sabato 20 febbraio 2010

Lo soffri il solletico?



Lo soffri il solletico?

Squadra Speciale Lipsia
Pairing: Jan- Miguel
Prima stagione
Seguito di "Dormi bene"
I personaggi non sono di mia proprietà, mi diverto solo con loro.

Il giorno dopo Jan attendeva Miguel sotto casa per la loro corsa. Guardò per l’ennesima volta nel giro di cinque secondi l’orologio, Miguel era in ritardo. Appoggiò le mani sui fianchi camminando avanti e indietro sul marciapiede, a volte era davvero inaffidabile.
Stava per prendere il cellulare e comporre il suo numero, quando lo vide arrivare correndo. Indossava una maglietta nera e dei pantaloncini che arrivavano fino al ginocchio, ai piedi scarpe da ginnastica nere.
“Era ora, Miguel! Sai da quanto è che ti aspetto?”
Lo spagnolo gli rivolse un sorriso disarmante “Esagerato, saranno cinque minuti”
“Venti, Miguel! Sei in ritardo di venti minuti”
“Non ho sentito la sveglia”
“Sì, certo. Saranno state le quattro birre che hai bevuto ieri sera a metterti al tappeto”
“Pensa a correre invece di protestare” si mosse lasciandolo indietro
Jan scosse la testa, lo raggiunse “Ti va di andare alle piste?”
“Per me va bene, facciamo chi arriva prima?”
“Preparati a mangiare la polvere” lo sfidò Jan.
“Vedremo” e scattò in avanti.
“Miguel, non vale” urlò.
Miguel si voltò ridendo, senza diminuire la sua andatura. Jan lo raggiunse per dare inizio alla gara.
Un’ora dopo lo spagnolo si accasciò esausto su prato, Jan aveva vinto per pochi secondi, ma lui era ugualmente soddisfatto per avergli tenuto testa.
Si stese sull’erba rasata appoggiandosi sui gomiti, il sudore gli scendeva dalla fronte inzuppandogli anche i ricci scuri, mentre la maglietta era ormai diventata come una seconda pelle. Afferrò la borraccia e bevve.
Jan lo raggiunse inginocchiandosi accanto senza fiato. Lo fissò bere, le gocce scivolare dalle labbra lungo il mento. Miguel gli porse la borraccia “La prossima volta ti batto, collega”
“Sì, certo” ridacchiò afferrandola e portandosela alla bocca “continua a sognare, Miguel”
“Stavo per fartela, pochi secondi ed ero io a ridere” gli puntò un dito contro. Si stese mettendo le mani dietro la nuca, guardò il cielo plumbeo tipico di quella stagione autunnale. Jan si stese a pancia sotto, le loro gambe si sfiorarono per un attimo provocando in entrambi delle scariche elettriche lungo la schiena.
“Su, alzati, sarà meglio andare se non vogliamo sorbirci una lavata di testa da parte del capo” disse Jan cercando di celare il suo stato d’animo. Si sporse in avanti per stampargli un bacio sulla fronte “e poi, non puoi restare così sudato, ti prenderai un raffreddore”
“Si, papà” ridacchiò Miguel scrutandolo con attenzione. La maglia azzurra era diventata pressoché trasparente, mentre i pantaloni stringevano le cosce tornite. Ciocche bionde gli cadevano sul viso celando i suoi stupendi occhi azzurri Gli si seccò la gola, quel mattino era più bello che mai. Ricordò la sensazione delle sue labbra sulla nuca, non poteva averlo solo sognato.
“Perché mi guardi in quel modo?” domandò Jan scostandosi i capelli dagli occhi.
“Stavo pensando a ieri”
Jan, imbarazzato, distolse lo sguardo, Miguel continuò “Al sogno che ho fatto”
“Davvero?”
“Non vuoi sapere cosa ricordo?”
“Scommetto che c’entrava una ragazza”
“Mi ero appisolato, sai come mi è accaduto ieri in ufficio e all’improvviso, ho avvertito il tocco delle labbra sul collo, dietro la nuca… “ gli occhi erano fissi sul compagno.
“Ed io scommetto che ti ho svegliato sul più bello”
Miguel sorrise “Il solito guastafeste”
Qualcosa diceva a Jan che il furbetto lo stava prendendo in giro “Eri sveglio, non è vero?”
Lo spagnolo non rispose e Jan avvicinò il viso al suo “Perché non hai detto nulla?”
“Perché avrei dovuto farlo?” Miguel accorciò le distanze, infilando una gamba tra quelle di Jan “Era così piacevole il tocco delle tue labbra, Jan, sai che sono molto morbide?” le fissò “Cosa usi per renderle così?”
“Stupido, non prendermi in giro” Jan mise il broncio.
Miguel si sporse in avanti appoggiandogli una mano sul petto avvicinando il viso al suo. Si fissarono per qualche istante, Jan trattenne il fiato, poi Miguel si sciolse dalla stretta scattando in piedi “Andiamo a fare la doccia” gli porse la mano.
Jan gliela strinse e si lasciò tirare su, poi gli appoggiò il braccio sulla spalla “Ina non apprezzerebbe l’odore maschio dopo un’ora di corsa”
“Non sa che si perde”
Jan gli sferrò uno scappellotto dietro la nuca prima di avviarsi verso gli spogliatoi.
Miguel si spogliò velocemente, poi entrò sotto il getto. Gemette quando l’acqua calda gli scivolò lungo il corpo.
“Jan? Guarda che se poi finisce l’acqua calda dovrai lavarti con quella fredda!” gli urlò vedendo che l’amico non lo raggiungeva.
Il collega arrivò, un asciugamano bianco annodato alla vita, il petto sudato e i capelli umidi. Miguel lo fissò incapace di staccare lo sguardo da quel corpo perfetto, Jan si sfilò l’asciugamano ed entrò nella doccia accanto alla sua.
Sulle labbra di Miguel apparve un ghigno, era deciso a giocargli uno scherzetto coi fiocchi. Lo innaffiò con un getto d’acqua “Prendi questo, Jan”
Jan scattò all’indietro scoppiando a ridere “Miguel, peste che non sei altro, mi hai bagnato”
“E tu, pensavi di restare asciutto in una doccia?” l’acqua lo colpì ancora, ma questa volta negli occhi.
“Vuoi la guerra, eh?”
Per tutta risposta Miguel gli fu addosso facendogli il solletico, sapeva quanto l’amico lo soffrisse.
Jan si divincolò indietreggiando, ma Miguel lo spinse fino ad un angolo.
“Smettila! Lo sai che lo detesto!” cercò di proteggersi il corpo dagli attacchi.
“È per questo che lo faccio” scoppiò a ridere.
Le mani si muovevano frenetiche, insinuandosi ovunque, sotto le ascelle, sul collo e infine sul ventre. Due dita gli pizzicarono un po’ pancia e Miguel commentò divertito “Avevi ragione, Jan, stai mettendo su dei bei rotolini”
“Brutto…” Jan gli bloccò le braccia, schiacciandolo contro la parete.
Si spinse contro di lui “Ora chi è che ride, eh?”
Miguel sogghignò senza cercare di liberarsi “Sei forte, Jan e anche terribilmente sexy” gli fece gli occhi dolci.
“Stupido” Jan gli liberò le mani, per sferrargli uno schiaffetto sulla guancia.
Lo sguardo scivolò fino alla cicatrice, ben visibile sotto il labbro. Jan pensava gli desse un’aria vissuta, da duro. Miguel non aveva mai voluto spiegargli come se la fosse procurata e la cosa lo stupiva, di solito era un gran chiacchierone. Era quasi come se si vergognasse del suo passato.
Lo spagnolo approfittò della sua distrazione per sorprenderlo, allungò una mano e gli sfiorò le labbra. Ne segnò i contorni con un dito, Jan s’irrigidì, gli occhi neri di Miguel erano fissi nei suoi.
Un vociare li distolse e un attimo dopo due giovani sui vent’anni fecero il loro ingresso rompendo l’atmosfera.
Miguel ritirò il braccio e Jan tornò mestamente sotto il getto.

1 commento:

giusi-poo ha detto...

I ciccini sono i ciccini, non ci piove e già di loro creano sconpiglio emotivo. Ma le scene da te descritte, dalla corsetta con relativo defaticamento coccoloso sul prato, al solletico sotto la doccia, rendono ALLA GRANDE la chimica sessuale che c'è tra Jan e Miguel. Favolosa. Attendo il seguito, per piacere!!!!