giovedì 3 settembre 2009

Gelosia capitolo 1 terza parte

Squadra speciale Lipsia
Pairing:Jan-Miguel
Rating:NC17 nei prossimi capitoli
I personaggi non mi appartengono, mi limito a fantasticare su questi stupendi commissari tedeschi.

Ore dopo Jan giaceva sul suo divano, con il capo appoggiato su un cuscino e lo sguardo fisso sul soffitto. Indossava solo i jeans, il torace nudo era imperlato di sudore vista la serata estremamente afosa e i piedi scalzi. Il suo animo era tormentato da sentimenti contrastanti: delusione, gelosia, desiderio, rabbia e non era da lui essere così indeciso sul modo di comportarsi. Fino a quel momento era sempre stato certo di tutto e soprattutto di quello che provava o non provava nei confronti di Miguel e si trovava ad essere geloso di lui e di quell’insignificante barista. Doveva essere impazzito, sì, non c’era altra spiegazione.
Era ancora immerso nei suoi pensieri quando udì bussare alla porta. Guardò l’orologio, erano quasi le undici, chi poteva essere? Si alzò e a piedi nudi si diresse verso l’ingresso. Aprì la porta e davanti al suo viso penzolarono delle birre. Sorrise e dopo un istante il viso di Miguel fece capolino, era il suo modo di proporre una tregua. Il moro sgranò leggermente gli occhi e lasciò vagare lo sguardo sul torace nudo dell’amico. Il cuore cominciò a battergli con forza, perché quella reazione solo ora? Scosse la testa, Jan lo lasciò passare e lo seguì in salotto senza dire una parola.
“Che facevi? Dormivi?”
“No, non preoccuparti, Miguel”gli fece segno di sedere sul divano “Come mai qui?”gli domandò porgendogli una birra e aprendone una per sé.
“Volevo vedere come stavi”rispose abbassando leggermente la testa.
“Sto bene”
“Davvero? Chissà perché non ti credo”lo scrutò con attenzione.
“È un tuo problema, io sto benissimo”
“Dannazione, Jan”scattò in piedi versando un po’ di liquido sul pavimento “Si può sapere cosa ti prende? È da quando siamo stati in quel locale che sembri un altro”
“Non è vero, è solo la tua immaginazione”negò, ma Miguel non gli credeva.
Gli si avvicinò “Jan, è con me che stai parlando, ti conosco da troppi anni per non capire che qualcosa ti turba”
Il biondo abbassò lo sguardo “Non è niente, mi passerà”
Miguel fece un profondo sospiro e gli appoggiò una mano sulla spalla “Jan, se ti turba questo caso e dover fare coppia con me posso occuparmene da solo. L’ultima cosa che voglio è turbarti, metterti a disagio”pronunciò queste parole con dolore, ma per il bene di Jan avrebbe fatto qualunque cosa.
“No, non voglio”replicò “ e poi, questa inchiesta è stata affidata ad entrambi ”
“Perché solo poche ore fa hai detto che non volevi più far credere di essere il mio compagno? Credevo non volessi più fingere di essere gay”per la prima volta dopo anni non riusciva a comprendere cosa passasse per la sua testa.
“Lo so, ma…”
“Jan, non riesco più a capirti e la cosa mi turba più di quanto vorrei”gli occhi neri di Miguel erano fissi sul suo viso.
“Mi dispiace”finalmente lo guardò e si perse in quelle pozze scure che tanto lo turbavano “non so cosa mi prende”
“Dimmi solo che non sei arrabbiato per qualcosa che ho fatto, non sopporterei che tu ce l’avessi con me”
“No, Miguel”gli sfiorò una guancia “non potrei mai avercela con te, per me sei tutto”
“Dici sul serio? Ero certo che fossi arrabbiato per ieri sera”
“Sono arrabbiato con me stesso”scosse la testa.
“Con te stesso?”alzò un sopracciglio, di cosa stava parlando?
“Con il mio comportamento ho rischiato di mandare all’aria l’intera operazione e…”
Miguel lo fissò senza capire e Jan continuò “Con la mia gelosia, stavo per venire a prendere a pugni quel bastardo”negli occhi blu apparve una strana luce “non sai che sforzo ho dovuto fare per non alzarmi dal tavolo ed intervenire”
Miguel restò senza parole, lo aveva sperato, ma non avrebbe mai creduto potesse essere vero.
“Scusami, sono un idiota, dimentica quello che ho detto”Jan si pentì di esserselo lasciato sfuggire, ora che avrebbe pensato di lui.
“Perché dovrei?”si mosse maggiormente contro di lui fino ad essere ad un soffio dal suo viso “Era da tanto che speravo di sentirtelo dire”
Jan era senza parole, il viso del suo collega era così vicino, poteva percepire il suo alito caldo così inebriante. Sorrise e, come attratte da una forza invisibile, le loro labbra si unirono per un istante. Immediatamente si staccarono confusi e Miguel si schiarì la gola, leccandosi poi le labbra per risentire il sapore di Jan “Mi sa che questo caso ci sta confondendo le idee ”mormorò abbassando lo sguardo e grattandosi la testa, non voleva che potesse leggergli negli occhi il desiderio che provava.
“Mi sa che hai ragione”il cuore del biondo batteva con violenza nel petto, ancora non riusciva a realizzare di aver baciato Miguel, di aver posato le labbra su quelle carnose e invitanti di lui. Era vero, quel caso li stava davvero portando sull’orlo di un precipizio.
Miguel fece una risatina nervosa, poi prese un’altra bottiglia di birra e la sorseggiò nervosamente “Hai qualche idea su come venire a capo di questo caso così spinoso?”
“No”sospirò voltandogli le spalle, era attratto da lui, ormai non poteva più negarlo.
“Jan, dovremmo tornare sul luogo del delitto”propose “sono sicuro che l’assassino ritornerà lì per trovare un’altra vittima”
“Pensi che il barista sappia qualcosa?”domandò, quel ragazzo non lo convinceva, sentiva che non aveva raccontato tutto.
Miguel rise “Possiamo convincerlo a parlare”
“Immagino come, quello voleva portarti a letto”
“Questo non significa che io ci starei”replicò, poi aggiunse tentando di ingelosirlo “anche se non era niente male”
Jan provò una fitta in pieno petto a quelle parole, che intendeva? Che forse gli piaceva? Dentro di sé provava una gelosia feroce che non credeva di poter mai provare “Non pensi avesse un bel corpo?”gli chiese poi divertito.
“Cosa vuoi che ne sappia, Miguel? Non ho mai considerato gli uomini da quel punto di vista, né tanto meno osservato il loro corpo”scattò seccato, ma non era vero, il corpo di Miguel lo aveva considerato eccome “C’è qualcosa che vuoi dirmi?”
“Non hai il senso dell’umorismo, tu, non ti rendi neanche conto quando ti sto prendendo in giro”
“Secondo me sei serio, invece”replicò non troppo convinto delle sue giustificazioni.
Miguel lo fronteggiò e si avvicinò di nuovo “Non scherzare, non era il mio tipo”avanzò ancora “preferisco i biondi”lasciò vagare lo sguardo sul petto nudo di Jan e si leccò d’istinto le labbra “senza piercing o volgari tatuaggi che deturpano soltanto il corpo”
Jan fremette, ma non si allontanò, né indietreggiò, era come impietrito, ma in quell’istante lo sbattere di una porta lo fece scattare. La magia di quel momento svanì così come si era creata e un attimo dopo
Benny, il figlio di Jan fece capolino dalla porta e li fissò sorpreso di vederli in piedi in mezzo alla stanza.
“Benny? Che fai alzato?”era imbarazzato, se fosse entrato pochi minuti prima li avrebbe sorpresi a baciarsi
Non poteva neanche pensare ad una simile eventualità, cosa avrebbe pensato di suo padre? Si guardò, era a torso nudo, come spiegarlo? Il panico si impadronì di tutto il suo essere.
“Avevo sete, ma cosa fate?”
“Bevevamo una birra”si affrettò a dire suo padre.
“Ciao Benny”lo salutò lo spagnolo “come sei diventato grande”
“È passato del tempo dall’ultima volta in cui sei venuto a trovare papà a casa, come mai non vieni più spesso come prima?”
“Ho avuto da fare”si passò la mano tra i capelli quasi rasati “ma vedrò di rimediare”e lo sguardo si posò su Jan che, imbarazzato, evitava i suoi occhi.
Le labbra del ragazzino si aprirono in un sorriso “Grande, buonanotte”e tornò nella sua stanza.
“Io vado, Jan”
“Sì, forse è meglio”quella serata aveva rischiato di trasformarsi in un film a luci rosse perché immagini di lui e Miguel avvinti sul divano avevano cominciato a farsi strada nella sua mente.
“Notte”aggiunse ferito che volesse mandarlo via e si avviò verso la porta a passo deciso. Jan temeva forse che se fosse rimasto avrebbe approfittato della situazione e lo avrebbe baciato? Forse sarebbe accaduto davvero perché lo desiderava, per quanto teneva troppo alla loro amicizia per rischiare di prendersi un pugno in faccia, ma soprattutto, non poteva rischiare che Jan lo odiasse.
“A domani”mormorò il biondo seguendolo, ma Miguel in un attimo fu fuori la porta chiudendosela alle spalle.
L’altro restò impietrito a fissare il punto in cui era sparito, maledicendosi per aver incasinato le cose tra loro. Sì, avrebbero dovuto risolvere quel caso al più presto, non poteva rischiare di compromettere la loro amicizia.

domenica 30 agosto 2009

Gelosia capitolo 1 seconda parte

Squadra speciale Lipsia
Pairing:Jan-Miguel
Rating:NC17 nei prossimi capitoli
I personaggi non mi appartengono, mi limito a fantasticare su questi stupendi commissari tedeschi.

Il giorno dopo la tensione tra i due poteva tagliarsi con un coltello, Jan era seduto alla sua scrivania, una matita tra le dita e l’aria di chi sta per crollare da un momento all’altro. Miguel era appoggiato allo scaffale con le braccia incrociate al petto. Haio blaterava qualcosa sull’urgenza di scoprire l’assassino, poi si rivolse a Miguel “Hai scoperto qualcosa in quel bar? Più il tempo passa e maggiore è il pericolo che qualche altro ragazzo possa essere aggredito”
“Il barista sembra non sappia nulla, mi ha parlato delle aggressioni, ma niente che non sapessimo già”spiega lanciando qualche occhiata furtiva a Jan che sembrava non stesse ascoltando neanche una parola.
“E tu, Jan?”il loro capo si voltò verso il biondo che alzò la testa di scatto e lo fissò “Come?”
“Cosa hai scoperto al bar?”ripeté l’uomo stupito della sua distrazione, di solito aveva un comportamento irreprensibile.
“Niente di utile”rispose seccato.
“Io penso che quel barista sappia più di quello che dice”intervenne Miguel “lo indurrò a fidarsi di me, lo farò parlare”
“Non ne avevamo alcun dubbio”mormorò Jan.
Miguel gli lanciò un’occhiata di fuoco e Hajo domandò “Cosa intendi dire?”
“Sì, Jan, cosa intendi dire?”gli fece eco il moro.
“Che il nostro Miguel ha avuto un incontro molto ravvicinato con quel tipo”rispose allusivo.
Haio si voltò verso di lui che arrossì leggermente “Mi sono calato nella parte, ho cercato di farlo parlare”si giustificò.
“Bene”disse il superiore “Voglio risolvere questo caso al più presto, conto su voi due”e uscì senza aggiungere altro.
Jan restò seduto al suo posto, Miguel lo fissò per qualche istante, poi gli si avvicinò “Cosa diavolo hai? Ce l’hai con me per qualche motivo?”
“Perché dovrei?”
“Non lo so, te lo sto chiedendo”appoggiò le mani alla scrivania e si sporse verso di lui “è da ieri sera che sei così”
“Non ho niente, Miguel”negò, ma glielo leggeva in faccia che stava mentendo.
“Sei un pessimo bugiardo, Jan”
“Lasciami stare, non sono dell’umore adatto per le tue storie”alzò lo sguardo verso di lui e si perse in quelle pozze scure che tanto turbavano il suo animo.
“Cosa ti sta accadendo?”gli domandò, era preoccupato.
Il biondo sospirò senza staccare gli occhi dai suoi, poi mormorò “Questo caso…”
“Cosa? Sei in questo stato per un semplice caso?”
“Sì, vedi, il fatto di andare in quel locale, fare finta di essere una coppia, io non so se…”balbettò leggermente.
L’espressione di Miguel s’indurì, era questo allora il problema? Dover fingere di essere il suo compagno? Provò un dolore in pieno petto e non riuscì a mascherare la sua delusione “Non preoccuparti, ci tornerò da solo”
“Per fare i tuoi comodi con quel tipo?”Jan scattò in piedi, la gelosia lo stava torturando.
“Se servirà risolvere il caso, sì”gli occhi neri di Miguel fiammeggiarono.
Jan spalancò la bocca incredulo, gli occhi azzurri lo fissarono tristemente.
Miguel si rese conto del suo cambiamento e accorciò le distanze avvicinando il viso al suo “Jan, io…”
L’altro distolse lo sguardo, era furioso, deluso, disperato, ma non voleva che lo capisse.
“Jan, guardami”gli sfiorò una guancia.
“Lasciami stare, Miguel”sgusciò via, prese la giacca dalla poltrona e uscì.
Miguel imprecò, era la seconda volta che andava via senza fornirgli una risposta plausibile. Possibile che il pensiero di fingersi il suo fidanzato lo disgustasse tanto? Ferito, strinse le labbra, era deciso ad andare fino in fondo. Doveva scoprire cosa stesse passando per la testa a quello zuccone.

mercoledì 12 agosto 2009

Gelosia

Una fic su una delle coppie più hot della tv.
Jan-Miguel
Squadra speciale Lipsia
Questa fic è interamente di mia invenzione.


Miguel si fermò all’esterno del locale e volse lo sguardo verso il suo collega e represse una risata, Jan indossava un paio di pantaloni di pelle nera e una canottiera trasparente anch’essa nera. Abbassò poi lo sguardo e sospirò, lui non era conciato di certo meglio, i jeans che era stato costretto ad indossare erano talmente aderenti che non riusciva quasi a camminare e la maglietta era così stretta da non lasciare quasi nulla all’immaginazione.
“Jan, ripetimi un’altra volta perché dobbiamo farlo?”la sua voce era angosciata.
“Perché dobbiamo scoprire chi ha ucciso quei due ragazzi gay all’uscita di questo locale e l’unico modo per farlo è questo”
“Ma mi sento ridicolo”protestò guardandolo con i suoi grandi occhi neri da cucciolo.
“Anche io, Miguel, ma non possiamo farci nulla”lasciò vagare lo sguardo lungo il suo corpo e si sentì seccare la bocca “e poi, ti stanno bene questi jeans, ti fanno un bel fondoschiena”
“Idiota!”replicò
“Dai, vieni qui”Jan gli porse un braccio.
“Che c’è?”alzò un sopracciglio.“Dobbiamo sembrare una coppia, no? Hajo ci ha detto di comportarci da coppia e allora, vieni qui e dammi la mano” Jan gli spiegò quello che dovevano fare.
“Okay”ubbidì, strinse la mano del suo compagno e provò una corrente elettrica lungo la schiena “ma non funzionerà, sembriamo tutto tranne che una coppia gay, Jan”
“Non essere così negativo, vedrai che la berranno, basta che tu sia credibile”
“Ti odio”sibilò Miguel.
Jan scoppiò a ridere e gli strinse maggiormente la mano.
Entrarono nel locale, non era molto affollato per essere un venerdì sera, al bancone c’erano un paio di ragazzi, al centro della stanza varie coppie ballavano abbracciate e seduti ad un tavolo in fondo alla sala c’era un gruppo di quattro giovani completamente vestiti di pelle.
Si voltarono verso i nuovi arrivati e gli lanciarono degli sguardi interessati, forse la copertura avrebbe funzionato. Presero posto ad un tavolo poco distante, uno accanto all’altro e si guardarono intorno.
“Non mi sembra di vedere tipi sospetti”sussurrò Miguel.
“Anche il più innocuo potrebbe essere l’assassino”gli occhi blu si puntarono su un tipo al bancone, sulla trentina, con i capelli neri e gli occhiali. Sembrava stonare con il resto dei clienti del locale e ogni tanto si voltava a guardarli.
“Pensi che…?”anche Miguel cominciò a scrutarlo per scorgere ogni comportamento ambiguo.
“Non lo so”
“Ti va di bere?”negli occhi scuri dello spagnolo apparve una strana luce e senza attendere una risposta, si alzò in piedi e si diresse verso il bancone.
Si appoggiò con i gomiti e si sporse verso il barista, un giovane sulla ventina, molto carino, con numerosi piercing sul viso e due occhi blu che gli ricordarono quelli di Jan.
“Ciao”gli sorrise il giovane.“Ciao, senti, mi daresti due birre?”
“Come le vuoi?”gli sfiorò un braccio con le dita.
“Scure”resistette all’impulso di scansarsi.
“Come ti chiami? E quel biondino è il tuo ragazzo? Davvero bello, ma io preferisco i mori come te, non sei d’origine tedesca, vero?”il giovane lo tempestò di domande, mentre il tipo sospetto restava in silenzio, con lo sguardo fisso sul bicchiere davanti a sé.
“No, spagnola. Sono Miguel e lui…”si morse le labbra e si voltò verso Jan e si rese conto che li fissava con una strana espressione “è Jan”
“Piacere di conoscerti, Miguel, io sono Franz”riempì i boccali con la birra e glieli porse “vuoi dell’altro?”
“No, per ora, niente, grazie”gli sorrise e presi i boccali ritornò al suo tavolo.
Jan teneva la schiena appoggiata, la testa bassa e le braccia incrociate al petto, gli sedette di fronte questa volta e lo guardò “Che hai?”
“Niente”prese il boccale e lo portò alle labbra bevendo un lungo sorso di birra.
“Sarà, ma mi sembri strano”Miguel bevve e volse lo sguardo altrove, il tipo era andato via “chissà se sapeva qualcosa”
“Forse”
“Il barista non ti stacca gli occhi di dosso, Miguel”continuò a sorseggiare la birra.
“Davvero? Non me ne ero accorto”
“Perché sei ingenuo”l’amico scosse la testa.
“Vorrà dire che sono credibile come gay, pensi che dovrei approfittarne per indagare?”fece un sorrisetto maligno.
Jan impallidì leggermente, che aveva intenzione di fare?
“Ho voglia di un’altra birra”ridacchiò e si alzò diretto verso il bancone.
Il biondo lo fissò incredulo, voleva davvero provarci con quel tipo. Non riusciva a crederci. Scolò la sua birra, poi fissò Miguel, era appoggiato al bancone e flirtava con il barista e scosse la testa, era davvero incredibile.
“Vuoi un’altra di queste?”domando il giovane facendo gli occhi dolci al poliziotto infiltrato che gli era davanti.
“Sì, una per me e una per il mio…”
“Ragazzo?”concluse al suo posto.
“Sì”fremette nel sentirlo chiamare in quel modo, non ci aveva riflettuto fino a quel momento, non erano molto credibili come amanti, a parte i battibecchi, tra loro non c’era stato nulla che lo dimostrasse.
“Cosa vi porta qui?”
“Un amico ci ha parlato di questo locale”inventò alzando le spalle “sembra niente male”
“Sì, peccato siano successi vari incidenti, ma è una croce che dobbiamo portare”gli spiegò il giovane riempiendo i boccali e porgendoglieli.
“Di che incidenti parli?”bevve un sorso, poi si leccò le labbra.
Il giovane Franz puntò gli occhi sulla sua bocca e ansimò leggermente “Due ragazzi sono stati aggrediti, nel vicolo fuori il locale”
“Cristo”imprecò.
“Sì, ci hanno rimesso le penne, erano talmente pesti che non ce l’hanno fatta”
“Cazzo, non si è scoperto chi è stato?”domandò Miguel fingendosi sorpreso.
“No”scosse la testa, poi si avvicinò maggiormente a lui sforandogli l’orecchio con le labbra “ma non parliamo di queste brutture, senti, perché non ti liberi di lui e vieni a casa con me, questa notte?”
Miguel fremette e si scansò “Ne sono lusingato, ma devo rifiutare, sono un tipo molto fedele”
“Peccato, ma se cambi idea, sai dove trovarmi”sospirò allontanandosi e ritornando al suo lavoro.
Il moro tornò al tavolo con un sorrisetto compiaciuto, Jan, invece, non era dello stesso umore, anzi, era alterato e seccato “Allora? Spero ne sia valsa la pena fare il ruffiano”
“Che c’è? Sei geloso?”alzò la voce in modo da farsi sentire da tutti.
“Sei matto? Abbassa la voce, Miguel”gli occhi di Jan erano fuori dalle orbite.
“Sai che amo solo te”ironizzò sfiorandogli una guancia.
“Finiscila, stai dando spettacolo”fece una smorfia, lo detestava quando si comportava così.
“Bevi, Jan, cerca di rilassarti, sei un fascio di nervi”il suo alito caldo gli solleticò il volto facendolo fremere.
Per tutta risposta il collega prese il boccale e bevve una lunga sorsata, poi appoggiò la schiena alla panca “Sei un cialtrone, Miguel”
“Non vuoi sapere cosa ho scoperto da Franz?”lo spagnolo si sporse verso di lui.
“Certo che voglio saperlo!”esclamò “Mi sembra il minimo dopo che ti sei lasciato palpare da quel tipo”questa ultima frase suonò come dettata da un moto di gelosia.
“Allora, ha detto che sono stati picchiati fuori nel vicolo e che quelli che li hanno aggrediti non sono stati presi, ma io scommetto che sa più di quello che mi ha detto”sorseggiò la sua birra, ma era già alticcio.
“E cosa vuoi fare? Portartelo a letto per fargli sputare la verità?”
Miguel lo fissò incredulo, sembrava davvero geloso. No, non poteva essere. Scosse la testa e sorrise, doveva essere quel luogo e la birra bevuta a fargli venire strane idee.
“Jan, non dire stronzate”
L’altro fece un sospiro di sollievo, per un attimo aveva temuto che lo avrebbe fatto davvero.
“Mi hai fatto paura, Miguel”
Miguel scoppiò a ridere, era così buffo, Jan in quel momento.
Jan sorresse Miguel, avevano bevuto solo due birre, ma il giovane sembrava alquanto brillo, tanto che si offrì di accompagnarlo a casa. Lo aiutò a scendere dall’auto e lo accompagnò fin dentro il suo appartamento.
“Sai, Miguel, sei un vero impiastro, guarda come ti hanno ridotto due birre”lo prese in giro.
“Non sono sbronzo, sto benissimo”
“Sì, certo, ora vieni che ti porto a letto”lo sorresse.
“No”protestò staccandosi “non voglio andarci, voglio restare qui con te”
“Hai bisogno di una bella dormita”
“No, ho bisogno di un bere”si avviò verso la cucina “la vuoi una birra?”
“No, ne ho abbastanza e anche tu”lo seguì.
“Non fare il guastafeste, Jan, se avessi saputo che eri così noioso avrei seguito Franz a casa”lo provocò.
Jan si bloccò e lasciò scivolare le braccia lungo il corpo “Cosa?”
“Niente”si morse un labbro, aveva esagerato.
“No, ora ripeti quello che hai detto”gli fu addosso e gli puntò un dito contro il petto.
“Ho detto che se avessi saputo che eri così noioso sarei andato a casa di quel barista”
“Vuoi dire che ti ha chiesto di andare a casa sua?”provò qualcosa di indescrivibile, come un pugno in pieno petto così potente da impedirgli di respirare.
“Sì, mi ha detto queste testuali parole “Scaricalo e vieni a casa con me”
Jan si voltò di scatto e aprì il frigo per prendere una birra, ne aveva bisogno. L’aprì e bevve un lungo sorso, mentre Miguel lo scrutava, appoggiato al tavolo.
“Che ti importa? E poi, gli ho risposto che non ero interessato”
“Avresti voluto?”“No, Jan, ma che cazzo dici? Sai che non mi interessano gli uomini”replicò di scatto.
“Sembravi a tuo agio in quel bar”lo provocò “c’è forse qualcosa che non mi hai detto?”
“Hai voglia di litigare, Jan?”gli afferrò un braccio e lo strattonò “Dimmelo se vuoi litigare che ti accontento”
“Lascia perdere”si liberò e gli voltò le spalle, cosa gli stava accadendo? Perché provava quelle sensazioni?
“Io torno a casa, è meglio”
“No”Miguel lo bloccò “cosa ti prende? Non ti sei mai comportato così”
Jan si voltò e si perse nelle iridi scuse del suo compagno “Mi dispiace, Miguel”
Il moro si avvicinò pericolosamente a lui, i loro visi potevano quasi sfiorarsi “Eri geloso”sussurrò, l’alito sapeva lievemente di birra, ma la sua espressione era stranamente seria.
“Io…”non sapeva che dire, improvvisamente non riusciva a spiccicare una sola parola.
“Sì, lo eri”insistette.
Jan strinse le labbra, la sua vicinanza lo turbava, non riusciva a ragionare, doveva andare via da quella casa prima che fosse troppo tardi “Stai delirando, io vado. Notte, Miguel”e scappò via.
Il moro restò pietrificato, poi quando sentì la porta sbattere si riscosse dalla sua trance, ma cosa gli era accaduto? Era stato davvero sul punto di baciare Jan? Riflettendoci, era quello che aveva voluto tutta la sera. Si grattò la testa, finì la sua birra con una sorsata e poi si diresse verso la camera da letto, aveva bisogno di dormire.

giovedì 16 luglio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 10




Capitolo X

Quando Alex tornò a Kearny era già calato il crepuscolo, l’incontro era andato per le lunghe e non aveva potuto liberarsi prima, ma era felice di essere tornato. Gli era sembrata un’eternità da quando era partito, eppure era stato via solo una settimana. Spense il motore dell’auto davanti a casa, le luci erano accese e l’auto era nel vialetto. Sospirò, Amber era a casa.
Volse poi lo sguardo verso la casa di William, anche lì le luci erano accese, forse lo stava aspettando, in fondo, gli aveva promesso sarebbe stato di ritorno quella sera stessa. Appoggiò la fronte al volante, sapeva che Amber si sarebbe infuriata quando avrebbe saputo che voleva lasciarla, ma non poteva fare altrimenti, desiderava essere libero per trascorrere la sua vita con William. Scese dall’auto e, dopo aver preso il borsone dal sedile posteriore, chiuse lo sportello.
Un movimento alla finestra della casa accanto attirò la sua attenzione, c’era qualcuno dietro le tende. Fissò la finestra per qualche istante e finalmente la vide, la famigerata signora Pattinson lo stava spiando. Corrugò la fronte, strinse le labbra e si avvicinò, non poteva continuare a fingere che non fosse seccante.
Era arrivato ad un passo dal vialetto quando la porta d’ingresso si aprì e ne usci la signora Pattinson, tra le braccia stringeva un gatto siamese. Alex si bloccò, era la prima volta che aveva modo di vederla da vicino e la scrutò con attenzione. Era una donna sulla settantina, capelli neri, occhi chiari nascosti da buffi occhialetti, viso paffuto, solcato da numerose rughe. Indossava un abito rosa e nero lungo fino a sotto il ginocchio e delle pantofole di velluto. Il gatto, stretto al suo petto, si mosse e puntò i suoi occhietti azzurri su di lui come se volesse scrutarlo nel profondo.
Alex lo fissò per qualche istante, poi alzò lo sguardo verso la donna che gli sorrise “Buonasera, signor James, è di ritorno, a quanto vedo”lo salutò facendo scorrere la mano sulla schiena dell’animale che si stiracchiò leggermente.
“Buonasera anche a lei, signora”
“lìL’ho vista dalla finestra e mi chiedevo se volesse fare due chiacchiere con una vecchia signora come me, sa sono sempre sola e mi farebbe piacere la compagnia di un bel giovanotto, una volta ogni tanto”gli domandò ammiccante.
“Veramente, sono appena tornato e Amber mi starà aspettando”replicò scusandosi, ma poi ci ripensò e accettò l’invito “Un minuto, solo”quale migliore occasione per parlarle e dirle di smetterla di spiarli?
Lei lo lasciò passare poi si chiuse la porta alle spalle. Lo introdusse nel salotto.
Alex si guardò intorno, la stanza era molto spaziosa, vi erano due divani, su uno dei quali dormiva acciambellato un secondo gatto, sempre di razza siamese che non alzò la testa neanche quando il giovane fece il suo ingresso nella stanza, poi un cassettone in legno, una vetrinetta appoggiata ad una parete e tra i divani un tavolino.
La donna lo fece accomodare sul divano libero, mentre lei gli sedette di fronte, accanto al siamese, appoggiando anche quello che aveva in braccio, il quale si avvicinò al compagno e cominciò ad annusarlo e leccarlo.
Il ragazzo si sentì a disagio, quella donna gli incuteva uno strano senso di timore, nonostante avesse superato la settantina.
Lei lo fissò attentamente per qualche istante, poi parlò “Le va un the, un caffè?”
“No, la ringrazio, sto bene”si sistemò sul divano, lo sguardo si spostò verso i due gatti che ora si stavano facendo le fusa. Non gli piacevano i gatti, era più un tipo da cani, ma Amber non amava gli animali e non gli aveva permesso di prenderne uno.
“Allora, signor James, come si trova nella nostra cittadina?”gli domandò lei improvvisamente.
“Bene, la gente è amichevole e gentile, ci sentiamo a nostro agio in questo quartiere e poi, non è caotico come New York”
“Venite da New York, città interessante”commentò.
“Sì”alzò un sopracciglio, quella donna era davvero strana “Amber ci lavora, è infermiera”le comunicò, ma qualcosa gli diceva che fosse già al corrente di tutto.
“Cara ragazza, peccato lavori così tanto”disse senza staccare gli occhi dal giovane che le era di fronte.
Alex non replicò e lei continuò “Ai miei tempi le donne restavano a casa, non lasciavano i propri uomini da soli, ma il mondo è cambiato, le donne si sono emancipate, lavorano più degli uomini”.
“Amber ama il suo lavoro”commentò posando i suoi occhi scuri su di lei “e se deve trascorrere le giornate fuori casa, pazienza”alzò le spalle.
“Capisco”le labbra si aprirono in un sorriso “è davvero esemplare da parte sua, non tutti gli uomini lo avrebbero accettato”
“Non posso impedirle di fare quello che ama e che ci da di che vivere. È una fortuna poter lavorare entrambi”
“Come mai è partito? Per lavoro?”continuò con il suo interrogatorio.
Alex continuava a sentirsi a disagio, sentiva che presto avrebbe posto qualche domanda imbarazzante perché sembrava davvero capace di farlo “Sì, un progetto che dovevo terminare”le spiegò cercando di essere il più vago possibile.
Lei lo scrutò, non era convinta, glielo leggeva nello sguardo che stava mentendo, Alex abbassò lo sguardo pentito di aver accettato quell’invito.
“Ora, devo andare”si alzò in piedi, ma la donna fu più veloce e lo bloccò appoggiandogli una mano sul braccio “Resti ancora”
“La ringrazio, ma devo proprio andare”
“Va bene, l’accompagno”
Quando furono davanti all’ingresso lei divenne improvvisamente seria e gli si avvicinò maggiormente “Sa, io di solito, non mi intrometto, ma c’è qualcosa che mi preme dirle”
Alex sbatté leggermente le palpebre, cosa voleva dirgli? Sembrava qualcosa di importante a giudicare dalla sua espressione.
“So che lei e il signor Bradford siete molto amici, per questo mi sento in dovere di informarla di qualcosa che ho notato”
Il giovane impallidì nel sentir nominare il nome del suo amato “Di che si tratta?”
“Niente di grave, le garantisco, solo che negli ultimi giorni, ho notato uno strano movimento”si era reso conto della preoccupazione nel tono della voce.
“Che intende per strano movimento?”alzò un sopracciglio, non riusciva a capire a che conclusione volesse giungere.
La signora Pattinson notò un cambiamento nel suo atteggiamento e lo scrutò con attenzione “Ha ricevuto molte visite, soprattutto, mentre lei era via, ho notato anche una macchina rossa metallizzata appostata davanti casa con il motore spento, e poi…”s’interruppe un attimo, poi concluse “la sua fidanzata proprio ieri è andata a casa sua ed è rimasta per molto tempo. Io non penso che una ragazza fidanzata debba andare a casa di un altro uomo, soprattutto quando lui è fuori città”
“Cosa vuole insinuare, signora Pattinson?”era davvero incredibile quella donna “Credo che non debba intromettersi in queste faccende”
“Non si arrabbi signor James, non volevo insinuare nulla, credevo fosse mio dovere avvertirla”
“So della visita a William”dichiarò seccato.
“Ah bene, allora”le labbra si aprirono in un sorriso “quando l’ho vista uscire da casa sua mi è sembrato strano, nel vialetto un uomo attendeva il signor Bradford. L’ho visto girovagare davanti la casa per quasi un’ora”“Un uomo?”
“Sì, un bel giovane, sui quaranta, alto, aria impettita, capelli neri, grandi occhi scuri. Era vestito molto elegantemente”lo descrisse e il terrore s’impadronì di tutto il suo essere, non poteva trattarsi di lui, gliel’avrebbe detto.
“Era fuori casa di William?”domandò con il cuore in gola “E lui lo ha visto?”
“Certo, ma lui non sembrava felice di vederlo”commentò stupita “doveva essere qualcuno che non vedeva da tanto a giudicare dalla sua reazione”
“Davvero? Ma ha pronunciato il suo nome?”
“Perché tutto questo interesse, signor James? Lo conosce, per caso?”incrociò le braccia al petto.
“No, curiosità, tutto qui”ridacchiò, ma fu poco convincente, temeva si trattasse di Ian, ma per quale motivo non l aveva messo al corrente della sua visita? Perché glielo aveva tenuto nascosto?
“No, non potevo sentirlo, comunque quando la signorina si è allontanata loro hanno discusso per qualche minuto, poi l’uomo bruno si è avvicinato al signor Bradford e gli ha sussurrato qualcosa, dopo poco sono entrati in casa”
“In casa? È sicura?”il suo volto era impallidito di colpo, la gelosia lo stava logorando, avrebbe dovuto parlarne con William per potersi rassicurare.
“Sì, immagino di sì, sa, mi sono allontanata perché bolliva l’acqua per il the, ma quando mi sono affacciata in seguito non erano più lì, ma la macchina sconosciuta c’era ancora, quindi presumo fossero entrati in casa”alzò le spalle “Era un uomo molto affascinante, niente a che vedere con quel ragazzo che ho visto sere fa”
“Ragazzo?”
“Sì, un giovane dai capelli rossi, è venuto a trovarlo un paio di volte e una sera si è trattenuto per la notte”
Alex sentì la terra tremargli sotto i piedi, di certo stava parlando di Steven, ma perché non gli aveva detto che si era fermato per la notte? E soprattutto, perché non gli aveva parlato della visita di Ian?
“Devo andare, ora, arrivederci”e si voltò per uscire.
Si avviò lungo il vialetto e in un attimo raggiunse la porta di casa, ma avrebbe tanto desiderato correre da William per conoscere la verità.
Cacciò le chiavi dalla tasca e le introdusse nella toppa, entrando.
“Sono tornato”annunciò, ma nella sua voce non c’era traccia di entusiasmo.
Amber fece capolino dalla porta della cucina e quando lo vide tutta la rabbia che aveva provato svanì, era felice di rivederlo “Ciao, sei tornato”
“Sì, ma…”lei non gli permise di terminare la frase perché gli si buttò tra le braccia e lo abbracciò con trasporto.
“Non andrai più via,vero?”
“Amber, senti, dobbiamo parlare”ma la ragazza avvicinò il viso al suo e lo baciò con passione, doveva recuperare il tempo perduto, gli era mancato da impazzire.
Alex rispose al bacio ma quando ebbe fine non poté fare a meno di sentirsi in colpa nei confronti di William.
“Amber, c’è qualcosa di cui dobbiamo parlare”
“Non ora, vuoi cenare?”sapeva che il suo ritorno sarebbe stato solo provvisorio, glielo leggeva negli occhi che stava per lasciarla.
“Va bene”acconsentì rassegnato.
“Bene”e ritornò in cucina.
In quel momento squillò il cellulare facendolo scattare, lo tirò fuori dalla tasca della giacca e rispose “Pronto?”
“Alex?”fece una voce maschile dall’altro capo del telefono.
“Will”sorrise riconoscendo la voce del suo amore “mi sei mancato”
“Davvero? Perché non mi hai chiamato appena rientrato?”
“Lo avrei fatto dopo cena”
Sentì un gemito “Alex, credevo saresti venuto da me, ma a quanto pare sei troppo impegnato a cenare con la tua ragazza”enfatizzò l’ultima parola, era geloso marcio.
“Non dire così, sai che amo solo te”
“Anche io e saperti con lei mi strugge”si lamentò “vieni da me, ti prego, ho in mente qualcosa di speciale per festeggiare il tuo ritorno e la tua libertà”
Alex tacque, fantasie che coinvolgevano i loro due corpi aggrovigliati e sudati gli affollarono la mente eccitandolo.
“Will”si morse le labbra
La voce di Amber risuonò nella stanza “Amore? Vieni, la cena è pronta”
“Amore?”mormorò incredulo
“Will, io…”
“Lascia perdere, non c’è bisogno che ti giustifichi”e riattaccò senza lasciargli il tempo di replicare.
“Dannazione”imprecò, ma in quel momento la ragazza reclamò nuovamente la sua presenza e lui sospirò rassegnato.
Dopo cena Alex si alzò da tavola e tornò in salotto, era nervoso, la telefonata con William era finita male e ora doveva trovare il modo d’andare da lui. Passeggiò avanti e indietro per la stanza, doveva parlarle “Amber, c’è qualcosa che devo dirti”
Lei sedette sull’angolino del divano e attese la notizia che avrebbe di certo cambiato la sua vita, ma avrebbe lottato, era decisa a tenersi il suo Alex ad ogni costo.
“Mi dispiace, non vorrei farti soffrire, ma non riesco a continuare a fare finta di niente”
“C’è un’altra?”domandò con il cuore in gola.
“Vorrei che le cose fossero così semplici, Amb”
In quel momento gli occhi della ragazza si posarono sulla fasciatura “Come te lo sei fatto? Non lo avevo notato prima”
“Ho rotto un bicchiere”
“Per quale motivo?”cosa stava accadendo? Era così strano, cosa stava nascondendo?
Il moro sospirò, sarebbe stato meglio raccontare tutto dall’inizio “Ho cercato di rompere un jukebox in un locale, degli uomini volevano fermarsi e io nel divincolarmi ho rotto un bicchiere”
Amber sgranò gli occhi, dove era finito il ragazzo calmo e pacifico che aveva conosciuto e amato? Non riusciva a credere che fosse cambiato tanto.
“Ho dato il via ad una rissa e mi hanno arrestato”abbassò la testa, non andava di certo fiero di quello che aveva fatto
“E per quale motivo avresti fatto una cosa del genere?”era sconvolta, non credeva fosse un tipo violento.
“Avevo bevuto, ero triste e ho perso il controllo”
“Dannazione, Alex, ma cosa ti è preso? Finire in prigione, non pensi alla tua reputazione? E se dovessero toglierti il progetto? La tua reputazione come ingegnere sarebbe rovinata”
“Hai ragione”non aveva mai pensato ad una possibilità del genere, era stato davvero un idiota “mi sono comportato da ragazzino immaturo. A proposito, ti ho chiamato, ma il cellulare suonava a vuoto”mentì, dirle quello che era accaduto in realtà.
“Devo averlo dimenticato da qualche parte”fino a questo momento non si era resa conto di averlo smarrito.
“Capisco”
“Hai dovuto pagare la cauzione?”gli domandò.
“Sì”rispose vago, William si era occupato lui di tutto.
“Perché sei tornato se non vuoi stare con me? Io non voglio perderti, Alex. Lotterò se necessario”gli occhi erano come braci.
“Amber, non ti amo più”confessò sconvolgendola.
“Non è vero”si alzò e lo fronteggiò “sei stato irretito da qualche sciacquetta, ma io non ti lascerò andare con lei”
“Non puoi tenermi legato a te, io sono innamorato di qualcun altro”
“Non mi importa”scosse la testa “io ti amo e non voglio perderti”
“Amber, ti prego, cerca di ragionare, davvero vorresti che io stessi con te pur amando un altro?”
Lei era troppo sconvolta per accorgersi che aveva parlato al maschile, se lo avesse capito sarebbe esplosa “Eri con lei?”
“No”negò, ma non era del tutto la verità.
“Stai mentendo, sei partito per stare con la tua sgualdrina”era furiosa, detestava essere presa in giro “tutte le volte che ti ho chiesto se c’era un’altra rispondevi sempre di no, che ero paranoica. Che stupida sono stata a crederti”
“Amber, non ero sicuro di quello che provavo, sentivo che c’era qualcosa, ma non sapevo cosa fosse”cercò di spiegarle “Tra noi c’erano problemi, non puoi negarlo. Da quando ci siamo trasferiti da New York non parliamo più, non trascorriamo neanche un’ora insieme senza che tu debba scappare per andare a lavoro”
“Non è colpa mia, devo partire prima per non arrivare in ritardo”alzò la voce “Se abitassimo a New York non dovrei muovermi un’ora prima”
“Me lo stai rinfacciando? Mi hanno affidato un lavoro, non potevo farlo restando a New York e poi, credevo che fossi felice qui”
“Felice? Come potrei essere felice in questo buco sperduto nel nulla, dove tutto il vicinato spia e si impiccia della vita degli altri?”
“Perché non me lo hai detto, Amber?”le domandò.
“Perché io ti amo e vedevo che eri felice qui e che ti stavi realizzando professionalmente”
“Potevi dirmelo, avremmo trovato una soluzione”
“Detesto questa cittadina e detesto il vicinato, ieri ho sorpreso la vicina, la signora Pattinson, a spiare William”
“Non fa altro che guardare da quella finestra”aggiunse Alex “le ho parlato e mi ha detto che ti ha visto entrare da William ieri”
“Cosa?”la ragazza sgranò maggiormente gli occhi, si permetteva anche di spettegolare con il suo fidanzato delle sue azioni? Era davvero troppo “Ha sparlato di me?”
“Non ho raccolto le sue provocazioni, piuttosto, mi ha detto alcune cose su William, di come la sua vita sia movimentata”un’ondata di gelosia lo colse nuovamente “e di visite”
“Ah, parli del tipo affascinante che era fuori casa sua, ieri?”sulle labbra le apparve un leggero sorriso “Sai, c’è qualcosa che non mi quadra, tra loro c’era un atteggiamento strano, quasi di intimità, soprattutto nell’altro uomo”
“Davvero?”cercò di mantenere un briciolo di controllo, ma ormai stava cadendo in pezzi.
“Sì, William non sembrava felice di vederlo, ha pronunciato il suo nome con un sibilo e ha stretto i pugni, credo non si vedessero da tempo”.
“Che nome?”deglutì, aveva bisogno di andare da lui e di essere rassicurato.
“Ian”sussurrò lei.
Queste tre lettere non fecero altro che aumentare il panico che si era ormai impadronito del giovane Alex tanto che a stento riuscì a captare il resto del suo discorso “Ian”sussurrò con lo sguardo perso nel vuoto.
“Dalle poche parole che ha pronunciato, suppongo sia inglese come lui”ipotizzò “Che uomo elegante e affascinante. Ho impressione che abbia qualche relazione particolare con William”
“Relazione? Da cosa lo deduci?”
“Non lo so, dall’atteggiamento di quell’Ian, da come ha pronunciato il suo nome, con dolcezza. È una sensazione, ma temo William non sia chi dice di essere”concluse con uno sguardo malizioso.
“Non sono affari tuoi”scattò furioso “Non sopporto che parli in questo modo di William”si bloccò prima di lasciarsi sfuggire qualche cosa di compromettente.
“Calmati, non te lo tocco, il tuo adorato William”replicò alzando le braccia “Che stronzo sei, fino ad una settimana fa non volevi neanche pronunciassi il suo nome ora ti ergi in sua difesa”
“Le cose sono cambiate”disse solo.
“Come possono essere cambiate se non lo vedi da una settimana?”non riusciva a capire cosa gli stesse accadendo, poi un tremendo sospetto cominciò a fare capolino.
Sgranò gli occhi, no, non poteva essere. Era ridicolo anche pensarlo.
“Alex?”pronunciò il suo nome come se volesse una risposta al suo dubbio, ma lui non gliela fornì, disse solo “Esco”e presa la giacca si precipitò fuori.
Le luci nella casa di William erano ancora accese, si fermò davanti alla porta senza trovare il coraggio di bussare, poi la voglia di vederlo ebbe il sopravvento e suonò il campanello.
Un attimo dopo William apparve sulla soglia, i capelli scomposti e con indosso dei vecchi jeans e una maglia rossa. Lo accolse con leggera freddezza, era ancora arrabbiato per la telefonata, glielo si leggeva negli occhi.
“Ciao”lo salutò il moro abbozzando un sorriso, il cuore gli batteva con violenza nel petto “posso entrare?”
William lo fissò per qualche istante, poi annuì e si spostò leggermente per farlo passare.
Alex entrò nel soggiorno e si voltò verso il suo amante “Come stai?”
L’altro puntò le iridi cristalline su di lui “Secondo te?”
“Mi dispiace per come è andata la telefonata, Will”
“Sì, certo”sbuffò per niente convinto “come sta Amber?”
“Credo sospetti”
William lo fissò senza espressione, era deluso, non aveva avuto il coraggio di lasciarla.
“Perché sei qui, Alex?”il tono era duro.
“E dove altro dovrei essere?”gli si avvicinò e gli appoggiò le mani sui fianchi
“Dalla tua fidanzata, non è questo che vuoi?”
“No”rispose e lo baciò con dolcezza stuzzicandogli le labbra con la lingua e spingendo per entrare “voglio te”
William gli portò una mano dietro la nuca e approfondì il bacio, era da tanto che attendeva quel momento.
Gli allacciò la lingua con la sua assaporando ogni istante “Alex, mio dio, temevo avresti scelto lei”
“Non avrei mai potuto, io ti amo, Will”
“Anche io ti amo e saperti con lei mi straziava, stavo per venire e trascinarti qui con la forza, ma mi hai preceduto”spostò le labbra sul mento, scendendo sul pomo d’Adamo “ora sei tutto mio, non tornerai da lei, vero?”
“No, se tu mi vorrai no”indietreggiò, erano entrati nello studio.
“Ne dubiti?”gli occhi azzurri brillavano, non era mai stato così felice.
“Perché non mi hai detto che hai rivisto Ian?”gli domandò a bruciapelo, non resisteva nel dubbio.
Nel sentir nominare il suo ex fidanzato William sgranò gli occhi e indietreggiò di un passo.
“Come lo sai?”
“La signora Pattinson mi ha detto di aver visto un bell’uomo con capelli neri, vestito elegantemente e ho capito si trattava di lui, poi Amber me lo ha confermato”
William abbassò la testa, avrebbe dovuto dirglielo subito, ma aveva avuto paura.
“Perché non me ne hai parlato quando sei venuto a Newark?”
“Avevamo altro da fare”accarezzò i denti con la lingua.
“Dovevi dirmelo!”insistette “Sai cosa ho pensato quando quella vecchia megera mi ha detto che eravate in atteggiamenti intimi e che era entrato in casa tua?”
“Quando hai parlato con Mrs Pattinson?”
“Ore fa, quando sono arrivato, abbiamo fatto un’interessante chiacchierata”era geloso.
“Mi dispiace, ma non c’è stata la calma di affrontare l’argomento, eravamo impegnati in altre faccende”
“Avresti dovuto trovare il tempo per dirmelo”lo rimproverò, poi sedette sul divano “ora parla! Non omettere niente”gli ordinò.
“Si è presentato qui, ieri, mentre Amber era da me”cominciò a raccontare “ero così stupito, non credevo avrebbe avuto il coraggio di presentarsi qui dopo quello che era avvenuto”
“So che per te è doloroso, ma ti va di dirmi cosa è successo tra voi per portarti a lasciarlo e a scappare via dall’Inghilterra?”
Alex lo fissò, gli occhi blu del suo poeta erano lucidi.
“L’ho trovato a letto con un altro”gli rivelò sedendogli accanto “e per me è stato peggio di una pugnalata al cuore”
“Mi dispiace, Will”gli sfiorò una guancia.
“L’ho trovato con Steven, il mio migliore amico e io mi sono sentito crollare il mondo addosso”
“Cosa?”sgranò gli occhi e tutto gli fu chiaro “Mio dio”
“Non potevo perdonarli per come si erano comportati, ma solo ora ho saputo la verità e non ha fatto che incrementare il mio dolore”continuò a sfogarsi, gli occhi si riempirono di lacrime “lui era geloso del mio rapporto con Steven e ha deciso di porvi fine”
“Che verme”commentò a denti stretti.“Ha fatto bere Steven, poi si è infilato nel letto con lui e lo ha sedotto. Steven pensava fossi io, gli ha detto che lo amava e Ian per vendicarsi ha fatto l’amore con lui”
“Vuoi dire che Steven non sapeva si trattava di Ian e non di te?”era sempre più sconvolto dalle sue dichiarazioni, quell’uomo doveva essere un uomo terribile e senza cuore.
William scosse la testa “Steven mi ha detto tutto e non potevo credere che Ian avesse compiuto un atto così vile e crudele, ma poi me lo ha confermato lui stesso. Era geloso del nostro rapporto e quando è venuto a conoscenza dei suoi sentimenti per me ha deciso di mettere fine alla nostra amicizia”
“Cazzo, Will”
“Dovevi vederlo, Alex, non era per niente pentito, credeva di avere fatto la cosa giusta”le lacrime gli impedivano quasi di continuare il suo racconto “voleva tornare con me, mi ha detto che mi ama”
Queste ultime parole provocarono nel moro un brivido lungo la schiena, ma non intervenne e lo lasciò finire.
“Come poteva pretendere che gli perdonassi una cosa del genere? L’ho mandato via, non voglio più vederlo”
“Mi dispiace, ero arrabbiato perché non me ne avevi parlato, ma che idiota egoista che sono”scosse la testa “tu soffrivi e io pensavo che volessi tenermelo nascosto per chissà quale motivo”
William lo fissò incredulo “Eri geloso?”
“Mi sento un vero verme”si alzò in piedi e si voltò dandogli le spalle, non riusciva neanche a guardarlo.
“No, amore”lo raggiunse e lo costrinse a guardarlo “non sei un verme, io ho provato la stessa paura quando ho udito la voce di Amber prima, credevo avessi cambiato idea. Ero furioso e terrorizzato”
“Ho visto, ma spero di aver fugato ogni tuo dubbio, amo solo te”
“Sì, amore mio”e lo baciò con passione attirandolo a sé, assaporando la sua bocca e spingendosi contro di lui.
Lo spinse supino sul divano e si stese su di lui divorando le sue labbra morbide.

lunedì 6 luglio 2009

Alla mia amata immortale

Questa lettera mi è stata scritta da una persona molto speciale. Presto posterò anche delle poesie che mi ha dedicato. Lo so che non c'entrano con questo blog ma per me sono importanti e mi fa piacere inserirle in questo posto per me così speciale.

Questa lettera è per la mia amata immortale, per la mia sola ragione di vita in mezzo a tanti nemici, per il mio unico e maggior diletto del cuore e per l'unica persona che abbia saputo comprendermi. Non è l'attrazione dell'altro sesso che mi attira in te, no, soltanto te, tutta la tua persona con tutte le tue qualità hanno incatenato il mio rispetto, i miei sentimenti, la mia stessa anima, nella quale non ti sei imposta con prepotenza, come una passione fiammante e distruttiva, ma sei entrata piano e dolcemente, come il canto di un usignolo. Quando mi accostai a te, ero fermamente deciso a non lasciar germogliare neanche una scintilla d'amore, mi sentivo deluso dal mondo intero e dalla vita, avevo perso ogni speranza, ma tu mi hai sopraffatto e mi lasci sperare che il tuo cuore batterà a lungo per me. Sopporto gli oltraggi, i sassi, i dardi e le percosse dell'iniqua sorte solo perchè la fede incrollabile in un tale amore, la speranza di poterti rivedere all'alba, me ne da la forza, tiro avanti per te e vivo nei tuoi respiri. Di battere per te, mia amata, questo mio cuore non cesserà se non quando non batterà più del tutto. Tu sei la mia sola roccia, e io voglio essere la tua roccia, per quanto imperfetto e cedevole io sia; tu sei la luce, e io sono l'ombra. In un tuo bacio il naufragar m'è caro; nulla di più potrei chiedere al mondo.
(Marco)