mercoledì 28 gennaio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 6

Capitolo VI

William sedeva su una panchina, di fronte al liceo, era l’intervallo e aveva bisogno di prendere una boccata d’aria invece di restare nella sala insegnanti. Accese una sigaretta, erano anni che non fumava, ma era nervoso e solo quello poteva calmarlo. Elisabeth gli aveva riferito che suo fratello era partito per gli Stati Uniti perché desiderava incontrarlo e questo lo aveva fatto entrare nel panico. Cosa gli avrebbe detto? Era trascorso un anno dall’ultima volta e dopo quello che era accaduto non sapeva cosa aspettarsi da quell’incontro. Sospirò e abbassò la testa, poi si portò la sigaretta alle labbra e inspirò una boccata “Dannazione”
“Will?”una voce che non udiva da tempo lo chiamò facendolo impietrire.
Volse lo sguardo e lo vide, il suo vecchio amico era lì, davanti a lui che lo guardava con un sorriso timido sulle labbra “Steven”sussurrò, lasciando vagare lo sguardo lungo il suo corpo. Era come lo ricordava, ma sembrava un po’ più adulto, forse era dovuto al pizzetto che aveva fatto crescere sotto il mento.
Indossava un cappotto blu scuro, un maglione color petrolio e dei jeans, i capelli rossi erano più lunghi rispetto all’ultima volta che lo aveva visto e gli occhi verdi sembravano spenti, privi della vitalità che un tempo li aveva contraddistinti.
“Ciao, Will, come stai?”si avvicinò di qualche passo, le mani sepolte nelle tasche del cappotto.
“Bene, ma come facevi a sapere che ero qui?”
“Ho chiesto in giro”alzò le spalle “desideravo vederti”
“Lo so, ho parlato con Beth, mi ha riferito che eri partito”
“Ah, te lo ha detto”sospirò tristemente “sì, volevo vederti Will, spiegarti”
I lineamenti del biondo si indurirono, gli faceva ancora male pensare a quello che era accaduto e a come aveva tradito la loro amicizia.
“Davvero?”si alzò dalla panchina e si avvicinò “Spiegarmi?”
“Sì, Will, ti prego, ascoltami”cacciò le mani e cercò di toccarlo, ma lui si scansò.
“Eravamo amici, eri come un fratello per me, come hai potuto?”strinse i pugni con forza, gli rivolse un’espressione piena di dolore.
“Lascia che ti spieghi come sono andate le cose”lo supplicò.
William annuì e Steven cominciò a raccontare “Ero venuto a casa vostra per parlarti, ma tu non c’eri. Ian mi ha offerto da bere, abbiamo bevuto qualche bicchiere di birra e…”
“Steven, è vecchia la scusa che eri ubriaco e che non sapevi quello che facevi”
“Sono crollato, Will, sul divano”confessò.
“Eravate nel nostro letto”sibilò “vi ho visti con i miei occhi”.
“Io non so come sono finito nel vostro letto, ero svenuto”scosse la testa “deve avermi trasportato Ian in camera”
“No, non ti credo”davvero pretendeva potesse credere a una cosa del genere?
“Perché dovrei mentirti, Will? Sei…”si corresse “eri il mio più grande amico, ti adoravo, anzi, se devo essere sincero, io ero innamorato di te, perché avrei dovuto compiere un gesto del genere?”
“Tu, cosa?”spalancò la bocca per la sorpresa.
“Sì, ti amavo, ma sapevo che eri felice con lui”
“Io non….capisco”balbettò incredulo “perché allora, hai voluto rovinare tutto? Distruggere quello che avevo costruito?”
“Credevo fossi tu, non Ian”confessò tutto d’un fiato “ecco, ora lo sai”
“Cosa? Come hai potuto scambiarmi per Ian? Lui è moro e io biondo, non abbiamo nulla in comune”
“Will, te lo giuro”gli prese una mano tra le sue “ero mezzo addormentato quando ho sentito una mano sfiorarmi i capelli, scendere lungo il collo”
“E tu, hai pensato fossi io?”gli domandò scettico, non gli credeva.
“Sì, lo so, ero un illuso a pensare che potessi volere me, che potessi entrare nel letto, sfiorarmi, baciarmi e…”mormorò con un filo di voce “fare l’amore con me”
“Mio dio”gemette William abbassando la testa, non riusciva a credere alle sue orecchie, Steven era innamorato di lui “non mi hai mai fatto capire nulla, non avevo idea di quello che provassi per me”
“Mi sono tolto un peso, lo custodivo in me da così tanto tempo che non credevo sarei mai riuscito a rivelarlo a qualcuno, né tanto meno a te”abbozzò un sorriso.
“Perché non mi hai spiegato come stavano le cose, in quel momento?”
“Non ho potuto, ero ancora stordito, non mi rendevo conto, ma quando ho capito mi sono sentito una tale merda, te lo giuro, Will, ti ho cercato al cellulare, per ore”grosse lacrime si formarono nei suoi grandi occhi verdi “ho parlato con Beth, ma lei non ti aveva sentito, ero disperato, ho temuto potessi commettere qualche sciocchezza”
“Non volevo vedere o sentire nessuno, Steven, ero furioso con il mondo intero”
“Mi dispiace, non avrei mai voluto farti del male, sei la persona a cui tengo di più, lo sai”singhiozzò.
“Hai fatto l’amore con l’uomo che amavo”replicò, ma in lui c’era il desiderio di perdonarlo, di stringerlo a sé.
“Lo so, ma non lo avrei mai fatto se avessi saputo che si trattava di lui, te lo giuro. Ian si è infilato nel letto e mi ha baciato, mi ha accarezzato e io credendo che fossi tu mi sono lasciato andare e ho fatto l’amore con lui”
“Perché Ian avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Mi amava”insistette.
“No, non ti amava”scosse la testa “ti usava, Will, come puoi dire che ti amava? Ha sedotto il tuo migliore amico, ha approfittato del mio stato e scommetto che non era la prima volta che lo faceva”
“Stai dicendo che mi tradiva?”
“Sì”annuì tristemente “era un vero bastardo egoista, sai, cosa ha detto dopo che sei scappato via?”
“Non lo voglio sapere, Steven, davvero, è una storia ormai finita da tempo”gli voltò le spalle, le iridi erano colme di lacrime, ma non voleva lasciarle scendere, non avrebbe più pianto per quell’uomo.
“Sì, hai ragione, è una storia finita”ripeté “ma te lo giuro non avrei mai fatto nulla per separarti da lui, sapevo quanto lo amassi e come fossi felice”
“Lo so”sospirò voltandosi e guardandolo “ti credo”
“Davvero?”c’era sollievo nella sua voce “Oh, Will”lo attirò in un abbraccio e affondò il viso nel suo collo “Se solo sapessi quanto mi sei mancato”
“Anche tu, mi sei mancato, Steven”gli accarezzò i capelli.
In quel momento si sentì suonare la campanella che annunciava la fine della ricreazione.
“Ora, è meglio che vada”si staccò e cercò di ricomporsi.
“Dove vai?”
“Torno in albergo”rispose osservandolo critico “sai, non sei cambiato per niente, Will”
“Tu, invece, sei un po’ più adulto, ma sai che ti dico?”alzò un sopracciglio, poi gli sfiorò il pizzetto “Non ti dona”
Il rosso scoppiò a ridere “Allora, forse, lo taglierò”si voltò per andarsene, ma la mano dell’amico lo bloccò “Questa sera, vieni a cena da me, va bene?”
“Certo”gli occhi gli brillarono “Ciao, a stasera”e si allontanò salutandolo con la mano.
William sospirò, poi ripensò alle sue parole, come aveva potuto Ian ingannarlo in quel modo? Perché aveva voluto umiliarlo in quel modo seducendo il suo migliore amico? Sferrò un pugno contro la panchina, poi si avviò verso l’ingresso, aveva altre due ore di lezione.


Alex era stato trascinato al centro commerciale da Amber e sballottato da un negozio all’altro, fino a quando, la coppia, esausta, con molti pacchi e meno soldi, era tornata a casa. Sulla strada del ritorno i due si erano fermati in un ristorante cinese per comprare la cena da portare a casa.
Arrivati nel vialetto Alex parcheggiò l’auto e uscì prendendo le buste che Amber gli porgeva con un sorriso “Tesoro, fai attenzione, ci sono delle cose fragili”e si avviò verso la porta d’ingresso.
Il giovane sospirò afflitto, era diventato un facchino, ormai, lanciò un’occhiata verso la villa di William, le luci erano accese e un irrefrenabile desiderio di vederlo lo colse.
“Amber? Che ne pensi di invitare William a cena? Abbiamo involtini e maiale in abbondanza”le propose, raggiungendola sulla porta.
“Certo, mi fa sempre piacere la sua compagnia”
Lui le porse le buste e corse verso casa sua, ma quando fu davanti alla porta attese qualche istante, si sentiva un po’ in imbarazzo dopo il modo in cui era scappato via l’ultima volta. Fece un profondo sospiro e bussò, la porta si aprì e William apparve, indossava un grembiule bianco da cucina e le mani erano sporche di farina. Lo fissò stupito, non doveva aspettare visite, poi gli rivolse un sorriso cordiale “Alex, ciao”
“Ciao, Will”
“Come stai?”gli domandò socchiudendo la porta alle spalle quasi come se nascondesse qualcosa.
“Bene, senti, abbiamo comprato cibo cinese per un esercito, ti va di mangiarlo con noi”
“Veramente, non posso, sto cucinando, ho un ospite”confessò indicando il grembiule che indossava sugli abiti.
“Ah, capisco”mormorò deluso, avrebbe desiderato trascorrere la serata in sua compagnia “sarà per un’altra volta, allora”
“Certo”gli sorrise “adoro il cibo cinese”
“Anche io”
“Will?”chiamò una voce dall’interno, la porta si aprì di scatto e una testa rossa fece capolino a circondando la vita del giovane con un braccio e osservando con curiosità colui che si trovava sul vialetto “Salve”
Alex sgranò gli occhi, chi poteva essere quel ragazzo? Era davvero bello, con le iridi del colore degli smeraldi e la pelle diafana come la porcellana. Provò una fitta nello stomaco dalla gelosia nel vedere l’intimità tra loro, ma cercò di non darlo a vedere, in fondo, non aveva alcun diritto di essere geloso “Salve”balbettò Alex “senti, io allora, vado, ci vediamo”
“Sì, ciao e grazie per l’invito” lo salutò con una mano.
“Prego, ciao, arrivederci”e si voltò per andarsene, non desiderava neanche conoscere il nome di quel giovane che sembrava esser così vicino al suo Will.
Udì la voce del giovane, dal marcato accento inglese domandare “Chi era, Will?”
“Il mio vicino”
Quelle parole gli provocarono una fitta in pieno petto, era solo questo per lui? Un vicino? Aumentò il passo e quando fu in casa chiuse la porta con un calcio, lo detestava.
“Alex?” la testa della ragazza fece capolino dalla cucina fissandolo stupita “Che ti prende? E dov’è William?”
“Aveva un ospite”sibilò raggiungendola e sedendo a tavola, ma lei notò che il suo umore era mutato.
“Che hai?”
“Niente, sono solo stanco”mentì abbassando lo sguardo verso il contenitore del maiale in salsa agrodolce.
“Hai visto chi era quest’ospite? Si trattava forse di una ragazza?”gli domandò maliziosa.
“No, un ragazzo, avrà la sua età, ma non ho idea di chi sia”alzò le spalle, non desiderava trattare quell’argomento, era troppo deluso dalle parole di William.
“Strano che non lo abbia mai visto con una ragazza, deve essere ancora innamorato della moglie”commentò Amber.
“No”replicò convinto.
“E tu, come lo sai?”
“Me lo ha detto, non l’ama più”
“Siete molto amici, vero, tesoro?”gli domandò addentando un involtino primavera “Cosa fate insieme?”
“Io credo che mi consideri solo un vicino con il quale andare a bere qualche volta”mormorò tristemente “ma poco importa”
“Non dire così, sono sicura che non sia come credi”
Lui non replicò, ma nel suo cuore sperava che Amber avesse ragione.
“Mi piace questo quartiere, sono tutti gentili, a parte…”
Alex alzò la testa “A parte, chi?”
“La signora Patterson, quell’impicciona, è sempre alla finestra a spiare tutti e tutto”fece una smorfia “Non puoi fare un passo senza sentire il suo sguardo”
“Non mi ero mai accorto di nulla”confessò il giovane ingenuamente, poi ripensò alle volte che doveva averlo visto entrare da William e impallidì “Credi che stia sempre a spiare? Anche noi?”
“Sì, l’altro giorno, mi ha chiesto dove fossi andato e quando saresti tornato, è davvero un’impicciona, ha anche detto che William ti aveva cercato perché doveva chiederti non so che favore”
“Cosa?”sgranò gli occhi, non riusciva a credere alle sue orecchie “E come sa che ero partito? E soprattutto, come ha fatto a sapere che Will mi aveva cercato?”
“Lo ha visto e gli ha parlato, te l’ho detto, sa tutto di tutti e io detesto quel genere di persone”
Alex deglutì “Ti ha detto altro?”
“No”alzò le spalle “ma scommetto che sa i vizi di tutto il quartiere”
Il ragazzo sputò un sorso di birra e impallidì, dio solo sapeva cosa poteva aver pensato se l’aveva visto uscire dalla casa di William la sera precedente.
“Che c’è Alex?”
“Niente, niente, mi era andata di traverso”scosse la testa fermamente.
“Meno male che noi non abbiamo nulla da nascondere”commentò la ragazza rivolgendo un sorriso al fidanzato.
“Già, meno male”ripeté con il cuore in gola
“Ritornando a William, non ti ha detto se frequenta qualcuno?”
“No, ma perché ti interessa?”gli occhi nocciola si posarono in quelli azzurri della ragazza.
“Sai, avrei qualche collega che sarebbe interessata a conoscerlo, in fondo, è famoso”gli spiegò “ha pubblicato numerose raccolte di poesie”
Alex fremette all’idea di William in compagnia di quale ragazza, era possessivo e geloso, ma non l’avrebbe mai confessato. Non replicò e si allontanò con i piatti sporchi che posò nel lavabo, poi appoggiò le mani sulla superficie del lavandino e sospirò, perché William non aveva detto a quel ragazzo che erano amici? Non riusciva a capire, il suo comportamento lo spiazzava, doveva essere accaduto qualcosa, forse dopo che era andato via aveva deciso che non valeva la pena di essere suo amico. Scosse la testa e strinse i pugni, gli faceva male pensarlo, non poteva essere così.
La ragazza lo raggiunse e gli circondò la vita con le braccia facendolo sussultare leggermente, non l’aveva udita arrivare.
“Lascia perdere, li farò domani, ho la mattinata libera”gli posò un bacio sulla guancia.
Alex si voltò e le rivolse un falso sorriso “Sono stravolto, amore, credo che andrò a letto”si sciolse dalle sue braccia e si diresse verso la camera da letto, non poteva fare l’amore con lei, non quella sera, non sarebbe stato giusto. Amber sospirò tristemente, doveva esserci qualcosa che lo turbava, aveva forse un’altra? Sgranò gli occhi ripensando alla reazione che aveva avuto quando gli aveva parlato della loro vicina, era impallidito come se avesse avuto qualcosa da nascondere. Lo lasciava solo tutto il giorno, poteva aver trovato qualcuna con cui divertirsi. Sentì le gambe venire meno al pensiero del suo Alex con un’altra, non l’avrebbe sopportato. Lo raggiunse in camera, era già nel letto, tra le lenzuola, gli occhi erano chiusi, le labbra semiaperte, cosa avrebbe fatto se avesse avuto ragione? Avrebbe dovuto perdonarlo di una sua scappatella o avrebbe dovuto troncare la loro relazione? Si stese nel letto e lo osservò dormire, porgendo l’orecchio a qualunque suono o sussurro nel timore di udire un nome che non fosse il suo.

1 commento:

giusi-poo ha detto...

Mi piace la piega intrigante che sta prendendo questa storia. Steven si discolpa agli occhi di un William sorpreso e confuso. Dopo la confusione inziale la riappacificazione è d'obbligo. Un po' troppo intimo quel "circondare con il braccio la vita" dell'amico fraterno e Alex, sempre più in balia dei suoi sentimenti, ci vede benissimo. Un rapporto etero un po' ambiguo. Di fatti gli piacerebbe a Steve entrare "in sinto" con Will ma niente da fare, lui lo vede come un fratello, almeno spero perché io non nascondo la mia simpatia per Alex e Will come coppia. Ma povero Alex, da possibile amore declassato a vicino di casa, per fortuna non va a consolarsi da Amber ma, addirittura, la delusione per non essere (forse) più importante per il poeta lo allontana da lei...