venerdì 23 gennaio 2009

Il poeta della porta accanto 5 capitolo (seconda parte)

Il sole era ormai tramontato da tempo, uno spicchio di luna splendeva nel cielo stellato, il vento aveva spazzato via le ultime nuvole che da quella mattina facevano temere pioggia. William e Alex camminavano, uno accanto all’altro, senza una meta precisa, le loro braccia si sfiorarono accidentalmente e William provò un’ondata di calore in tutto il corpo, imprecò mentalmente, anche solo un suo tocco gli provocava delle sensazioni intense. Senza accorgersene si ritrovarono davanti al liceo e sedettero su una panchina che si trovava di fronte all’edificio. Tra loro era calato un silenzio imbarazzante, fino a quando Alex non lo spezzò voltandosi verso di lui e domandandogli, con un sorriso divertito sulle labbra “Dimmi, Will, come è stata la tua infanzia?”
William corrugò la fronte e ridacchiò “Ero un bambino noioso, studioso e occhialuto, non c’è molto da dire”
“Dai, racconta, non essere timido”lo prese in giro.
“E va bene”mormorò facendo il broncio.
Appoggiò la schiena alla spalliera “Sono cresciuto nel Sussex, mio padre aveva una tenuta, allevava cavalli, ma io non sopportavo quel posto e soprattutto non sopportavo lui, mi costringeva a spaccarmi la schiena fin dal mattino all’alba, mentre io non desideravo altro che trascorrere il tempo a leggere e studiare. Ho vinto una borsa di studio e sono pressoché scappato a Oxford, dove mi sono laureato in lettere”
Alex scoppiò a ridere “Addirittura, scappato? Che esagerato sei”
“Tu scherzi, ma era un vero incubo vivere con quell’uomo”
“Scusa, non volevo prenderti in giro”cercò di ritornare serio “com’è studiare ad Oxford?”
Il biondo fece una smorfia “Un covo di bigotti, ma in fondo, mi ha forgiato il carattere e lì ho conosciuto…”si bloccò mordendosi la lingua, era da tanto che non pensava a lui.
“Chi? Tua moglie?”
“No, il mio migliore amico”rispose tristemente, non lo vedeva da quasi un anno, da quando lo aveva sorpreso con Ian.
Un alito di vento gli scompigliò i capelli e una ciocca bionda gli cadde davanti agli occhi e lui la scansò con un dito “Eravamo inseparabili”sospirò, gli occhi gli brillavano “poi ho conosciuto sua sorella, Elisabeth, ci siamo innamorati e il resto lo sai”
“L’ami ancora?”gli domandò titubante, non sapeva se fosse ancora un argomento doloroso per lui.
“No, Alex, il nostro matrimonio è finito tempo fa”puntò le iridi blu in quelle nocciola del giovane che gli era di fronte “ho saputo che si è rifatta una vita, con un altro, quindi…”
“Mi dispiace, Will”gli appoggiò una mano sulla spalla “immagino sia dura per te”
“No, non lo è, te lo garantisco”abbozzò un sorriso “vedi, non sono stato del tutto sincero sul motivo per cui il nostro matrimonio è naufragato così miseramente” confessò.
“Non è tornata in Inghilterra perché non si trovava bene negli Stati Uniti?”
“No”si morse un labbro “mi ha lasciato perché le sono stato infedele”
Alex restò senza parole, era una rivelazione così inaspettata “Infedele?”
“Sì, ormai sono due anni che siamo separati”
“Perché non mi hai detto la verità?”era deluso, ma in fondo, comprendeva la sua decisione “Scusa, sono un idiota, perché mai, avresti dovuto raccontare i dettagli più scabrosi della tua vita matrimoniale ad un estraneo?”
“Non è questo, non volevo mi giudicassi il solito maschio fedifrago”
“Chi sono io per giudicare, Will? Non lo avrei mai fatto, io sono tuo amico”gli assicurò “Puoi dirmi qualunque cosa”
“Davvero?”prese la sua decisione, non voleva più mentirgli “C’è qualcos’altro che dovrei confessarti, Alex”assunse un’aria seria che lo preoccupò.
“Sei bigamo? Hai un harem di 100 amanti?”ironizzò.
“No, ma sarebbe bello avere un harem a disposizione”sorrise, Alex riusciva sempre a infondergli buon umore.
“Hai ragione, dai, spara”
“Vedi, a quei tempi ero un giovane abbastanza ingenuo, insegnavo in una piccola scuola alla periferia di Londra, ma il mio sogno era un altro, pubblicare le mie poesie, diventare un poeta conosciuto e apprezzato. Un giorno, conobbi un editore, Ian Devenport al quale feci leggere le mie poesie e lui mi promise di pubblicarle presso la sua casa editrice e così fece. Uscì il mio primo libro, ero al settimo cielo, ero grato a Ian per quello che aveva fatto per me, ma c’era qualcosa di più. Al principio non mi resi conto di quello che stesse accadendo in me, mi sentivo affascinato, era un uomo estremamente attraente, occhi neri, capelli scuri, pelle candida, molto inglese”si lasciò scappare una risatina “estremamente elegante e sofisticato, in seguito, scoprii che aveva origini nobili”
“Fu allora che ti accorgesti di preferire gli uomini?”gli domandò interrompendo il suo racconto.
Annuì “Prima di allora, non mi era mai accaduto di sentirmi così attratto da qualcuno del mio stesso sesso, neanche da Steven al quale ero molto legato, per me era come un fratello, niente di diverso, ma Ian”sospirò “era un dono divino. Un giorno, mi invitò a casa sua e mi sedusse, io avevo ventitre anni, ero inesperto, non pensavo si potesse…”si bloccò “scusami, non ti interessano questi particolari”
“Non importa, dopo cosa accadde?”arrossì leggermente, il buio della notte celava il suo volto.
“Elisabeth capì, si rese conto che qualcosa in me stava cambiando, mi affrontò e mi chiese se avevo un’amante e io confessai, ma non le rivelai chi fosse, temevo la sua reazione, ma soprattutto, la mia più grande paura era di perdere Steven. Era il mio migliore amico, la sua amicizia era tutto per me”.
“Siete ancora in contatto o dopo il divorzio vi siete persi di vista?”
La sua domanda riaprì vecchie ferite che ormai credeva fossero guarite da tempo, strinse le labbra “Con Steven? No”sentì le lacrime premergli per uscire, si detestò, non voleva farsi vedere così vulnerabile da lui.
Alex si rese conto del suo cambiamento d’umore e si pentì di essere stato così indiscreto “Scusami, non volevo riportarti alla mente brutti ricordi, sono un vero insensibile”si avvicinò maggiormente e gli circondò le spalle con un braccio.
“Non lo vedo da un anno e sai, Alex, mi manca molto, nonostante tutto”
Alex socchiuse le labbra, cosa poteva essere accaduto tra i due? Lo aveva forse biasimato per aver tradito la sorella? Aveva troncato la loro amicizia a causa sua? Mille interrogativi si formarono nella sua mente, ma non voleva intromettersi, si trattava della vita privata di William.
“Mi dispiace, Will, ma sappi che ti sono vicino, se vuoi sfogarti io sono qui per te”
Il biondo alzò la testa e lo fissò con i suoi grandi occhi blu “Sei un vero amico, Alex, ti ringrazio e scusami se ti ho annoiato con le mie chiacchiere”
“Annoiato? Non lo dire neanche per scherzo, desidero sapere tutto di te”lo strinse a sé “ma se non te la senti, io capirò”
“Elisabeth ci scoprì, una sera, entrò nel mio studio e mi vide inginocchiato davanti a Ian”continuò con il suo racconto “Impazzì, mi sbatté fuori di casa, non volle più parlarmi e dopo un mese mi fece avere, tramite il suo avvocato, le carte per il divorzio, ma ora siamo in buoni rapporti, ha capito e perdonato. Dopo neanche una settimana andai a vivere con Ian, era favoloso, non sono mai stato così felice, come con lui, ma tutto è destinato a finire”concluse con tono duro e i pugni chiusi “anche i rapporti che credi durino per sempre”
“Will, non continuare se ti fa male”Alex provò una fitta nel petto, desiderava porre fine a quella tortura, sentiva che stava soffrendo e desiderava risparmiarglielo.
“Hai ragione, ormai è una storia ormai finita, non vale la pena riportarla alla luce”sgusciò via dal suo abbraccio e si alzò guardando l’orologio “Cazzo, è tardi, domani devo svegliarmi alle sette”
“Torniamo, allora”si mise in piedi e insieme si avviarono verso il loro quartiere.
Una volta davanti alla casa di William Alex notò un’auto grigia metallizzata, ferma dall’altra parte della strada, corrugò la fronte, era certo di non averla mai vista nei paraggi. Non riusciva a vedere se nell’abitacolo ci fosse qualcuno perché era lontana dal lampione. Non si accorse neanche che William gli stava parlando fino a quando non gli appoggiò una mano sul braccio facendolo scattare “Alex? Che c’è?”alzò un sopracciglio.
“Scusami, ero distratto”concentrò la sua attenzione nuovamente su di lui.
“Volevo chiederti di entrare per qualche minuto, ma noto che hai fretta di tornare”William lo sentì distante.
“No, come? Sì, entro volentieri”
“Bene”sorrise “ho una bottiglia di Jack che aspetta solo noi due”avvicinò il viso al suo, l’attrazione che provava non faceva altro che aumentare.
Infilò le chiavi nella serratura e aprì la porta.
“Accomodati, fa come se fosse casa tua”gli indicò il salone poi si avvicinò al mobile bar, ne estrasse due bicchieri e una bottiglia.
“A noi”propose un brindisi quando entrambi ebbero il loro bicchiere pieno.
“Alla nostra amicizia”lo corresse il moro.
I bicchieri tintinnarono e Alex bevve il contenuto in un solo sorso provocando l’ilarità di William “Ne avevi bisogno, vero, dopo quello che ti ho raccontato?”
“No, è che…”era imbarazzato.
“Ti sto prendendo in giro, sei davvero un credulone”scoppiò a ridere seguito da lui.
“Sei un vero cialtrone, Will, quello che mi hai detto era la realtà o anche quelle erano cose inventate?”gli domandò, incrociando le braccia al petto.
“Tutto vero, giuro sul mio onore”si portò una mano al cuore, poi versò un altro bicchiere.
Alex gli sedette accanto “Mi dispiace che la tua relazione sia finita, ma devo confessarti che ne sono contento”
“Davvero?”si voltò verso di lui, era così vicino, una vera tentazione.
“Sì, perché altrimenti non ci saremmo mai conosciuti”si perse in quelle pozze blu.
“Se non fosse stato per la rottura con Ian non sarei mai partito dall’Inghilterra , avevo bisogno di cambiare aria, di troncare con tutto quello che mi ricordava lui”erano terribilmente vicini, se si fosse sporto le loro labbra si sarebbero incontrate. Quanto avrebbe voluto assaporare nuovamente le labbra carnose di Alex, erano così invitanti.
“Sono contento che tu l’abbia fatto, Will”socchiuse le labbra, ma quando stava per appoggiare le labbra su quelle del poeta, squillò il telefono rompendo quella magia.
Scattarono entrambi in piedi e Alex si voltò ansimando, era stato sul punto di baciarlo, ma che gli era preso? Era forse impazzito? Non aveva forse detto che quello che era accaduto era dovuto ad un momento di debolezza, che era etero e che gli uomini non lo attraevano? Allora, perché desiderava Will? Doveva andarsene prima che potesse cedere ai suoi desideri e trascorrere la notte con lui.
William era nell’ingresso, la sua voce era appena percettibile, sembrava non volesse metterlo al corrente della sua conversazione. Alex afferrò la giacca che era appoggiata sulla spalliera di una sedia e lo raggiunse “Io vado, notte, Will”e prima che lui potesse rispondere, era già fuori.
Il biondo si limitò a fissare la porta chiusa, con stupore, cosa era appena accaduto? Era scappato, scosse la testa e ritornò alla sua telefonata “Beth? Si, ci sono ancora, cosa mi dicevi? Cosa? È venuto negli Stati Uniti e vuole parlarmi? No, non posso, non ora. Dannazione, mi ha tradito, Beth, con l’uomo che amavo. Va bene, ascolterò quello che vuole dirmi. Ora, devo lasciarti, sì, a presto”e riattaccò.
Si appoggiò alla parete, non riusciva a credere che Steven fosse negli Stati Uniti e desiderava parlargli, ma di cosa? Del motivo per cui era stato a letto con Ian? Strinse i pugni, lo avrebbe affrontato e gli avrebbe estorto la verità, aveva il diritto di sapere.

2 commenti:

giusi-poo ha detto...

C'è chimica tra sti due, ci sono scintille che partono dallo schermo per cadere direttamente sulla tastiera umida di bava. Che belli che sono Alex e William! Il dialogo è bellissimo, pieno di passione sofferta. E poi tiri quella bomba H alla fine.. CON STEVEN?!?!? AIUTO! No questo Ian è troppo viscido per i miei gusti. Dai Alex, infilagli un metro di lingua in bocca e fattelo fino al mattino!! :P:P:P

sam ha detto...

quoto giusi-poo dalla prima all'ultima parola.
ma dai STEVEN??? grandiosa sta cosa, anch'io l'ho pensata come una bomba.
ero così assorta dal dialogo dei due, gli sguardi la vicinanza, l'eccitazione, la paura, la fuga e ... e BBUUMMM!!!
ma dai non ho parole, posta presto il prox capitolo altrimenti ti tartasso che non sopporto più aspettare!!! eheheh ciao!!!