sabato 10 gennaio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 3

Capitolo III

Alex sedeva dietro al suo tavolo da lavoro, ma la sua mente era altrove, tra le braccia di William, sul divano del suo soggiorno. Si erano baciati, sfiorati e gli era piaciuto. Non riusciva a credere che le cose fossero in quel modo, lo conosceva appena, ma sentiva di non potere più fare a meno di lui. Vagò con il pensiero a quei momenti, poteva risentire sulle sue labbra il sapore dei suoi baci, le mani che gli sfioravano ogni lembo di pelle e il suo respiro caldo sul collo. I jeans gli divennero improvvisamente troppo stretti, ma come poteva essere attratto da un altro uomo? Come poteva desiderare di fare l’amore con lui dopo che per anni aveva amato solo donne? Quello che era accaduto con William era stato solo un momento di debolezza o c’era di più? Era diventato bisessuale o era stata una semplice divagazione? Nella sua mente c’era solo confusione, non era pronto per una decisione così importante. Stava bene insieme ad Amber, la loro relazione era perfetta, a letto facevano scintille, allora, perché aveva desiderato qualcosa di diverso? Si prese la testa tra le mani e sospirò tristemente, perché aveva deciso di complicarsi l’esistenza? Doveva troncare sul nascere questa storia con William, non poteva portargli altro che guai, gli avrebbe chiesto di restare amici, in quel momento, non poteva offrirgli qualcosa di diverso.
“Alex, tesoro?”Amber gli fu alle spalle e gli appoggiò una mano sulla spalla facendolo scattare come una molla.
“Amber, non farlo più”la rimproverò poggiandosi una mano sul cuore “Stavo per morire d’infarto”
“Ti eri addormentato? Avevi la testa appoggiata sul tavolo”
“No, riflettevo”rispose “Che c’è?”
“Hai intenzione di restare qui dentro per sempre?”
“Sto lavorando, piccola”si voltò nuovamente verso il suo progetto, non riusciva a guardarla negli occhi, si sentiva in colpa, non solo l’aveva tradita, ma l’aveva fatto con un uomo.
“Non puoi fare una pausa?”gli domandò.
“Certo, piccola”si alzò e le porse una mano, l’ultima cosa che voleva era che potesse accorgersi di qualcosa “tutto per te”
Amber sorrise e lui l’attirò a sé “Ti amo, lo sai?”
“Sì, ma fa sempre piacere sentirselo dire”lei ridacchiò “Non stai lavorando troppo, Alex? Non vorrei che ti ammalassi”
“Devo terminare questo progetto per la fine del mese, non posso oziare”le spiegò.
“Lo so, ma dovresti fare anche qualcos’altro, non so, farti degli amici, iscriverti in palestra”gli consigliò, non sopportava di vederlo sempre chino su quel tavolo “Come vanno le cose con William?”gli domandò improvvisamente facendolo impallidire.
“William? Cosa c’entra lui?”era terrorizzato che qualcosa nelle sue reazioni potesse tradirlo.
“Credevo foste diventati amici, perché non trascorri del tempo in sua compagnia?”gli propose sorridendo.
“Sono stato da lui, questo pomeriggio”mormorò arrossendo “ma non vorrei imporgli la mia presenza, in fondo, ci siamo appena conosciuti”la realtà era un’altra, aveva paura dei sentimenti che avrebbe provato nel rivederlo.
“Mi è sembrato molto aperto verso di noi, soprattutto verso di te, siete rimasti tanto tempo qui sotto, l’ultima volta”
“Era interessato ai miei disegni”le raccontò con gli occhi che gli brillavano solo a parlare di lui.
Insieme salirono in casa e lui continuò a parlare “è da tanto che non mi sento così in sintonia con qualcuno…del mio stesso sesso”
Si avvicinò alla finestra e sbirciò all’esterno. Lo vide, era nel suo giardino con la pompa in mano, intento ad innaffiare le piante, indossava i pantaloni di una tuta e una canottiera blu. Alex sentì il cuore aumentare i battiti, ma perché anche il solo vederlo gli suscitava quel genere di emozioni? Non poteva provare qualcosa per lui, non era giusto, ma allora se non era giusto, perché desiderava correre da lui e baciarlo con passione? Scosse la testa, non doveva pensare a quel genere di cose, tra loro poteva esserci solo amicizia.
“Will”mormorò con un soffio di voce, come se si vergognasse anche solo di pronunciare il suo nome ad alta voce, ma solo poche ore prima non aveva esitato a pronunciarlo tra un bacio e l’altro.
William volse lo sguardo verso la finestra, quasi come se lo avesse udito e vedendolo, sorrise con dolcezza, ma dopo un attimo il suo sguardo fu attirato da qualcos’altro e il sorriso sparì, si voltò e rientrò in casa. Alex sospirò e scosse la testa e si allontanò dalla finestra dirigendosi verso la cucina, doveva preparare la cena perché quella sera Amber avrebbe lavorato fino a tardi e aveva bisogno di qualcosa da portarsi in ospedale.


William, a malincuore, tornò in casa, non poteva restare lì fuori, non con quell’arpia che lo fissava, che controllava ogni suo movimento. La vedova Rose Pattinson, abitava nella villetta accanto a quella di Alex e trascorreva gran parte della sua giornata a spiare i vicini e la cosa lo mandava fuori di testa, detestava chi si intrometteva nella vita degli altri. Una volta in casa, spiò dalla finestra e la vide, quell’anziana signore, con i capelli stranamente ancora neri tenuti su con una quantità industriale di lacca e i buffi occhiali sul naso, sedeva ad un tavolino dietro la veranda con una tazza di thè in mano. William strinse i pugni e tornò nel suo studio, aveva del lavoro da terminare, dei compiti da correggere, non poteva perdere tempo. Provò a concentrarsi, ma la mente continuava a vagare rendendoglielo impossibile, chiuse gli occhi, immagini delle ore trascorse insieme ad Alex si susseguirono una dopo l’altra facendolo sospirare. Lui ed Alex giacevano sul divano, il lenzuolo di William era sul pavimento, Alex era su di lui, vestito, lo baciava con passione, mentre le mani gli lo sfioravano senza sosta. Si erano fermati troppo presto, Alex era andato via prima che potessero andare oltre i baci e le carezze, ma avrebbe desiderato di più. Sospirò tristemente, Alex non era stato del suo stesso avviso, era pressoché scappato da casa sua balbettando qualcosa di incomprensibile, ma sapeva che in realtà, non se l’era sentita di andare fino in fondo. Come dargli torto? William era stato il primo uomo che Alex avesse baciato in tutta la sua vita, come poteva pretendere che fosse pronto a fare il passo successivo? Strinse i pugni per la frustrazione, si sentiva impotente “Dannazione”imprecò “ma perché mi innamoro sempre delle persone sbagliate?”
Nel momento stesso in cui pronunciò quelle parole spalancò gli occhi, era innamorato di Alex? No, non poteva essere vero. Andò in cucina e si preparò un the, ne aveva proprio bisogno, poi, mentre lo sorseggiava pensò che gli sarebbe piaciuto riassaporare la torta al cioccolato preparata da lui. Ogni cosa gli ricordava Alex e questo non gli accadeva da…scosse la testa, non poteva ripensarci, faceva parte del passato anche se quel pomeriggio aveva richiamato per farlo diventare presente e futuro.
Strinse i pugni, non avrebbe ricominciato, non ora che si era ricostruito una vita, che aveva cambiato città e lavoro. Non avrebbe barattato tutto quello che aveva conquistato per qualcuno che non aveva meritato il suo amore. Cercò di non pensarci, in fondo, non sapeva dove abitava, avrebbe dovuto cambiare anche il numero del cellulare per non rischiare di essere richiamato, non voleva mai più udire la sua voce. Era vero o stava solo mentendo a se stesso? Non aveva ancora dimenticato l’amore della sua vita.
Era intento a correggere l’ultimo compito quando udì il rombo di un’auto, si alzò e si avvicinò alla finestra, era l’auto di Amber, si stava recando a lavoro lasciando il suo fidanzato da solo. Si morse il labbro, quale occasione migliore? Era tentato di correre da lui, ma sarebbe stato rischioso? Si domandò pensieroso. Sospirò e decise di rinunciare, Alex era, di certo, confuso, non poteva fargli pressione o avrebbe peggiorato la situazione e l’ultima cosa che voleva era perderlo per sempre. Doveva avere pazienza, attendere una sua mossa. Lanciò uno sguardo verso una delle finestre della casa di fronte, nella speranza di scorgerlo, poi ritornò al suo lavoro.
Un’ora dopo decise di uscire, quella casa gli stava stretta, avrebbe fatto un giro in città, magari avrebbe bevuto un drink per non pensare a lui e a quello che sarebbe potuto accadere se Alex non fosse scappato via.
Afferrò la giacca e uscì diretto verso il centro, entrò nel primo pub che incontrò sulla sua strada.
L’atmosfera era accogliente, luci soffuse, musica soft, una leggera nuvola di fumo proveniva da un paio di uomini che fumavano seduti ad un tavolo, altri tre uomini ridevano rumorosamente al bancone. William si diresse verso un tavolo in un angolo, non era molto in vena di fare conversazione.
Una cameriera carina, dai lunghi capelli castani e grandi occhi verdi, si avvicinò per prendere la sua ordinazione e lo fissò in attesa, sulle labbra un leggero sorriso “Cosa posso portarti?”
“Una birra chiara”mormorò puntando su di lei i suoi stupendi occhi blu “Grazie, dolcezza”
Lei ridacchiò e si allontanò verso il bancone lasciandolo solo con i suoi pensieri, ma tornò dopo qualche istante con una birra e delle noccioline.
“Ecco, se desideri altro…”e gli rivolse un sorriso ammiccante.
“Grazie”le strizzò un occhio e si portò la bottiglia alle labbra lanciando ogni tanto uno sguardo verso la porta d’ingresso, quasi come se si aspettasse di vedere entrare colui che tanto bramava di rivedere, ma sapeva che la sua era un vana speranza.
Era alla sua terza birra quando si rese conto di averne avuto abbastanza, pagò e si alzò per andare via, ma alla porta si scontrò con qualcuno che stava entrando nel locale “Mi scusi” mormorò alzando la testa e restò impietrito, davanti a lui c’era Alex che lo fissava con lo stesso sguardo sorpreso.
“Will?”
“Alex”la voce fu quasi un sussurrò, il cuore accelerò i battiti, non avrebbe mai sperato di incontrarlo in quel luogo.
“Stavi andando via?”gli domandò dispiaciuto, gli sarebbe piaciuto trascorrere del tempo a chiacchierare con lui.
“Veramente…”balbettò William, non sapendo cosa dire.
“Allora, non ti trattengo”
“No, volevo prendere un po’ d’aria, ma non importa”mentì, non poteva perdere l’occasione di stare con lui “vieni, andiamo al mio tavolo”e insieme ritornarono al tavolo all’angolo sedendo uno di fronte all’altro.
Alex era nervoso, non sapeva come introdurre il discorso, temeva di offenderlo, di perdere anche la sua amicizia. In quel momento, tra loro sembrava si fosse eretto un muro inespugnabile.
William si sporse in avanti e fissandolo con i suoi grandi occhi blu gli sussurrò “Cosa bevi?”
“Una birra”gli rivolse un sorriso imbarazzato, era di una bellezza disarmante, avrebbe tanto desiderato lasciarsi andare e vivere con lui una stupenda storia, ma non era pronto.
“Bene”William si alzò per andare al bancone e ordinare, le gambe erano come di gelatina, temeva quasi di cadere durante i pochi metri che lo separavano dalla sua meta.
Si appoggiò al bancone e si sporse verso la ragazza il cui nome, a giudicare dal cartellino che aveva appuntato sulla camicetta, era Daisy.
“Ciao, senti, mi porteresti due birre a quel tavolo, Daisy?”le ordinò con la sua voce calda e dall’accento inglese.
“Tutto quello che vuoi, dolcezza”ridacchiò “come ti chiami?”
“William”
“Piacere di conoscerti, William, se dopo ti va di andare da qualche parte…”gli propose sbattendo le lunghe ciglia “io tra mezz’ora stacco”
“Non posso, sono con qualcuno”si affrettò a rispondere, non voleva che si potesse fare qualche illusione.
“Ah, capisco”sbirciò oltre la sua spalla e notò Alex che li osservava con grande interesse “sei con quel moro? Ragazzo fortunato”
“Il fortunato sono io”le sorrise e tornò al tavolo.
Alex provò una fitta di gelosia quando lo vide flirtare con la ragazza al bancone, ma cercò di controllare i suoi sentimenti, in fondo, non aveva alcun diritto su di lui.
Abbassò la testa quando William si voltò nella sua direzione, non voleva pensasse che lo stesse fissando.
“Allora…”sussurrò quando fu tornato al tavolo con le due birre “cosa ti porta al Daisy’s?”
Alex alzò lo sguardo e si perse in quei laghi blu che tanto lo avevano affascinato, tanto che per qualche istante non riuscì a pronunciare neanche una sillaba, poi riprese il controllo del suo cervello e rispose “Ero solo, non resistevo più in quella casa, ho preso la macchina e…”si bloccò “mi sono ritrovato davanti a questo bar”
“Che fortuna”ridacchiò il biondo portandosi alle labbra la birra “adorava quella sua aria da cucciolo smarrito, doveva usare tutto il suo autocontrollo per non saltargli addosso davanti a tutti.
“Già, una vera fortuna, tu, invece?”
William alzò le spalle “Io ne avevo abbastanza di correggere compiti pieni di errori, mi andava di bere e questo era il più vicino”
“Povero Will, sepolto da compiti di ragazzini senza talento”scoppiò a ridere.
Il biondo mise il broncio “Ehi, non prendermi in giro, guarda che non è semplice il mio lavoro, la mia è una vocazione, non è da tutti”
“Lo so, lo so, scusa”cercò di ritornare serio, ma la sua espressione imbronciata era esilarante, sembrava quasi un bambino.
“Ti ammiro molto, so benissimo che il mestiere dell’insegnante è complicato e pieno di responsabilità”
Nel prendere la sua birra gli sfiorò la mano con le dita e sentì una scossa attraversargli la schiena, lo fissò e vide che i suoi occhi brillavano come zaffiri “Sai, Alex, speravo di avere del tempo per parlarti da solo”gli sussurrò accarezzandogli le dita con le sue “se sapessi quello che…”
“Will, siamo in pubblico, ti prego”arrossì e ritirò prontamente il braccio
Si portò la bottiglia alle labbra bevendo un lungo sorso, doveva trovare il coraggio per parlargli.
“Scusa, ma perché sei così nervoso? Guarda che non ho intenzione di saltarti addosso, non ora, almeno”ridacchiò leccandosi poi le labbra, adorava stuzzicarlo, era così tenero quando arrossiva “magari, dopo, quando saremo al sicuro, nella mia camera da letto”
“Will!”lo rimproverò, si sentiva addosso tutti gli sguardi delle persone presenti nel locale e la cosa lo infastidiva.
L’altro scoppiò a ridere “Sciocco, ti sto prendendo in giro, non sono così maniaco”
Alex divenne terribilmente serio “Will, dobbiamo parlare”
La sua espressione preoccupò il biondo che appoggiò la testa alla spalliera e attese che continuasse a parlare, ma nel profondo del suo cuore sapeva che non sarebbe stato piacevole.
Alex fece un profondo respiro e decise di aprirgli il suo cuore e di essere sincero “Will, riguardo a quello che è accaduto questo pomeriggio, voglio che tu sappia che è stato…”si bloccò, le parole non avrebbero mai potuto descrivere quello che aveva provato tra le sue braccia, si era sentito vivo per la prima volta dopo tanto tempo, ma nonostante quello che provasse per lui era deciso a troncare quella relazione sul nascere.
William alzò un sopracciglio, non sapeva come avrebbe reagito se avesse detto che era stato un errore.
“Stupendo”terminò la frase, gli pesava dover andare avanti.
“Sì, lo è stato”sorrise leggermente, sentiva che la parte brutta sarebbe arrivata presto, che serviva per indorargli la pillola “C’è un ma, vero?”
“Sì”divenne molto serio “è stato molto bello, ma non dovrà più accadere”
“Alex, perché? C’è una tale alchimia tra noi, non riesci a sentirla?”gli prese la mano e intrecciò le dita tra le sue “Non puoi rinunciare a quello che potrebbe esserci tra noi, io sono sicuro che funzionerebbe se solo…”un gesto della mano di Alex lo zittì.
“No, Will, non sono libero e non sono gay, quello che è accaduto è stato dettato da un attimo di debolezza e non dovrà mai più capitare”continuò cercando di convincere soprattutto sé stesso della veridicità di quello che stesse asserendo.
“Debolezza? È questo ciò che è stato per te?”il cuore di William si frantumò in mille pezzi, nonostante avesse temuto quelle parole “No, non ti credo”
“Mi dispiace, Will, ma è così, non posso darti quello che desideri”aggiunse con dolore, Dio solo sapeva quanto gli costava dirgli tutto questo.
“Tu non sai neanche lontanamente quello che…”sibilò cercando di mantenere la calma, di non lasciarsi andare, erano in un luogo pubblico e non poteva permettersi di esternare quello che provava in quel momento “desidero, Alex”
“Will, ascoltami”
“Lascia perdere, non ne parliamo più”si sentiva davvero a pezzi, ma di cosa si meravigliava? Alex aveva la sua vita, una fidanzata, non poteva pretendere che mollasse tutto per stare con lui, doveva farsene una ragione, non ci sarebbe mai stato nulla tra loro.
“Vorrei che fossimo amici, ma se non volessi più avere niente a che fare con me io capirei”
William si alzò in piedi, i pugni chiusi e gli occhi lucidi “Come ti pare, in fondo, non è quello che siamo? Ora è meglio che vada, domani ho lezione, buonanotte Alex, salutami la tua graziosa e…fortunata fidanzata”si allontanò prima di crollare.
Inciampò nella gamba del tavolo, ma Alex si alzò prontamente e lo afferrò tra le braccia “Stai bene? Hai bevuto troppo, non puoi guidare”
“Lasciami”lo spinse via “andrò a piedi, ho bisogno d’aria”e senza aggiungere altro si allontanò barcollando.
“Will”lo chiamò, ma lui uscì senza neanche voltarsi.
“Dannazione”imprecò sedendo nuovamente e finendo con un solo sorso la birra,
“Ti ha dato buca?”gli domandò Daisy raggiungendolo.
“No, sono io che…”si bloccò, poi alzò lo sguardo “lascia perdere, portamene un’altra”le ordinò.
La ragazza annuì e si allontanò scuotendo la testa.
Alex appoggiò la fronte sul legno, maledicendosi mentalmente, lo aveva ferito, glielo aveva letto negli occhi e si era sentito morire, non avrebbe mai voluto fargli del male.
Daisy tornò con la sua birra e lui se la portò alle labbra bevendo un lungo sorso, aveva tutta la notte, nessuno lo attendeva a casa, nessuno lo avrebbe accolto tra le lenzuola e l’ultima cosa che voleva era tornare in quella casa vuota.

2 commenti:

sam ha detto...

ehi bella sta venendo carinissimo!!!! continua sono curiosa di come si svilupperanno gli avvenimenti!!! ciao!!

Unknown ha detto...

Allora: la prima parte è perfetta. Sulla seconda noto delle regressioni, e non parlo di errori di sintassi che ti dirò a voce. Il personaggio di William è misterioso e tormentato, credo che nella scena nel pub si esponga un po' troppo, ma è un mio parere personale. Mi intriga sapere chi è questo ex e poi, questa domanda te la devo assolutamente fare, a chi hai pensato (il mio cuore tifa chi puoi ben immaginare ihihihihihi)