giovedì 16 aprile 2009

Rivali capitolo 1(seconda parte)

Il giorno seguente, mentre erano in classe, Jared sorprese Eoan a fissarlo con una strana espressione e ricambiando lo sguardo alzò un sopracciglio, come a domandargli il motivo, ma il ragazzo voltò immediatamente la testa. Jared era certo stesse organizzando qualche scherzo ai suoi danni e si arrabbiò, scrisse qualcosa su un pezzo di carta e glielo fece avere attraverso Richard Seymour, un ragazzo minuto, dai capelli rossi e le lentiggini.
Il ragazzo lo lesse e alzò lo sguardo verso di lui, che aveva in mente il biondino? Voleva incontrarlo da solo dopo le lezioni. Annuì serio, perdendosi per un attimo nella profondità dei suoi occhi blu come l’oceano, poi ritornò a concentrare la sua attenzione sul libro che aveva davanti.
Quando la lezione ebbe termine si alzò e si diresse verso l’uscita, sarebbe andato all’appuntamento, era curioso di sentire cosa aveva da dirgli l’inglese.
Jared lo seguì con lo sguardo e sorrise, ci sarebbe stata la resa dei conti. Si alzò e dopo aver fatto un cenno a Chase si allontanò.
Eoan era già lì, lo attendeva con la schiena appoggiata ad un albero “Cosa c’era di tanto urgente?”gli domandò una volta che lo ebbe raggiunto.
“Dobbiamo risolvere questa situazione del cazzo, O’Brian”
“È quello che penso anche io, Darcy”, lo fissò con gli occhi come due fessure “Le cose stanno così, se evitate di starci tra i piedi non vi ridurremo in briciole”
L’altro scoppiò a ridere “Davvero? Che paura. Senti, brutto pallone gonfiato, io non ho alcun timore di te o di quei falliti che ti porti dietro e sappi che non intendo prendere ordini da te”
“Se vuoi la guerra io non aspetto altro”
“Allora, guerra sia”dichiarò Jared con un ghigno.
“Dimmi dove e quando”
“Quando vuoi, io sono pronto, anche subito, non vedo l’ora di farla finita”
“Per me va bene”ridacchiò Eoan che già pregustava la vittoria
Jared non attese neanche un istante, gli fu addosso colpendolo con un pugno in pieno viso, ma il suo avversario rispose con un destro nello stomaco costringendolo a piegarsi per il dolore.
“Ti arrendi già?”lo prese in giro l’irlandese.
“Mai”ansimò avventandosi su di lui e mandandolo supino sull’erba “io sono il più forte, capito?”gli sferrò un pugno nello stomaco, poi si sedette a cavalcioni su di lui e lo tempestò di colpi
“No, sono io”si portò le mani al viso per evitare di essere colpito, l’ultima cosa che voleva era farsi deturpare da quell’idiota.
“Non mi pare”sghignazzò spingendo il bacino contro il suo “Ho vinto, arrenditi”
Eoan spalancò gli occhi e ansimò, si stava eccitando, non riusciva a crederci. Doveva andarsene o se ne sarebbe accorto.
Lo spinse via e si rialzò, ma era tardi, la sua erezione non era passata inosservata al suo contendente che lo fissava stupito.
“Bastardo”Eoan lo colpì in pieno viso con un pugno, poi scappò via.
“Cosa? Interessante”mormorò, pulendosi con la mano il sangue che gli sgorgava da una ferita sul labbro inferiore.
“Jared?”lo raggiunse Chase preoccupato “Stai bene? Ho visto quel bastardo andare via come una furia”
“Sì, sto bene”si voltò e l’amico gemette notando il suo stato, aveva una guancia rossa e il labbro spaccato.“Bene? Ma se stai sanguinando”cacciò un fazzoletto di lino dalla tasca e gli tamponò la ferita “ti porto in infermeria”
“No, non sono una femminuccia, lascia perdere”si scansò “Andiamo a pranzo”
“Non puoi andare in queste condizioni”protestò.
“Sei uno strazio”ma sapeva che aveva ragione “se vado in infermeria il rettore mi darà il tormento per sapere che è accaduto”
Chase fece un profondo sospiro, poi gli propose “Vieni da me, ti medico io”e lo trascinò verso il dormitorio.
Durante il pranzo Jared e Chase sedettero accanto a due ragazzi con i quali si riunivano a studiare greco, in occasione di compiti in classe o interrogazioni importanti, per discutere degli imminenti esami di fine corso, ma nessuno fece domande sulle ferite che Jared aveva sul viso, erano abituati al fatto che il giovane portasse i segni causati dal suo carattere irascibile.
Eoan e i suoi amici sedevano ad un tavolo dall’altra parte della sala, mentre il corpo insegnante sedeva ad un lungo tavolo sul fondo.
Jared lanciò un’occhiata di sfuggita al suo rivale, sul viso portava i segni del loro recente scontro, uno zigomo violaceo e un occhio nero. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, una forchetta a mezz’aria e il piatto quasi intatto davanti a lui, forse era intento a ripensare a quello che era accaduto, aveva avuto un’erezione, ma come poteva essere?
“Jared?”lo chiamò l’amico “A che pensi?”
“Come?”si voltò di scatto “A niente”mentì.
“Jared? È con me che stai parlando”
“Non ci crederai”ridacchiò avvicinando il viso al suo e gli sussurrò in un orecchio “O’Brian ha avuto una erezione mentre lottavamo, io ero su di lui”
Chase spalancò gli occhi e la bocca “Lui cosa?”
“Shhh”si erano voltati tutti, compreso Eoan che ora lo fissava come se avesse capito che stavano parlando di lui.
“Non ci posso credere!”esclamò “Ma come è accaduto? Voglio sapere tutto”
“Non ora, ci sono troppe orecchie indiscrete”
“Incredibile”scosse la testa lanciando poi un’occhiata all’irlandese che continuava a guardare Jared.
Quel pomeriggio, al sicuro nella camera di Chase, Jared raccontò l’accaduto senza tralasciare alcun particolare poi insieme risero a crepapelle prendendolo in giro.





Una settimana dopo Jared ricevette una lettera della sua ragazza e sorrise felice, la prese e corse a leggerla nel bosco, nel suo posto speciale, nel quale poteva essere solo.
L’aprì, ansioso, erano mesi che non aveva sue notizie e cominciava a essere in pena. Cominciò a leggere e il sorriso gli morì sulle labbra, voleva lasciarlo perché si era innamorata di un altro.
Come in trance, lesse più volte quel passaggio, non riusciva a credere a quello che aveva appena letto. Furioso, appallottolò la lettera tra le mani e ritornò nella sua camera come una furia, non le avrebbe permesso di barattare due anni d’amore per uno appena conosciuto.
“Devo andare da lei!”esclamò prendendo una sacca dall’armadio e infilando le prime cose che gli capitarono sotto mano “Dannazione, mi sentirà, come osa lasciarmi con una insulsa lettera?”
Si precipitò nel corridoio diretto nell’ufficio del rettore, doveva partire il prima possibile. Bussò alla porta ed entrò chiedendo di poter parlare con il rettore Morris.
Fu introdotto nel suo ufficio e quando lo vide lo fissò con un sorrisetto sarcastico “A cosa devo l’onore, signor Darcy? Perché non è in classe? Come mai quella sacca?”
“Vorrei chiedere il permesso di tornare a casa per un paio di giorni, signore”.
“Per quale motivo?”gli domandò, non aveva intenzione di acconsentire ai suoi capricci.
“Problemi di famiglia, signore, è urgente”, rispose serrando la mascella, quell’uomo lo odiava, non gli avrebbe mai concesso il permesso di lasciare la scuola.
“Urgente? Sta male qualcuno?”
“Non esattamente, signore”rispose tra i denti, avrebbe dovuto mentire, era un idiota.
“Signor Darcy, immagino non abbia bisogno di rammentarle che tra meno di un mese ci saranno gli esami finali e che non può permettersi di assentarsi”.
“Ma signore, io…”cercò di insistere, ma l’uomo lo fissò con gli occhi come braci e replicò “Permesso negato e ora torni in classe, le lezioni sono cominciate da qualche minuto”.
Il ragazzo non si mosse, era deciso a non lasciare che quell’uomo mandasse in malora la sua esistenza.
“Ancora qui? La mia decisione è definitiva, signor Darcy. Ora vada in classe se non vuole una nota”, concluse abbassando la testa su alcune carte che stava controllando.
“Parlerò con mio padre”, tentò di ricattarlo Jared, era un’ingiustizia “Gli racconterò che mi ha vietato di tornare a casa”
“Sono sicuro che il conte sarà d’accordo con me. Paga una retta salata per far studiare suo figlio e non sarà contento di sapere che diserta le lezioni e litiga con i suoi compagni. La tengo d’occhio, signor Darcy e anche gli insegnanti si lamentano della sua condotta”.
“I miei voti sono tra i migliori del mio corso”, obiettò furioso.
“Ha rischiato più volte di essere sospeso per il suo comportamento aggressivo e irrispettoso. La condotta influisce sulla media e ora se non c’è altro…”gli indicò la porta.
Jared lo fissò arrabbiato, ma non poteva fare nulla, non poteva rischiare di essere sbattuto fuori, suo padre non gliel’avrebbe mai perdonato. Un brivido di terrore lo attraversò pensando alle conseguenze, un’altra espulsione non gliel’avrebbe perdonata e questa volta sarebbe stato implacabile.
Strinse i pugni e senza aggiungere altro lasciò la stanza sbattendo la porta alle sue spalle.
Ritornò nella sua camera, sferrò un pugno contro il muro ferendosi le nocche, ma non gli importava, odiava stare lì, avrebbe dato tutto per poter lasciare quella scuola e trasferirsi in America da sua madre. Gli scese una lacrima pensando a lei, aveva divorziato da suo padre e si era trasferita a New York, dalla sua famiglia.
Avrebbe tanto voluto seguirla, ma suo padre glielo aveva impedito ottenendo la sua custodia, ma ora era maggiorenne e presto l’avrebbe raggiunta e una volta negli Stati Uniti, sarebbe diventato un grande scrittore.
Lasciò cadere la sacca sul pavimento e uscì diretto in classe, il professor Reimes gli avrebbe messo una nota perché era in ritardo di quasi venti minuti.

2 commenti:

Jivri'l ha detto...

Bello, bello, bello! Mi raccomando, questa storia mi sta prendendo(per un pò non potrò più commmentare perchè avrò pochissimo tempo per stare al pc, ma seguirò le vicende sul cellulare); ma per caso, già a Eoan piace Jared? Interessante come storia(come inizio mi piace anche più del poeta della porta accanto!)^______^

giusi-poo ha detto...

Questi due si stanno studiando come pugili sul ring... cmq trovo interessantea anche l'attaccamento al suo amico Jared...che paura quella telefonata! Povero :(