lunedì 16 febbraio 2009

Il poeta della porta accanto capitolo 10 (prima parte)

Quando Alex arrivò a Kearny era già calato il crepuscolo, l’incontro era andato per le lunghe e non aveva potuto liberarsi prima, ma era felice di essere tornato. Gli era sembrata un’eternità da quando era partito, eppure era stato via solo una settimana. Spense il motore dell’auto davanti alla sua, le luci erano accese e l’auto era nel vialetto. Sospirò, Amber era a casa.
Volse poi lo sguardo verso la casa di William, anche lì le luci erano accese, forse lo stava aspettando, in fondo, gli aveva promesso sarebbe stato di ritorno quella sera stessa. Appoggiò la fronte al volante, era nei guai, Amber lo avrebbe castrato se avesse saputo il vero motivo per il quale la stava lasciando. Non poteva dirglielo, non ancora, ma il modo in cui era partito, giorni prima, preannunciava una rottura imminente, quindi non sarebbe stata una notizia inaspettata. Prese coraggio, cacciò il borsone dall’auto e chiuse lo sportello.
Un movimento alla finestra della casa accanto attirò la sua attenzione, c’era qualcuno dietro le tende. Fissò la finestra per qualche istante e finalmente la vide, la famigerata signora Patterson e lo stava spiando. Corrugò la fronte, strinse le labbra e si avvicinò, non poteva continuare a fingere che non fosse seccante.
Era arrivato ad un passo dal vialetto quando la porta d’ingresso si aprì e ne usci la signora Patterson, tra le braccia un gatto siamese. Alex si bloccò, era la prima volta che aveva modo di vederla da vicino e la scrutò con attenzione.
La donna sorrise “Buona sera, signor James, è di ritorno, a quanto vedo”lo salutò facendo scorrere la mano sulla schiena del gatto.
“Sì”mormorò stupito, poi la salutò a sua volta “Buona sera anche a lei, signora”
“Mi stavo chiedendo se non le dispiacerebbe fare due chiacchiere, sa sono sempre sola e mi farebbe piacere la compagnia di un bel giovanotto, una volta ogni tanto”gli domandò ammiccante.
“Veramente, sono appena tornato e Amber mi starà aspettando”replicò scusandosi, ma poi ci ripensò e accettò l’invito “Un minuto, solo”quale migliore occasione per parlarle e dirle di smetterla di spiarli?
Lei lo lasciò passare poi si chiuse la porta alle spalle. Lo introdusse nel salotto.
Alex si guardò intorno, la stanza era molto spaziosa, vi erano due divani, su uno dei quali dormiva acciambellato un secondo gatto, sempre di razza siamese che non alzò la testa neanche quando il giovane fece il suo ingresso nella stanza, poi un cassettone in legno, una vetrinetta appoggiata ad una parete e tra i divani un tavolino. La donna lo fece accomodare sul divano libero, mentre lei gli sedette di fronte, accanto al siamese, appoggiando anche quello che aveva in braccio, il quale si avvicinò al compagno e cominciò ad annusarlo e leccarlo.
Il ragazzo si sentì a disagio, quella donna gli incuteva uno strano senso di timore, nonostante avesse superato la settantina.
Lei lo fissò attentamente per qualche istante, poi parlò “Le va un the, un caffè?”
“No, la ringrazio, sto bene”si sistemò sul divano, lo sguardo si spostò verso i due gatti che ora si stavano facendo le fusa. Non gli piacevano i gatti, era più un tipo da cani, ma Amber non amava gli animali e non gli aveva permesso di prenderne uno.
“Allora, signor James, come si trova nella nostra cittadina?”gli domandò lei improvvisamente.
“Bene, la gente è amichevole e gentile, ci sentiamo a nostro agio in questo quartiere e poi, non è caotico come New York”
“Venite da New York, città interessante”commentò.
“Sì”alzò un sopracciglio, quella donna era davvero strana “Amber ci lavora, è infermiera”le comunicò, ma qualcosa gli diceva che fosse già al corrente di tutto.
“Cara ragazza, peccato lavori così tanto”disse senza staccare gli occhi dal giovane che le era di fronte.
Alex non replicò, abbassò lo sguardo verso le scarpe e lei continuò “Ai miei tempi le donne restavano a casa, non lasciavano i propri uomini da soli, ma il mondo è cambiato, le donne si sono emancipate, lavorano più degli uomini”.
“Amber ama il suo lavoro”commentò posando i suoi occhi scuri su di lei “e se deve trascorrere le giornate fuori casa, pazienza”alzò le spalle.
“Capisco”le labbra si aprirono in un sorriso “è davvero esemplare da parte sua, non tutti gli uomini lo avrebbero accettato”
“Non posso impedirle di fare quello che ama e che ci da di che vivere. È una fortuna poter lavorare entrambi”
“Come mai è partito? Per lavoro?”continuò con il suo interrogatorio.
Alex continuava a sentirsi a disagio, sentiva che presto avrebbe posto qualche domanda imbarazzante perché sembrava davvero capace di farlo “Sì, dovevo recarmi in una cittadina vicina per terminare un progetto”le spiegò cercando di essere il più vago possibile.
Lei lo scrutò, non era convinta, glielo si leggeva nello sguardo, sentiva che le stava mentendo e la cosa non gli piaceva affatto, ma perché aveva accettato quell’invito? Si era pentito nell’istante stesso in cui aveva messo piede in quella casa.
“Ora, devo andare”si alzò in piedi, ma la donna fu più veloce e lo bloccò appoggiandogli una mano sul braccio “Resti ancora”
“La ringrazio, ma devo proprio andare”
“Va bene, l’accompagno”
Quando furono davanti all’ingresso lei divenne improvvisamente seria e gli si avvicinò maggiormente “Sa, io di solito, non mi intrometto, ma c’è qualcosa che mi preme dirle”
Alex sbatté leggermente le palpebre, cosa voleva dirgli? Sembrava qualcosa di importante a giudicare dalla sua espressione.
“So che lei e il signor Bradford siete molto amici, per questo mi sento in dovere di informarla di qualcosa che ho notato”
Il giovane impallidì nel sentir nominare il nome del suo amato “D che si tratta?”
“Niente di grave, le garantisco, solo che negli ultimi giorni, ho notato uno strano movimento”
“Che intende per strano movimento?”alzò un sopracciglio, non riusciva a capire a che conclusione volesse giungere.
La signora Patterson notò un cambiamento nel suo atteggiamento e lo scrutò con attenzione “Ha ricevuto molte visite, soprattutto, mentre lei era via, ho notato anche una macchina grigio metallizzata appostata davanti casa con il motore spento, e poi…”s’interruppe un attimo, poi concluse “la sua fidanzata proprio ieri è andata a casa sua ed è rimasta per molto tempo. Non so cosa volesse, ma di una cosa sono certa, una ragazza fidanzata non va a fare visita ad un altro uomo, soprattutto quando lui è fuori città”
“Cosa vuole insinuare, signora Patterson?”era davvero incredibile quella donna “Credo che non debba intromettersi in queste faccende”
“Non si arrabbi signor James, non volevo insinuare nulla, credevo fosse mio dovere avvertirla”
“So della visita a William”dichiarò seccato.
“Ah bene, allora”le labbra si aprirono in un sorriso “quando l’ho vista uscire da casa sua mi è sembrato strano, poi c’era all’esterno un uomo ad attendere il signor Bradford. Era una mezz’ora che aspettava”
“Un uomo?”
“Sì, un bel giovane, sui quaranta, alto, aria impettita, capelli neri, grandi occhi scuri. Era vestito molto elegantemente”lo descrisse e il terrore s’impadronì di tutto il suo essere, non poteva trattarsi di lui, gliel’avrebbe detto.
“Era fuori casa di William?”domandò con il cuore in gola “E lui lo ha visto?”
“Certo, era nel vialetto quando è uscito il signor Bradford con la signorina Foster, ma lui non sembrava felice di vederlo”commentò stupita.
“Davvero? Ma ha pronunciato il suo nome?”
“Perché tutto questo interesse, signor James? Lo conosce, per caso?”incrociò le braccia al petto.
“No, curiosità, tutto qui”ridacchiò, ma fu poco convincente.
“Forse, ma io ero dietro la finestra, non potevo sentirlo, comunque quando la signorina si è allontanata loro hanno discusso per qualche minuto, poi l’uomo bruno si è avvicinato al signor Bradford e gli ha sussurrato qualcosa, dopo poco sono entrati in casa”
“In casa? È sicura?”il suo volto era impallidito di colpo, la gelosia lo stava uccidendo.
“Sì, immagino di sì, sa, mi sono allontanata perché bolliva l’acqua per il the, ma quando mi sono affacciata in seguito non erano più lì, ma la macchina sconosciuta c’era ancora quindi presumo fossero entrati in casa”alzò le spalle “Era un uomo molto affascinante, niente a che vedere con quel ragazzo che ho visto sere fa”
“Ragazzo?”
“Sì, un giovane dai capelli rossi, è venuto a trovarlo un paio di volte e una sera si è trattenuto per la notte”
Alex sentì la terra tremargli sotto i piedi, di certo stava parlando di Steven, ma perché non gli aveva detto che si era fermato per la notte? E soprattutto, perché non gli aveva parlato della visita di Ian?
“Devo andare, ora, arrivederci”e si voltò per uscire.
Si avviò lungo il vialetto e in un attimo raggiunse la porta di casa, ma avrebbe tanto desiderato correre da William per conoscere la verità.
Cacciò le chiavi dalla tasca e le introdusse nella toppa, entrando.
“Sono tornato”annunciò, ma nella sua voce non c’era traccia di entusiasmo.
Amber fece capolino dalla porta della cucina e quando lo vide sorrise e gli corse incontro abbracciandolo “Sei qui, sei tornato”
“Sì, Amber”
“Se sapessi quanto mi sei mancato”lo baciò con trasporto e lui non poté fare a meno di rispondere, ma quando terminò si sentì terribilmente in colpa.
“Che c’è, Alex?”lo sentì freddo, quasi distaccato, c’era qualcosa che non andava “Hai fame?”
“Sì”
“Bene”e ritornò in cucina.
In quel momento squillò il cellulare facendolo scattare, lo tirò fuori dalla tasca della giacca e rispose “Pronto?”
“Alex?”fece una voce maschile dall’altro capo del telefono.
“Will”sorrise riconoscendo la voce del suo amore “mi sei mancato”
“Davvero? Perché non mi hai chiamato appena rientrato?”
“Sono appena entrato dalla porta”si giustificò.
“ Cosa fai?”
“Stavamo per cenare”rispose.
Sentì un gemito “Cenare? Alex, credevo saresti venuto da me”
“Lo so, amore, lo so, ma sono appena arrivato, non posso venire da te anche se…”si morse le labbra, desiderava parlargli, chiedergli spiegazioni su quello che aveva saputo dalla signora Patterson “mi piacerebbe discutere di una cosa”
“Davvero? Anche io, piccolo, di quanto vorrei scoparti”
Dalle labbra del moro fuoriuscì un gemito al solo pensiero di essere preso da William, di sentirlo dentro di sé “Ti prego, sii serio”
“Sono serissimo, sai, questa notte ho deciso di farti mio”
“Will, non so se…”ma la voce di Amber lo bloccò “Amore? Vieni, la cena è pronta”
“Amore?”mormorò incredulo “Che significa? Non le hai ancora parlato?”
“Will, io…”
“Lascia perdere, ho capito benissimo”e riattaccò senza lasciargli il tempo di replicare.
“Dannazione”imprecò, ma in quel momento la ragazza reclamò nuovamente la sua presenza e lui sospirò rassegnato.

2 commenti:

giusi-poo ha detto...

questa signora Patterson fa di tutto per irritarmi! Sembra mia suocera e le sue degna amiche, sempre a ficcanasare! La gelosia di Alex, nell'apprendere dei "movimenti strani" intorno alla casa dell'amato, è più che giustificata, ma non c' tempo per i dubbi, deve accantonare per un momento la vecchia impicciona e, soprattutto, il fantasma di Ian.

sam ha detto...

concordo con giusy. signora Patterson!!! si faccia un pò gli affari suoi e pensi a pettinare i gatti!!!! ma tu guarda.
cmq pure Will, ha detto Alex sono appena rientrato è normale che non abbia detto nulla ad Amber... uuuhhh la gelosia! dai che si legge ancora!!!!