giaccone e quando fu davanti la porta, le infilò nella toppa.
“Entra” lo invitò quando ebbe aperto. Accese la luce e Marco varcò la soglia seguito dal suo collega.
“Ti va qualcosa da bere?” gli offrì Gabriel.
“No, grazie” mormorò nervosamente, voleva essere lucido quando avrebbero fatto l’amore “Ti spiace se faccio una telefonata?” si sfilò il cappotto appoggiandolo sul divano
“No, certo. Fai con comodo. Io vado un attimo di là”
Prese il cellulare dalla tasca e chiamò la moglie per avvertirla che avrebbe dormito a Lipsia. Aveva appena chiuso quando Gabriel ritornò “Tutto apposto?”
“Sì, nessun problema” gli rivolse un sorriso “Mi è sempre piaciuta casa tua, sai? Molto accogliente”
“Dici? È un appartamento da scapolo” alzò le spalle “Una volta a Berlino, credo ne comprerò uno più grande così potrò risolvere le cose con…” si morse la lingua, non voleva parlare della sua ragazza. Non davanti a marco. E poi, non era neanche sicuro che sarebbe riuscito ad appianare la situazione. Lo avrebbe fatto solo per i loro figli.
Marco annuì fingendosi indifferente “Sono contento che almeno vivremo nella stessa città”
Si avvicinò a Gabriel “Voglio fare l’amore con te”
“Anche io, Marco” ansimò, avvertiva l’alito caldo sulla pelle “ma non posso fare a meno di pensare che abbiamo entrambi qualcuno nella nostra vita”
“Hai ragione, sono un dannato egoista” il pensiero andò a lei che lo attendeva a casa e si rese conto di quello che stava per fare. Sette anni di matrimonio e nessun tradimento, poi un collega pieno di fascino e dallo sguardo sexy riusciva a fargli perdere il controllo “mi dispiace”
Indietreggiò di un passo “Sarà meglio che me ne vada” aggiunse afferrando il cappotto.
“No, resta” sussurrò Gabriel “non andare via”
Marco lo guardò con i suoi grandi occhi azzurri “Non posso, non riuscirei a restarti accanto, questa notte, senza fare l’amore con te”
“Mi dispiace di averti incasinato la vita, non avrei dovuto confessarti quello che…”
“Non dirlo, Gabri” sfiorò la guancia del compagno “io provo le stesse cose, è solo che…” s’interruppe.
“Hai una famiglia, lo so, anche io ho una compagna, dei figli” abbassò la testa “avrei dovuto riflettere prima di baciarti confondendoti le idee”
“No, non dirlo. Sono felice tu l’abbia fatto” Marco lo sorprese
“Davvero?”
Per tutta risposta Marco posò le labbra sulle sue baciandolo dolcemente.
“Marco” sussurrò Gabriel ansimando, anche quel solo sfiorarsi aveva scatenato in lui un desiderio inarrestabile. Lo attirò a sé baciandolo di nuovo.
Marco lo schiacciò contro la parete tirandogli fuori la camicia dai pantaloni. Insinuò le mani all’interno aprendo con forza. I bottoni si sparsero sul pavimento “Scusa, te la ricompro”
“Che si fotta” ansimò Gabriel infilando le dita nei capelli biondi “vieni qui”
S’impossessò nuovamente delle sue labbra, il suo sapore era inebriante. Gli sembrava un sogno trovarsi tra le sue braccia.
Marcò lasciò scivolare la camicia sul pavimento. Accarezzò il torace con il palmo delle mano, Gabriel si sentì invadere da un‘ondata di calore.
“Mio dio, Marco”chiuse gli occhi quando le dita sfiorarono il ventre fino all’ombelico. Gli sbottonò i jeans introducendosi all’interno dell’indumento.
Gabriel trattenne il fiato, dio solo sapeva da quanto tempo desiderava tutto questo. Marco s’inginocchiò circondando il suo membro pulsante e bisognoso di cure, era la prima volta che si trovava in quella situazione e il nervosismo rischiava di rovinare quei momenti così preziosi.
“Piccolo, non devi fare nulla che tu non ti senta, non voglio costringerti”
“Ho paura di non essere all’altezza” confessò l’altro timoroso “di deluderti”
“No” gli alzò il viso “non potresti mai deludermi”
“Voglio che sia tutto perfetto” Marco si morse il labbro inferiore, poi sfiorò l’erezione con la punta della lingua.
Gabriel sentì le gambe venire meno, il cuore batteva come impazzito nel petto “Lo è”
Marco sorrise e lo accolse nella sua bocca calda. Voleva dargli il maggior piacere possibile.
Gabriel ripeté senza sosta il suo nome, le dita si strinsero maggiormente attorno ai suoi capelli tirandoli, mentre lui continuava a succhiare e a leccare. In pochi istanti lo portò all’orgasmo.
“Mio dio” ansimò il moro appoggiandosi pesantemente contro la parete “sei certo di non averlo mai fatto?”
L’altro ridacchiò, si rialzò in piedi e lo baciò dolcemente “Sono un talento naturale, tesoro”
“Ti voglio!” esclamò con lussuria “Andiamo in camera”
“Non aspetto altro, Gabri” sorrise malizioso “voglio sentirti dentro di me”
Gabriel lo trascinò nell’altra stanza e lo spinse supino sul letto “Sei tutto mio, ora”
Si tolse i jeans e i boxer e li lanciò lontano. Marcò lasciò vagare lo sguardo lungo il suo corpo maschio, gli occhi brillarono di eccitazione all’idea di averlo dentro di sé.
Gli porse un braccio e Gabriel lo raggiunse stendendosi su di lui e pressandolo contro le lenzuola “Sei troppo vestito”
“Spogliami tu”
Gabriel ridacchiò ed obbedì sfilandogli il maglione. Lo lasciò cadere a terra. Sfiorò la pelle candida, avvicinò il viso e vi posò una scia di baci “Adoro il tuo sapore”
Marco ansimò “Non fermarti”
“Non ne ho alcuna intenzione, dolcezza, questo non è che l’inizio” gli promise sorridendo malizioso.
Le dita scesero lente lungo il corpo accarezzando ogni centimetro di pelle. Marco fremette e inarcò la schiena quando Gabriel lambì l’ombelico. Raggiunse i pantaloni, percorrendo il bordo poi sbottonò un bottone dopo l’altro.
Improvvisamente, si bloccò.
“Che c’è?” protestò Marco.
“Mi sembra così strano essere qui con te” confessò guardandolo con dolcezza “di sfiorarti, baciarti e…” un nodo in gola non gli permise di terminare la frase.
“E cosa? Non dirmi che il grande Gabriel Merz è a corto di parole” lo prese in giro.
“Sfotti, sfotti, ma io parlo sul serio” mise il broncio.
Era così tenero, sembrava quasi un bambino. Marco sentì il desiderio di stringerlo a sé e di coccolarlo “Scusa, continua quello che volevi dire”
Gabriel sospirò pesantemente “Se mi avessi lasciato finire, avrei detto che mi sembra strano essere qui con te sul punto di fare l’amore e che tu mi abbia appena fatto il più grandioso pompino di tutta la mia esistenza”
Marco arrossì “Hai ragione, io devo ancora realizzare che non sia ancora un sogno” lo attirò a sé.
Posò le labbra sulle sue baciandolo affamato, avevano perso fin troppo tempo.
Gabriel gli succhiò la lingua, poi scese verso il mento “Non è un sogno, siamo qui insieme e questa è l’unica cosa che conta davvero”
“Prendimi, Gabri. Voglio essere tuo, completamente” implorò quasi.
“Sei sicuro? Se hai cambiato idea io…”
Per tutta risposta Marco appoggiò un dito sulle labbra del compagno inducendolo a tacere.
“Questa notte è solo per noi e desidero fare l’amore con te”.
La gioia apparve negli occhi di Gabriel. La mano scivolò tra le sue gambe e terminò di sbottonargli i pantaloni. Li calò insieme alla biancheria. Lasciò vagare lo sguardo lungo suo il corpo, leccandosi le labbra. Era così bello il suo Marco.
L’altro lo fissò interrogativo, cosa stava aspettando?
“Sei perfetto” sussurrò “e sei mio” lo baciò ancora fino a farlo restare senza fiato.
Marco calciò via i pantaloni e i boxer e, una volta libero da intralci, allargò le gambe. Gabriel s’insinuò, le dita sfiorarono la fessura vergine tra le natiche.
Ne spinse uno all’interno strappandogli un debole lamento “Ti faccio male?”
“Continua” strinse le labbra, poteva resistere.
Gabriel mosse il dito dentro e fuori, aumentando il ritmo. Marco gemeva senza sosta, incitandolo a continuare. Aggiunse un secondo dito.
”Sì” urlò inarcando la schiena “non resisto più. Scopami, ora!”
Il moro sorrise. Allungò una mano e aprì il primo cassetto del comodino. Prese un preservativo dalla scatola. Strappò l’involucro. Lo indossò velocemente, poi posizionò il membro all’entrata. “Cercherò di fare il più piano possibile, ma non posso prometterti che non farà male. È doloroso.
Gabriel provò a spingersi in lui, ma un lamento lo costrinse a ritrarsi. Riaprì il cassetto ed estrasse un tubo di crema. Spalmò un po’ del contenuto e gli premette un dito tra le natiche.
Marco gemette inarcando la schiena. Gabriel era teso, non voleva fargli del male o peggio che serbasse un terribile ricordo della loro prima volta insieme.
“Sei pronto?” gli sussurrò.
Marco annuì guardandolo con desiderio. Gabriel entrò in lui lentamente. Dopo un attimo cominciò a muoversi strappandogli un altro gemito. Questa volta non si fermò, auspicandosi che presto il dolore si sarebbe tramutato in estasi.
Aumentò il ritmo delle spinte, Marco inarcò la schiena e chiuse gli occhi. Il dolore era insopportabile. Improvvisamente qualcosa cambiò, il pene stimolò un punto particolarmente sensibile provocandogli un’ondata di piacere che si propagò in tutto il corpo. Allacciò le gambe alla vita e gli portò le braccia intorno al collo “Gabri” sussurrò “è…”
“Cosa, piccolo? Troppo doloroso? Vuoi che smetta?”
“Non ti azzardare!” sibilò con occhi colmi di desiderio “È stupendo. Più veloce”
Gabriel sorrise e lo accontentò aumentando il ritmo dei suoi colpi.
“Scopami, Gabri, voglio sentirti fino in fondo”
Si piantò profondamente in lui penetrandolo con forza, Marco conficcò le unghie nella carne fino a farlo sanguinare e strinse maggiormente le gambe attorno alla vita.
“Sai, cosa mi piacerebbe?” Gabriel si sporse in avanti e gli mordicchiò il lobo dell’orecchio.
“Dimmelo!” gli ordinò.
“Che mi chiamassi Alvarez, anzi, meglio, commissario Alvarez. Mi piace da impazzire quando lo dici”
Marco lo fissò sorpreso, poi sulle labbra apparve un sorrisetto “Commissario Alvarez, la prego, mi scopi”
“Ripetilo!” era davvero su di giri.
“Com’è sexy, commissario Alvarez” ansimò “Voglio che mi scopi fino a spaccarmi in due”
“Come mi eccita sentirti parlare così” aumentò il ritmo.
“Sai cosa credo?” le iridi cerulee incontrarono quelle nere del suo amante “Che Jan volesse scoparsi Miguel e viceversa, ma non lo hanno confessato neanche a loro stessi”
A quell’affermazione Gabriel scoppiò a ridere “Lo credo anche io, ma ci pensi se avessero concretizzato i loro desideri?”
Marco ridacchiò “Ci saremmo divertiti molto di più a girare”
“Decisamente” Gabriel lo baciò con ardore, poi si spostò verso l’orecchio “Voltati, cambiamo posizione”
Uscì per un istante da lui, Marco si posizionò a carponi. Attese con impazienza.
Gabriel si portò alle sue spalle e, senza attendere oltre, lo penetrò con un colpo di reni.
Marcò urlò per quell’intrusione, poi, quando cominciò a muoversi, spinse all’indietro per assecondare i suoi affondi “Gabriel, mio dio”
“Ti ho detto di chiamarmi commissario Alvarez”
“No, preferisco il tuo vero nome” replicò “Voglio che tu sappia che sto scopando solo con te”
Il cuore di Gabriel perse i battiti, non poteva essere più felice “Ti desidero così tanto, Marco” lasciò scivolare una mano lungo la colonna vertebrale.
“Anche io, voglio sentirti con forza!” lo incitò “Dimostrami quanto mi vuoi”
Gabriel lo accontentò accrescendo il ritmo dei suoi colpi. Marco buttò la testa all’indietro, era vicino all’orgasmo. Si circondò il membro, ansimando. Gabriel gli schiaffeggiò la mano sostituendola con la sua “Ci penso io, dolcezza”
Il suo tocco delicato, ma, allo stesso tempo deciso, lo mandò in estasi. Ansimò, mentre Gabriel continuava a conficcarsi sempre più profondamente in lui.
“Sta per arrivare, vero, piccolo?” gli sussurrò “Lo sento che stai per toccare il picco”
“Sì, fammi venire, Gabriel” lo supplicò.
L’altro mosse la mano sempre più velocemente fino a quando Marco non spillò il suo seme con un grido soffocato.
Gabriel uscì e poi entrò un’ultima volta, prima di raggiungere l’orgasmo.
Si accasciarono sulle lenzuola, senza forze. Gabriel era ancora sepolto profondamente in lui. I cuori battevano come impazziti, i corpi madidi di sudore e i volti arrossati dal piacere e dallo sforzo.
“Ti amo, Marco” confessò Gabriel circondandolo con entrambe le braccia.
Nell’udire quelle parole Marco s’irrigidì.
“Scusami” Gabriel si rese conto di averlo turbato “dimentica quello che ho detto”
Gabriel uscì da lui, continuando a tenerlo stretto. Marco si voltò a guardarlo “Perché, non è vero?”
“Sì, lo è ma non volevo confessartelo in questo modo”
“Non riesco a credere che…” era talmente stupito che non riuscì a terminare la frase.
“Mi spiace. So che sei sposato, che non potrà mai funzionare tra noi però era giusto che tu lo sapessi” continuò “Per me non è stato solo sesso. Io ti amo e questa notte con te è stata…”
Marco si girò, i loro visi potevano quasi sfiorarsi “Stupenda” concluse al suo posto.
Gabriel sorrise, gli scostò una ciocca di capelli dalla fronte “Sei arrabbiato?”
“No, sarei arrabbiato se mi avessi usato solo per toglierti un capriccio”
“Non lo farei mai, ci tengo troppo a te” cercò le sue labbra “Ti amo” ripeté con un filo di voce.
Lo sovrastò con il corpo. In un attimo la passione li infiammò, Marco lo attirò a sé afferrandogli le natiche “Ti voglio, Gabri”
“Sei insaziabile” con un colpo fu nuovamente dentro di lui.
Quella notte sarebbe stata indimenticabile.

2 commenti:

giusi-poo ha detto...

Vero peccato che si tratti di una storia di fantasia giacché nn mi vengono in mente due uomini meglio assortiti di loro!! Ma dall'intesa che traspare dal Soko è lecito sperarci... hai descritto benissimo la loro prima volta, con l'emozioni e i turbamenti. Anche se ad un certo punto Marco sembra ripensarci ed è repentino come torni sui suoi passi. Meglio così.... iihihihihih. Il momento in assoluto più sexy è quello in cui Gabriel gli chiede "Chiamami senior alvarez..." certo chi nn ha seguito il telefilm non capirà niente. Dunque: siccome il personaggio interpretato da Gabri è un oriundo spagnolo spesso il suo amico Jan (Marco) lo soprannomina proprio così 'senior alvarez' e lo fa pure con una certa malizia... mah... almeno io e ale ce l'abbiamo vista eheheh. Spero che la vicenda si concluda bene e il risveglio sia pieno zeppo di coccole *__________*

Jivri'l ha detto...

ciao aleee!!!Scusa,è da tantissimo che non mi faccio sentire, ho letto il capitolo,ma non quelli precedenti,quindi non ho capito molto..xciò rileggerò tutto con calma e poi commenterò degnamente. Bacioni