mercoledì 10 febbraio 2010

L'ultima scena capitolo 1

L’ultima scena


Pairing: Gabriel Merz - Marco Girnth
Rating: NC17
Spoiler: Sesta stagione (più o meno)
Questa storia è completamente frutto della mia immaginazione e non c’è niente di vero.


L’ultima scena


Pairing: Gabriel Merz - Marco Girnth
Rating: NC17
Spoiler: Sesta stagione (più o meno)
Questa storia è completamente frutto della mia immaginazione e non c’è niente di vero.


Capitolo 1


Era una mattina di novembre, l’aria era fredda e una pioggerellina cadeva lenta su Lipsia, Marco Girnth era seduto nella roulotte che gli avevano adibito a camerino, quando bussarono alla porta. Entrò una delle assistenti del regista, sui vent’anni, bionda, con grandi occhi verdi e un fisico minuto. Tra le mani stringeva un copione.
“Signor Girnth, il copione del prossimo episodio” lo porse all’attore, non riusciva a sostenere il suo sguardo, quegli occhi azzurri la intimidivano e ogni volta che le sorrideva le guance diventavano color porpora.
“Grazie…” la guardò cercando di ricordare il suo nome e lei mormorò “Paula”
“Grazie, Paula” le alzò il mento con un dito “ma non chiamarmi signore, mi fai sentire vecchio, Marco sarà più che sufficiente”
“Io…” i loro sguardi si incontrarono e lei si sentì venire meno, quell’uomo era di una tale bellezza che averlo vicino la scombussolava completamente.
“Gabriel è già arrivato?” domandò poi sfogliando distrattamente il plico.
“Il signor Merz è nel suo camerino”
“Grazie” sorrise, desiderava discutere con il collega di una scena che dovevano girare.
“Lo avverto che desidera parlargli?”
“No, grazie, vorrei, prima, dare un’occhiata a questo” e tornò a sedere.
Affondò la testa nel copione dimenticandosi della sua presenza, lei uscì abbozzando un saluto con un filo di voce.
Marco cominciò a leggere, ma quando raggiunse a metà sgranò gli occhi e impallidì, doveva esserci un errore.
Buttò il copione sul divanetto e uscì dal camper come una furia, raggiunse il regista che sedeva sulla sua sedia con la testa affondata nel computer. Lo fronteggiò “Che significa?”
L’uomo alzò la testa “Di che parli?”
“Di che parlo? Della scena della morte di Miguel, è uno scherzo, vero?”
“No” la sua risposta fu semplice e concisa “accadrà nel prossimo episodio”
“Non riesco a crederci, ma perché?” era sconvolto.
“Gabriel voleva andarsene”
“Cosa?” provò un dolore in pieno petto a quella notizia.
“Sente che il suo personaggio non ha lo spessore e la visibilità che ha il tuo e ha deciso di lasciare”
“Non è possibile!” esclamò infilando una mano nei capelli biondi “Perché non me ne ha parlato?”
“Non ne ho idea, vai a prepararti, tra mezz’ora si gira” gli ordinò.
Marcò si voltò e senza dire altro si diresse verso il camper di Gabriel, non poteva andarsene, almeno non fino a quando non gli avesse spiegato il vero motivo. Bussò, ma entrò senza attendere risposta, Gabriel era in piedi con un caffè in una mano e il copione nell’altra. Quando lo vide le labbra si aprirono in un sorriso “Marco, ciao, caffè? Mando Paula a prendertelo?”
“Quando me lo avresti detto, Gabriel?” era davvero arrabbiato.
Gli occhi neri si puntarono su di lui “Di che parli? Dell’episodio che dobbiamo girare?”
“Certo, perché non mi hai detto che vuoi mollare Soko? Credevo fossimo amici, non solo due che lavorano insieme” dolore traspariva dalla voce.
“Lo siamo, Marco” si avvicinò mettendo giù il bicchiere e il copione. Gli appoggiò una mano sulla spalla “mi spiace di non avertelo detto, ma non riuscivo a trovare il momento adatto”
“Dannazione, perché? E poi, perché far morire il tuo personaggio? Non potevano trovare un’altra soluzione?”
“Miguel è spericolato, non poteva che fare un’uscita ad effetto” cacciò la lingua tra i denti.
Gli occhi azzurri di Marco si rattristarono, non poteva sopportare l’idea di non averlo più intorno, di non girare con lui, ma la cosa che temeva di più era di perdere la sua amicizia.
“Non cambierà niente” la mano si spostò sul suo viso “resteremo sempre amici, io tengo molto a te”
“Devo andare a prepararmi” distolse lo sguardo e scivolò via dal suo tocco.
Fece per uscire, ma la voce di Gabriel lo bloccò “Non sei arrabbiato, vero?”
“Ti aspetto sul set”
“Certo” sussurrò, ma dentro di sé sentiva che fosse in collera.
Quel pomeriggio girarono una scena dell’episodio “Mein Freund” i due attori furono impeccabili come sempre, ma in Marco c’era qualcosa di diverso, i suoi occhi erano tristi e vuoti.
Una volta che ebbero terminato le riprese si ritirò nel suo camper per poi tornare a casa, ancora qualche giorno e non avrebbe più lavorato con Gabriel. La cosa lo sconvolgeva più di quanto non volesse. Sedette sconsolato sul divanetto e appoggiò la testa allo schienale, si massaggiò le tempie, gli era scoppiato un fastidioso mal di testa.
Udì bussare alla porta, sospirò, non era dell’umore per vedere nessuno, ma poteva essere importante “Avanti, chi è?”
Il portellone si aprì ed entrò Gabriel, indossava un cappotto di pelle lungo fino alle ginocchia e un maglione a mezzo collo nero “Marco?”
Il biondo alzò la testa e lo fissò per un istante, poi appoggiò la testa sulla spalliera. Si portò una mano davanti agli occhi “Ciao, Gabriel, stai andando via?”
“Sì” poi si rese conto del suo malessere “Che hai?”
Si avvicinò sfilandosi il cappotto e appoggiandolo su una sedia “Stai male?”
“Mal di testa”
S’inginocchiò davanti a lui “Aspetta, ho un metodo infallibile” appoggiò le mani sulle tempie e cominciò a massaggiarle. Marco trattenne il respiro, il tocco delle sue mani calde era prodigioso, sembrava quasi avesse il potere di attenuarlo “Va meglio?”
“Sì” gemette chiudendo gli occhi e lasciandosi andare alle sensazioni che stava provando “fantastico”
“Mi dispiace” sussurrò Gabriel allontanando le mani.
Marcò lo guardò “Per cosa?”
“Per non averti detto come stavano le cose, che volevo andarmene”
Marco non replicò, lasciandolo continuare “Era da un po’ che ci pensavo, in questi ultimi tempi sentivo che a Miguel non gli era stato dato lo spazio che invece avrebbe meritato, che non era…”
“Valorizzato?” concluse al suo posto.
“Sì”
“Allora, fai bene, se pensi che altrove tu possa ottenere un ruolo migliore, devi tentare” gli costava dirgli quelle parole, ma si trattava della sua carriera.
“Mi mancherai” sussurrò Gabriel “trascorriamo così tanto tempo insieme che mi sembrerà così strano non farlo più” gli prese il viso con entrambe le mani e lo baciò sulla fronte.
Marco lo fissò con il cuore in gola. Deglutì leggermente, la sua vicinanza lo confondeva.
“Ci vedremo ancora, Marco, non credere di liberarti di me” sorrise dolcemente, non tollerava neanche l’idea di non rivederlo più, gli era troppo affezionato.
“Resterai a Lipsia, vero?” gli domandò l’altro abbozzando un sorriso.
“Per il momento. Ho un appartamento qui” alzò le spalle “ farò avanti e indietro da Berlino”
“Quando vorrai potrai restare da noi, sai che sarai sempre il benvenuto a casa nostra, Gabriel” appoggiò la mano sul braccio sinistro del compagno.
“Grazie, sei un vero amico” dopo un attimo di esitazione gli domandò “Ti va di bere una cosa?”
“No, grazie, devo tornare a casa” Marco scosse la testa.
“Perché non resti da me? Dai, avverti tua moglie che rimani a Lipsia, festeggiamo” cercò di convincerlo.
“E cosa c’è da festeggiare? Ci abbandoni” gli occhi azzurri erano tristi.
“Abbiamo ancora vari giorni di riprese, Marco e non fare il musone”
Il biondo scoppiò a ridere “E va bene, solo un drink che poi devo tornare a Berlino”
“Come vuoi, andiamo” prese il cappotto e lo trascinò fuori, era da tanto che desiderava trascorrere del tempo da solo con lui.


Gabriel sorseggiò la birra scura, Marco addentò il suo hot dog, la senape colò sporcandogli le dita “Dannazione” se le portò alle labbra.
L’amico gli passò un tovagliolino di carta senza staccare gli occhi da lui “Sei un disastro”
Marco rise “Ne hanno messa un po’ troppa”
Gabriel si sporse con un fazzolettino per aiutarlo, le dita si sfiorarono. Marco alzò lo sguardo perdendosi nei suoi grandi occhi neri “Grazie”
Il moro allontanò la mano, prese il suo boccale di birra e la bevve con un solo sorso. Ne ordinò un’altra facendo cenno alla cameriera, una biondina con le curve al punto giusto. Lei sorrise maliziosa e quando si avvicinò gli sussurrò qualcosa nell’orecchio passandogli un fazzolettino, Marco sbirciò e vide che c’era scritto un numero di telefono. Scosse la testa, era davvero incredibile quanto le donne fossero attratte da lui, ma perché continuava a stupirsi? Era bello, famoso, ricco, aveva tutto quello che una donna potesse volere in un uomo. L’unico ostacolo erano una fidanzata e i figli che vivevano con lei.
La ragazza si allontanò soddisfatta e Gabriel sospirò “Cosa farò io alle donne, tutte mi cercano”
“E sì, ma mi sembra chi dimentichi di essere impegnato, amico mio”
Lui sbuffò “Diciamo di sì”
“In che senso?
“Vedi, in realtà, le cose non vanno molto bene tra noi” spiegò grattandosi la fronte.
“Mi spiace” non gli aveva mai accennato nulla.
“Sì, il fatto è che non ci vediamo quasi mai. Spero che quando termineranno le riprese potrò stare un po’ con lei e i ragazzi”
“Vedrai che le cose si sistemeranno” appoggiò una mano sulla spalla.
“Lo spero, non vorrei perderla” si rattristò.
Marco decise di cambiare argomento “Carina, quella ragazza, ti ha dato il suo numero? Hai intenzione di chiamarla?”
“Non so”alzò le spalle “non era il mio tipo, troppo formosa”.
“Perché hai preso il suo numero, allora?”
“Sono un gentiluomo, si sarebbe sentita rifiutata” gli spiegò.
“È difficile capire i tuoi ragionamenti, Gabriel” ridacchiò Marco.
Gabriel sorseggiò la sua ennesima birra “Esageri, come sempre, Marco. Piuttosto, dovremo uscire tutti insieme, una di queste sere, anche con Andreas e Melanie”
“Certo” bevve, poi infilò in bocca l’ultimo pezzo di hot dog.
“Quante ne abbiamo passate in questi sei anni, eh, Marco?” Gabriel alzò la mano e ordinò una porzione maxi di patatine fritte.
Marco portò il boccale di birra alle labbra e ne bevve un lungo sorso “Ricordi quando abbiamo girato l’episodio dell’agenzia per i cuori solitari? Quella morettina ti aveva fatto davvero un bell’effetto.”
Gabriel cambiò espressione “Era uno schianto, Marco e quegli occhi neri” ridacchiò diventando leggermente rosso “anzi, visto che stiamo parlando di questo, devo confessarti una cosa”
Il biondo posò le iridi azzurre sul suo viso e notò che era imbarazzato, cosa doveva confessargli di tanto grave?
“Sono stato con lei”
“Cosa?” era incredulo.
“Sì, una sola notte, ma è stato…” ridacchiò e si morse il labbro inferiore.
“Così bello?” appoggiò il boccale sul tavolo e si sporse verso di lui.
Gabriel avvicinò il viso al suo e sussurrò “Sappi solo che ha una bocca di fuoco”
L’altro deglutì e si mosse agitato sulla sedia “Ti ha fatto un…?”
“Uno? Quella ragazza era insaziabile, mio caro”
“Si era creata una certa alchimia tra voi, ma non avrei mai pensato che saresti finito a letto con lei” commentò l’amico.
Gabriel ridacchiò “Una vera tigre, avevamo appena terminato di girare, io ero nel mio camper pronto ad andare via quando la porta si è aperta e lei è entrata. Marco, non puoi immaginare come era sexy. Indossava una camicetta di seta bianca, e una minigonna nera. Uno spettacolo. Senza dire una parola si è avvicinata per baciarmi”
“Cosa?”
“Già, mi ha baciato, poi mi ha guardato con i suoi occhi neri e mi ha sorriso. La mano è scesa alla cerniera e lo ha cacciato fuori. Si è inginocchiata e…”
Marcò sentì i pantaloni diventare stretti, si stava eccitando con quel racconto.
“Il resto puoi immaginarlo” cacciò la lingua tra i denti e sorrise malizioso “mi ha fatto un servizio che non dimenticherò mai”
“Diamine” la mano scese tra le gambe, aveva un’erezione.
Gabriel lo scrutò con attenzione “Tutto bene?”
“Sì, certo” fece finta di niente e sorseggiò lentamente la birra “e come è andata a finire?”
“Abbiamo fatto sesso, nel mio camper e poi a casa sua” rispose “una cosa da non credere”
“Perché non me lo hai detto? Sei un cialtrone” lo rimproverò l’amico.
“Non pensavo ti interessassero le mie esperienze sessuali, Marco e se proprio vuoi saperlo, non è stata l’unica volta che sono stato con delle attrici della serie”
“Eh? Davvero?” sgranò gli occhi.
“Certo, non sono un santo come te, ho i miei bisogni” replicò alzando gli occhi al cielo.
“Per chi mi hai preso? Anche io ho avuto le mie avventure, ma non sul set e non da quando sono sposato”
“Appunto, sei un santo” lo prese in giro ridendo “Sei sposato da sette anni e non hai mai desiderato di fare sesso con un’altra? Devo ammetterlo, Marco, sei davvero un uomo fuori del comune”
“Certo che l’ho desiderato, ma tra il volerlo e il farlo c’è un abisso” protestò mettendo il broncio.
“Dai, non fare così, è un complimento il mio” si sporse in avanti appoggiando una mano sulla guancia.
Marco si sentì invadere da un insolito calore, forse aveva davvero bevuto troppo per quella sera.
“Devo andare, Gabriel, non arriverò mai a Berlino altrimenti” si alzò, lasciando i soldi del conto sul tavolo.
“Mi accompagni a casa? Non sono in grado di guidare” Gabriel si alzò a sua volta, non si sentiva per niente bene.
“Certo, ho l’auto qui, dietro l’angolo” gli fu subito accanto notando che aveva qualcosa di strano “avresti dovuto mangiare qualcosa di più oltre alle patatine”
“Hai ragione, come sempre tra noi sei tu il più saggio. A volte mi ricordi Jan”
“E tu Miguel, ti comporti da immaturo agendo così, Gabriel” lo rimproverò.
“Si, papà” ridacchiò prendendolo in giro.
“Stupido, io lo dico perché ti voglio bene e mi piange il cuore vederti così” gli cinse la vita con un braccio per sorreggerlo.
“Se fai così sembriamo una coppia, Marco” Gabriel sorrise malizioso.
“Mi sa che hai bevuto troppo, mio caro, vieni, ti porto a casa” scosse la testa e lo condusse all’esterno.
L’aria fredda l’investì, era solo novembre, ma sembrava volesse mettersi a nevicare “Andiamo, si gela”


In pochi minuti arrivarono sotto casa di Gabriel, Marco spense il motore, ma l’amico non accennava a scendere.
“Siamo arrivati”
“Non sto bene, Marco” gli occhi erano chiusi e la testa poggiata sullo schienale “Mi viene da vomitare”
“Dai, scendi, un po’ d’aria fredda ti farà bene” aprì la portiera e scese, poi andò dalla parte del passeggero aiutandolo a scendere.
“Stai meglio?” gli domandò.
“Sì” mentì, gli girava la testa e lo stomaco era sottosopra “non preoccuparti”
“Non posso lasciarti in questo stato” gli accarezzò la fronte, era madida di sudore.
“Puoi restare, te l’ho detto, ormai è tardi per tornare a Berlino”
“Va bene” sorrise “non mi va di andarmene sapendoti in questo stato”
“Sei un tesoro, Marco”gli sorrise “mi mancherà tutto questo”
Queste parole furono come una pugnalata, aveva dimenticato che presto lui sarebbe stato lontano e che non avrebbero avuto più occasione di trascorrere serate come quella.
“Per te ci sarò sempre, lo sai”
“Sì, ma non sarà lo stesso” divenne improvvisamente tristi.
Marco abbassò lo sguardo “Saliamo, devi stenderti”
“Mi gira la testa” si appoggiò delicatamente a lui.
“Dannazione, ma quante birre hai bevuto?” gli domandò in ansia “Domani sarai uno straccio, come farai a girare?”
“Starò bene” replicò “mi basterà qualche ora di sonno per tornare fresco come una rosa”
“Sì, certo” mormorò per nulla convinto.
Una volta nell’appartamento, Marco seguì Gabriel in camera. Si guardò intorno, gli piaceva molto la sua casa, era bella, anche se piccola, aveva una stanza da letto, un salottino, cucina e un bagno.
Gabriel si tolse il cappotto, lo lanciò sulla poltrona, sedette sul letto e si lasciò sfuggire un lamento
“Tutto bene?” Marco si avvicinò e gli appoggiò una mano sulla spalla ”Stenditi, dai”.
In quel momento Gabriel scattò in piedi e corse fuori. Marco udì sbattere la porta del bagno.
“Dannazione” l’amico lo seguì preoccupato.
Bussò alla porta “Gabri? Posso entrare? Hai bisogno di aiuto?”
“Sto bene” non fu molto convincente.
Marco aprì la porta ed entrò, Gabriel era seduto sul pavimento, il volto era bianco come le piastrelle delle pareti e la fronte lucida di sudore.
“Gabri” gli si accovacciò accanto.
“Sto meglio, Marco, non preoccuparti” abbozzò un sorriso. Si alzò e andò al lavandino per sciacquarsi la bocca e il viso.
Si guardò allo specchio “Cazzo, sembra che mi sia passato un treno sopra”
“Si può sapere quante birre hai bevuto?” lo rimproverò.
“Tre o erano quattro?” non riusciva a ricordare.
“Vieni, devi stenderti” gli circondò la vita con un braccio, Gabriel sorrise, gli piacevano quei contatti tra loro.
Lo fece sedere sul letto, si avvicinò “Faccio io” dichiarò vedendo che aveva problemi con il maglione. Glielo sfilò e lo appoggiò sulla poltrona, Gabriel si slacciò le scarpe e le lanciò lontano, desiderava solo stendersi e dormire.
Restò con la canottiera bianca e jeans, si stese e chiuse gli occhi. Marco tornò in bagno, prese un asciugamano e lo passò sotto il getto d’acqua.
Ritornò da Gabriel, aveva la testa appoggiata sul cuscino e gli occhi chiusi. La canottiera si era alzata lasciando intravedere la pelle scoperta della pancia. Lo sguardo si soffermò sugli addominali e la bocca diventare secca. Scosse la testa, stava davvero perdendo il senno, si sporse verso di lui
Gli appoggiò l’asciugamano bagnato sulla fronte. Gabriel sospirò di sollievo, poi riaprì gli occhi perdendosi nelle iridi azzurre dell’amico “Grazie, Marco”
“E di cosa? Ora, riposa” gli accarezzò una guancia “ Io sarò nell’altra stanza”
“Il letto è grande” sussurrò “resta qui”
“Dormirò sul divano, non preoccuparti” gli sedette accanto.
“Mi mancherai, davvero” gli confessò Gabriel “questi sei anni sono stati molto importante, per me sei diventato quasi un fratello”
“Ora mi fai arrossire” il biondo era spiazzato da quelle rivelazioni, gli appoggiò una mano sul braccio.
“Sei così tenero e premuroso”
“Dovresti dormire, Gabriel altrimenti domani sembrerai un zombie” si sentiva strano vicino a lui, non riusciva a capire cosa gli stesse accadendo. Era inspiegabilmente attratto da lui, forse Gabriel non era l’unico ad aver bevuto troppo.
“Uno zombie sexy, però” ridacchiò l’altro.
Marco scoppiò a ridere “Certo”
Gabriel divenne improvvisamente serio, gli portò una mano dietro la nuca. Lo attirò verso di se, posando le labbra sulle sue. Fu un bacio delicato, ma bastò a scatenare una moltitudine di sensazioni in Marco. Il cuore cominciò a battere con furia nel petto, le dita strinsero il lenzuolo. Non riusciva a credere che Gabriel lo stesse baciando.
Il moro si staccò “Baci bene, sai?” chiuse gli occhi
“Gabriel, perché tu…?”
Non rispose, Marco s’interruppe, l’amico era ormai profondamente addormentato.
Sospirò, gli posò un bacio sulla fronte e si alzò dal letto lasciando la stanza. Una volta solo si stese sul divano e cercò di addormentarsi. Erano le 4, il mattino seguente avrebbe fatto fatica a girare.
Incrociò le braccia dietro la nuca e chiuse gli occhi, ma non riuscì a dormire. Quel bacio lo aveva confuso, cosa significava per lui? Era solo per ringraziarlo o nascondeva altro? Mille dubbi e domande si affollarono nella mente. Solo quando le prime luci dell’alba filtrarono dalla finestra, il sonno ebbe il sopravvento.

1 commento:

giusi-poo ha detto...

Tra loro è tutto così dolce, bella quest'amicizia totalmente in bilico tra fratellanza e attrazione. E poi Marco capisce quant'è sexy gabriel prima che sia troppo tardi per fortuna. Bisogna dire che di desiderio represso ce n'era assai, soltanto da certi sguardi che si lanciano miguel e jan si capisce quanta alchimia ci sia tra i due e io dubito che la 'cosa' non sia stata affrontata da loro. Gli attori sono sempre molto aperti.... iihihihihihih