mercoledì 25 febbraio 2009

L'ultima notte capitolo 2

Pairing: David Boreanaz – James Marsters
Rating; NC 17
I personaggi non sono di mia proprietà e la storia narrata è solo frutto della mia invenzione.

Summary: Durante una Convention a Londra David e James si rendono conto di non essere solo colleghi di lavoro, ma qualcosa di più.

Capitolo II

Una volta tornati a Los Angeles si erano rituffati nella routine e non c’era stato tempo per altro tanto che per mesi non avevano avuto contatti. James aveva ricevuto una proposta per girare un film in Canada e poi, si era rinchiuso in sala di registrazione per incidere il suo primo cd da solista, mentre David era stato impegnato sul set di tre film e qualche mese dopo si era visto recapitare a casa la sceneggiatura di un nuovo telefilm, nel quale avrebbe dovuto interpretare un agente dell’F.B.I.
il rapporto tra David e la moglie si era raffreddato, l’uomo non riusciva a togliersi dalla mente e dal cuore James e l’unica notte trascorsa insieme. Il viaggio di ritorno da Londra era stato intenso, avevano trascorso ore a parlare, a ridere e scherzare, senza pensare che forse sarebbero state le ultime che avrebbero trascorso insieme, da soli. Scesi dall’aereo erano stati separati, Steve aveva trascinato via James e da quel momento non lo aveva più visto, tra loro c’erano state solo due telefonate e numerosi messaggi, gli mancava e ogni volta che squillava il telefono scattava come una molla soprattutto quando rispondeva Jamie. Era terrorizzato all’idea che lei potesse scoprirlo, gli avrebbe portato via suo figlio e gli avrebbe impedito di vederlo.
Mesi dopo, David e Jamie chiesero il divorzio, la loro convivenza era diventata insopportabile, ma in futuro avrebbero cercato di andare d’accordo, per il bene del piccolo Jaden. La notizia fu tenuta segreta, perché non avrebbe di certo giovato alla sua carriera, ma lui era felice, ne avrebbe voluto rendere partecipe anche James, ma il giovane sembrava irraggiungibile. Il cellulare risultava staccato e a casa non rispondeva che la segreteria, era disperato. Decise di recarsi da lui, quella sera stessa. Lo avrebbe atteso, fino a quando non fosse tornato.
Giunse davanti la villa di James e spense il motore, il desiderio di vederlo lo stava lacerando, gli mancava talmente che non riusciva quasi a ragionare. Era ancora immerso nei suoi pensieri quando vide la jeep metallizzata entrare nel garage. Prese coraggio e scese dall’auto.
“James?”lo chiamò quando vide la sua testa scura uscire dal garage, aveva lasciato crescere i capelli e dei ricci scuri gli ricadevano sulla fronte. David sospirò, era anche più bello di come lo ricordasse.
L’altro si voltò e gli occhi azzurri allargarono nel riconoscere il suo ex collega e amante “Dave?”era incredulo di vederlo lì.
“Ciao”lo abbracciò con trasporto e affondò il viso nel suo collo “finalmente, sapessi quante volte ti ho chiamato, ma il cellulare risultava staccato.”
“Davvero? Mi spiace, ma ho perso il cellulare, ho dovuto cambiare numero”replicò sgusciando via dal suo abbraccio.
“Ah, capisco”si rattristò, dal suo atteggiamento distaccato non sembrava felice di rivederlo, ma per quale motivo? “Non importa, volevo solo…”scosse la testa e non concluse la frase
“Devo darti il nuovo numero”
“Certo”mormorò con la testa sovrappensiero.
“Come mai sei qui?”appoggiò la custodia della chitarra sulla spalla.
“Volevo rivederti, sai, sono trascorsi quasi sei mesi e poi, c’è qualcosa che desideravo sapessi” David non riusciva a comprendere il suo atteggiamento, sembrava quasi non fosse felice di averlo lì accanto a sé.
“Entriamo”lo invitò James, percorrendo il vialetto fino alla porta di casa.
Aprì e lo introdusse nel corridoio, ormai impraticabile per i numerosi bagagli che vi erano accatastati. David fremette a quella vista, stava forse per cambiare casa oppure stava partendo per un lungo viaggio?
“James, stai traslocando?”gli domandò con il cuore in subbuglio.
“Ah, queste?”si grattò la testa “Devo partire domani, per una tournee”
“Tournee?”gli si bloccò il respiro, si sarebbe allontanato di nuovo da lui, ma che poteva pretendere? Aveva la sua carriera a cui pensare, la sua vita da vivere e lui non ne faceva parte.
“Sì, di promozione per il mio disco”ridacchiò.
“Congratulazioni, James, mi compiaccio”lo abbracciò con trasporto e un’ondata di calore lo avvolse.
“Sì, parto per l’Inghilterra domani mattina”aggiunse, si sentiva stranamente a disagio in sua compagnia “A te, invece, come vanno le cose? Ho letto che sarai il protagonista di un nuovo telefilm”
“Sì, ne sono entusiasta, spero di esserne all’altezza”
“Lo sarai di certo”gli sorrise con dolcezza.
David ricambiò il sorrise che gli riscaldò il cuore, ma lo sentiva distante, forse la sua era stata solo una scappatella? Forse quello che c’era stato tra loro non aveva avuto per James la stessa importanza che aveva avuto per lui. Fremeva all’idea di conoscere la verità, ma non osava parlare, né introdurre quell’argomento così spinoso, ma forse, temeva solo che una sua risposta gli confermasse i suoi dubbi.
La sua voce lo riportò alla realtà “Hai detto che c’era qualcosa di cui desiderami parlarmi, di che si tratta?”lo introdusse nel grande salone e gli indicò il divano.
Prese posto di fronte a lui, quasi come se non volesse essergli troppo vicino e la cosa gli provocò una fitta in pieno petto.
“Ti vedo bene, sono ricresciuti”indicò i capelli scuri che cominciavano a fare capolino sulla sua testa.
“Sì, credo li lascerò crescere”e lo fissò con i suoi grandi occhi azzurri in attesa.
“Mi piacciono”si asciugò le mani sudate sui jeans, perché era così nervoso? In fondo si trattava di James “senti, è meglio che vada”e si alzò.
“Capisco”si rattristò pensando dovesse tornare dalla sua adorata mogliettina “vai pure, non vorrei che Jaime ti desse per disperso”
Dave si lasciò sfuggire un sorriso “Non sai quello che dici”
“Come?”alzò un sopracciglio.
“Ho detto che non sai quello che dici, io e Jaime stiamo divorziando, non riusciamo neanche a stare nella stessa stanza senza litigare”gli confessò fissandolo con quelle pozze scure che tanto amava.
“Non riesco a crederci, ma credevo che tu…”balbettò sconvolto, ma anche felice a quella notizia.
David volse lo sguardo verso di lui “L’amassi?”concluse al suo posto “Non lo so neanche io, si è accorta che qualcosa è cambiato”
“Le hai detto di…?”balbettò ancora incredulo.
“No”scosse la testa, poi sospirò “James, ora devo andare”e si alzò avviandosi verso la porta.
James lo raggiunse e lo bloccò per un braccio “Era questo che volevi dirmi?”era felice, forse ora avrebbero potuto….no, non poteva pensarlo. Non avrebbe mai accettato di vivere nella menzogna, Jamie gli avrebbe impedito di vedere il figlio se avesse saputo e non poteva permettere che David perdesse il diritto di stare con Jaden, non se lo sarebbe mai perdonato.
“Sì”sussurrò David perdendosi in quelle pozze azzurre che tanto amava e che gli erano così mancate in quei mesi di lontananza.
“David, io …”
“Meglio che vada perché altrimenti…”mormorò poco convinto, era l’ultima cosa che voleva allontanarsi da lui e da quella casa, ma non era il suo posto, James non lo voleva.
“No”strinse la presa “non andartene, ti prego”la sua voce fu quasi una supplica.
“James, tutto questo è stato un errore, non sarei dovuto venire”scosse la testa “hai la tua vita, devi partire, io non ne faccio e mai ne farò parte”
“Non dire così, io…”lo attirò leggermente a sé e lo costrinse a guardarlo “non è vero che non ne fai parte”
David gli sfiorò il viso con l’altra mano “Se solo sapessi…senza di te, mi sentivo come se mi mancasse l’aria”
“Dave, anche tu mi sei mancato, non sai che inferno è stato saperti con lei”
“Non è stato più lo stesso, non dopo quella notte”gli confidò, non aveva più fatto l’amore con Jaime, non aveva potuto.
“Sì, è vero, ha cambiato tutto”mormorò ad un soffio dal suo viso, non si era reso conto che fossero sul punto di sfiorarsi.
“Io ero geloso della tua ragazza, non sapevo se foste ancora insieme”
“No”scosse la testa “l’ho mandata via, quella stessa mattina, non volevo continuare a mentirle, non sarebbe stato giusto”
David sorrise felice e gli sfiorò delicatamente le labbra con le sue, ma quel tocco bastò ad infiammarli entrambi. James si lasciò sfuggire un sospiro e socchiuse la bocca lasciando libero accesso alla lingua del suo compagno che si spinse all’interno rendendo quel bacio appassionato. Si portarono sul divano, senza staccarsi e si stesero, David era su di lui, James poteva avvertire l’erezione contro la sua coscia e s’eccitò a sua volta, desiderava solo averlo in sé, essere circondato dal suo calore, sfiorare il suo corpo possente ed essere posseduto come solo lui sapeva fare.
David continuò a baciarlo, esplorando ogni angolo della sua bocca, succhiando la lingua e sfiorandogli il corpo fin troppo vestito con una mano, gli insinuò una mano sotto la maglia per sfiorare la sua pelle liscia, il ventre piatto e il bordo dei jeans.
Lo sentì fremere e sbottonò i primi due bottoni, le dita si insinuarono nella biancheria costringendolo ad inarcare la schiena.
James si staccò per un istante per respirare e lo fissò con gli occhi colmi di desiderio “Mi è mancato tutto questo”
Si tuffò nuovamente su di lui dando inizio alla loro danza d’amore.


Il mattino seguente David si svegliò intorpidito, ma felice, aveva trascorso la notte con James, si erano amati come se non si fossero mai separati.
Sfiorò il materasso nel punto in cui dormiva, ma era vuoto, si era già alzato. Sedette e si guardò intorno, sentì l’acqua della doccia e si alzò intenzionato a raggiungerlo sotto il getto.
Aprì la porta del bagno ed entrò, la sagoma di James era visibile dietro la cabina opaca e si eccitò. Fece due passi in avanti e con una mano aprì la cabina, l’acqua lambiva il corpo pressoché perfetto dell’occupante, tra le mani una spugna gialla insaponata. Si voltò e sorrise “Ce ne hai messo di tempo a svegliarti, cominciavo a temere di dover fare la doccia tutto solo”
“Ero stremato, non ho dormito molto”le parole suonarono quasi come un rimprovero.
“Povero piccolo, in effetti, hai due occhiaie profonde”lo prese in giro.
“Colpa tua”mise il broncio.
“Vediamo come posso farmi perdonare”e lo attirò sotto il getto.
“Cazzo”imprecò “è bollente”
“A me piace così”ridacchiò insaponandogli il ventre, ma David lo pressò contro la parete intrappolandogli le labbra in un bacio mozzafiato. La mano si mosse lungo il corpo del suo amante e gli circondò l’erezione. James gemette e alzò il bacino per assecondare i suoi movimenti che continuarono fino a quando non venne con un grido soffocato.
Sentì le gambe venirgli meno per l’orgasmo più potente di tutta la sua esistenza, si appoggiò pesantemente a lui e ansimò “Dave, potrei anche abituarmi a questo trattamento”
“Non mi dispiacerebbe affatto, ripeterlo ogni mattina”gli alzò la testa con un dito e lo fissò con i suoi grandi occhi scuri, sperava avrebbe colto cosa implicava questa affermazione.
“Davvero?”sogghignò l’altro “Interessante”
David lo insaponò con cura, poi lo sciacquò velocemente, desiderava tornare a letto per terminare quello che aveva cominciato. Aprì la porta della cabina e agguantò un asciugamano avvolgendoglielo intorno al corpo. Lo strofinò con forza per asciugarlo, senza staccare gli occhi dai suoi, sulle labbra un sorriso malizioso.
Ne prese un secondo e si avvolse a sua volta, poi, prendendo James per un lembo del suo asciugamano, lo trascinò in camera spingendolo sul letto “Sei così appetitoso, vorrei assaggiarti”
James ansimò e lo baciò con passione stringendosi a lui “Mio dio, Dave”
“Ho intenzione di recuperare il tempo perduto, dolcezza”gli sussurrò mordendogli il lobo dell’orecchio.
“Dave”lo rimproverò appoggiandogli le mani sul petto e allontanandolo leggermente “sei insaziabile, devo prepararmi, ho il volo alle 12”
Queste parole gli provocarono un colpo al cuore, aveva dimenticato che sarebbe partito e che sarebbero stati separati nuovamente. Si rattristò, ma non lo diede a vedere, non era giusto, sembrava così felice di andare in tour.
“Quanto starai via?”gli domandò perdendosi nelle sue pozze blu.
“Una decina di giorni”sospirò “ho concerti sparsi in varie città, Liverpool, Londra e ora neanche ricordo più dove”
“Capisco”
“Ti mancherò?”sostenne il suo sguardo.
“Certo, ma che domande mi fai?”era ferito che potesse dubitarne.
Si rese conto del suo cambiamento e si morse la lingua “Scusa, Dave, ho detto una stronzata”
“Non importa”
“Devo prepararmi, Steve sarà qui, tra mezz’ora e…”lo informò con un sospiro.
David sentì la terra franargli sotto i piedi, lo stava mandando via, non voleva che il suo manager lo trovasse lì con lui. Strinse la mascella e con un grande sforzo sibilò “Tolgo il disturbo, non sia mai che mi trovi qui, chissà cosa potrebbe dire”
Si alzò da lui e James sospirò tristemente per la perdita “Dave, scusa, non volevo mandarti via”
“Davvero? A me è sembrato proprio che volessi che me ne andassi perché ti vergogni di farti vedere qui con me”lo fissò con occhi di brace e si voltò per raccogliere gli abiti che giacevano sul pavimento.
“Non è come pensi”gli appoggiò una mano sulla spalla “dai, non fare così”
“Così come? Hai detto che devi prepararti, lo faccio anche io, così posso lasciarti partire in pace”la sua voce era fredda.
“Non arrabbiarti”
“Non sono arrabbiato”mentì indossando i jeans, sedette sul letto e s’infilò le scarpe.
“A me sembra che tu lo sia, invece”incrociò le braccia al petto.
“Pensala come ti pare, ora devo andare”
Terminò di vestirsi e si alzò dal letto “Buon viaggio, James”
Fece per uscire dalla stanza quando l’altro lo bloccò incredulo, perché stava andando via in quel modo?
“Che c’è?”gli domandò voltandosi a fissarlo.
“Come che c’è? Te ne vai così?”gli occhi blu erano spalancati.
David era arrabbiato, deluso e non vedeva l’ora di allontanarsi da quella casa, ma quando vide il suo sguardo non poté resistere, lo attirò a sé e lo strinse con forza tra le braccia “Mi mancherai, James, fatti valere, mi raccomando”
“Mi mancherai anche tu”affondò il viso nell’incavo del suo collo “Dave io …”s’interruppe senza riuscire a terminare quello che gli stava a cuore dirgli.
David lo fissò “Cosa?”
“Niente”scosse la testa e l’altro uscì senza dire altro.
In un attimo fu fuori dalla villa di James, la mano nei capelli e l’altra in una tasca alla ricerca delle chiavi. Voleva andarsene, tornare a casa e non pensare più a lui e alle sue parole. Gli faceva male pensare che potesse vergognarsi di quello che c’era stato tra in loro, ma in fondo, però, poteva capirlo, anche lui non avrebbe mai permesso a Jaime di vederlo con un uomo. Gli avrebbe portato via Jaden se solo lo avesse sospettato, sapeva quanto potesse vendicativa.
Rabbrividì al pensiero e quando ebbe raggiunto l’auto, infilò le chiavi nella portiera ed entrò, senza accorgersi che lui era dietro le tende e lo fissava con una strana luce negli occhi.
James vide la macchina allontanarsi e sospirò tristemente, che stupido era stato, non solo lo aveva offeso, ma non aveva avuto il coraggio di confessargli quello che provava. Era un codardo, non era riuscit a dirgli che lo amava e lo aveva lasciato andare via con la convinzione che lui si vergognasse della loro relazione. Come poteva pensarlo? Non si vergognava di quello che c’era stato, ma desiderava che fosse solo loro e di nessun altro. Tornò in camera e si vestì, ma la mente volò alla notte trascorsa e all’amore che ha percepito da ogni cellula del corpo di David rendendo quell’esperienza la più bella della sua esistenza. Era ancora perso nei suoi pensieri quando suonarono al campanello, si trattava del suo manager. Afferrò le valigie e uscì diretto verso l’auto che l’avrebbe accompagnati all’aeroporto.


David tornò a casa, o almeno, quella che ora era la sua nuova casa dopo la separazione. Era una villa che aveva comprato anni prima ma che lui e Jaime avevano utilizzato solo qualche volta per dei weekend romantici. Entrò e buttò le chiavi su una mensola, la sua vita era un vero disastro, sua moglie lo aveva lasciato, James si vergognava di quello che c’era stato tra loro e in poche ore sarebbe stato in volo per l’Europa. Sedette sul divano, appoggiò la schiena e si portò le mani dietro la nuca. Restò in quella stessa posizione per un tempo che parve infinito, poi riaprì gli occhi e lo sguardo cadde sull’orologio a muro, erano le 11.
Si morse il labbro inferiore, poi si alzò e passeggiò nervoso per la stanza. Il cellulare squillò da qualche parte, lo prese e lesse il numero sul display, era sconosciuto.
“Pronto?”
“Dave?”fece una voce maschile dall’altro capo della linea.
Impallidì, l’avrebbe riconosciuta tra mille “James?”replicò stupito di sentirlo.
“Scusa”mormorò solo.
“Cosa?”
“Non volevo che quella che è stata una delle notti più belle della mia vita terminasse in quel modo”gli spiegò agitato “vedi, io…”s’interruppe, poi si udì una voce di sottofondo “Andiamo, James”
“Cazzo”imprecò a bassa voce “devo andare, il mio volo parte tra un’ora, ma voglio che tu sappia che io non mi vergogno di quello che c’è stato tra noi, capito? Non devi pensarlo mai”
“James, aspetta”ma un clic dall’altra parte annunciò la fine della chiamata.
“Cazzo”afferrò la giacca e si precipitò fuori.
Mezz’ora dopo era imbottigliato nel traffico di Los Angeles, odiava quella città, con tutte quelle auto, lo smog e le file chilometriche per raggiungere la tangenziale. Suonò il clacson per la centesima volta, l’ansia lo stava uccidendo, non sarebbe mai giunto in tempo. Provò a contattarlo, ma il cellulare suonava a vuoto.
“Dannazione, James”mormorò.
In quel momento le auto cominciarono a scorrere e lui poté finalmente muoversi, l’aeroporto non era più molto distante, l’aereo per Londra sarebbe partito di li a mezz’ora. Sperò che non si fosse già imbarcato, ma non aveva molte speranze di fare in tempo, era tardi.
Quando giunse all’aeroporto lasciò l’auto davanti all’entrata, non gli importava che non si potesse parcheggiare, aveva solo una cosa in mente, arrivare in tempo da James per parlargli.
Corse, con tutto il fiato che aveva in corpo, sbatté contro un uomo che spingeva un carrello con una montagna di valigie, ma non si fermò.
I display lampeggiavano, cercò con lo sguardo il volo che gli interessava. Eccolo. Gate 10.
Corse ancora, ma lo bloccarono, non poteva oltrepassare, avrebbe dovuto rinunciare. Si avvicinò ad uno degli addetti “Mi scusi, il volo per Londra, dovrei parlare con una persona. È una questione importante”
“Biglietto?”replicò questi con voce inespressiva.
“Non ce l’ho, ma devo entrare, la prego”lo supplicò, ma l’uomo non sembrò propenso ad aiutarlo.
“E va bene”scattò verso un banco “Un biglietto, per una destinazione qualunque, basta che faccia presto”
“Come? Le va bene New York?”
“Certo, basta che mi faccia entrare nei Gate, ho molta fretta, c’è qualcuno che mi aspetta”sulle labbra apparve un sorriso.
Quando ebbe il sospirato biglietto tra le mani, poté passare ai controlli e finalmente fu dentro, cominciò a correre, il Gate 10 doveva essere vicino.
Era senza fiato, il fegato e il cuore stavano per cedere, ma lui non poteva fermarsi, non ora che era ad un passo dalla meta.
Lo vide in lontananza, il Gate 10 e aumentò il ritmo, ma quando lo ebbe raggiunto si rese conto che i passeggeri stavano già affluendo verso l’aereo.
“Dannazione”sibilò.
Lo cercò con gli occhi tra la folla e finalmente lo vide, era in un angolo, di certo stava attendendo che fossero andati via tutti prima di passare a sua volta. Steve, il suo manager era seduto poco distante con altre persone dello staff.
Si avvicinò e non fu che a pochi metri da lui lo chiamò “James”
L’uomo sentendosi chiamare alzò la testa e quando lo vide, a pochi metri sgranò gli occhi e lasciò cadere il giornale che stringeva tra le mani.
“Dave?”non riusciva a credere a quello che vedeva, il suo David era lì davanti a lui.
Con pochi passi lo raggiunse e lo accolse con un sorriso incredulo “Che fai qui?”
“Volevo parlarti, James, prima fosse tardi”
“Parlarmi? Di che cosa?”gli domandò “Se è per stamattina, ti chiedo scusa, non volevo cacciarti”
“Andiamo”gli sfiorò una braccio e gli fece segno di seguirlo in disparte.
Steve chiamò il suo cliente, ma i due non si voltarono e si allontanarono fino a quando non furono al riparo da sguardi indiscreti.
James si bloccò e appoggiò le mani sui fianchi, come era solito fare quando era in attesa.
“Sono stato un idiota, uno stronzo, James, scusami”lo supplicò quasi rivolgendogli uno sguardo disperato.
“Non sei stato l’unico, Dave”gli accarezzò una guancia “io ti ho pressoché cacciato di casa dopo quella notte così speciale, che bastardo che sono stato”
L’altro chiuse gli occhi godendo del calore della sua mano, poi lo guardò con amore “Abbiamo entrambi le nostre colpe, ora proviamo a cancellare tutto? Non voglio che parti essendo arrabbiato con me, James, io ti amo”
“Non sono arrabbiato con te, Dave”si mosse accorciando maggiormente le distanze tra loro “ti amo anche io e questa mattina, quando ti ho visto uscire mi sono sentito morire, credevo di averti perso per sempre. Eri così deluso, seccato che temevo di aver rovinato tutto”
“Io ho avuto paura ti vergognassi, che lo considerassi un sordido segreto”confessò David sentendosi in colpa anche solo di averlo pensato.
James sgranò gli occhi azzurri “No, non potrei mai, te l’ho detto, non me ne vergogno e, di certo, non lo considero un sordido segreto”
“Scusami per averlo pensato”scosse la testa “ma quando mi hai fatto capire di andarmene perché arrivava il tuo manager io…”
“No, non era per questo”lo corresse “conosco Steve, si sarebbe incazzato di non trovarmi pronto, ma non avrebbe giudicato, è molto aperto”
“Che stupido che sono”infilò una mano tra i capelli e si lasciò sfuggire una risatina nervosa.
“Sì, sei stupido per aver dubitato di me e del mio amore per te”lo afferrò per la maglia e lo costrinse ad abbassarsi fino a toccare le labbra con le sue “ma per tua fortuna ti amo troppo per tenerti il broncio”e lo baciò con trasporto.
David aprì la bocca e lo accolse allacciando la lingua alla sua e lasciandosi andare. Chiuse gli occhi e sospirò, non avrebbe mai potuto fare a meno dei suoi baci, del suo sapore, era perdutamente innamorato.
James si lasciò sfuggire un gemito e si staccò per riprendere fiato, poi si leccò le labbra “Dave, cazzo, ma perché devi essere così bello e sensuale? Come faccio a partire ora?”lo fissò con gli occhi che gli brillavano di desiderio.
“Se non fosse per Jaden manderei tutto a puttane e partirei con te”replicò pressandosi contro di lui facendogli sentire l’eccitazione costretta nei costosi pantaloni.
“Fallo!”esclamò “Parti con me”
“Non posso, Jaden, è troppo piccolo, non posso abbandonarlo e poi, cosa direbbe Jaime? Mi attaccherebbe, rischierei di perderlo e…”
“Scusami, non so cosa mi è preso”scosse la testa “come posso pretendere che abbandoni tutto per seguirmi?”
“Lo farei, James, se solo non fosse per questo dannato divorzio”l’espressione di David s’incupì “non voglio darle il pretesto di togliermi mio figlio”
“Certo, Dave, ti capisco, ma non importa ”gli sfiorò il collo con un dito “tra due settimane sarò di ritorno e…”si morse le labbra, avrebbe voluto aggiungere che sperava di trovarlo ad attenderlo, ma non osava chiederglielo.
“E…?”aggrottò la fronte.
“Spero tu sia qui ad attendermi”concluse
“Sì, mi troverai qui o se vuoi, anche a casa. Sai, ora abito altrove”
“Ah si? Interessante”ridacchiò “Una casa tutta per te?”
“Sì, l’abbiamo presa io e Jaime anni fa, ma non ci siamo stati pressoché mai”
“Ti raggiungerò li, allora, Dave”sussurrò avvicinando il viso al suo, ma in quel momento udì la voce di Steve alle sue spalle.
“James, hai deciso di perdere il volo?”era seccato.
L’attore sospirò rassegnato e si staccò dal suo amore “Arrivo, Steve”poi mormorò “Aspettami, capito?”
“Sì”gli rivolse un sorriso triste, non voleva lasciarlo andare, ma non aveva altra scelta.
“Ciao, Dave, a presto”avrebbe voluto baciarlo nuovamente, ma non erano più soli e non era prudente lasciarsi andare a effusioni.
“Ciao, James”sospirò tristemente e lo osservò dirigersi verso l’uscita del Gate, sorridere all’hostess e avviarsi verso l’aereo che lo avrebbe portato via da lui.
Restò li per qualche minuto, poi senza farsi notare sgattaiolò via, ma ben presto fu fermato da delle ragazzine che desideravano un autografo e la foto.
Si sforzò di sorridere, in fondo era il suo mestiere anche quello, accontentare le fan che desideravano ottenere almeno un pezzetto della sua vita e del suo tempo, ma la sua mente era altrove. Quando riuscì a liberarsi raggiunse l’auto e ritornò verso il centro, doveva andare a prendere suo figlio.

2 commenti:

sam ha detto...

bella la sensazione che si ha leggendo che anche se è passato tanto tempo è come se fosse ieri che t'ho lasciato. non so se mi spiego. un pochino smielato e "hot" wow! bello l'incontro all'aeroporto

giusi-poo ha detto...

Un proseguo degno di nota! La passione è scattata di nuovo, come sempre quando si trovano nella stessa stanza 'sti due, dopo tutto come non potrebbe farsi bollente la temperatura? Ma che tempismo! James sta per partire in tour, David ha appena divorziato, insomme un casino! James vorrebbe portare con lui l'amante in Europa perché è insopportabile vederlo così triste a causa sua. Spero proprio che David trovi il modo di raggiungerlo o che James torni in fretta. Magari in tempo per essere a Londra sennò una certa fans che si chiama Alessandra non riesce a vederelo.. eheheheh. Davvero carina, continua così!