sabato 17 gennaio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 4

Capitolo IV

Il pomeriggio seguente, William era a casa a lavorare, ma ogni volta che tentava di concentrarsi ripensava alle parole di Alex, lo aveva respinto, gli aveva detto che si era trattato solo di un momento di debolezza e che quello che era accaduto tra loro non si sarebbe mai più dovuto ripetere. Come avrebbe potuto continuare a stargli vicino e fare finta di nulla? Non voleva perdere la sua amicizia, era tutto quello che avrebbe mai avuto da lui e non vi avrebbe rinunciato. Si alzò dalla sedia e sbirciò dalla finestra, l’auto di Amber non era nel vialetto, doveva essere a lavoro.
Scosse la testa, quella ragazza lavorava troppo, Alex si sarebbe stancato, alla fine, delle sue continue assenze e l’avrebbe lasciata.
Se fosse stato lui ad essere fidanzato con Alex non lo avrebbe di certo trascurato in quel modo, anzi, avrebbe cercato di trascorrere più tempo possibile in sua compagnia perché era un ragazzo dolce, sensuale e pieno di amore.
Sospirò tristemente, perché continuava a farsi del male? Glielo aveva detto chiaro e tondo che tra loro non ci sarebbe mai potuto essere un futuro e doveva guardare in faccia la realtà e farsi una vita, trovare qualcuno con il quale uscire. Si sentiva un vero idiota, fare una scenata come se avesse dei diritti su di lui, ma non era così, Alex era un uomo impegnato, aveva una fidanzata e aveva tutte le ragioni di respingerlo. Doveva essere colpa della birra che aveva bevuto, aveva esagerato, ma non sarebbe mai dovuto più accadere, ne andava anche della sua reputazione oltre che del suo orgoglio.
Decise di andare a chiedergli scusa, avrebbe attribuito il suo comportamento all’alcool e tutto sarebbe finito con una pacca sulla spalla e una fetta della favolosa torta di Alex. Afferrò la giacca e aprì la porta, attraversando il vialetto con passo deciso, arrivò davanti alla sua porta, bussò, ma non ricevette alcuna risposta. Sbirciò da una finestra, ma sembrava non esserci nessuno in casa, sbuffò seccato, sperava davvero di parlargli, ma avrebbe atteso, in fondo, non sarebbe scappato da nessuna parte. Fece per attraversare la strada quando notò un particolare che lo atterrì, il garage era chiuso con un catenaccio, come mai?
Era forse partito improvvisamente? Quel pensiero lo atterrì, era stata colpa sua? il suo atteggiamento lo aveva forse costretto ad andarsene? No, non poteva essere vero, non sarebbe mai partito senza dirgli nulla. Rifletté sulla possibilità che lui fosse andato via, ma realizzò che non avrebbero potuto lasciare la casa in quel modo, doveva esserci una spiegazione e aveva tutte le intenzioni di scoprire quale fosse.
Improvvisamente sentì una voce stridula che lo chiamava “Signor Bradford?”
William si voltò e con stupore vide la signora Pattinson affacciata alla finestra che cercava di attirare la sua attenzione sbracciandosi. Sospirò, cosa voleva adesso? Forse desiderava sapere qualcosa della sua vita privata o il motivo per cui stesse alla porta di Alex, ma no n le avrebbe dato soddisfazione, non sarebbe riuscita ad estorcergli nulla.
“Salve Mrs Pattinson, cosa posso fare per lei?” la raggiunse e le rivolse un sorriso di circostanza “Come sta?”
“Bene, grazie, figliolo, ho visto che cerca il signor James”sulle labbra un sorrisetto.
Sembrò imbarazzato, maledicendo quella vecchia impicciona “Ah, sì, volevo domandare un favore, ma non importa, attenderò che ritorni, ma perché me lo chiede?”
“Volevo informarla che la signorina Amber è tornata dal lavoro questa mattina presto, ma dopo pranzo è riuscita, mentre il signor Alex è uscito un’ora fa con un borsone e qualcosa sulle spalle, non so di cosa si trattava, ma non credo preveda di tornare molto presto”
“Come?”la notizia lo sconvolse, dove poteva essere andato? “E lei come lo sa?”
“L’ho dedotto dalle dimensioni del borsone”rispose vagamente, ma Will dedusse che aveva sentito Alex e Amber parlare e provò una rabbia crescergli dentro, non sopportava quel genere di persone.
“Vuole prendere un the con me?”gli propose poi la donna“Sono le cinque ed io sono solita bere un the, ma anche lei, immagino, è inglese vero?”
“Sì, sono inglese”rispose “ma non posso unirmi a lei, ho un lavoro da terminare”
“Peccato, mi sarebbe piaciuto fare quattro chiacchiere”sospirò la donna puntando su di lui i suoi occhietti sospettosi.
“Sarà per un’altra volta, allora, ho dei compiti da correggere e una lezione da preparare per domani”le sorrise, ma dentro di sé si sentiva morire, desiderava parlare con Alex, spiegargli.
“Certo, buona giornata, signor Bradford”
“Buona giornata, Mrs Pattinson”e si allontanò verso casa, continuando a sentire il suo sguardo bruciante.
Entrò e colpì la porta con un pugno, dove poteva essere andato? La sera precedente non aveva menzionato alcun viaggio, cosa poteva essere accaduto di così urgente da costringerlo ad andare via? Non poteva essere colpa di quello che era capitato al bar, doveva esserci un’altra spiegazione.
Avrebbe domandato all’unica persona in grado di dargli una risposta valida, Amber e lo avrebbe fatto il più presto possibile, doveva sapere.
Sentì una vibrazione nella tasca, cacciò il cellulare e rispose “Pronto?”
“Will?”
Fremette, quella voce l’avrebbe riconosciuta tra mille “Ian?”sussurrò appoggiandosi alla parete, il cuore gli batteva con violenza nel petto e le gambe non sembravano ad un tratto non voler reggere più il suo peso.
“Ciao, Will”
“Cosa vuoi?”gli domandò riprendendosi dalla sorpresa “Ti ho già detto di non chiamarmi più”
“Mi manchi, Will”disse semplicemente “voglio vederti”
“No”alzò la voce “quante volte devo dirtelo? Non abbiamo più niente da dirci e non voglio vederti”
“Non attaccare, ti prego, ascoltami”
“Lascia perdere, Ian, non c’è nulla che potresti dirmi che possa farmi cambiare idea”e chiuse la comunicazione “dannazione, proprio ora? Come potrei anche solo pensare di tornare con lui dopo il modo in cui mi ha trattato? Tradirmi con il mio migliore amico, scopare con lui nel nostro letto”
Scosse la testa, calde lacrime gli scesero dalle guance, si lasciò scivolare sul pavimento e pianse.


Alex giunse nella cittadina di Newark e si diresse verso l’edificio nel quale si trovava l’ufficio del sindaco, aveva ricevuto, quel mattino, una telefonata da parte della segretaria del sindaco che gli chiedeva di recarsi in città per aggiornare il sindaco sui progressi che stava compiendo con il progetto per il nuovo centro sportivo. Non aveva potuto fare a meno di partire, anche se avrebbe preferito non lasciare Amber, non si vedevano pressoché mai e cominciava a temere per la durata della loro relazione.
Il suo pensiero corse alla sera precedente, a come erano andate a finire le cose tra lui e William, si era alzato ed era andato via e ora sentiva di averlo perso, di non poter più fare nulla per cambiare la situazione tra loro. Sospirò tristemente, sentiva di provare qualcosa per il giovane inglese, ma credeva potesse trattarsi di una semplice infatuazione e che restando separati, per qualche tempo, si sarebbe dissolta.
Parcheggiò l’auto davanti all’edificio e scese portando con sé i progetti, lasciò il borsone nel portabagagli, si sarebbe recato in albergo in un secondo momento.
Indossava un completo color crema, voleva essere elegante per quell’incontro di lavoro, entrò e si avvicinò al desk d’informazioni dietro il quale sedeva un giovane sui venticinque anni, dai corti capelli rossi e una moltitudine di lentiggini sul viso intento a parlare in un microfono.
“In cosa posso esserle utile?”gli domandò smettendo di parlare e puntando su di lui i suoi grandi occhi verdi.
“Ho un appuntamento con il sindaco Forrest”rispose mostrando il rotolo che stringeva in mano.
“Lei è?”aprì un’agenda per vedere se il suo nome era nella lista degli appuntamenti del sindaco.
“Alexander James”
“Sì, eccolo, si può accomodare, seconda porta a destra”e gli rivolse un sorriso di circostanza.
“Grazie”e percorse il corridoio fino alla porta che gli era stata indicata dal giovane receptionist. Fece un profondo respiro e bussò “Avanti”
Alex aprì la porta ed entrò, il sindaco era dietro la scrivania, era un uomo sulla quarantina, capelli neri, occhi scuri, fisico asciutto e longilineo. Si alzò e gli andò incontro stringendogli la mano “Buon giorno, signor James, è un piacere rivederla”gli rivolse un sorriso sincero “La prego, si accomodi”
“La ringrazio, signor sindaco, molto gentile”e sedette su una poltroncina di pelle, mentre lui prendeva posto dietro la scrivania “Come sta?”
“Bene, lei? Spero di non averla messa in agitazione con la mia telefonata, ma desideravo parlarle di persona”
“No, nessun problema”scosse la testa “Si tratta del mio lavoro, sono sempre pronto a partire quando c’è bisogno”
“Mi compiaccio, signor James”si sporse leggermente in avanti appoggiando i gomiti sulla scrivania “Ora, veniamo al motivo per cui le ho chiesto di venire”
“Ho portato anche il progetto se in seguito vorrà dargli un’occhiata”si appoggiò il rotolo sulle gambe.
“Con molto piacere, ma ora vorrei domandarle di apporre delle modifiche”
“Modifiche? Di che genere?”domandò il giovane in ansia, ma in fondo, era abituato a ripensamenti da parte del committente del lavoro.
“Il progetto iniziale era di creare un palazzetto dello sport, ora, però, mi sono reso conto che la città avrebbe bisogno di una struttura più grande e attrezzata, un centro con piscine, campi da pallavolo, da tennis, da basket”
Alex sgranò gli occhi, era un progetto estremamente ambizioso ed impegnativo, ne sarebbe stato all’altezza?
“Signore, perdoni questa mia domanda, ma come mai non avete predisposto un progetto del genere fin dall’inizio?”
“La città non poteva permettersi di impegnarsi in una tale impresa”rispose vago.
“Mentre adesso, ha trovato il denaro”dentro di sé era combattuto, da una parte esultava perché avrebbe potuto domandare un compenso maggiore, ma dall’altra tremava al pensiero di non poter essere all’altezza di un simile compito “Io non so se…”balbettò.
“So che lei è molto impegnato, che questo comporterà un maggior lavoro da parte sua, ma naturalmente la mia amministrazione si impegna a pagarle il doppio e a concederle qualche mese in più. Devo rassicurarla, non dovrà lavorare da solo a questo progetto , ho ingaggiato un architetto e due altri ingegneri”
Alex sospirò di sollievo, ma era tentato di rifiutare, sapeva che Amber non avrebbe accettato l'idea, ma il lavoro era il suo e doveva pensare al suo futuro e erano molti soldi, non poteva rinunciarvi . Prese la sua decisione, si sarebbe imbarcato in questa avventura, in fondo, non sarebbe stato da solo “Accetto, ma desidererei vedere il sito per accertarmi che sia possibile realizzare una struttura più imponente”
“Ho organizzato un incontro per domani, con gli altri ingegneri così potrete conoscervi. La zona è completamente sgombra, vi è tutto lo spazio che sarà necessario a costruire questo centro, signor James”
“Grazie, fortuna che ho prenotato una camera" si alzò dalla poltrona.
“Ah, bene, alloa, a domani” lo accompagnò alla porta “Mi faccia sapere se ha bisogno di qualcosa. Se vuole, potrei farla accompagnare dal mio assistente fino al suo albergo o se preferisce, farle consigliare un buon ristorante”
“No, la ringrazio, è stato fin troppo gentile”rifiutò, tutte quelle cerimonie così melense lo mettevano a disagio.
“È stato un piacere parlare con lei, signor James”gli strinse la mano prima di salutarlo “Se ha bisogno di chiarimenti, non esiti a chiamarmi, a domani, alle nove”
“Ci sarò, arrivedercisignor Forrest ”e si avviò lungo il corridoio, turbato da come si era evoluto quell'incontro.
Salutò il giovane che era alla reception, il cui nome era Dave e gli domandò delle indicazioni su come raggiungere l’albergo e tornò in auto. Raggiunse il Motel facilmente, grazie alle indicazioni di Dave we una volta in camera si rilassò sul letto. Era stanco morto, così si addormentò immediatamente, con tutti i vestiti addosso.
Il trillo del cellulare lo svegliò, scattò nel letto e si guardò intorno disorientato, la stanza era immersa nell’oscurità e, per un attimo, non ricordò, dove fosse, poi realizzò di essere in una camera d’albergo. Accese la lampada che si trovava sul comodino, prese il cellulare dalla tasca della giacca e rispose, si trattava di Amber.
“Ciao, tesoro, che facevi? Perché non hai risposto?”la sua voce sospettosa lo infastidì, era lì per lavoro, non per divertirsi.
“Mi ero addormentato, Amber, come stai?”
“Mi manchi, quando torni?”gli domandò.
“Domani, dovrò fare un sopralluogo al sito e poi tornerò”
“Com’è andata?”non sembrava molto interessata, ma Alex fece finta che lo fosse.
“Bene, mi ha dato un aumento e una proroga”rispose mordendosi il labbro, sapeva che si sarebbe arrabbiata quando avesse saputo cosa comportava tutto questo.
“Davvero? Così potrò comprare quel divano che tanto mi piaceva”squittì felice.
“Sì, ma io dovrò trascorrere i prossimi tre mesi a lavorare giorno e notte questo progetto per fortuna che mi ha accostato ad altri due ingegneri altrimenti non credo che avrei potuto accettare”sospirò tristemente.
“Cosa? Tre mesi?”urlò e Alex allontanò il telefono dall’orecchio dolorante “Non posso pensare di vederti chino su quei disegni per tutto questo tempo”
“Si tratta del mio lavoro, tesoro, ma non sei contenta che tutto sta andando per il meglio? Guadagniamo bene entrambi e…”
La sua voce lo bloccò “Non stiamo mai insieme”
“Lo so, piccola, cercherò di farmi perdonare”non aggiunse che era lei a non essere mai in casa, non voleva fomentare una lite che altrimenti sapeva si sarebbe protratta in eterno.
“Sai, William è stato qui”disse improvvisamente cogliendolo di sorpresa, nel sentire pronunciare il suo nome provò una strana fitta nello stomaco.
“William? Che voleva?”la sua voce era estremamente ansiosa.
“Mi ha chiesto di te, voleva parlarti di una cosa, ma non mi ha voluto dire di cosa si trattasse. Sembrava triste, è accaduto qualcosa tra voi?”
“Cosa? No” mentì mordendosi il labbro “Perché me lo chiedi? Ti ha accennato a qualcosa?”
“No, è solo che, non so, mi è sembrato triste, abbattuto”gli raccontò preoccupata per il loro amico “Forse ha qualche problema”
“Già, forse”mormorò vago, sapeva benissimo da cosa fosse dovuto il suo stato d’animo “Cosa gli hai detto?”
“Che eri partito per lavoro, che non ero sicura di quando saresti tornato e che se voleva poteva chiamarti al cellulare”gli riferì.
Alex gemette, gli aveva dato il suo numero, cosa avrebbe dovuto dirgli se avesse chiamato? Non era pronto a udire la sua voce “Non avresti dovuto, sto lavorando, non ho tempo per parlare con William”la rimproverò risentito.
“Credevo ti avrebbe fatto piacere”replicò lei alzando la voce “ma a quanto pare non sei dell’umore adatto, che ti prende, questa sera, Alex? Sembra che ti dia fastidio perfino parlare con me”
Si rese conto di aver esagerato e le domandò scusa “Mi dispiace, piccola, non volevo rimproverarti, è solo che sono molto stanco e stressato”
“Ti perdono, ma domani dovrai essere in forma, ho in programma un bel po’ di sesso per noi due”lo avvisò.
“Come?”spalancò la bocca “Certo, non aspetto altro”era davvero incorreggibile.
“A domani, amore”sospirò prima di staccare la comunicazione.
“Piccola Amber, cosa ho mai fatto per meritarti?”domandò scuotendo la testa, si sentiva un verme per aver pensato di tradirla.
Si alzò, andò in bagno per fare una doccia e poi si preparò per andare a cena, era affamato e sperava di trovare qualche ristorante nelle vicinanze.
Era per strada quando gli vibrò la tasca, si portò il cellulare all’orecchio e rispose “Pronto?”
“Alex?”era William.
Alex si bloccò come impietrito nell’udire la sua voce dal marcato accento inglese, sembrava trascorsa un’eternità da quando l’aveva sentita l’ultima volta.
“Will? Ciao, come stai?”
Cercò di sembrare il più amichevole possibile, in fondo, se non era finita molto bene tra loro, la sera precedente, era solo per colpa sua.
“Insomma, senti, ti disturbo? Stai lavorando?”era imbarazzato.
“No, stavo andando a cena”
“Da solo?”gli domandò.
“Sì”
“Sai, Alex, volevo parlarti”mormorò.
“Davvero? Amber ha riferito che mi cercavi”si fermò e si appoggiò ad un muretto.
“Già, desideravo chiederti scusa per ieri, non avrei dovuto provarci in modo così spudorato, avevo bevuto e io non sono abituato ad eccedere”balbettò “Scusami, okay?”
Alex sorrise, era così tenero “Non hai niente di cui scusarti, Will”
“Invece sì, mi sono comportato come un idiota, andarmene in quel modo, trattarti come se mi avessi causato chissà quale torto, è stato imperdonabile”continuò William dall’altro capo della linea.
“Non preoccuparti, ho capito, ma è stata anche colpa mia”cercò di fargli capire che si sentiva egli stesso responsabile.
“Colpa tua? Ma che dici? Che colpe avresti tu?”reagì stranito “Alex, mi dispiace di aver frainteso quello che è accaduto” avrebbe detto di tutto pur di non perdere la sua amicizia.
Alex tacque, aveva ragione? Aveva davvero frainteso o era lui che stava mentendo a se stesso?
“Non voglio perdere quello che c’è tra noi, Alex”aggiunse con un filo di voce, rompendo quel silenzio.
“Neanche io, Will”confermò “per me sei molto importante”
Dall’altra parte si sentì un sospiro e poi William continuò “Accetto la tua amicizia, tutto quello che vuoi pur di non perderti”“Ne sono felice, sai, quando sei scappato in quel modo, temevo non volessi più vedermi e avrei capito, sono stato così indelicato”provò una fitta in pieno petto al pensiero.
“No, sono stato io spudorato e quando sono venuto a casa tua e ho visto la porta del garage con il catenaccio ho immaginato che…”non terminò la frase.“Che me ne fossi andato?”rise “Non lo avrei mai fatto, sono a Newark, per lavoro, ma tornerò domani”.
“Ne sono contento”mormorò.
“Sai, Will, mi devi un filetto”ridacchiò il bruno rammentandogli la sua promessa di prepararglielo.
“E tu, una crostata ai mirtilli”replicò William.
“Contaci”sospirò “mi ha fatto piacere sentire la tua voce”
“Davvero?”era felice “Temevo non avremmo avuto l’occasione di chiarire le cose”
“Domani tornerò e potremo parlare”gli garantì.
“Sì, a domani e buona notte”lo salutò William.
“Buona notte, Will”riattaccò e sorrise felice, non avrebbe mai pensato si sarebbe sentito così bene dopo aver parlato con lui.
Ricominciò a camminare e senza rendersene conto raggiunse il ristorante, il cuore sembrava esplodergli nel petto e sulle labbra aveva un sorriso, era davvero felice.

2 commenti:

giusi-poo ha detto...

Stiamo prendendo quota. Il bello di questa storia è che senza pretenzioni, racconta di un amore che sta sbocciando tra piccole ma potenti insidie. Amber promette sesso ma sembra troppo occupata dal lavoro. Grosso errore! Perché basta la voce calda e suadente di William a far ricadere nei "cattivi pensieri" Alex. E Ian? vuole farsi perdonare l'odioso tradimento, dopo tutto uno come Will non si dimentica, e non solo perché a letto lo avrà fatto impazzire, ovviamente... brava! Mi raccomando mantieniti sempre semplice, non anticipare troppo e non eccedere.

sam ha detto...

si giusi ha ragione... sempre più bello e la storia sta prendendo forma oltre che il volo... ma ti prego posta posta posta e pure presto!!!!
ora sono curiosa anche di sapere di Ian, mi verrebbe da pensare che Alex lo conoscerà presto... mica sarà uno degli ingegneri che il sindaco gli affianca per i lavori? boh... sono curiosa!!!
cmq... ma come si fa a tradire Will, solo da come l'hai descritto nel primo capitolo... mamma mia!!! ma come si fa!!
ciao a presto
sam