mercoledì 21 gennaio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 5 (prima parte)

Capitolo V

Il giorno seguente Alex fece ritorno a Kearny: l’incontro con gli ingegneri era andato nel migliore dei modi, aveva illustrato loro i suoi progetti che erano stati apprezzati.
Al suo rientro a casa fu accolto da una focosa Amber che lo aveva salutato con un bacio appassionato e che senza troppe cerimonie lo aveva trascinato nella camera da letto dove avevano fatto l’amore con estrema passione e trasporto. Alex si era addormentato, stravolto, dopo due ore di sesso sfrenato, mentre lei, in ritardo per il lavoro, si era preparata in tutta fretta e aveva lasciato la stanza. Alex dormì tutto il pomeriggio, quando si svegliò il sole era già tramontato e lo stomaco reclamò del cibo. Sfiorò con una mano il lato del letto nel quale dormiva la ragazza e lo trovò vuoto, sospirò tristemente, doveva essere andata via da molto tempo, il calore sotto le lenzuola era svanito. Si alzò, una doccia lo svegliò completamente, poi si diresse in cucina e si preparò un sandwich con tacchino, insalata e maionese, non aveva alcuna voglia di imbandire una vera cena. Sedette sul divano, accese la tv e mangiò il suo panino, ma si sentiva apatico e triste, si guardò intorno, quella casa era così vuota e priva di calore, era sempre solo, Amber lo trascurava, ma a lei non lo aveva mai fatto pesare, si trattava del suo lavoro e non aveva alcun diritto di giudicarla.
Gli mancava la sua presenza, quando vivevano a New York riuscivano a ritagliare dei momenti da trascorrere insieme, passeggiare per Central park, prendere un cappuccino da Starbuck ma da quando si erano trasferiti sembrava che lei non trovasse mai il tempo per trascorrere del tempo con lui.
Sospirò tristemente, spense la televisione e appoggiò la testa alla spalliera del divano, ma in quel momento il campanello suonò facendolo scattare, il cuore cominciò a battere con violenza nel petto, inconsciamente sperava si trattasse di William. Non lo avrebbe mai ammesso, ma aveva una voglia matta di vederlo, di parlargli, di restare solo con lui. Indugiò un attimo dietro la porta prima di aprire, poi spalancò la porta, lui era lì, sul vialetto, con le mani immerse nelle tasche dei jeans e i ciocche ribelli gli ricadevano davanti agli occhi. Alex restò a fissarlo, senza fiato, era davvero un uomo di straordinaria bellezza, con quegli occhi blu, le labbra imbronciate e l’aria imbarazzata di un ragazzino scoperto a compiere un’azione che non doveva.
“Ciao, sei tornato, allora”
“Sì, all’ora di pranzo”rispose abbozzando un sorriso.
“Ti disturbo? Cenavi, forse?”
“No, non disturbi affatto”e lo lasciò entrare chiudendo la porta ed introducendolo nel salotto.
“Mi dispiace essere piombato così all’improvviso”si giustificò.
“Hai fatto bene, mi sentivo solo”gli indicò il divano “Siedi”
“Grazie”prese posto in un angolo del divano, mentre Alex sedette sul bracciolo, dall’altra parte cosa che non passò inosservata a William “Amber è in ospedale?”gli domandò scrutando la sua reazione.
“Sì, era già andata via quando mi sono svegliato, un’ora fa”sospirò tristemente “Come stai, Will?”
“Bene, sono stato molto impegnato, il lavoro, il libro”rispose prontamente, non voleva sapesse che aveva trascorso parte della giornata a fissare come un automa il telefono cercando di trovare il coraggio di chiamarlo.
“Anche io, questa mattina ho fatto un sopralluogo al sito sul quale sorgerà il centro per incontrare gli ingegneri che lavoreranno con me al progetto, ma questa notte non avevo dormito per l’agitazione”gli spiegò.
“Ah, non lavorerai da solo, quindi, meglio, eri così stressato e sotto pressione”corrugò la fronte, perché si era seduto dall’altra parte del divano? Forse, non voleva stargli vicino? Temeva gli sarebbe saltato addosso? Davvero pensava avrebbe tentato una cosa del genere dopo quello che era accaduto? Aveva davvero così poca stima di lui?
“Sì, il progetto è stato ampliato, era necessario il lavoro di più persone”replicò.
“Che ti prende?”gli domandò a bruciapelo William, doveva sapere il motivo del suo comportamento.
“Come?” infilò la mano nei capelli, non capiva cosa intendeva.
“Lo sai, Alex, te ne stai lì, sul bracciolo, come se non volessi starmi vicino, per quale motivo?”
William si alzò e si mosse agitato, sembrava quasi un leone in gabbia “Credevo avessimo risolto”
“Mi dispiace, non era mia intenzione”si scusò, era stato un gesto istintivo, non programmato “ti garantisco, non è come pensi”
“Davvero?”sembrò sincero, William volle credergli “Lo spero”c’era dolore nella voce “perché lo sai che non ti costringerei mai a compiere qualcosa contro la tua volontà”
“Lo so, Will”si alzò a sua volta e gli si avvicinò “non lo penso, te lo giuro, non l’ho pensato neanche per un istante”non riuscì a distogliere lo sguardo dalla sua bocca carnosa.
“Ti credo”le labbra si aprirono in un sorriso, gli sfiorò una guancia, ma la ritrasse immediatamente e si voltò aumentando la distanza tra loro “e Amber, come ha preso questa notizia?”gli domandò cambiando argomento.
“All’inizio, non era entusiasta, sai, altri due mesi di lavoro, ma poi…”arrossì ripensando all’accoglienza che gli aveva riservato al suo ritorno a casa.
“Ha cambiato idea?”era scettico, non sembrava una ragazza che modificava facilmente il suo modo di pensare.
“È stata alquanto focosa al mio rientro”aggiunse.
“Immagino”strinse i pugni e contrasse le labbra, il cuore gli si ridusse in frantumi.
“Cazzo, scusa”si morse la lingua, non avrebbe dovuto dirlo, non aveva riflettuto su quanto potesse dargli fastidio.
William puntò i suoi stupendi occhi blu in quelli castani di Alex e replicò “Non devi scusarti, si tratta della tua vita, del tuo rapporto con Amber”
“Sì, ma ti da fastidio, non volevo”si giustificò, avrebbe dovuto pensarci prima di parlare della sua vita sessuale con lui. Gli si avvicinò “Scusa”
“Alex, non importa, se tu sei felice, lo sono anche io”gli appoggiò una mano sulla spalla.
Il bruno sentì il cuore esplodergli nel petto, se solo avesse saputo quanto si sbagliava, quanto era lontano dall’essere felice, ma non poteva dirglielo, non era giusto.
“Sei felice, vero?”
“Certo”mentì, distogliendo lo sguardo, sapeva che non avrebbe avuto la forza di mentirgli se solo lo avesse guardato negli occhi “Ti va di uscire? Non ne posso più di restare chiuso qui dentro”cambiò discorso e sgusciò via dal suo tocco.
“Come vuoi”rispose turbato, sembrava così distante, sfuggente, ma cosa gli era accaduto?
“Mi cambio, torno subito”e sgattaiolò al piano di sopra salendo le scale due a due.
William approfittò della sua assenza per guardarsi intono, per scoprire un po’ di più della sua vita e soprattutto, del suo rapporto con Amber. Non gli era sembrato sincero, sentiva che c’era qualcosa che non voleva rivelargli. Si avvicinò ad una mensola, c’erano un paio di fotografie, una raffigurava lui ed Amber, erano in un parco, su una panchina, stretti in un abbraccio. Ipotizzò si trattasse di una foto che avevano scattato quando si trovavano ancora a New York, sembravano così felici, William provò invidia e gelosia, ma non poteva fare nulla per cambiare le cose.
In un angolo c’era un’altra foto che raffigurava tre persone, una di queste era un Alex molto giovane, il giorno del diploma, mentre le altre erano due ragazze molto carine. Sorrise, era sempre stato bello il suo Alex. Era tanto preso che non lo sentì arrivare fino a quando non gli posò una mano sulla spalla “Loro sono le mie due migliori amiche Sarah e Jennifer, vivono a New York, è da un mese che non le vedo”
William scattò e si scusò “Non volevo ficcare il naso in giro”
“Non scusarti”sorrise “dai, andiamo”
“Dove mi porti?”gli domandò quasi come se si trattasse di un appuntamento.
“Ti va una passeggiata? Non ho ancora avuto modo di visitare le bellezze di Kearny”
“Bellezze?”alzò un sopracciglio, poi insieme scoppiarono a ridere, non vi era nulla di bello in quella cittadina.
“Dai, qualcosa da vedere troveremo”Alex lo trascinò fuori chiudendosi la porta alle spalle.
Mentre percorrevano il vialetto, William scorse la signora Pattinson che li osservava dalla finestra e le rivolse un saluto con la mano, che lei ricambiò continuando a fissarli con una strana espressione.

2 commenti:

sam ha detto...

mamma mia la vicina impicciona!!!! da una parte non la sopporto, dall'altra l'adoro... me l'immagino... ma più che altro mi immaggino Will!!! aaarrrgggghhhh (ops...scusa) ;)
bello, mi piace come sta andando, posta presto!!!

giusi-poo ha detto...

Alex è il classico etero confuso della situazione. Stracotto a puntino di William non si fa però scrupolo di scoparsi (alla grande) la sua ragazza. E' così sexy almeno da come ce lo descrivi tu che quasi quasi mi sarebbe piaciuto sapere meglio cosa hanno fatto (ghghghghghhg)lo so, sono morbosetta. William si fa troppe seghe mentali, a volte sembra un po' troppo adolescenziale e il suo temperamento è fin troppo passionale, altro che flemma inglese. Concordo con Sam, la vicina impicciona mi ricorda troppo mia suocera e similari, eheheh